Tra le molte narrazioni pessimistiche che accompagnano il dibattito pubblico italiano ce n’è una che merita di essere corretta. Riguarda il mercato del lavoro.
Negli ultimi anni l’occupazione ha registrato risultati significativi. Il numero degli occupati ha raggiunto livelli storicamente elevati, il tasso di partecipazione è aumentato e molte imprese hanno continuato ad assumere nonostante un contesto internazionale caratterizzato da guerre, tensioni commerciali e rallentamento economico.
Sono dati che meritano di essere riconosciuti. E che in parte riflettono anche le politiche adottate dal governo Meloni per favorire l’occupazione e alleggerire il costo del lavoro attraverso la riduzione del cuneo fiscale.
Tuttavia sarebbe un errore fermarsi ai numeri aggregati. La vera sfida comincia adesso.
L’Italia deve affrontare una trasformazione profonda della domanda di lavoro. Le imprese cercano competenze tecniche, digitali, scientifiche e manageriali che spesso faticano a trovare. In molti settori convivono, paradossalmente, posti vacanti e disoccupazione. Non perché manchi il lavoro, ma perché domanda e offerta non riescono a incontrarsi.
La questione riguarda anche il cambiamento tecnologico in atto. L’intelligenza artificiale, la digitalizzazione e l’automazione stanno modificando il contenuto stesso delle professioni. Sempre più spesso il problema non sarà trovare lavoratori, ma trovare lavoratori con le competenze necessarie.
Per questo motivo la politica del lavoro del prossimo decennio dovrà concentrarsi meno sulla quantità e più sulla qualità. Formazione continua, istruzione tecnica, orientamento scolastico, collaborazione tra imprese e sistema educativo dovranno diventare priorità nazionali.
Esiste inoltre una questione demografica che non può essere ignorata. La riduzione della popolazione in età lavorativa rischia di diventare uno dei principali vincoli alla crescita economica. In altre parole, nei prossimi anni il problema potrebbe non essere l’eccesso di lavoro disponibile, ma la carenza di persone in grado di svolgerlo.
L’Italia dispone oggi di una base occupazionale più robusta rispetto al passato recente. È un risultato importante. Ma i risultati migliori non sono quelli che si celebrano. Sono quelli che si consolidano.
La prossima fase dovrà essere quella della qualità del lavoro, delle competenze e della produttività. Perché è lì che si giocherà una parte decisiva della competitività del Paese.
Classe 1954, imprenditore, inizia il suo percorso professionale a Castellammare di Stabia, cittadina affacciata sul Golfo di Napoli, dove tuttora risiede. Dopo una prima esperienza nell’azienda di famiglia, specializzata nel comparto florovivaistico e agroalimentare, decide di investire nel settore dei servizi alle imprese, fonda così l’Associazione Imprese Artigiane della provincia di Napoli, una innovativa e dinamica realtà di servizi orientati alle esigenze del mercato delle PMI, costituita con un gruppo di imprenditori. Si è fatto promotore di molte iniziative. Tra queste, l’organizzazione di scuole estive di management per Quadri e Dirigenti, compagne di comunicazione, convegni e seminari incentrati sui temi della rappresentatività e sulle problematiche delle imprese. Nel 2003, ispirandosi alla nuova regolamentazione europea riguardo le PMI, e dopo un’attenta e scrupolosa riflessione, insieme con un ristretto e qualificato gruppo dei soci fondatori, decide di trasformare l’Associazione Imprese Artigiane in una Confederazione a carattere nazionale denominandola UNIMPRESA, Unione Nazionale di Imprese. Nel 2009 viene insito del premio Guido D’Orso per il contributo che l’associazionismo delle pmi, basato su principi etici e di solidarietà tra le persone, ha dato e potrà dare per un reale sviluppo economico e sociale del mezzogiorno. Nel 2025 ha ricevuto l’Attestato al merito dell’operosità aristocrazia del lavoro dall’unione della Legion d’Oro quale riconoscimento delle particolari benemerenze acquisite nel campo della sua attività professionale nel settore dei servizi alle imprese. Sotto la sua guida, la Confederazione ha raggiunto ragguardevoli traguardi.
Classe 1954, imprenditore, inizia il suo percorso professionale a Castellammare di Stabia, cittadina affacciata sul Golfo di Napoli, dove tuttora risiede. Dopo una prima esperienza nell’azienda di famiglia, specializzata nel comparto florovivaistico e agroalimentare, decide di investire nel settore dei servizi alle imprese, fonda così l’Associazione Imprese Artigiane della provincia di Napoli, una innovativa e dinamica realtà di servizi orientati alle esigenze del mercato delle PMI, costituita con un gruppo di imprenditori. Si è fatto promotore di molte iniziative. Tra queste, l’organizzazione di scuole estive di management per Quadri e Dirigenti, compagne di comunicazione, convegni e seminari incentrati sui temi della rappresentatività e sulle problematiche delle imprese. Nel 2003, ispirandosi alla nuova regolamentazione europea riguardo le PMI, e dopo un’attenta e scrupolosa riflessione, insieme con un ristretto e qualificato gruppo dei soci fondatori, decide di trasformare l’Associazione Imprese Artigiane in una Confederazione a carattere nazionale denominandola UNIMPRESA, Unione Nazionale di Imprese. Nel 2009 viene insito del premio Guido D’Orso per il contributo che l’associazionismo delle pmi, basato su principi etici e di solidarietà tra le persone, ha dato e potrà dare per un reale sviluppo economico e sociale del mezzogiorno. Nel 2025 ha ricevuto l’Attestato al merito dell’operosità aristocrazia del lavoro dall’unione della Legion d’Oro quale riconoscimento delle particolari benemerenze acquisite nel campo della sua attività professionale nel settore dei servizi alle imprese. Sotto la sua guida, la Confederazione ha raggiunto ragguardevoli traguardi.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse. Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
Paolo Longobardi