Ceuta, oltre 20mila migranti invadono il confine


INVASIONE

Un confine che crolla in poche ore, una città che si dichiara al collasso e uno Stato costretto a mandare l’esercito contro i propri stessi cittadini in fuga da nessuna guerra dichiarata: è quanto sta accadendo a Ceuta, l’exclave spagnola in Africa, dove oltre 20mila persone hanno attraversato il valico dal Marocco in un’unica, devastante ondata.

Non è un’emergenza gestita male: è una versa invasione, la certificazione plastica che il sistema di controllo delle frontiere esterne dell’Unione Europea, a questo confine, semplicemente non esiste più. Le forze dell’ordine lo ammettono senza giri di parole, parlando apertamente di collasso. Il governo di Madrid corre ai ripari mobilitando l’esercito solo dopo che la breccia si è già aperta, ma il problema non è logistico: è politico, ed è una resa.

Fino a quando l’Europa continuerà a subire in emergenza, ciò che da anni si rifiuta di governare con regole certe, controlli reali e rimpatri effettivi?

Il confine sfondato: oltre 20mila persone in poche ore

Secondo quanto riportano i quotidiani spagnoli El Pais ed El Mundo, ieri migliaia di persone hanno varcato il confine, con El Mundo che parla di oltre 20mila migranti. Molti hanno raggiunto il territorio spagnolo a nuoto, sfidando le acque che negli ultimi mesi sono già state teatro di numerose tragedie. La Guardia Civil e i servizi di emergenza, completamente sopraffatti dai numeri, sono riusciti a intervenire solo per soccorrere i feriti. Il centro di accoglienza cittadino è saturo e non è in grado di gestire un afflusso di queste proporzioni.

Gli agenti della Polizia Nazionale e della Guardia Civil di stanza a Ceuta hanno lanciato un appello diretto: “Siamo sopraffatti, siamo sull’orlo del collasso”. Una situazione che, come sottolinea El Pais, riporta alla memoria la crisi del 2021, quando circa 5.000 persone attraversarono il confine in meno di 24 ore, mettendo a dura prova la tenuta delle relazioni tra Madrid e Rabat.

L’esercito rinforza i controlli

Le unità incaricate del controllo delle frontiere a Ceuta hanno recuperato dal mare i corpi senza vita di dieci persone nelle ultime 24 ore, portando a 38 il numero degli stranieri trovati morti quest’anno nelle acque della zona, nel tentativo di attraversare a nuoto la frontiera con il Marocco.

Di fronte all’emergenza, il governo spagnolo ha annunciato l’invio di reparti militari a supporto della Guardia Civil. Un comunicato del ministero dell’Interno spiega che “le forze armate rafforzeranno la Guardia Civil nell’esercizio dei suoi poteri e di qualsiasi altra misura necessaria per mantenere la sicurezza nella città di Ceuta”. I primi reparti sono già operativi sul territorio, con mezzi speciali impiegati per il monitoraggio dell’area.

Nonostante la gravità della situazione, l’esecutivo non intende dichiarare lo stato di emergenza nazionale. Fonti del ministero dell’Interno, citate dall’emittente Rtve, chiariscono che la normativa sulla protezione civile non contempla i flussi migratori come rischio rientrante nel Sistema Nazionale di Protezione Civile, escludendo quindi piani straordinari su base legale.

Sanchez a Ceuta, la piazza in rivolta

“Il governo è totalmente impegnato a fornire una risposta immediata alla situazione a Ceuta. Stiamo mobilitando tutte le risorse necessarie, lavorando con le autorità marocchine e internazionali, e preparando le misure necessarie per ripristinare la normalità il prima possibile. È il momento di costruire soluzioni, con responsabilità e cooperazione”

– Il premier Pedro Sanchez su X

Sul territorio, intanto, la tensione sociale è esplosa. Centinaia di cittadini si sono riuniti in Plaza de los Reyes, davanti alla sede del governo locale, per protestare contro la gestione della crisi. Tra gli slogan più ripetuti, richieste di dimissioni rivolte al governo centrale e al delegato del Governo a Ceuta, Miguel Ángel Pérez Triano. I manifestanti hanno affrontato più volte gli agenti della Polizia Nazionale presenti in zona, chiedendone il dispiegamento diretto al confine per rafforzare i controlli d’accesso alla città. Al momento della partenza del presidente della Città Autonoma, Juan Vivas, la piazza lo ha accolto con insulti e fischi.

Lo scontro politico: da Feijoo ad Abascal

La vicenda si è immediatamente trasformata in terreno di scontro politico interno. Il leader del Partito Popolare, Alberto Nunez Feijoo, ha dichiarato: “La situazione a Ceuta è disperata. Il Governo non può girarsi dall’altra parte rispetto ai suoi obblighi perché ci troviamo di fronte a una crisi di sicurezza nazionale”, esprimendo solidarietà al sindaco Juan Vivas Lara.

Toni ben più duri sono arrivati da Santiago Abascal, leader di Vox, che ha parlato apertamente di “invasione”, sostenendo che si tratti di “uomini in età militare chiamati dal governo corrotto di Sanchez”.

L’Italia minaccia lo stop a Schengen

La crisi ha varcato rapidamente i confini spagnoli, arrivando dritta sul tavolo del governo italiano. La premier Giorgia Meloni ha scritto sui social:

“Mi sono confrontata con il Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. L’Italia non resterà a guardare. Stiamo convocando gli organismi preposti, e all’esito di queste riunioni siamo pronti a intervenire anche con strumenti straordinari per difendere i confini e la sicurezza dei cittadini, come la sospensione dello spazio Schengen con la Spagna”

– la premier Giorgia Meloni

Sulla stessa linea il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani: “Sono favorevole alla chiusura dello spazio Schengen con la Spagna […]. Le immagini che arrivano da Ceuta dimostrano come la scelta del Governo di Madrid di dare la cittadinanza spagnola, quindi europea, ad oltre 500mila immigrati irregolari sia profondamente sbagliata e incentivi il traffico di esseri umani”. Netto anche il commento del ministro dei Trasporti Matteo Salvini: “Ho affrontato anni di processo, rischiando sei anni di carcere, per aver protetto i confini del mio Paese. Sánchez no. Sospendere Schengen. Difendere i confini”.

Musk: “È un’invasione, la Spagna sarà distrutta”

Alla polemica politica si è aggiunta anche la voce di Elon Musk. Il magnate, da sempre critico nei confronti delle politiche migratorie europee, ha paragonato le immagini diffuse sui social a una scena del film “World War Z”, scrivendo su X: “La situazione è folle, sembra World War Z”. Rilanciando i video che documentano l’ingresso di migliaia di persone dal Marocco, Musk ha aggiunto: “Sono tutti uomini in età di leva militare, significa che è un’invasione. Svegliatevi prima che sia troppo tardi”.

Non si è fermato alla lettura della crisi in chiave securitaria. Musk ha infatti previsto pesanti ripercussioni sui conti pubblici spagnoli: “L’intero bilancio della Spagna verrà distrutto dai migranti illegali. È matematica elementare: se la Spagna offre ai migranti un sostegno gratis superiore al 90% del tenore di vita della Terra, crea un meccanismo forzato affinché il 90% della Terra si trasferisca in Spagna, circa 7 miliardi di persone!”.

Bruxelles: “Situazione monitorata da vicino”

Dalla Commissione Europea arriva una posizione più cauta. Una portavoce dell’esecutivo comunitario ha fatto sapere che Bruxelles è “a conoscenza degli ultimi sviluppi a Ceuta” e sta seguendo da vicino l’evolversi della situazione”, ribadendo che la lotta all’immigrazione clandestina e la tutela delle frontiere esterne restano priorità assolute. La Commissione si dice pronta a offrire ulteriore sostegno alla Spagna, anche tramite Frontex, mentre il commissario Magnus Brunner è in contatto diretto con il ministro dell’Interno spagnolo Fernando Grande-Marlaska.

Bruxelles ha inoltre accolto con favore la stretta collaborazione tra Marocco e Spagna per contrastare i flussi e garantire il rimpatrio di chi è entrato illegalmente a Ceuta, definendo Rabat un “partner chiave e affidabile” nella gestione della migrazione.

Quello che si è consumato a Ceuta in poche ore non è un episodio da archiviare come emergenza passeggera, ma la prova che il sistema di controllo delle frontiere esterne europee non regge più agli ingressi di massa organizzati e ripetuti

Un confine attraversato da decine di migliaia di persone in un solo giorno, corpi recuperati in mare, forze dell’ordine che ammettono pubblicamente di essere sopraffatte: sono fatti che raccontano una gestione arrivata, ancora una volta, in affanno rispetto agli eventi. Le rassicurazioni di circostanza non bastano più: servono regole certe, controlli reali alle frontiere esterne e una strategia comune europea, perché lasciare che flussi di questa portata dettino l’agenda a Madrid e, di riflesso, a tutta l’Unione, significa rinunciare in partenza a governare il fenomeno invece di subirlo.


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 Redazione ilModeratore

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