Essere esempio oltre che un buon calciatore. Il peso della responsabilità non è certo roba da poco e Favasuli l’avrà sentita tutta probabilmente questa mattina, scendendo dall’auto – nel parcheggio del Centro Tecnico Federale, a Catanzaro – e vedendo farsi incontro un esercito di ragazzini dalle maglie multicolore. Tutti lì per lui: per ascoltare la sua storia, per strappare un autografo, un selfie, semplicemente ‘per vedere che fattezze ha’ un sogno.
E lui, Costantino da Africo, il bambino che fino a ieri giocava sui campetti polverosi della provincia e che nel giro di un anno ha sfiorato la serie A con il Catanzaro e conquistato anche la nazionale maggiore non si è sottratto minimamente all’’assalto’; a tratti è sembrato quasi temporeggiare nell’ingresso in sala dove era atteso, come se preferisse quel sano entusiasmo a flash e microfoni invasivi. Essere esempio, si diceva: ora sì che gli tocca. La sua storia è diventata una fiaba per una regione intera, celebrarla anche in una cornice istituzionale adeguata era il minimo che si potesse fare; da qui l’intuizione del giornalista Maurizio Insardà che con la collaborazione del Presidente del Comitato Regionale FIGC Calabria Saverio Mirachi ha messo in piedi l’evento invitando come relatori anche l’Assessore allo Sport della Regione Calabria Eulalia Micheli, il presidente del CONI Calabria Tino Scopelliti, il presidente del Consiglio Comunale di Catanzaro Gianmichele Bosco ed il sindaco di Africo Domenico Modaffari.
SOGNA RAGAZZO SOGNA – «Se sono qui lo devo a mio padre che mi ha trasmesso per prima cosa la passione per questo sport – le parole ‘rompi-ghiaccio’ del laterale giallorosso – Quando ero piccolo mi portava al campo di Africo e mi faceva giocare con i ragazzini più grandi; la mia famiglia ha fatto tanti sacrifici per accompagnarmi: quanto raggiunto non può non essere dedicato a loro». La riconoscenza innanzitutto: segno di quel cuore grande che Catanzaro e l’universo giallorosso nei mesi scorsi hanno imparato a conoscere e a cui l’azzurro ha deciso di collegarsi per provare anche di ripartire.
«Aver avuto la possibilità di vestire la maglia dell’Italia è stato un grande orgoglio e spero che i ragazzi calabresi possano vedere dietro la mia storia una speranza – l’aggiunta di Favasuli – Chi vive qui sa quanto difficile sia emergere: il messaggio che voglio dare però è di non dimenticare mai da dove si viene, di amare lo sport che fa crescere e dà tanto e di seguire sempre gli esempi positivi, le persone giuste. I fenomeni nel calcio come nella vita non nascono così – la lezione – ci diventano con il lavoro e l’impegno; lo sport è una palestra che lo insegna anche per la vita». Parole profonde, di una maturità che va oltre anche i ventidue anni dichiarati dalla carta d’identità, alle quali il terzino non manca di accostare anche pensieri al miele indirizzati al club di appartenenza. «Devo dire grazie al Catanzaro che mi ha dato tanto: il presidente, il mister, il direttore, i compagni sono stati fantastici.
Stavamo per fare qualcosa di magico a Monza e la promozione l’avremmo meritata; sono sicuro comunque che una squadra così rimarrà nel cuore di tutti per sempre perché con il cuore, con la fame, ha trasmesso qualcosa di speciale. Qui si vive di calcio, il pubblico è incredibile. E’ stata una bellissima stagione e sono certo si continuerà a fare bene anche in futuro». Poche le concessioni sul futuro – «non ci penso, qui sto bene, ora è tempo di vacanze» – di certo però sarà difficile trattenerlo con le sirene della massima serie – il Sassuolo di Aquilani, la Roma anche – già belle che azionate sul suo conto. «Dicono che il calcio italiano è in crisi, che non ci sono giovani – l’ultima battuta – La realtà è che non li fanno giocare e che nel nostro paese la gavetta è più lunga che altrove. L’under 19 vince il suo europeo, l’uder17 fa lo stesso, e poi guardate il Catanzaro: tanti giovani, tanti italiani, e si è sfiorato un sogno».
UN MODELLO PER I PIU’ PICCOLI – Di sogno ha parlato anche il presidente Mirarchi, ‘padrone di casa’ nella sala conferenze di via Contessa Clemenza. «Favasuli va ringraziato per aver regalato la speranza ed aver donato un sogno ai bambini di questa terra – il succo del suo intervento – Abbiamo avuto modo di apprezzarne i valori morali e lo spirito di sacrificio a Catanzaro e sono fattori che in questo particolare momento storico i ragazzi dovrebbero tenere a mente sempre. Un esempio di costanza che speriamo possa diventare anche simbolo di rinascita per i colori della nostra nazionale ed un modello di ciò che ci si augura il calcio possa tornare ad essere: passione, divertimento, gioia, entusiasmo».
Concorde anche l’assessore Micheli, ‘conterranea’ di Favasuli e con spiccata preparazione calcistica per via familiare: «Si parla spesso della Calabria come un territorio complicato ed a volte è una lettura un po’ forzata; il calcio però può essere una leva per crescere ed emergere oltre che una possibilità di svago e socializzazione e Favasuli rappresenta un modello da seguire. Ai ragazzi va detto che i sogni si possono realizzare senza per questo dover tagliare con le proprie radici; abbiamo bisogno di esempi così ed è bello il confronto con i più giovani». Dalle marcate tinte giallorosse invece l’intervento del presidente del Consiglio Comunale Bosco teso a sottolineare l’importanza di quanto fatto dalle aquile nell’ultimo anno non solo per la città: «Chi è andato in campo ci ha reso orgogliosi affiancando alla passione sconfinata della tifoseria una voglia di non mollare mai che rispecchia le caratteristiche del nostro popolo.
E’ stato un anno dal valore inestimabile non solo per Catanzaro città ma per tutta la Calabria e a Favasuli non si può che augurare il meglio per il futuro…un meglio ‘che è meglio’ se è qua». Al tavolo dei relatori avrebbe dovuto esserci anche il sindaco di Catanzaro Nicola Fiorita trattenuto però dal presidente Floriano Noto nel sopralluogo al cantiere del ‘Ceravolo’. A margine dell’incontro anche la premiazione del laterale da parte del club giovanile che lo ha lanciato in passato, la Segato. «Favasuli è la Calabria ed Africo in serie A – le parole invece di Modaffari –. Il suo debutto in nazionale è stato tanto sentito e festeggiato a dovere nella nostra comunità. Su quest’onda bisogna anche investire in termini di strutture perché l’azzeramento del pregiudizio nei confronti della Calabria e delle sue città può passare anche dallo sport». Proprio su un campo di calcio, in fondo, è sbocciata la fiaba di Costantino.
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Cristina Rotundo
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