Polonia-Ucraina, è ancora scontro sulle stragi della Volinia


Oggi a Danzica si apre la quinta edizione della Ukraine Recovery Conference, la Conferenza internazionale per la ricostruzione dell’Ucraina che dal 2022 ha sostituito la Ukraine Reform Conference che si teneva dal 2017, ma è altamente improbabile che Volodymyr Zelensky sia presente, mentre è certo che non vi sarà il presidente polacco Karol Nawrocki.

La polemica fra il capo dello Stato e il governo ucraino da una parte e il presidente e le forze politiche polacche sia del governo che dell’opposizione dall’altra sulla memoria dei massacri di civili polacchi della Volinia compiuti dagli ucraini dell’Upa (Esercito insurrezionale ucraino) durante la Seconda Guerra mondiale ha toccato lo zenit nel fine settimana alle nostre spalle.

Nawrocki revoca l’Aquila Bianca a Zelensky

Venerdì il presidente polacco Karol Nawrocki ha tenuto fede alla minaccia espressa alla fine del maggio scorso: se Zelensky non avesse ritirato la sua decisione di intitolare a “gli eroi dell’Upa” un reparto delle forze speciali dell’attuale esercito ucraino, avrebbe revocato l’onorificenza di cui lo aveva insignito tre anni fa il suo predecessore Andrzej Duda. Si tratta dell’Ordine dell’Aquila bianca, il più alto riconoscimento ufficiale polacco. Non che condurre a più miti consigli il presidente ucraino e il suo entourage, la decisione di Nawrocki ha prodotto una serie di reazioni oltranziste a Kiev.

Tre ex presidenti ucraini, e cioè Leonid Kuchma, Viktor Yushchenko e Petro Poroshenko hanno annunciato che rinunceranno alla stessa onorificenza, a loro assegnata dalla Polonia durante le loro presidenze. Kyrylo Budanov, il segreterio generale della presidenza nell’amministrazione Zelensky che era stato incaricato di condurre i negoziati per smontare la nuova crisi sorta fra i due paesi e che si era recato a Varsavia a questo fine, ha fatto sapere che rinuncia alla Croce d’Oro di Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica di Polonia che Varsavia gli ha tributato l’anno scorso.

La risposta di Kiev

A sua volta il ministro degli Esteri Andriy Sybiha ha definito la decisione di Nawrocki «un errore strategico a vantaggio di Mosca» e ha annunciato di voler restituire l’onorificenza che i polacchi gli avevano tributato nel 2022, la Croce di Commendatore con Stella dell’Ordine al Merito della Repubblica di Polonia.
Zelensky ha postato un’immagine della medaglia dell’onorificenza che veniva impacchettata e rispedita in Polonia da un ufficio postale di Kiev, commentando che accetta di essere privato di una decorazione che non è stata ritirata a premiati del passato come Caterina II, Benito Mussolini e Gerhard Schröder (nomi circa i quali non aveva eccepito quando Duda gliela assegnò).

Dopo questa provocazione ha cercato di contenere la polemica, dichiarando: «Credevamo che l’Ordine dell’Aquila Bianca, conferito nel 2023, fosse destinato al popolo ucraino e al nostro esercito. Questo è quanto si diceva all’epoca». Ha affermato che l’Ucraina è grata per il sostegno della Polonia e ha promesso che Kiev «rimarrà aperta a tutte le forme di dialogo significative con la Polonia al fine di cercare di evitare interpretazioni contrastanti dei capitoli difficili e dolorosi del nostro passato comune».

Le accuse di Zelensky

Poi non ha resistito alla tentazione di tornare sull’argomento, e in un’intervista televisiva su 1+1 Media nella trasmissione TSN Tyzhden ha argomentato che le azioni del presidente polacco sono dovute al risentimento per la sua esclusione dal summit di Danzica dove la Polonia sarà rappresentata dal premier Donald Tusk, avversario politico di Nawrocki, e alla volontà di ottenere vantaggi politici in vista delle elezioni politiche dell’anno prossimo. «Il presidente polacco fa poi il passo successivo: afferma che “l’Ucraina non ha posto in Europa” perché è dannosa per gli agricoltori polacchi. Lo dice proprio così. Il presidente Karol si sta battendo per la carica di primo ministro, con l’obiettivo che il suo partito sconfigga il primo ministro Tusk. Ed è esattamente quello che sta accadendo», ha detto in tivù Zelensky.

«Perché? Non solo per sabotare la conferenza, ma per fare pressione su Tusk in seguito e bloccare i negoziati sui cluster di adesione alla Ue. Queste cose sono assolutamente interconnesse. Ecco perché lo fa. Fa questa dichiarazione senza capire minimamente che non vendiamo grosse quantità di prodotti agricoli alla Polonia. Assolutamente no, abbiamo altri mercati. Quindi sta semplicemente alimentando la tensione pubblica. Perché? Perché fare questo? Politica, elezioni».


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Un fronte trasversale in Polonia

In realtà tutto lo spettro politico polacco, Tusk compreso, si sta mostrando scandalizzato per la decisione del presidente ucraino di chiamare un reparto del suo esercito col nome della forza armata che evoca i massacri della Volinia. Il primo ministro polacco ha ammonito che la decisione ucraina «viola la nostra sensibilità storica» ed «eleva inutilmente la questione delle differenze storiche a un livello piuttosto inquietante». Ha quindi invitato i due capi di stato a trovare una soluzione per non concedere vantaggi a Mosca: «Il conflitto tra Polonia e Ucraina rallegra Putin e sconvolge i nostri alleati. Il compito dei presidenti Zelensky e Nawrocki è quello di placare gli animi, non di alimentare le tensioni. Il fronte è altrove».

Si è ribellato all’intitolazione delle forze speciali col nome dell’Upa anche Lech Walesa, strenuo avversario del vecchio governo guidato da Giustizia e Pace (che alle presidenziali ha sostenuto il vittorioso Nawrocki) e convinto supporter del governo Tusk. L’ex presidente polacco e premio Nobel per la pace ha dichiarato che smetterà di indossare la spilla con la bandiera ucraina. «Zelensky ha insultato me e tutti i nostri compatrioti assassinati», ha scritto su Facebook. «Continuerò ad aiutare la nazione nella sua lotta contro i sovietici. Mi rifiuto di sostenere il presidente Zelensky!».

Due anni fa un altro esponente di primo piano della coalizione attualmente al governo, il vice primo ministro Władysław Kosiniak-Kamysz, affiliato al Psl, il Partito popolare polacco, era apparso irremovibile in un’intervista televisiva: «Mi permetta di essere molto chiaro: l’Ucraina non entrerà nell’Unione Europea se la questione della Volinia non verrà risolta. Non ci saranno frontiere aperte e non ci saranno scambi commerciali ai livelli attuali se la questione della Volinia non verrà risolta. Vogliamo che l’Ucraina si sviluppi, ma non possiamo lasciare una ferita aperta. Le questioni relative al genocidio in Volinia rimangono irrisolte».

Il genocidio della Volinia, ferita ancora aperta

La crisi in corso è solo l’ultimo episodio di un contrasto che si trascina da tempo. L’uso del termine “genocidio” da parte dei polacchi per descrivere l’uccisione di 100 mila civili, donne e bambini compresi, da parte dell’Upa nel 1943-44 suscita irritazione nel governo e nei partiti politici ucraini. L’Ucraina lo scorso anno ha condannato la decisione della Polonia di istituire una giornata commemorativa per le «vittime del genocidio», affermando che essa «contrasta con i principi di buon vicinato».

Archeologi polacchi presso il sito di esumazione nel villaggio di Sadove, Ucraina, 24 aprile 2025 (Foto Ansa)
Archeologi polacchi presso il sito di esumazione nel villaggio di Sadove, Ucraina, 24 aprile 2025 (Foto Ansa)

Ha inoltre criticato una legge proposta da Nawrocki che criminalizza la promozione di ideologie associate ai gruppi nazionalisti ucraini della Seconda Guerra Mondiale. Kiev ha minacciato «misure di ritorsione» qualora la legge venisse approvata. Nel febbraio scorso il direttore dell’Istituto ucraino per la memoria nazionale Oleksandr Alfyorov ha definito la tragedia della Volinia «uno dei miti di Stato polacchi». In seguito si è corretto, affermando che non si trattava di «un mito, ma di uno degli elementi chiave della grande narrazione polacca». Al contrario, «per la maggior parte degli ucraini, si tratta semplicemente di un episodio di storia locale».

In risposta, l’Istituto polacco per la memoria nazionale ha definito le affermazioni di Alfyorov “oltraggiose”, dichiarando che «il genocidio della Volinia è un fatto documentato» e che «l’uccisione di oltre 100.000 cittadini polacchi – per lo più donne, bambini e anziani – non è un “episodio”».

Un’alleanza sotto pressione

Momenti di distensione fra le due parti ci sono stati: nel luglio di tre anni fa Zelensky e il predecessore di Nawrocki, Andrzej Duda, parteciparono insieme alla commemorazione dell’anniversario dei massacri della Volinia con una cerimonia religiosa nella cittadina ucraina di Lutsk. Un’altra svolta si era avuta l’anno scorso, quando Kiev aveva autorizzato la ripresa delle esumazioni dei resti delle vittime dei massacri sul suo territorio, dopo un divieto durato otto anni. Sprazzi di sereno che non hanno risolto la questione delle contrastanti narrative nazionali.

Le parole recenti di Nawrocki non lasciano spazio ad altre interpretazioni: «I fatti non sono negoziabili; non cambiano in base alle circostanze o alle necessità politiche. I fatti dimostrano che almeno 100 mila cittadini polacchi sono stati assassinati dall’Upa. Non erano soldati sul campo di battaglia. Erano civili indifesi. Sono stati assassinati brutalmente e selvaggiamente. Per questo motivo, la decisione delle autorità ucraine di glorificare l’Upa non è solo oltraggiosa. È anche incomprensibile e profondamente deludente. Non ferisce solo la nostra memoria storica. Mina anche la fiducia costruita nel corso degli anni. Colpisce le fondamenta stesse della riconciliazione».

La Polonia è uno dei paesi che ha maggiormente aiutato l’Ucraina sia nel suo sforzo bellico di fronte all’attacco russo iniziato nel febbraio 2022 sia facendosi carico di centinaia di migliaia di profughi che hanno cercato riparo sul suo territorio. Si stima che la Polonia abbia erogato circa 25 miliardi di euro di impegno bilaterale complessivo, cifra che somma assistenza militare e assistenza ai profughi, più altri 8-10 miliardi di euro come quota polacca dei programmi Ue.


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 Rodolfo Casadei

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