La nuova escalation tra Stati Uniti e Iran rischia di prolungare anche nel terzo trimestre gli effetti negativi già subiti dall’economia italiana tra aprile e giugno.
È l’allarme lanciato dal Centro Studi Confindustria, secondo cui l’aumento dei prezzi energetici, l’incertezza geopolitica e il progressivo irrigidimento del credito stanno colpendo contemporaneamente produzione, investimenti e potere d’acquisto delle famiglie.
“Dopo aver già frenato il Pil italiano nel secondo trimestre, gli impatti della guerra si allungano ora anche sul terzo”, avverte la nuova Congiuntura Flash. La prospettiva è quella di un’estate economicamente debole, con l’industria in rallentamento e i servizi sostanzialmente fermi.
Il Brent risale a 91 dollari
Il primo canale di trasmissione della crisi è il petrolio. La riduzione dei transiti navali nelle aree più esposte del Medio Oriente ha riportato il Brent a 91 dollari al barile il 21 luglio, contro i 72 dollari raggiunti a giugno e una media di 69 dollari a febbraio.
Il prezzo resta inferiore al picco di 104 dollari registrato a maggio, ma il nuovo rialzo interrompe la fase di normalizzazione sulla quale imprese e famiglie avevano iniziato a fare affidamento. Anche il gas è tornato a rincarare, con effetti diretti sui costi industriali e sulla produzione di energia elettrica.
Per la manifattura italiana il problema è particolarmente serio. Già nel 2025 l’energia pesava per il 4,9% dei costi complessivi, contro il 3,9% del periodo precedente alla pandemia. Confindustria aveva stimato che uno shock prolungato potrebbe aggiungere tra 7 e 21 miliardi di euro alla bolletta annuale delle imprese, a seconda della durata e dell’intensità della crisi.
L’inflazione rallenta, ma i prezzi non tornano indietro
A giugno l’inflazione italiana è scesa al 3,0%, ma per Confindustria il dato non deve essere interpretato come la fine dell’emergenza.
La diminuzione del tasso di crescita significa soltanto che i prezzi aumentano più lentamente, non che tornano ai livelli precedenti. “Il gradino nel livello dei prezzi resta ed esercita effetti di segno negativo sul Pil”, osserva il Centro Studi.
L’esperienza recente mostra inoltre che la discesa può essere lenta: dopo il picco del 2022, servirono circa dodici mesi perché l’inflazione italiana passasse dal 12% all’1%. Un nuovo rincaro dell’energia potrebbe quindi prolungare la perdita di potere d’acquisto e rinviare la ripresa dei consumi.
Più prestiti, ma non per investire
Il segnale più preoccupante arriva dal credito. A maggio il tasso medio sui finanziamenti alle imprese era salito al 3,67%, rispetto al 3,33% di febbraio. Nello stesso periodo, però, i prestiti aziendali sono aumentati del 3,5% su base annua.
A prima vista potrebbe sembrare un indice di maggiore dinamismo. Secondo Confindustria, invece, una parte crescente della domanda serve a coprire le bollette, finanziare le scorte e sostenere il capitale circolante, mentre diminuisce il ricorso al credito per nuovi macchinari, ampliamenti produttivi e innovazione.
Le aziende chiedono denaro soprattutto per mantenere l’operatività quotidiana, non per crescere. È un cambiamento qualitativo importante, perché può sostenere la liquidità nel breve periodo ma indebolire produttività e capacità competitiva negli anni successivi.
La Bce conferma la stretta
Le indicazioni italiane sono coerenti con gli ultimi dati della Banca centrale europea. Nel secondo trimestre del 2026 il 7% netto delle banche dell’Eurozona ha dichiarato di avere irrigidito i criteri per concedere prestiti alle imprese.
Le motivazioni principali sono l’aumento dei rischi economici e geopolitici e una minore disponibilità degli istituti ad assumersi rischi. La stretta è risultata più evidente nell’automotive e nella manifattura ad alta intensità energetica.
Per il terzo trimestre, le banche prevedono un ulteriore irrigidimento. Sono inoltre aumentate le richieste respinte e si sono inasprite le condizioni effettive dei contratti, soprattutto attraverso tassi più elevati.
Anche le imprese intervistate dalla Bce descrivono una situazione più difficile: il 42% netto ha segnalato un aumento dei tassi bancari nel secondo trimestre, contro il 26% dei tre mesi precedenti. Il 31% ha registrato rincari di commissioni e altri costi accessori, mentre il 10% ha segnalato maggiori richieste di garanzie.
Industria debole, servizi fermi
Il quadro produttivo resta fragile. L’industria italiana, già colpita da mesi di shock esterni, sta perdendo slancio. Gli investimenti frenano, mentre l’export è diminuito anche a maggio, pur conservando un saldo positivo nei primi cinque mesi dell’anno.
I servizi non arretrano, ma hanno smesso di crescere. Il recupero del turismo internazionale evita una contrazione più marcata, senza però generare una vera accelerazione.
Anche le famiglie rischiano di ridurre la spesa. Carburanti, elettricità e prodotti trasportati su gomma assorbono una parte maggiore del reddito, lasciando meno risorse per consumi discrezionali come abbigliamento, arredamento, ristorazione e tempo libero.
Il governo valuta accise mobili e flessibilità europea
La pressione politica si concentra ora sul governo. Consumatori e opposizioni chiedono un nuovo taglio delle accise sui carburanti, mentre il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti valuta il possibile utilizzo delle cosiddette accise mobili, che permetterebbero di ridurre temporaneamente il prelievo fiscale quando aumentano le entrate Iva legate ai rincari.
Una decisione potrà arrivare soltanto dopo i primi dieci giorni di agosto, quando saranno disponibili i dati sul gettito di luglio.
Il governo intende inoltre chiedere all’Unione europea una maggiore flessibilità di bilancio per affrontare l’emergenza energetica. Lo spazio potenziale sarebbe pari allo 0,3% del Pil, circa 6,8 miliardi di euro, ma non potrebbe essere utilizzato direttamente per ridurre le accise. Giorgetti illustrerà il percorso al Parlamento il 5 agosto; entro il 15 agosto l’Italia dovrebbe formalizzare la richiesta a Bruxelles
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
Valeria Panzeri
Source link



