Glifosato Bayer e Corte Suprema USA: cosa cambia in Europa


Glifosato: il 25 giugno 2026 la Corte Suprema degli Stati Uniti ha emesso una sentenza destinata a fare storia nel diritto ambientale e nella regolazione degli agrofarmaci: con sette voti a favore e due contrari, i giudici hanno stabilito che i consumatori americani non possono fare causa a Bayer per la mancata apposizione di un avviso di cancro sulle etichette del Roundup, l’erbicida a base di glifosato prodotto dall’ex Monsanto. Il titolo Bayer ha risposto con un balzo del 17% in Borsa

. La sentenza è un duro colpo anche per il movimento «Make America Healthy Again», che ha contribuito al ritorno di Trump alla Casa Bianca nelle elezioni del 2024, ma che si è sentito tradito dall’appoggio dell’amministrazione al glifosato, l’erbicida più comunemente usato in agricoltura, da tempo collegato a casi di cancro. Uniud

Per chi coltiva in Italia, la domanda immediata è una sola: questa sentenza cambia qualcosa anche per noi? La risposta breve è no — ma la storia lunga è molto più interessante, e merita di essere raccontata per intero.

Il caso Durnell: cos’è successo davvero

Il processo che ha portato alla sentenza della Corte Suprema parte da John Durnell, un agricoltore del Missouri che ha sviluppato un linfoma non-Hodgkin dopo anni di utilizzo del Roundup. Nel 2023, una giuria del Missouri gli aveva dato ragione condannando Bayer. A gennaio 2026 la Corte Suprema ha accettato il ricorso dell’azienda, e il 25 giugno ha emesso il verdetto finale.




La sede della Corte Suprema degli Stati Uniti a Washington: con la sentenza 7-2 del 25 giugno 2026 nel caso Monsanto vs Durnell, i giudici hanno stabilito la prevalenza della legge federale FIFRA sulle normative statali in materia di etichettatura degli agrofarmaci, bloccando di fatto le cause per mancato avviso di cancro sulle etichette del Roundup.

Foto di: OmniTrattore.it

Il ragionamento della Corte si basa su un principio tecnico ma di enorme portata pratica: la FIFRA — il Federal Insecticide, Fungicide, and Rodenticide Act, la legge federale americana che regola gli agrofarmaci — prevede la prevalenza della normativa federale su quella statale in materia di etichettatura. Poiché l’EPA, l’agenzia ambientale federale americana, ha ripetutamente stabilito che il glifosato non è cancerogeno e ha approvato le etichette del Roundup senza alcun avviso di cancro, i singoli Stati non possono imporre avvisi ulteriori. E i cittadini non possono fare causa per la mancanza di avvisi che la legge federale non prevedeva.

La sentenza blocca di fatto le migliaia di cause ancora pendenti contro Monsanto/Bayer per questa specifica motivazione — il mancato avviso sull’etichetta. JPMorgan aveva stimato che una sentenza favorevole a Bayer avrebbe funzionato da segnale risolutivo per circa l’80% dei contenziosi in corso relativi al glifosato, con un impatto positivo stimabile in un rialzo del 35% sul titolo dell’azienda se il caso fosse stato risolto a suo favore. Università Cattolica del Sacro Cuore

Bayer aveva nel frattempo già raggiunto nel 2020 un patteggiamento da 10,5 miliardi di dollari per chiudere circa 95.000 cause negli Stati Uniti, e a febbraio 2026 aveva proposto un nuovo accordo da 7,3 miliardi di dollari per chiudere ulteriori contenziosi legati al glifosato. Con la sentenza della Corte Suprema, il fronte legale americano si chiude — almeno su questa linea di attacco. greenMe

Il ruolo dell’amministrazione Trump: Defence Production Act e lobbying da 9 milioni

La sentenza non è caduta dal cielo. Dietro c’è una campagna politica e di lobbying durata anni. A febbraio 2026 Trump ha firmato un ordine esecutivo invocando il Defence Production Act del 1950 — una legge pensata per le emergenze di difesa nazionale — per dichiarare il glifosato «fondamentale per la difesa nazionale» e garantire una fornitura stabile di agrofarmaci a base di questa sostanza, fornendo al tempo stesso una forma di protezione limitata alle aziende produttrici.

Bayer aveva investito più di 9 milioni di dollari in attività di lobbying nel 2025, e l’amministrazione Trump aveva chiaramente supportato la posizione dell’azienda nelle sue memorie alla Corte Suprema. Il movimento MAHA (Make America Healthy Again), che aveva contribuito all’elezione di Trump puntando sulla riduzione dei prodotti chimici nell’alimentazione e nell’agricoltura, si è sentito tradito: proprio il partito che aveva cavalcato le preoccupazioni sulla sicurezza alimentare si è schierato con il più grande produttore mondiale di glifosato. Kramp

La posizione dell’Europa: più severa, più complessa, più contestata

Per capire perché la sentenza americana non cambia direttamente nulla per gli agricoltori italiani bisogna partire da un fatto di base: l’Europa e gli Stati Uniti hanno sistemi regolatori degli agrofarmaci radicalmente diversi, con esiti spesso opposti.

Negli USA l’EPA ha sempre stabilito che il glifosato non è probabile cancerogeno per l’uomo, basandosi sui propri studi. Lo IARC (International Agency for Research on Cancer dell’OMS) nel 2015 lo ha classificato come «probabilmente cancerogeno per l’uomo» — una classificazione più cauta, basata su prove limitate nell’uomo e sufficienti negli animali. Questa divergenza tra EPA e IARC è stata il cuore scientifico del contenzioso americano.

In Europa, l’EFSA ha pubblicato le conclusioni della propria revisione scientifica stabilendo che è improbabile che il glifosato costituisca un pericolo di cancerogenicità per l’uomo, allineandosi di fatto alla posizione EPA e non a quella IARC. Su questa base, la Commissione europea ha rinnovato nel novembre 2023 l’autorizzazione all’uso del glifosato nell’UE per ulteriori dieci anni — fino al 2033. Fritegotto

Ma l’autorizzazione europea è una — e le polemiche non si sono fermate. Secondo PAN Europe, le valutazioni EFSA che hanno portato al rinnovo presentano lacune nelle valutazioni sulla cancerogenicità, sulla genotossicità e sugli effetti endocrini, con studi effettuati solo sul prodotto puro e non sui formulati commerciali in uso reale. Non sono stati condotti studi adeguati sui soggetti esposti cronicamente, come gli agricoltori o chi vive nelle zone agricole intensive. Fondazionecarispo



Glifosato Bayer e Corte Suprema USA: cosa cambia in Europa

Classificazione del glifosato nei principali sistemi regolatori mondiali al giugno 2026: EPA (USA) «non probabile cancerogeno per l’uomo»; EFSA (UE) «improbabile pericolo di cancerogenicità per l’uomo»; IARC/OMS «probabilmente cancerogeno per l’uomo» (gruppo 2A); Istituto Ramazzini «cancerogeno negli animali a dosi ambientali». La divergenza scientifica tra agenzie è il cuore del dibattito regolatorio globale

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La proposta Omnibus e il rischio di “approvazioni illimitate”

Proprio mentre la sentenza americana spalancava le porte a Bayer, in Europa si stava consumando un’altra partita cruciale sul glifosato — e sulle regole del gioco per tutti gli agrofarmaci. La Commissione europea ha proposto nell’ambito del pacchetto Omnibus Food and Feed Safety di modificare tempi e modalità per approvare e rinnovare l’autorizzazione dei prodotti fitosanitari, introducendo la possibilità di autorizzazioni illimitate non più soggette alla procedura periodica di rinnovo per 49 principi attivi, tra cui il glifosato. UNISG

Se questa proposta venisse approvata, il glifosato non dovrebbe più essere rivalutato ogni cinque o dieci anni. Riceverebbe un’autorizzazione a tempo indeterminato, revocabile solo in presenza di nuove prove di danno. Generazioni Futures ha scritto alla Commissione chiedendo conferma dell’elenco e ulteriori chiarimenti, definendo la proposta Omnibus come un provvedimento che riporterebbe l’Europa indietro di decenni in termini di protezione della salute. UNISG

Per gli agricoltori, questa proposta ha implicazioni pratiche concrete: se approvata, stabilizzerebbe definitivamente la disponibilità del glifosato nel mercato europeo degli agrofarmaci, eliminando l’incertezza regolatoria che ogni rinnovo porta con sé e che condiziona gli investimenti delle aziende produttrici.



Glifosato Bayer e Corte Suprema USA: cosa cambia in Europa

il glifosato è autorizzato in Italia fino al 2033 sulla base del rinnovo europeo di novembre 2023. L’uso più diffuso in agricoltura cerealicola è il trattamento delle stoppie post-raccolta e la gestione delle malerbe nelle colture no-till e minimum-till, dove la lavorazione meccanica è ridotta al minimo

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Cosa cambia davvero per chi usa il glifosato in campo

Dal punto di vista operativo e agronomico, la sentenza americana non modifica in alcun modo la situazione degli agricoltori italiani. Il glifosato è autorizzato in Europa fino al 2033 con le stesse condizioni già in vigore: è ammesso in pre-semina, post-raccolta e per la gestione delle aree non coltivate, con i Livelli Massimi di Residui (LMR) già fissati dal Regolamento (CE) 396/2005.

L’Italia mantiene alcune restrizioni nazionali più stringenti rispetto alla media europea: il Piano di Azione Nazionale (PAN) vieta l’uso del glifosato nelle aree frequentate dalla popolazione, nei parchi, nei giardini pubblici e nelle aree protette, e ne limita l’impiego in pre-raccolta. Il prodotto non è autorizzato in Italia per uso amatoriale nei giardini privati.

Quello che la sentenza americana potrebbe cambiare — nel medio periodo — è la dinamica del mercato mondiale degli agrofarmaci e gli investimenti di Bayer in ricerca e sviluppo. Con la rimozione del peso legale di miliardi di euro di cause pendenti, Bayer recupera risorse che potrebbero andare allo sviluppo di nuove formulazioni e principi attivi alternativi. Nei dieci anni in cui ha trascinato il peso del contenzioso Roundup, Bayer ha ridotto significativamente gli investimenti nella pipeline agrofarmaci — una riduzione che ha avuto effetti su tutta la filiera degli agrofarmaci globale.

Le conseguenze sul mercato europeo degli agrofarmaci: tre scenari

Dal punto di vista di chi segue il mercato degli agrofarmaci in Italia, la sentenza americana apre tre scenari possibili con tempistiche diverse.

Nel breve termine (2026-2027): stabilità con pressione normativa crescente. Il glifosato rimane disponibile con le stesse condizioni attuali. La sentenza americana non ha effetti diretti sul mercato europeo. La pressione delle ONG e di alcuni governi nazionali per restrizioni aggiuntive — sull’esempio della Francia, che ha vietato i trattamenti pre-raccolta — potrebbe però aumentare in risposta alla percezione di un indebolimento della protezione dei consumatori a livello globale.

Nel medio termine (2027-2030): possibile polarizzazione del mercato. Se la proposta Omnibus venisse approvata con l’autorizzazione illimitata per il glifosato, il mercato si stabilizzerebbe. In caso contrario, la prossima scadenza intermedia del rinnovo europeo potrebbe riportare il glifosato sotto esame con una nuova procedura EFSA, in un clima politico potenzialmente diverso. Nel frattempo, Bayer — con la cassa liberata dal contenzioso — potrebbe accelerare lo sviluppo di formulazioni di nuova generazione, potenzialmente meno soggette a contestazioni.



Glifosato Bayer e Corte Suprema USA: cosa cambia in Europa

Con la sentenza della Corte Suprema USA, Bayer elimina il principale ostacolo alla propria pianificazione finanziaria di lungo termine. Le risorse liberate dal contenzioso Roundup — stimato in oltre 17 miliardi di dollari totali tra accordi e accantonamenti — potrebbero essere reinvestite nella pipeline di agrofarmaci di nuova generazione, con possibili ricadute positive anche sull’offerta disponibile per il mercato europeo.

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Nel lungo termine (2030-2035): convergenza o divergenza regolatoria globale. La sentenza americana rafforza il modello «prevalenza federale» contro il modello europeo di «principio di precauzione». Se i negoziati commerciali tra USA e UE portassero a trattati che includano il mutuo riconoscimento delle autorizzazioni degli agrofarmaci — uno scenario non impossibile nell’era Trump — si aprirebbe una pressione politica senza precedenti per abbassare gli standard europei. Un rischio che le organizzazioni agricole europee e le ONG ambientaliste stanno già monitorando.


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