Cronaca – Aveva 96 anni. Grazie all’intuizione dell’abate Bernardo D’Onorio nacque nel 1990 la comunità Exodus, oggi una delle realtà educative più importanti del territorio. Nel 2015 la città lo abbracciò due volte: prima la cittadinanza onoraria, poi la laurea honoris causa dell’Unicas. Il racconto del suo legame con il territorio, il cordoglio e l’ultimo saluto a Milano. Il ‘saluto’ di Maccaro: “I ragazzi sono sempre stati il tuo primo pensiero. Da oggi dovranno essere ancora di più il nostro”
C’è un pezzo della storia di Cassino che da oggi porta inevitabilmente il segno della nostalgia. A 96 anni si è spento don Antonio Mazzi, il “prete di strada” che ha dedicato la propria vita al recupero dei giovani travolti dalle dipendenze e all’educazione delle nuove generazioni. Fondatore della Comunità Exodus, lascia un’eredità immensa in tutta Italia, ma il suo legame con Cassino è stato qualcosa di speciale, costruito in oltre trent’anni di presenza, di impegno e di amicizia con il territorio.
Era il 1990 quando la Carovana Exodus arrivò all’ombra dell’Abbazia di Montecassino. Non fu un’accoglienza semplice. In molti guardavano con diffidenza l’arrivo dei ragazzi di don Mazzi, temendo che una comunità terapeutica potesse trasformare la città in un punto di attrazione per il disagio e la tossicodipendenza. Furono settimane difficili, segnate da scetticismo e resistenze.
Fu allora che emerse la lungimiranza dell’abate di Montecassino, monsignor Bernardo D’Onorio, che credette profondamente in quel progetto e decise di mettere a disposizione una struttura dell’Abbazia affinché Exodus potesse radicarsi nel territorio. Una scelta che, con il senno di poi, si è rivelata profetica.
A ricordarlo è stato di recente Luigi Maccaro, storico responsabile della Comunità Exodus di Cassino che in un’intervista a LeggoCassino disse: “Exodus è frutto dell’intuizione profetica e della caparbietà della comunità benedettina di Montecassino e dell’abate Bernardo. Mentre a Cassino il dramma dell’eroina era conosciuto ancora solo per i servizi dei telegiornali sulle grandi città, D’Onorio, nell’incontro con una delle Carovane di Exodus, vide l’occasione di offrire un’opportunità al nostro territorio. E a chi pensò di opporsi spiegò pubblicamente che così come l’apertura di un ospedale non fa aumentare i malati, allo stesso modo l’apertura di una comunità sarebbe stata un presidio di prevenzione contro un fenomeno che si apprestava a dilagare paurosamente anche da noi”.
Quelle parole raccontano meglio di qualsiasi analisi il senso di una scelta che ha cambiato il volto del territorio. Negli anni Exodus è diventata molto più di una comunità terapeutica. È diventata un luogo di educazione, di prevenzione, di formazione e di inclusione. Migliaia di giovani, di famiglie e di educatori sono passati attraverso quella casa, trovando ascolto, sostegno e una seconda possibilità.
Musica, sport, volontariato, laboratori, attività agricole, percorsi di inserimento lavorativo e perfino una pizzeria sociale hanno trasformato la comunità in un punto di riferimento aperto non soltanto a chi viveva il dramma delle dipendenze, ma all’intera città. Lo stesso don Mazzi, nel corso degli anni, definì quella di Cassino una delle punte di eccellenza dell’intera opera Exodus. Un rapporto che la città ha voluto ricambiare con due riconoscimenti destinati a restare nella storia.
Il 22 maggio 2015 il Consiglio comunale gli conferì la cittadinanza onoraria di Cassino, riconoscendo il valore di un uomo che aveva saputo cambiare la vita di centinaia di famiglie del territorio. Pochi mesi dopo, il 22 settembre dello stesso anno, l’Università di Cassino e del Lazio Meridionale gli conferì la laurea magistrale honoris causa in Scienze Pedagogiche, fortemente voluta dall’allora rettore Ciro Attaianese.
Non fu un riconoscimento soltanto simbolico. Exodus e l’Università avevano costruito negli anni una collaborazione intensa: dai progetti di inclusione per gli studenti con disabilità fino alle iniziative educative e alla manifestazione “Mille Giovani per la Pace”, nata insieme all’Abbazia di Montecassino come luogo di confronto e di crescita per migliaia di ragazzi.
Nel 2022 arrivò anche il massimo riconoscimento della Repubblica Italiana. Il Presidente Sergio Mattarella lo insignì del titolo di Cavaliere di Gran Croce, la più alta onorificenza prevista dall’ordinamento italiano. Un motivo di orgoglio anche per Cassino, che vedeva uno dei propri cittadini onorari ricevere il più prestigioso attestato della Repubblica.
Fino agli ultimi anni della sua vita, don Mazzi non ha mai smesso di guardare avanti. Nel giorno del suo novantatreesimo compleanno disse parole che oggi suonano come un testamento morale: “Vorrei che il sogno non si fermasse al recupero dei disperati, ma che si aprisse all’intera società. Dobbiamo andare nelle piazze non solo perché dobbiamo combattere le dipendenze, ma per dimostrare che gli uomini veri esistono ancora”.
Era questa la sua idea di educazione: non limitarsi a curare le ferite, ma prevenirle; non aspettare che il disagio esplodesse, ma costruire comunità capaci di accogliere, ascoltare e offrire speranza. Con la morte di don Antonio Mazzi se ne va uno degli educatori più importanti dell’Italia contemporanea. Ma a Cassino resta una delle sue opere più riuscite. Quella comunità nata tra diffidenze e pregiudizi nel 1990 è oggi una realtà riconosciuta e profondamente radicata nel territorio.
È forse questa la sua eredità più grande: aver dimostrato che la fiducia può vincere la paura, che l’educazione può cambiare una vita e che una città diventa migliore quando sceglie di tendere la mano invece di voltarsi dall’altra parte.
Intanto, da tutta Italia e dal territorio cassinate continuano ad arrivare messaggi di cordoglio per la scomparsa del fondatore di Exodus. “La scomparsa di don Antonio Mazzi lascia un vuoto incolmabile in tutta Italia e anche nelle nostre comunità locali, che negli anni hanno beneficiato del suo approccio rivoluzionario al recupero sociale e alla prevenzione del disagio giovanile. Don Mazzi ha rappresentato il volto più autentico della solidarietà, insegnandoci che nessuno va lasciato indietro e che ogni persona merita una seconda possibilità”, dichiara Gianluca Quadrini, consigliere provinciale di Frosinone e dirigente di Anci Lazio.
Al cordoglio si unisce anche l’Associazione “Franco Costanzo”, che negli anni ha collaborato con la Comunità Exodus di Cassino in numerosi progetti sociali. “Con profondo cordoglio apprendiamo della scomparsa di don Antonio Mazzi, uomo che ha dedicato la sua vita ad accogliere, educare e restituire speranza a migliaia di persone. Come associazione Franco Costanzo abbiamo avuto l’onore di collaborare in diversi progetti con la Comunità Exodus di Cassino, condividendo valori di solidarietà, inclusione e attenzione verso chi vive situazioni di fragilità. Oggi desideriamo ricordare Don Mazzi con gratitudine, consapevoli che il suo esempio continuerà a ispirare il lavoro di chi ogni giorno sceglie di mettersi al servizio degli altri. Alla famiglia Exodus, alla comunità di Cassino e a tutti coloro che gli hanno voluto bene rivolgiamo il nostro più sincero e sentito cordoglio. Il suo impegno resterà un’eredità preziosa per tutti noi”.
Anche le istituzioni regionali hanno voluto rendere omaggio al sacerdote veronese. «Con la scomparsa di don Antonio Mazzi perdiamo un sacerdote che ha saputo trasformare il Vangelo in un impegno concreto al servizio delle persone più fragili», afferma Simona Renata Baldassarre, assessore alla Cultura, alle Pari Opportunità, alle Politiche giovanili e della Famiglia della Regione Lazio. “Con la Fondazione Exodus ha restituito fiducia e futuro a migliaia di giovani, dimostrando che nessuno è definito dai propri errori e che ogni persona merita una possibilità di ricominciare. Il suo esempio continuerà a essere un riferimento per chi crede nel valore della solidarietà, della speranza e della dignità umana”.
Profondo il cordoglio espresso anche dal presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca. “La scomparsa di don Antonio Mazzi mi addolora profondamente. Se ne va un sacerdote capace di camminare accanto agli ultimi, di abbracciare le fragilità senza giudicarle e di riconoscere una speranza anche nelle esistenze più ferite. Con Exodus ha restituito una strada, una famiglia e una possibilità a migliaia di giovani. Ci ha insegnato che ogni vita vale, anche quando sembra spezzata, e che il dolore e la sofferenza non sono una condanna senza fine. “Non permettiamo che vinca il pessimismo”, diceva. Oggi queste parole diventano la sua eredità più preziosa”.
Su tutti chiosa Luigi Maccaro, responsabile della comunità Exodus di Cassino: “Ci hai insegnato che una comunità non esiste per sé stessa. Esiste per raggiungere chi è fuori. I ragazzi sono sempre stati il tuo primo pensiero. Da oggi dovranno essere ancora di più il nostro. Buona strada, don”.
La Fondazione Exodus ha comunicato che la camera ardente sarà allestita nella storica sede della comunità, Cascina Molino Torrette, all’interno del Parco Lambro di Milano, e resterà aperta sabato 1° agosto dalle 17 alle 20 e domenica 2 agosto dalle 9 alle 12 e dalle 17 alle 20.
I funerali saranno celebrati lunedì 3 agosto alle ore 15 nella Basilica di Sant’Ambrogio a Milano. Come ha spiegato la Fondazione, non sarà una cerimonia formale, ma una liturgia animata dai canti, dalla musica e dalle testimonianze dei ragazzi e degli educatori di Exodus provenienti da tutta Italia e dall’estero. La tumulazione avverrà successivamente in forma strettamente privata presso l’Abbazia di Maguzzano, in provincia di Brescia.
Per Cassino sarà anche il momento di salutare uno dei suoi cittadini onorari più illustri. Un uomo che arrivò in città tra diffidenze e pregiudizi, ma che riuscì a trasformare quella sfida in una delle esperienze educative e sociali più significative della storia del territorio, lasciando un’impronta destinata a rimanere ben oltre la sua vita.
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