Nel 2026, la gestione antiresistenza della ticchiolatura richiede un cambio di paradigma: dall’uso ripetitivo di SDHI e DMI alla rotazione strategica con multisito.
Dopo anni passati a confrontare schede tecniche, monitorare frutteti e discutere con i tecnici di campo, una cosa è chiara: usare SDHI, DMI e zolfo “perché hanno funzionato l’anno scorso” non è più una strategia, è un azzardo che nessuno può permettersi. Nel 2026, con pressione selettiva in aumento, normative UE sempre più stringenti e filiere che chiedono sostenibilità, la differenza tra un fungicida che protegge e uno che seleziona resistenze non la fa la molecola, ma il modo in cui la usiamo.
SDHI, triazoli e zolfo non sono strumenti da alternare a caso. Sono leve da orchestrare con precisione: rotazioni che diluiscono la pressione selettiva, miscele che proteggono sia il bersaglio specifico sia la copertura generale, dosaggi che rispettano l’etichetta senza sottostimare il rischio.
Ma averli a disposizione non basta. Serve saperli inserire in un programma che guarda alla stagione, non al singolo trattamento. Serve, soprattutto, collegare quelle scelte alla realtà operativa: i disciplinari che devi rispettare, i residui che devi monitorare, i margini che devi preservare.
Perché nel 2026 cresce il rischio di resistenze della ticchiolatura
Il rischio di resistenze della ticchiolatura ai fungicidi aumenta quando i programmi di difesa si basano su pochi principi attivi monosito, come SDHI e DMI (triazoli), ripetuti per molte applicazioni nella stessa stagione.
La pressione selettiva diventa ancora più forte nei frutteti intensivi, con elevata densità di piante e microclima umido, dove il numero di trattamenti per stagione è elevato e le infezioni primarie e secondarie si susseguono senza interruzioni.
Limitare i trattamenti ripetuti con gli stessi fungicidi monosito e inserire costantemente prodotti di copertura consente di contenere la selezione di ceppi di ticchiolatura meno sensibili
Foto di: OmniTrattore.it
La gestione delle resistenze non è solo un tema agronomico ma anche regolatorio: l’attenzione europea verso l’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari e la riduzione del rischio per salute e ambiente è in crescita, come indicato dalle linee strategiche dell’UE sull’uso sostenibile dei pesticidi disponibili sul portale della Commissione (sustainable use of pesticides). In questo contesto, perdere l’efficacia di una classe come gli SDHI o i triazoli significa ridurre il numero di strumenti disponibili, con impatti diretti sulla possibilità di rispettare i disciplinari di produzione integrata e i limiti massimi di residui.
Un ulteriore elemento di attenzione riguarda le molecole azoliche: la discussione a livello europeo sugli azole fungicides e sulle possibili implicazioni per la salute pubblica e l’ambiente, richiamata anche da agenzie come EFSA (approccio One Health e resistenze agli azoli), spinge verso un uso ancora più mirato e razionale dei DMI. Questo rende strategico preservarne l’efficacia sulla ticchiolatura, evitando schemi ripetitivi e sottodosaggi che accelerano la comparsa di popolazioni meno sensibili.
Linee guida pratiche per alternare SDHI, triazoli e prodotti di copertura
La prima regola per usare SDHI, DMI e zolfo senza creare resistenze è limitare il numero di interventi consecutivi con la stessa modalità d’azione. In un frutteto con forte pressione di ticchiolatura, un criterio operativo è evitare blocchi di più trattamenti consecutivi con lo stesso gruppo (es. tre SDHI di fila) e inserire sempre un fungicida multisito di copertura, come zolfo o altri prodotti di contatto, a supporto dei monosito.
La rotazione deve considerare non solo il nome commerciale ma il codice FRAC del principio attivo.
Per tradurre questi principi in pratica, è utile ragionare per “finestre di rischio” (prefioritura, fioritura, allegagione, accrescimento frutti) e assegnare a ciascuna finestra una combinazione diversa di SDHI, triazoli e coperture.
Se, ad esempio, una finestra è coperta con un SDHI sistemico in miscela con zolfo, la successiva dovrebbe basarsi su un DMI associato a un altro multisito, evitando di ripetere lo stesso SDHI. L’uso di formulati innovativi, come i fungicidi di ultima generazione per ticchiolatura presentati da diverse aziende, va sempre inserito in questo schema di alternanza, non usato come “soluzione unica” per tutta la stagione.
Pianificare le finestre di rischio fenologico e alternare gruppi chimici diversi, affiancati da multisito, permette di mantenere efficace la difesa e ridurre il peso dei monosito
Foto di: OmniTrattore.it
Per visualizzare meglio la logica di alternanza, la tabella seguente riassume un’impostazione tipo per fasi fenologiche e obiettivo antiresistenza:
| Fase | Cosa verificare | Obiettivo antiresistenza |
| Prefioritura | Storico aziendale, presenza di lesioni su rami e gemme | Impostare base di copertura con zolfo o multisito |
| Fioritura | Previsioni pioggia, infezioni primarie | Usare SDHI o DMI in miscela, evitando ripetizioni eccessive |
| Allegagione | Nuove infezioni, pressione in frutteto | Alternare gruppo chimico rispetto al trattamento precedente |
| Accrescimento frutti | Presenza di macchie su foglie e frutti giovani | Rafforzare copertura multisito, riducendo uso di monosito |
Un errore frequente è considerare lo zolfo solo come prodotto “economico” da usare quando la pressione è bassa. In realtà, il suo ruolo multisito è centrale per diluire la pressione selettiva sui bersagli specifici di SDHI e DMI. Se, ad esempio, si imposta una sequenza di trattamenti in primavera umida, alternare un intervento SDHI+zolfo con uno zolfo+altro multisito riduce il numero totale di applicazioni monosito, mantenendo comunque una buona protezione della vegetazione.
Come combinare fungicidi multisito e monosito nei trattamenti chiave
La combinazione corretta tra fungicidi multisito (zolfo, prodotti rameici dove ammessi, altri contatti) e fungicidi monosito (SDHI, DMI, altri sistemici) nei trattamenti chiave contro la ticchiolatura si basa su tre pilastri: miscele, timing e dose. Nelle fasi di massimo rischio (fioritura e allegagione precoce), l’uso di un monosito ad alta efficacia in miscela con un multisito consente di proteggere sia la vegetazione in crescita sia le superfici già esposte, riducendo la probabilità che il patogeno venga esposto al solo principio attivo specifico.
Se, ad esempio, è prevista una pioggia prolungata con infezione primaria, un trattamento preventivo con un SDHI sistemico in miscela con zolfo può coprire sia il rischio di nuove infezioni sia quello di sviluppo del micelio già presente.
Nel trattamento successivo, a distanza di alcuni giorni e in funzione delle condizioni meteo, è preferibile passare a un DMI (triazolo) associato a un altro multisito, evitando di ripetere lo stesso SDHI. L’uso di formulati di nuova generazione a base di SDHI, come quelli presentati da aziende specializzate in fungicidi per frutticoltura, va sempre accompagnato da un partner multisito e inserito in rotazione con altre famiglie chimiche.
Un aspetto spesso sottovalutato è il rispetto delle dosi di etichetta: il sottodosaggio dei fungicidi monosito per “risparmiare” o ridurre i residui aumenta il rischio di selezionare ceppi meno sensibili, senza garantire una reale riduzione dei residui stessi.
Per gestire correttamente il tema residui, è più efficace lavorare su scelta delle molecole, numero di trattamenti e intervallo di sicurezza, verificando la conformità ai limiti massimi di residui stabiliti a livello europeo, consultabili anche attraverso il portale del Ministero della Salute dedicato ai limiti massimi di residui dei prodotti fitosanitari.
Esempi di programmi antiresistenza per frutteti intensivi e integrati
Per un frutteto intensivo di melo in produzione integrata, un programma antiresistenza contro la ticchiolatura può essere costruito alternando blocchi di trattamenti con SDHI, DMI e prodotti di copertura, tenendo conto delle finestre di rischio e dei disciplinari regionali.
Un possibile schema operativo, da adattare alle condizioni locali, prevede in prefioritura una base di zolfo o altri multisito, in fioritura l’inserimento di un SDHI in miscela, seguito da un DMI nella fase di allegagione, sempre accompagnati da prodotti di copertura e intervallati da trattamenti solo multisito quando la pressione si riduce.
Se, ad esempio, un’azienda decide di utilizzare un fungicida SDHI di nuova generazione per coprire le infezioni primarie, può inserirlo in un trattamento in miscela con zolfo in piena fioritura, per poi passare a un triazolo in miscela con un altro multisito nel trattamento successivo. In un contesto di frutteto intensivo con forte pressione di ticchiolatura, è utile integrare anche formulati a base di rame o altri prodotti di copertura dove consentiti, come mostrano alcune esperienze di campo su prodotti rameici e zolfi specifici per frutticoltura descritte in soluzioni tecniche dedicate alla difesa delle colture (prodotti rameici e zolfi per la difesa).
Associare sempre un multisito ai fungicidi monosito nei trattamenti di punta e rispettare le dosi di etichetta aiuta a controllare la malattia senza accelerare la comparsa di resistenze
Foto di: OmniTrattore.it
Nei frutteti integrati con minore pressione di malattia, la strategia può essere ancora più conservativa: ridurre il numero totale di applicazioni monosito, concentrandole solo nelle fasi di massimo rischio e coprendo il resto del ciclo con multisito e prodotti di contatto.
Se le previsioni meteo indicano un periodo asciutto dopo la fioritura, allora è possibile allungare gli intervalli tra i trattamenti sistemici, mantenendo però una copertura minima con zolfo per evitare “buchi” di protezione che favorirebbero infezioni secondarie e, nel lungo periodo, la selezione di popolazioni adattate ai principi attivi più usati.
Un controllo operativo utile consiste nel tracciare, per ogni appezzamento, il numero di interventi effettuati con ciascun gruppo chimico (SDHI, DMI, altri monosito, multisito) e verificare a fine stagione se il peso dei monosito è rimasto entro un livello coerente con le raccomandazioni tecniche e con i disciplinari. Se il conteggio mostra una concentrazione eccessiva su una sola famiglia (ad esempio molti trattamenti SDHI), allora nella stagione successiva sarà necessario riequilibrare il programma, introducendo più rotazioni e miscele con prodotti di copertura per riportare sotto controllo il rischio di resistenze.
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