Tensione alternata – L’Identità


Economia

Con Hormuz calano petrolio e gas ma l’Italia non molla su flessibilità e nucleare

di Giovanni Vasso

Tensione alternata. C’è un rischio serio. Sarebbe un errore, dopo aver passato settimane a denunciare rincari e speculazioni, credere che la tensione sull’energia sia effettivamente rientrata. Vero, a Hormuz le cose, a quanto pare, stanno mettendosi meglio. Persino Lagarde è costretta ad ammettere a Lisbona, commettendo un clamoroso autogol, che adesso che i prezzi di petrolio e gas stanno scendendo, i rischi sull’inflazione “sono un po’ più bilanciati rispetto a qualche settimana fa”. La scelta di aumentare i tassi, da parte della Bce, è stata immediatamente superata dagli eventi e sconfessata dai numeri. A spese delle imprese e delle famiglie europee, ma questo, per a Francoforte è solo un dettaglio.

Tensione alternata

C’è un rischio serio, anzi serissimo. Il brent scende sotto i 73 dollari al barile e il gas che si aggira attorno ai 44 euro al Mwh. I prezzi alla pompa, con estrema lentezza, si ridimensionano ben sotto la soglia (nemmeno più) psicologica dei due euro al litro. Ecco, con queste premesse, il pericolo per l’Italia sarebbe quello di credere di aver scansato il proiettile e di rallentare sul duplice fronte della flessibilità e del nucleare. Per questo, ieri, la Camera (con 151 sì e 113 no) ha approvato la mozione del centrodestra che impegna il governo a “proseguire l’azione in sede europea al fine di ricorrere temporaneamente alla flessibilità per assicurare l’adozione di ulteriori misure in materia di sicurezza economica ed energetica”. Contestualmente, alla Commissione Ambiente al Senato, sono iniziate le audizioni sul ddl nucleare.

Il dibattito sul nucleare al Senato

A sfilare davanti ai parlamentari Luca Mastrantonio, ad Nuclitalia, la newco che unisce Enel, Ansaldo Energia e Leonardo nella corsa all’atomo italiano. Ha chiesto ai parlamentari di “istituire in tempi rapidi una autorità di controllo perché è quella che più di tutte può spingere in avanti l’attuazione di un programma nucleare”. Quindi ha parlato della necessità di “permettere la formazione di consorzi e partnership pubblico private durante la fase realizzativa”. Non prima, però, di “recepire le evoluzioni normative più aggiornate in termini di percorsi autorizzativi, prevedere strumenti pubblici a supporto di una prima fase del programma nucleare volti alla riduzione del rischio finanziario”. Poi è toccato a Francesco Campanella, direttore Isin. Che ha rivendicato il ruolo dell’organismo: “L’Autorità di sicurezza nucleare che tutti invocano affinché venga rapidamente creata, in realtà, già esiste e sarebbe bello e doveroso che tutti ne fossero consapevoli”. Ecco. “Più che di essere istituita, l’Autorità ha quindi bisogno di essere potenziata, trasformata e modificata, per renderla coerente con il progetto contenuto nel ddl delega che è ora in discussione al Senato”. Insomma, c’è davvero tanto da fare. Perché la tensione a Hormuz sarà pure diminuita ma non si può rimanere in balia degli eventi.

Urso e Tajani: cosa c’è da fare (subito)

Il ministro all’Industria Adolfo Urso ha ricordato, in un convegno a Roma, che “abbiamo il dovere di raggiungere un’autonomia strategica soprattutto nell’energia e nelle materie prime. Sono il terreno su cui si gioca il futuro dell’industria”. Sul fronte della diversificazione dei fornitori, il vicepremier Antonio Tajani ha spiegato durante il Question Time tenutosi alla Camera, che “i Paesi partner sono raddoppiati, passando da 9 a 18” a fronte di 76 progetti realizzati. Dall’Africa, va da sé, passa un nervo centrale delle nuove rotte energetiche per l’Italia e per il Mediterraneo. Tensione alternata. Non per modo di dire.

“Il prezzo più alto d’Europa”

La situazione attuale è stata resa plasticamente dai numeri snocciolati dal presidente dell’Arera Nicola Dell’Acqua. “Il Pun medio 2025 è stato di 115,9 euro al megawattora (+7% sul 2024), il più alto tra le principali borse europee”. Lo aveva detto pure Antonio Filosa, Ceo Stellantis. Ciò vuol dire che le nostre imprese affrontano costi impossibili, che rischiano di spazzarle via dai mercati. Tutta (o buona parte…) colpa del gas: “I prezzi italiani restano strutturalmente superiori a quelli di Francia (61,1 euro al megawattora) e Spagna (65,3 euro al megawattora), per la forte dipendenza dalla generazione a gas”. Ma pure della speculazione: “A fronte delle significative variazioni delle quotazioni registrate nei primi mesi del 2026, Arera ha istituito l’Unità di Vigilanza Energetica, per il monitoraggio in tempo reale dei prezzi all’ingrosso e al dettaglio, con aggiornamenti giornalieri e un canale diretto verso Governo, Parlamento e istituzioni europee”. Tutti avvisati. “L’Autorità intende fare della sorveglianza continua dei mercati e della promozione di strumenti di disaccoppiamento della formazione del prezzo dell’energia elettrica tra il gas e le fonti rinnovabili”. Appunto.


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