Carlo Felice, una giovane e colorata Bohème è in arrivo


La Stagione d’Opera e Balletto 2025-2026 del Teatro Carlo Felice  conclude con La bohème di Giacomo Puccini, in scena da martedì 16 a domenica 21 giugno 2026.  L’allestimento  è della Fondazione Teatro Carlo Felice firmato dal regista Augusto Fornari, assistente alla regia Laura Ruocco, scene e costumi di Francesco Musante, luci di Luciano Novelli e la direzione musicale di Donato Renzetti. Le recite sono in programma martedì 16 giugno alle ore 20, mercoledì 17 giugno alle ore 20, giovedì 18 giugno alle ore 17, venerdì 19 giugno alle ore 20, sabato 20 giugno alle ore 15 e domenica 21 giugno alle ore 15.

 Titolo amatissimo,  La bohème torna sul palcoscenico genovese in una versione già di recente  apprezzata dal pubblico e pensata per restituire la dimensione poetica e visiva dell’opera pucciniana attraverso un linguaggio vicino alla materia sentimentale del racconto. La Parigi dei giovani artisti, delle soffitte, dei caffè, della precarietà e delle speranze diventa  un mondo sospeso tra memoria e invenzione, dove la leggerezza della gioventù convive fin dall’inizio con l’ineluttabilità del cambiamento e l’arrivo delle responsabilità.

Nei ruoli principali, i giovani cantanti dell’Accademia di alto perfezionamento e inserimento professionale della Fondazione Teatro Carlo Felice di Genova, diretta artisticamente da Francesco Meli, con il coordinamento di Serena Gamberoni e la direzione musicale di Davide Cavalli. Per l’edizione 2026 dell’Accademia, il percorso ha avuto proprio La bohème come progetto principale. In scena ci saranno: Junpyo Kwon / Xianmu Wang (Rodolfo), Davide Chiodo / Jeongwoo Lee (Marcello), Andrea Ariano / Shang Ju (Schaunard), Vittorio De Campo (che non è dell’Accademia) / Yiwen Wang (Colline), Yujing Chen / Caterina Trevisan (Mimì), Sara Di Fusco / Virginia Genovese (Musetta). Completano il cast Andrea Porta (Benoît / Alcindoro), Giuliano Petouchoff (Parpignol), Antonio Mannarino / Matteo Michi (Un venditore ambulante), Filippo Balestra / Franco Rios Castro (Un sergente dei doganieri), Roberto Conti / Bernardo Pellegrini (Un doganiere).

La presenza di Donato Renzetti sul podio aggiunge  un ulteriore elemento di rilievo. Direttore di lunga esperienza operistica e interprete di riferimento del repertorio italiano, Renzetti guiderà l’Orchestra, il Coro e il Coro di voci bianche del Teatro Carlo Felice in una partitura che richiede insieme flessibilità teatrale, attenzione al canto e precisione nei rapporti tra buca e palcoscenico, poiché il colore orchestrale diventa parte essenziale del racconto.

L’opera, rappresentata per la prima volta al Teatro Regio di Torino il 1° febbraio 1896, su libretto di Giuseppe Giacosa e Luigi Illica tratto dal romanzo Scènes de la vie de bohème di Henri Murger, è costruita in quattro quadri. Puccini  concentra l’azione su un gruppo di giovani: Rodolfo, Marcello, Schaunard e Colline, artisti poveri e vitali; Mimì, figura fragile e luminosa; Musetta, più estroversa ma con stessa precarietà emotiva. La vicenda procede per episodi quotidiani – una stanza fredda, un incontro casuale, una sera al caffè, una separazione, un ritorno – ma proprio nella semplicità trova la propria forza drammatica.

«Chiudere la stagione con La bohème interpretata dai giovani artisti dell’Accademia – dichiara il sovrintendente Michele Galli – significa dare un segnale molto chiaro sul ruolo che il Teatro Carlo Felice intende riconoscere alla formazione come parte viva della propria identità artistica. Questi ragazzi hanno lavorato per mesi con Francesco Meli, Serena Gamberoni, Davide Cavalli e con tutti i docenti  e oggi arrivano sul palcoscenico  con un titolo che parla proprio di giovinezza, amicizia, fragilità, desiderio di futuro. È un passaggio coerente con il cammino che abbiamo per aprire il Teatro ai giovani ma anche per chiedere ai giovani di portare il Teatro fuori da sé. Alcuni allievi dell’Accademia, infatti, sono già stati protagonisti di attività in altri luoghi della città, come l’incontro musicale alla Casa circondariale di Marassi, dove hanno proposto estratti dalla Bohème, ricordando che il teatro d’opera può diventare occasione ascolto e condivisione anche nei contesti più diversi».

Nella partitura di Puccini  i temi ricorrono e si trasformano accompagnando lo spettatore verso momenti di massima intensità. Il primo quadro è una  soffitta, una scrittura rapida fatta di scambi quasi parlati e improvvise aperture liriche. L’incontro tra Rodolfo e Mimì, con “Che gelida manina” e “Sì, mi chiamano Mimì”, sospende il tempo dell’azione e introduce il nucleo emotivo dell’opera. Nel secondo quadro, il Quartiere Latino e il Café Momus diventano spazio corale dove Puccini intreccia voci, richiami, bambini, venditori, frammenti melodici con straordinaria precisione. Il terzo quadro sposta il racconto in una dimensione più fredda e rarefatta, alle porte di Parigi, nel momento in cui l’amore deve misurarsi con la malattia, la gelosia e la consapevolezza della fine. Il quarto quadro riporta i personaggi nella soffitta dell’inizio, ma tutto è ormai cambiato: la musica rievoca la leggerezza del primo atto solo per farne emergere la distanza, fino alla conclusione nella quale Puccini raggiunge un’intensità tragica priva di enfasi.

Il lavoro scenico accompagna la musica di Puccini senza sovraccarico: la regia di Augusto Fornari  racconta di gioventù e di memoria. Le scene e i costumi di Francesco Musante  valorizzano il carattere narrativo dell’opera e la sua capacità comunicativa, restituendo una Parigi non oleografica ma evocata attraverso segni, colori, dettagli che appartengono all’immaginario poetico del teatro. Una “geografia” dell’amicizia, del sogno, della fame, dell’ironia, della povertà e dell’amore.

La recita di sabato 20 giugno alle ore 15 è inserita  nel progetto Navigare insieme, il percorso di accessibilità del Teatro Carlo Felice che si realizza grazie a Fondazione Carige, rivolto a persone sorde, cieche e ipovedenti e/o con disabilità cognitiva, proseguendo  così il lavoro per rendere l’esperienza dello spettacolo sempre più aperta e condivisa, attraverso strumenti e modalità di fruizione pensati per pubblici con esigenze differenti. Per La bohème saranno attivati i servizi di accessibilità testati in precedenza, tra cui mappe tattili e contenuti audio sul sito operacarlofelice.it per persone cieche e ipovedenti; audiodescrizione dello spettacolo tramite sistemi digitali in fase di test; traduzione in LIS e sottotitoli per persone sorde e ipoudenti; schede dell’opera in linguaggio Easy to Read; percorsi multisensoriali pre-spettacolo e possibilità di accesso anticipato al Teatro, per favorire un’esperienza più autonoma e consapevole. Sono in corso le prenotazioni per persone sorde, ipoudenti, cieche e ipovedenti che, un’ora prima dello spettacolo, potranno partecipare a un’attività condivisa di presentazione dell’opera e della produzione. Durante la rappresentazione, due interpreti LIS – Jenny Costa e Titta Arpe – si alterneranno raccontando dal vivo l’opera al pubblico con disabilità uditive.

Per La bohème il Teatro continua il consueto percorso di divulgazione con un incontro organizzato dall’Associazione Amici del Teatro Carlo Felice e del Conservatorio Paganini al Teatro Auditorium Eugenio Montale (sabato 13 maggio ore 16, con Athos Tromboni) e poi con le introduzioni all’ascolto di circa 30 minuti che gli spettatori delle singole recite potranno seguire in Sala Paganini, da 45 minuti prima dell’inizio, a cura degli allievi del Conservatorio “Niccolò Paganini” con il coordinamento di Federico Pupo direttore artistico del Carlo Felice.

Fondata nel 2021, l’Accademia del Teatro Carlo Felice nasce come ponte tra la formazione e il sistema produttivo teatrale, offrendo ai giovani cantanti e pianisti accompagnatori un’esperienza all’interno di una Fondazione lirico-sinfonica. Il progetto, affidato a Francesco Meli fin dalla prima edizione, unisce tecnica vocale, interpretazione, arte scenica, analisi musicale, consapevolezza corporea e pratica quotidiana del palcoscenico. In questa prospettiva, assegnare La bohème agli allievi dell’Accademia vuol dire inserire concretamente i giovani interpreti nel cuore della programmazione del Teatro, chiamandoli a misurarsi con uno dei titoli più complessi e delicati del repertorio. ELI/P.

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