Nelle aree urbane il fenomeno delle isole di calore aumenta il rischio di disidratazione e aggrava molte patologie tipiche dell’estate. I consigli di prevenzione degli esperti
D’estate in città si creano delle vere e proprie “isole di calore urbano”, dovute prevalentemente alla massiccia presenza di asfalto, edifici e superfici impermeabili, oltre che alla scarsa presenza di alberi e aree verdi. Un fenomeno che assume un peso crescente anche perché, rispetto al passato, molte famiglie trascorrono periodi di vacanza più brevi e i bambini restano più a lungo nei centri abitati durante i mesi estivi, aumentando l’esposizione alle alte temperature. Al Pronto Soccorso di Roma dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, circa 1 accesso estivo su 4 è direttamente o indirettamente correlato alle elevate temperature, che favoriscono soprattutto la comparsa e il peggioramento della disidratazione nei bambini. «I bambini non sono piccoli adulti: il loro organismo ha una capacità ancora immatura di regolare la temperatura corporea e questo li rende particolarmente vulnerabili alle ondate di calore, soprattutto nei primi anni di vita e in presenza di patologie croniche o condizioni di fragilità. Per questo la prevenzione e il riconoscimento precoce dei segnali di disidratazione sono fondamentali», sottolinea il professor Alberto Villani, responsabile dell’Unità Operativa Complessa di Pediatria Generale, Malattie Infettive e DEA di II livello dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù.
LE ISOLE DI CALORE URBANO
L’isola di calore è un fenomeno microclimatico per cui le città registrano temperature superiori rispetto alle aree rurali o costiere circostanti. La sostituzione della vegetazione con asfalto, cemento e altre superfici impermeabili, insieme alla presenza di edifici che limitano la ventilazione e al calore prodotto dal traffico e dagli impianti di climatizzazione, favorisce l’accumulo di energia durante il giorno e il suo lento rilascio nelle ore serali. Gli effetti delle isole di calore urbano si sommano a quelli del cambiamento climatico: l’aumento delle temperature globali rende infatti sempre più frequenti e intense le ondate di calore, accentuando il surriscaldamento delle città e i rischi per la salute. Nelle giornate estive l’asfalto esposto al sole può raggiungere temperature comprese tra 60 e 80 °C, contribuendo ad aumentare il disagio termico e i rischi per la salute delle persone più fragili, a partire dai bambini.
I DATI DEL BAMBINO GESÙ
Durante l’estate circa il 25% degli accessi al Pronto Soccorso del Bambino Gesù di Roma è riconducibile, direttamente o indirettamente, agli effetti del caldo. Nel 5% dei casi si tratta di problematiche strettamente legate alle alte temperature, come colpi di calore, sincopi e disidratazione. Il restante 20% comprende invece bambini che arrivano in ospedale per patologie come vomito, diarrea o febbre, condizioni che, in presenza di temperature elevate, determinano una perdita di liquidi più rapida e grave, ma anche pazienti affetti da malattie croniche o particolarmente fragili – come cardiopatici, diabetici, pazienti oncologici o con altre patologie complesse – nei quali il caldo intenso può aggravare il quadro clinico e aumentare il rischio di complicanze, rendendo necessario il ricorso alle cure ospedaliere. I bambini sono più vulnerabili degli adulti perché il loro organismo ha una capacità ancora immatura di regolare la temperatura corporea e una minore efficienza nella dispersione del calore. Nei lattanti e nei più piccoli le riserve idriche si esauriscono inoltre più rapidamente, aumentando il rischio di disidratazione.
I 10 CONSIGLI DEGLI ESPERTI PER PROTEGGERE I BAMBINI DAL CALDO
Per ridurre il rischio di colpi di calore e disidratazione, gli specialisti del Bambino Gesù raccomandano dieci semplici regole da seguire durante tutta l’estate, soprattutto quando si vive o si trascorrono molte ore in città.
- Offrire spesso acqua ai bambini, anche se non manifestano sete, aumentando l’apporto di liquidi nelle giornate più calde.
- Evitare l’esposizione al sole e l’attività fisica nelle ore più calde, indicativamente tra le 11 e le 17, preferendo luoghi ombreggiati e ben ventilati.
- Vestirli con abiti leggeri, chiari e traspiranti, preferibilmente in cotone o lino.
- Mantenere gli ambienti freschi e ben ventilati, usando ventilatori o condizionatori ed evitando bruschi sbalzi di temperatura.
- Preferire pasti leggeri e un’alimentazione ricca di frutta e verdura, utili per reintegrare liquidi e sali minerali.
- Proteggere capo e pelle con cappellino, zone d’ombra e creme solari ad alta protezione.
- Prestare particolare attenzione ai lattanti e ai bambini con malattie croniche, che sono più vulnerabili agli effetti del caldo. Nei neonati è importante controllare che i pannolini vengano bagnati regolarmente, perché una riduzione della diuresi può essere il primo segnale di disidratazione.
- Riconoscere precocemente i campanelli d’allarme, come bocca asciutta, urine scarse e concentrate, irritabilità, sonnolenza, nausea, mal di testa, crampi o svenimenti.
- In caso di colpo di calore, portare subito il bambino in un luogo fresco, rinfrescarlo e fargli bere piccoli sorsi d’acqua.
- Rivolgersi tempestivamente al pediatra se il bambino presenta febbre persistente, vomito ripetuto, rifiuta di bere, manifesta segni di disidratazione o peggiora una patologia cronica. Recarsi invece subito al Pronto Soccorso in caso di alterazione dello stato di coscienza, grave difficoltà respiratoria, perdita di coscienza, convulsioni, incapacità di bere o febbre molto elevata dopo una prolungata esposizione al caldo.
«Nei bambini il caldo non va mai sottovalutato – ricorda il dottor Sebastian Cristaldi, responsabile del Pronto Soccorso della sede del Gianicolo del Bambino Gesù – Molte delle situazioni che osserviamo in Pronto Soccorso possono essere evitate con semplici accorgimenti: offrire spesso acqua ai bambini, limitare l’esposizione nelle ore più calde e prestare attenzione ai primi segnali di disidratazione. Intervenire tempestivamente significa, nella maggior parte dei casi, evitare che un malessere si trasformi in un’emergenza».
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AgenSalute Desk
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