In un territorio che per troppo tempo è stato raccontato attraverso le sue difficoltà, c’è chi sceglie di partire dalle opportunità, dalle competenze e dalle persone che ogni giorno costruiscono valore. È da questa visione che nasce Traiettorie, il format ideato da Antonio Gaetano che ha trasformato il Gate 236 in uno spazio di conversazione aperta tra imprenditori, manager e professionisti provenienti da esperienze e settori diversi. Dalla logistica all’energia, dalla sostenibilità all’innovazione, il confronto ha messo in luce una convinzione condivisa: il futuro del Mezzogiorno non dipende soltanto dagli investimenti o dalle infrastrutture, ma dalla capacità di creare relazioni, condividere visioni e costruire connessioni tra persone che hanno il coraggio di immaginare il cambiamento. Ne parliamo con Antonio Gaetano, promotore dell’iniziativa.
Molti lo hanno definito un evento. Guardandolo dall’interno, ho avuto la sensazione che tu stessi cercando di costruire qualcosa di più. Cos’è davvero Traiettorie?
Credo che la parola “evento” descriva solo una parte di quello che abbiamo cercato di fare. Traiettorie nasce da una riflessione molto semplice: oggi abbiamo imprenditori straordinari, professionisti e realtà che stanno costruendo valore sul territorio, ma quasi sempre queste persone non hanno occasioni reali per confrontarsi tra loro.
Devo dire che negli anni, attraverso il Circolo delle Imprese, ho avuto la possibilità di conoscere davvero tante storie e tante visioni diverse. Mi sono reso conto che spesso le opportunità più interessanti non nascono durante una riunione o da una trattativa commerciale, ma da una conversazione. Nascono quando persone che affrontano sfide diverse scoprono di avere problemi, obiettivi o idee in comune.
Per questo Traiettorie non è stato pensato come un convegno tradizionale. Non volevamo una sequenza di interventi preparati, ma una conversazione autentica tra persone che ogni giorno vivono il mondo dell’impresa. Abbiamo parlato di logistica, sostenibilità, energia, sviluppo del territorio, innovazione. Temi apparentemente diversi che in realtà raccontano la stessa cosa: il futuro che stiamo costruendo.
Se devo dire cos’è davvero Traiettorie, direi che è un tentativo di creare rete. Perché sono convinto che oggi il valore più grande non sia soltanto nelle competenze che possediamo, ma nella capacità di metterle in relazione tra loro. E se alla fine della serata qualcuno è tornato a casa con una nuova idea o anche solo semplicemente con una nuova prospettiva, allora credo che abbiamo raggiunto il nostro obiettivo.
E quando hai visto la sala piena di imprenditori, professionisti e manager, qual è stata la prima cosa che hai pensato?
Ho pensato che esista una parte importante di territorio che ha voglia di confrontarsi e di costruire. Vedere nella stessa sala imprenditori e professionisti provenienti da esperienze diverse mi ha dato la conferma che c’è bisogno di momenti come questo. Ma la soddisfazione più grande non è stata vedere la sala piena. È stato vedere le persone parlare tra loro, confrontarsi e continuare le conversazioni anche dopo la fine dell’incontro. Era esattamente ciò che speravo accadesse.
Alessandro Fiorentino ha definito il confronto tra imprese una risorsa strategica. Qual è il rischio che corre un imprenditore quando smette di confrontarsi con gli altri?
Credo che il rischio più grande sia quello di chiudersi dentro il proprio punto di vista. Oggi i mercati cambiano velocemente, le tecnologie evolvono e le sfide diventano sempre più complesse. Pensare di poter affrontare tutto da soli è difficile. Il confronto non serve necessariamente a trovare risposte immediate, ma aiuta a farsi domande nuove, a vedere opportunità che magari non avevamo considerato e a comprendere meglio i cambiamenti che stanno avvenendo intorno a noi.
Penso che Alessandro abbia colto perfettamente questo aspetto. Le imprese crescono certamente grazie agli investimenti e alle competenze, ma crescono anche grazie alla capacità di aprirsi, ascoltare e imparare dalle esperienze degli altri. Ed è proprio questo lo spirito che il Circolo delle Imprese cerca di promuovere ogni giorno.
C’è un filo rosso che unisce Alessandro Fiorentino, Nicolò Berghinz, Angelo Vaccaro, Claudio Arpaia, Michele Raffaele, Salvatore Mazzotta e gli altri imprenditori intervenuti?
Assolutamente sì, anche se operano in settori diversi. Il filo rosso è la volontà di costruire. Ognuno di loro, con percorsi e storie differenti, ha scelto di investire, innovare e assumersi la responsabilità di fare impresa in questo territorio. C’è chi si occupa di logistica, chi di sostenibilità, chi di industria, chi di servizi, ma tutti condividono la stessa consapevolezza: oggi nessuno cresce da solo. La competitività passa sempre di più dalla capacità di collaborare, confrontarsi e creare connessioni. Ed è proprio questo che abbiamo cercato di mettere in evidenza con Traiettorie: non ciò che divide le diverse esperienze imprenditoriali, ma ciò che sostanzialmente le unisce.
Gabriele Barucco ha parlato di una narrazione sbagliata del Mezzogiorno. Sei d’accordo?
Sì, credo che Gabriele abbia centrato un punto importante. Per molti anni il Mezzogiorno è stato raccontato quasi esclusivamente attraverso le sue difficoltà. Problemi che esistono e che non vanno nascosti, ma che non rappresentano l’intera storia. Accanto a queste criticità ci sono imprese che investono, aziende che innovano, professionisti che scelgono di restare o meglio ancora di tornare. Spesso queste realtà fanno meno rumore delle cattive notizie, ma esistono e meritano di essere raccontate. Credo che la sfida non sia cambiare la narrazione per renderla più bella, ma renderla più completa. Perché un territorio cresce anche attraverso la fiducia che riesce a generare in sé stesso.
Dal confronto sulla logistica invece è emersa una Calabria con enormi potenzialità ma anche con problemi ancora aperti. Tu sei ottimista sul futuro della regione?
Sono ottimista, ma non per un fatto di carattere. Lo sono perché vedo ogni giorno aziende che investono, innovano e competono ben oltre i confini regionali. Il confronto tra Nicolò Berghinz e Claudio Arpaia ha evidenziato con grande chiarezza una realtà: la Calabria possiede asset strategici straordinari, a partire dal porto di Gioia Tauro e dalla sua posizione nel Mediterraneo. Allo stesso tempo esistono criticità infrastrutturali e collegamenti che devono continuare a migliorare se vogliamo trasformare queste potenzialità in sviluppo diffuso.
Credo però che oggi ci siano condizioni diverse rispetto al passato. Abbiamo competenze, imprese solide e una maggiore consapevolezza delle opportunità che il territorio può esprimere. La vera sfida è fare sistema e avere una visione di lungo periodo. Se riusciremo in questo, la Calabria potrà giocare un ruolo molto più importante di quanto spesso immaginiamo.
Il tuo percorso ti ha portato a rappresentare in Calabria due importanti realtà come il Circolo delle Imprese e ALIS. Qual è la lezione più importante che hai imparato stando a contatto con tanti imprenditori?
La cosa che mi colpisce di più è che gli imprenditori che riescono a crescere non sono quelli che non hanno problemi. Anzi, spesso hanno gli stessi problemi degli altri. La differenza è che non si fermano alla lamentela. Cercano soluzioni, si adattano ai cambiamenti e continuano a guardare avanti anche quando il contesto non è semplice. Confrontandomi con tante realtà diverse ho capito che fare impresa oggi richiede certamente competenze e investimenti, ma anche una grande capacità di leggere il cambiamento e cogliere le opportunità quando si presentano. E credo che questo sia particolarmente vero in Calabria, dove fare impresa richiede spesso una dose di determinazione in più.
Molti eventi finiscono con gli applausi finali. Tu hai lasciato intendere che questo è solo l’inizio. Cosa succede adesso?
Adesso inizia la parte più importante. Organizzare una serata è complesso, ma creare continuità lo è ancora di più. Traiettorie nasce con l’idea di mettere in relazione persone che, pur operando in settori diversi, condividono le stesse sfide e spesso anche gli stessi obiettivi. Mi piacerebbe che ciò che è nato durante quella conversazione non si fermasse alla serata stessa, ma continuasse nel tempo attraverso nuove occasioni di confronto e collaborazione. Credo che il territorio abbia bisogno di luoghi e momenti in cui imprenditori, professionisti e manager possano incontrarsi e parlare non soltanto delle criticità, ma anche delle opportunità e delle prospettive future. Per questo considero Traiettorie un punto di partenza e non un punto di arrivo. Se tra qualche mese alcune delle persone che si sono conosciute o confrontate durante l’evento avranno avviato una collaborazione, condiviso un progetto o semplicemente costruito una nuova relazione professionale, allora vorrà dire che avremo raggiunto il risultato più importante.
Antonio, tra il tuo lavoro, le aziende, gli impegni nel Circolo delle Imprese e in ALIS, nessuno ti obbliga a organizzare iniziative come questa. Perché lo fai?
Perché credo profondamente nel valore delle relazioni. Nella mia esperienza professionale ho visto nascere opportunità importanti da incontri che sembravano casuali e collaborazioni che nessuno avrebbe immaginato all’inizio. Credo che chi ha la possibilità di mettere in contatto persone, competenze ed esperienze abbia anche una responsabilità: creare occasioni di confronto e di crescita. Non penso che il futuro del territorio dipenda da una singola azienda o da una singola persona. Penso invece che dipenda dalla capacità di costruire una comunità imprenditoriale sempre più forte, aperta e consapevole delle proprie potenzialità. Se Traiettorie può contribuire anche in minima parte a questo percorso, allora il tempo e le energie investite hanno assolutamente senso.
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