IL PARADOSSO EUROPEO: TROPPO RISPARMIO, TROPPO POCHI INVESTIMENTI


di Paolo Longobardi, Presidente di Unimpresa

Esiste un paradosso che attraversa l’Europa e che contribuisce a spiegare molte delle difficoltà economiche del continente. Da una parte abbiamo famiglie e imprese che continuano ad accumulare risparmio. Dall’altra registriamo investimenti insufficienti nei settori che determineranno la competitività dei prossimi decenni: tecnologia, energia, infrastrutture, difesa, ricerca e innovazione.

È una contraddizione che merita attenzione. Perché la crescita non dipende soltanto dalla quantità di risorse disponibili, ma dalla capacità di indirizzarle verso obiettivi produttivi.

L’Europa, nel suo complesso, continua a generare un significativo surplus nei rapporti economici con il resto del mondo. In altre parole, risparmia più di quanto investa. Questo fenomeno è particolarmente evidente in alcuni Paesi del Nord Europa, ma riguarda anche il quadro generale dell’Unione. Negli ultimi anni tale squilibrio è stato aggravato dall’incertezza energetica, dalla frammentazione dei mercati dei capitali e dalla difficoltà di finanziare grandi progetti comuni.

Mentre gli Stati Uniti hanno scelto la strada di una massiccia politica industriale, sostenendo investimenti in semiconduttori, intelligenza artificiale, infrastrutture e transizione energetica, l’Europa continua spesso a muoversi con lentezza. Il risultato è che una parte del risparmio europeo finisce per finanziare la crescita di altre economie.

Per l’Italia il tema assume una rilevanza particolare. Le famiglie italiane possiedono una delle più elevate ricchezze private del mondo occidentale. Si tratta di un patrimonio enorme, costruito attraverso generazioni di lavoro, sacrifici e capacità di risparmio. Tuttavia, una parte consistente di questa ricchezza rimane immobilizzata in attività poco produttive o eccessivamente prudenti.

La sfida consiste nel creare un ambiente in grado di trasformare il risparmio in investimenti. Per farlo servono fiducia, stabilità normativa, mercati finanziari più efficienti e una pubblica amministrazione capace di accompagnare, anziché rallentare, le iniziative imprenditoriali.

Negli ultimi anni il governo Meloni ha contribuito a rafforzare la credibilità internazionale dell’Italia, favorendo condizioni finanziarie più favorevoli rispetto a quelle che molti osservatori prevedevano. La riduzione del differenziale di rendimento sui titoli di Stato, la tenuta degli investimenti e la maggiore stabilità politica rappresentano elementi che possono agevolare questo processo.

Ma la sfida decisiva è europea. Se il continente continuerà a investire meno di quanto risparmia, rischierà di assistere da spettatore alla competizione tra Stati Uniti e Cina. Se invece riuscirà a mobilitare il proprio enorme patrimonio finanziario verso l’economia reale, potrà tornare a essere uno dei motori dello sviluppo globale.

Paolo Longobardi
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Author: Paolo Longobardi

Classe 1954, imprenditore, inizia il suo percorso professionale a Castellammare di Stabia, cittadina affacciata sul Golfo di Napoli, dove tuttora risiede. Dopo una prima esperienza nell’azienda di famiglia, specializzata nel comparto florovivaistico e agroalimentare, decide di investire nel settore dei servizi alle imprese, fonda così l’Associazione Imprese Artigiane della provincia di Napoli, una innovativa e dinamica realtà di servizi orientati alle esigenze del mercato delle PMI, costituita con un gruppo di imprenditori. Si è fatto promotore di molte iniziative. Tra queste, l’organizzazione di scuole estive di management per Quadri e Dirigenti, compagne di comunicazione, convegni e seminari incentrati sui temi della rappresentatività e sulle problematiche delle imprese. Nel 2003, ispirandosi alla nuova regolamentazione europea riguardo le PMI, e dopo un’attenta e scrupolosa riflessione, insieme con un ristretto e qualificato gruppo dei soci fondatori, decide di trasformare l’Associazione Imprese Artigiane in una Confederazione a carattere nazionale denominandola UNIMPRESA, Unione Nazionale di Imprese. Nel 2009 viene insito del premio Guido D’Orso per il contributo che l’associazionismo delle pmi, basato su principi etici e di solidarietà tra le persone, ha dato e potrà dare per un reale sviluppo economico e sociale del mezzogiorno. Nel 2025 ha ricevuto l’Attestato al merito dell’operosità aristocrazia del lavoro dall’unione della Legion d’Oro quale riconoscimento delle particolari benemerenze acquisite nel campo della sua attività professionale nel settore dei servizi alle imprese. Sotto la sua guida, la Confederazione ha raggiunto ragguardevoli traguardi.


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