La nuova corsa allo spazio


Quando la capsula Orion è ammarata al largo di San Diego, dopo aver percorso quasi 700.000 miglia e aver viaggiato a 33 volte la velocità del suono, l’attenzione si è concentrata soprattutto sull’impresa tecnologica. Ma quella missione racconta qualcosa di più profondo: lo spazio non è più il palcoscenico delle grandi narrazioni nazionali. È diventato qualcos’altro, un’estensione concreta delle infrastrutture terrestri: qualcosa da cui dipendiamo già, anche se quasi nessuno se ne accorge.
Satelliti, sistemi di navigazione, telecomunicazioni, osservazione climatica, monitoraggio delle reti energetiche, approvvigionamento di materiali critici: gran parte delle attività che sostengono la vita economica contemporanea passa già oggi dallo spazio. E la competizione internazionale si sta spostando sempre più lì, tra programmi lunari, nuove alleanze industriali, corsa alle risorse e investimenti strategici.
È da questa consapevolezza che parte il nuovo numero di World Energy, la rivista di Eni dedicata ai grandi temi dell’energia e della geopolitica globale. La nuova corsa allo spazio, questo il titolo del numero, non guarda allo spazio come a un futuro remoto o a una narrazione fantascientifica, ma come a una dimensione già centrale negli equilibri economici e geopolitici del presente. Un terreno dove si intrecciano tecnologia, sicurezza, transizione energetica e competizione tra Stati e grandi aziende. Meno spettacolo, più sistemi.
Moisés Naím
– editorialista, ex direttore di Foreign Policy, uno degli analisti politici più letti al mondo – fa una distinzione significativa: nella vecchia corsa allo spazio, scrive, “i razzi erano argomentazioni”, e l’obiettivo era quello di piantare una bandiera dove non c’era prima, dimostrare la superiorità di un sistema. Oggi il centro di gravità si è spostato. “Lo spazio sta diventando un’infrastruttura di base: meno spettacolo, più sistemi. E quando qualcosa diventa infrastruttura, tutti ne dipendono; pochi se ne accorgono, ma quando si inceppa, l’impatto è improvviso e inevitabilmente politico”.
I satelliti già oggi sincronizzano le reti elettriche, guidano le petroliere e le navi GNL, monitorano l’integrità di oleodotti e gasdotti, tracciano le emissioni di gas serra con una precisione che nessun sistema terrestre potrebbe garantire. Il programma europeo Copernicus è diventato uno strumento essenziale per applicare le politiche ambientali, monitorare la deforestazione, verificare gli impegni climatici. Lo spazio, insomma, è già dentro la transizione energetica, come vera e propria infrastruttura operativa.

La partita geopolitica
Ma il numero di World Energy non si ferma al presente. Guarda anche a quello che è in arrivo.
Alessandro Aresu – uno dei più acuti analisti italiani della competizione tecnologica tra grandi potenze – ricostruisce il duopolio che si sta formando attorno alla Luna. Da un lato gli Stati Uniti, con il programma Artemis e un modello che integra i finanziamenti pubblici con il dinamismo del settore privato: SpaceX e Blue Origin non sono semplici fornitori, sono partner che finanziano l’innovazione e hanno abbattuto i costi di lancio. Dall’altro la Cina, con una strategia guidata dallo Stato, inserita nei piani quinquennali, orientata all’autosufficienza tecnologica e alla costruzione di filiere resilienti, e con l’ambizione dichiarata di diventare la principale potenza spaziale entro il 2045.
Il polo sud della Luna è al centro di questa competizione, per la presenza di ghiaccio nei crateri perennemente in ombra: acqua essenziale per sostenere basi permanenti e trasformabile in carburante per missioni nello spazio profondo. E per l’elio-3: un isotopo rarissimo sulla Terra, abbondante nella regolite lunare, considerato il combustibile ideale per la fusione nucleare.

Il nodo della governance
Simonetta Di Pippo, già direttrice dell’Ufficio ONU per gli Affari dello Spazio Extra Atmosferico, affronta sulla rivista uno dei temi più delicati: il vuoto normativo. Il Trattato sullo Spazio Esterno del 1967 vieta le rivendicazioni di sovranità sui corpi celesti, ma lascia aperta la questione dello sfruttamento delle risorse. Gli Usa hanno scelto di riconoscere il diritto dei soggetti privati di appropriarsi delle risorse estratte, introducendo il concetto di zone di sicurezza attorno alle operazioni. La Cina propone invece un modello alternativo: la Luna patrimonio comune dell’umanità, con la governance affidata alle Nazioni Unite.
Due visioni apparentemente incompatibili. E, nel mezzo, un settore energetico che dovrà confrontarsi con queste tensioni quando le risorse spaziali cesseranno di essere ipotetiche e diventeranno oggetto di contratti, investimenti, contenziosi.
Fabio Tronchetti, giurista specializzato in diritto spaziale internazionale, analizza questa crisi del multilateralismo: il rischio, scrive, è che le iniziative unilaterali erodano progressivamente la natura pacifica del settore spaziale, con conseguenze che non riguardano solo l’orbita, ma le catene di approvvigionamento, la sicurezza delle infrastrutture e la stabilità dei mercati energetici terrestri.

Il futuro che si avvicina
C’è poi una frontiera che fino a pochi anni fa sembrava appartenere alla fantascienza e che il numero di World Energy racconta come realtà in costruzione: il solare spaziale. L’idea di catturare in orbita energia dal Sole – dove l’irraggiamento è costante ed è più intenso del 30% rispetto alla superficie terrestre – e trasmetterla a Terra via microonde o laser. Ci sono esperimenti già riusciti, i progetti europei e cinesi sono in fase avanzata di studio, ma servono condizioni per renderlo competitivo nei prossimi decenni.
Lo stesso vale per altre tecnologie che fino a poco tempo fa sembravano lontane: data center orbitali pensati per sostenere la crescente domanda energetica dell’intelligenza artificiale, sistemi satellitari sempre più centrali per la gestione delle reti e delle infrastrutture critiche, fino all’ipotesi di estrarre minerali strategici da asteroidi e dalla Luna per alimentare le filiere della transizione energetica.Con questo numero dedicato alla nuova corsa allo spazio, World Energy prova a leggere questa trasformazione nella sua complessità: tecnologica, energetica, economica e geopolitica. Attraverso contributi internazionali e punti di vista diversi, la rivista esplora una domanda destinata a diventare sempre più centrale negli anni a venire: in che modo il controllo delle infrastrutture spaziali influenzerà gli equilibri energetici e strategici del futuro?
Per approfondire le nuove traiettorie dell’energia, scopri il nuovo numero di WE – World Energy “Reaching for the Sky”.


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