Mauro Moretti, l’ex amministratore delegato di Ferrovie dello Stato e Rete Ferroviaria Italiana si è costituito dopo la decisione della Cassazione, che ha reso definitiva la sua condanna a 5 anni per la strage di Viareggio.
La vicenda: la strage di Viareggio
La vicenda risale alla sera del 29 giugno 2009, quando, a causa del deragliamento di un treno merci e alla fuoriuscita di gas da una cisterna contenente GPL perforatasi nell’urto, si innescò un vasto incendio che provocò la morte di 32 persone, lesioni gravi e gravissime ai danni di numerose persone, la distruzione totale o il grave danneggiamento di innumerevoli veicoli e molteplici abitazioni adiacenti la stazione di Viareggio, nonché il danneggiamento delle infrastrutture ferroviarie.
La causa del deragliamento è stata identificata nel cedimento dell’assile del primo carro del convoglio determinato dal suo stato di corrosione. Per tali eventi furono tratti a giudizio per rispondere dei reati di disastro ferroviario colposo, incendio colposo, omicidio colposo aggravato dalla violazione delle norme antinfortunistiche e lesioni colpose, gli amministratori e i dirigenti di alcune società del gruppo Ferrovie dello Stato e di alcune società che avrebbero dovuto assicurare la corretta manutenzione del carro.
Inoltre venne contestato l’illecito amministrativo di cui all’art. 25-septies del d.lgs. 231/2001 a sette imprese coinvolte nel disastro, in relazione ai reati di lesioni personali colpose e omicidio colposo aggravato, ascritti agli imputati facenti parte della compagine delle rispettive società.
La decisione
I giudici di legittimità hanno ritenuto sussistente il reato di omicidio colposo plurimo a carico di nove imputati, dichiarandolo, tuttavia, prescritto (per tutti gli imputati ad eccezione dell’imputato Mauro Moretti, che aveva rinunciato alla prescrizione), quale conseguenza dell’esclusione della circostanza aggravante della violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro, soluzione che ha provocato lo sconcerto delle associazioni sorte a tutela delle vittime della strage.
La ritenuta insussistenza dell’aggravante in parola, inoltre, è stata il presupposto dell’esclusione della responsabilità degli enti in relazione all’illecito amministrativo previsto dall’art. 25septies D.Lgs. 231/01. Come abbiamo visto le porte del carcere di Orvieto si sono aperte anche perché Mauro Moretti ha rinunciato alla prescrizione ma non è questo il punto. Moretti ha 72 anni e, sebbene in ottima forma fisica, non dovrebbe, per il comune senso di giustizia, essere in carcere.
Non poteva nulla, al vertice di un gruppo con oltre 92.000 dipendenti che mette in movimento più di 10.000 treni al giorno, non essendo stato possibile contestargli nulla di specifico, nessuna violazione di legge, nessuna imprudenza, nessuna negligenza. Moretti è in carcere per responsabilità non sue, come hanno scritto su un quotidiano degli inserzionisti e non si può non registrare un vieto giustizialismo in una decisione così pesante e dalle conseguenze così gravi.
Si tratta insomma di una responsabilità oggettiva che gli viene ascritta contro i principi del nostro ordinamento per i quali la responsabilità penale è personale e richiede un minimo grado di colpevolezza per condannare un imputato.
La sentenza confermata
Già nella sentenza della IV sezione penale della Corte di Cassazione dell’8 gennaio 2021, oggi confermata, con riferimento alla strage di Viareggio, si trovava affermato il principio della c.d. concretizzazione del rischio che implica la doppia verifica connessa all’accertamento che l’evento verificatosi corrisponda alla classe di eventi che la regola cautelare violata intendeva evitare, oltre che la prova dell’efficacia impeditiva del comportamento alternativo lecito.
Si devono ancora leggere le motivazioni dell’ultima sentenza ma rimane l’impressione che si tratti di imputazione e responsabilità oggettiva ottenuta riscrivendo i criteri della colpa penale.
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Francesco Da Riva Grechi
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