la verità che non abbiamo ancora trovato


Fauci invoca il Quinto Emendamento cento volte al Senato USA: l’origine del Covid, le due ipotesi scientifiche, il muro cinese e perché dopo sei anni non sappiamo ancora la verità

Ieri al Senato americano Anthony Fauci ha invocato il Quinto Emendamento più di cento volte. Ha rifiutato di rispondere anche quando il senatore Josh Hawley gli ha chiesto che giorno fosse e di che colore fossero la sua cravatta e il tappeto. Un uomo che per trent’otto anni ha guidato il National Institute of Allergy and Infectious Diseases, che ha consigliato sei presidenti, che è diventato il volto della risposta americana alla pandemia, si è seduto davanti al Congresso e ha scelto il silenzio come unica difesa. Rand Paul, che da anni lo accusa di aver mentito sull’origine del virus e sul finanziamento della ricerca a Wuhan, ha già annunciato che il Senato voterà per incriminarlo per oltraggio al Congresso.

È una scena che avrebbe dell’incredibile se non fosse perfettamente coerente con tutto quello che è successo negli ultimi sei anni. Il Covid-19 è la pandemia più documentata della storia umana, quella su cui abbiamo prodotto il maggior numero di dati, studi, commissioni d’inchiesta, audizioni parlamentari. Ed è anche quella su cui ancora non sappiamo rispondere alla domanda più elementare: da dove viene?

Il dicembre 2019 e il mercato di Wuhan

I primi casi documentati di polmonite da causa sconosciuta risalgono al dicembre 2019 a Wuhan, nella provincia cinese dell’Hubei. Il 31 dicembre la Cina notifica l’OMS. L’11 gennaio 2020 viene sequenziato il genoma del virus e condiviso con la comunità scientifica internazionale. Il 30 gennaio l’OMS dichiara l’emergenza sanitaria internazionale. L’11 marzo la pandemia.

In pochi mesi il virus aveva attraversato i confini di ogni paese del mondo, ucciso milioni di persone, fermato le economie, chiuso le scuole, trasformato le mascherine in un simbolo politico. Tutto questo partendo da una città di undici milioni di abitanti che ospita sia il più grande mercato di animali selvatici della regione sia il laboratorio di virologia più avanzato della Cina, l’Istituto di Virologia di Wuhan.

La coincidenza geografica non è una prova, ma è il punto da cui partono tutte le domande rimaste senza risposta.

Le due ipotesi e il muro cinese

A quasi sei anni dalla comparsa dei primi casi, il rapporto indipendente pubblicato dall’OMS di un gruppo di esperti SAGO non fornisce una risposta definitiva, ma offre un’analisi scientifica articolata delle evidenze disponibili, delineando due principali ipotesi in esame e le lacune che ancora impediscono una conclusione certa.

La prima è lo spillover zoonotico: il virus è passato da un animale all’uomo, probabilmente attraverso un ospite intermedio. Virus strettamente imparentati con SARS-CoV-2 sono stati identificati in pipistrelli del genere Rhinolophus nel Sud-Est asiatico. In Cina, nel 2013, è stato individuato il betacoronavirus RaTG13, con un’identità genetica del 96,1% rispetto a SARS-CoV-2. In Laos, nel 2020, è stato descritto il ceppo BANAL-52, con il 96,8% di identità genetica. Le tracce genetiche del virus e la presenza di animali suscettibili al contagio, come il cane procione, sono state trovate sulle superfici del mercato Huanan di Wuhan.

La seconda ipotesi è l’incidente di laboratorio: il virus stava per essere studiato o era già in studio all’Istituto di Virologia di Wuhan, e una fuga accidentale avrebbe innescato la pandemia. L’assenza di dati chiave e la mancata collaborazione da parte della Cina impediscono di escludere del tutto questa possibilità. Nel gennaio 2025 la CIA ha valutato la fuga dal laboratorio come probabile, ma con bassa certezza. L’FBI aveva già espresso la stessa posizione nel 2023. Quattro agenzie di intelligence americane e il National Intelligence Council ritengono invece più probabile la trasmissione naturale.

Il punto su cui tutti concordano è uno solo: le informazioni non vengono condivise. Come ha detto la virologa Marion Koopmans, questa non è una discussione scientifica, ma una discussione politica. E mescolare le due cose rende il confronto molto difficile.

Il gain-of-function e la domanda su Fauci

Al centro dell’audizione di ieri c’è la questione del gain-of-function, gli esperimenti che aumentano la contagiosità dei virus per studiarne il potenziale pandemico. Rand Paul accusa il NIH di aver finanziato questo tipo di ricerca al laboratorio di Wuhan attraverso l’organizzazione EcoHealth Alliance, e accusa Fauci di aver mentito quando lo ha negato davanti al Congresso.

Fauci sostiene che la ricerca finanziata non rientrasse nella definizione formale di gain-of-function secondo le regolamentazioni governative vigenti. È una distinzione tecnica su cui gli esperti sono genuinamente divisi, e che Paul ritiene essere al massimo un cavillo linguistico per coprire una responsabilità sostanziale. Il diario personale di Fauci, pubblicato questa settimana da Paul nella sua versione non censurata, 1.141 pagine relative al periodo da dicembre 2019 a dicembre 2022, mostra un uomo che sin dai primissimi giorni aveva dubbi sull’origine del virus e che era al corrente delle preoccupazioni dei suoi collaboratori. Fauci sostiene che il diario confermi quello che ha sempre detto pubblicamente. Paul sostiene il contrario.

Biden, il 19 gennaio 2025, aveva concesso a Fauci la grazia preventiva per proteggerlo da persecuzioni politicamente motivate. La grazia non copre le dichiarazioni rese dopo il suo rilascio, il che significa che se Fauci dovesse testimoniare e dire qualcosa di falso, potrebbe essere incriminato lo stesso.

Cosa pensano i cittadini

Sei anni dopo, la fiducia nella versione ufficiale degli eventi non è mai stata così bassa. I sondaggi americani mostrano che una quota crescente di cittadini crede che le origini del Covid siano state deliberatamente nascoste, che i vaccini abbiano avuto effetti collaterali sottovalutati, che il lockdown sia stato uno strumento di controllo più che di salute pubblica.

La narrativa sull’origine del Covid dal laboratorio si è trasformata in un terreno di scontro politico, utilizzata per promuovere agende nazionali, assegnare responsabilità e criticare avversari interni ed esterni. Ciò ha spesso ostacolato un dibattito scientifico indipendente e apolitico, oltre alla ricerca di prove conclusive.

Il problema è che la politicizzazione totale della questione ha reso impossibile distinguere il dubbio legittimo dalla cospirazione. Chi chiede trasparenza sulle origini del virus viene spesso accusato di alimentare teorie del complotto. Chi difende le misure di risposta alla pandemia viene accusato di voler nascondere qualcosa. Nel mezzo, i cittadini si trovano a dover scegliere tra narrative opposte senza avere accesso alle prove su cui si basano, perché quelle prove, nella misura in cui esistono, restano nei database cinesi che Pechino non ha mai aperto agli ispettori internazionali.

Le domande senza risposta

Anthony Fauci ha guidato la risposta americana alla pandemia, ha contribuito a sviluppare i vaccini in tempi record, ha salvato vite. È anche un uomo che ieri ha rifiutato di dire al Senato americano che giorno fosse, perché qualsiasi parola pronunciata sotto giuramento avrebbe potuto essere usata contro di lui.

Le due cose non si escludono. È possibile aver fatto il meglio possibile in una situazione di emergenza senza precedenti ed essere al tempo stesso responsabile di decisioni che meritano di essere esaminate. È possibile che la ricerca a Wuhan fosse condotta in buona fede e che quella ricerca abbia comunque contribuito, in modi che non comprendiamo ancora, alla comparsa del virus.

Nessuna prova supporta l’ipotesi di manipolazione intenzionale del virus. Ma l’assenza di una risposta definitiva sull’origine non è una teoria del complotto. È il risultato di sei anni in cui la politica ha occupato lo spazio che avrebbe dovuto occupare la scienza, e la Cina ha tenuto chiuse le porte che avrebbero dovuto essere aperte.

Fauci ha scelto il silenzio. La Cina sceglie il silenzio da sei anni. Quello che non abbiamo è una risposta. E senza una risposta, ogni ipotesi continua a sembrare plausibile, comprese quelle che non lo sono.


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 Anna De Angelis

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