di Carmen Corrado*
Leggendo le ultime esternazioni del capo di gabinetto del sindaco Enzo Romeo, la prima domanda che sorge spontanea è semplice: ma di quale città sta parlando?
Nel suo intervento definisce i cittadini vittime di un “delirio di autodistruzione”, li accusa di essere polemici, livorosi e incapaci di “volersi bene”. Arriva persino a vestire i panni dello “straniero in patria” che deve spiegare ai vibonesi come si ama la propria terra. Ma la realtà è un’altra: confondere la critica legittima con il livore è il tipico rifugio di chi non sa come giustificare la propria inefficienza.
I cittadini non protestano per il gusto di distruggere, ma perché vivono la realtà tutti i giorni, non i comunicati stampa della segreteria del sindaco. E se si analizza punto per punto la narrazione trionfalistica diffusa dal Palazzo, il castello di carte crolla inesorabilmente.
Un mandato che pesa sulle casse pubbliche: qual è il bilancio reale?
Il sindaco Romeo ha voluto fortemente al proprio fianco questa figura, impegnando risorse pubbliche per il suo stipendio: soldi della collettività che si sarebbero potuti impiegare per servizi essenziali e interventi concreti sul territorio.
Oggi, dopo due anni di mandato, è arrivato il momento di chiedere un resoconto formale e trasparente: cosa ha prodotto concretamente l’ufficio di gabinetto in tutto questo tempo, oltre a scrivere post celebrativi su Facebook?
Forse il Sindaco non ne è nemmeno a conoscenza, ma è bene ricordargli un episodio emblematico della gestione di questo ufficio: una segretaria originariamente staccata e destinata al supporto delle commissioni consiliari — organo fondamentale di democratico funzionamento dell’ente — è stata abilmente “assorbita” dallo stesso capo di gabinetto. Una centralizzazione di personale e risorse a vantaggio della propaganda, a discapito del lavoro effettivo per il Comune e per i consiglieri.
Il collasso della macchina comunale: fuga di personale e uffici paralizzati
Mentre il capo di gabinetto si felicita per la gestione del personale, la realtà all’interno di Palazzo Luigi Razza è drammatica e merita una riflessione profonda. Caro Sindaco Romeo, si è mai interrogato su cosa stia davvero succedendo nei Suoi uffici?
L’amministrazione Limardo, pur tra mille difficoltà, era riuscita ad assumere circa 50 figure a supporto di tutti i settori del Comune, pur lasciando gli stessi dirigenti. Oggi, dopo due anni di amministrazione Romeo, a fronte di appena 10 figure assunte, assistiamo a un blocco totale: gli sforzi fatti in passato hanno subito una brusca battuta d’arresto ed è in atto una vera e propria fuga del personale.
A livello istituzionale ed esecutivo tutto funziona male. Gli uffici stanno vivendo una fase di profonda stasi e molti di essi stanno rimanendo drammaticamente scoperti: settori vitali come l’ufficio turismo, il servizio notifiche e il comparto della depurazione sono lasciati al proprio destino o privi delle risorse umane necessarie per garantire servizi essenziali. Quando la macchina amministrativa perde i propri pezzi e i dipendenti scappano, la responsabilità non è della burocrazia: è della guida politica.
La favola dei “tempi record” e il vincolo PNRR
In questo quadro di stasi generale, dal Palazzo si declamano con enfasi “ritmi eccellenti” e cantieri chiusi a “tempo record”. È bene però spiegare come stanno davvero le cose: quando si parla di opere pubbliche e fondi PNRR, i tempi non sono una concessione della Giunta Romeo, ma un obbligo vincolante di legge.
I dirigenti e i RUP (Responsabili Unici del Progetto) sono sottoposti a cronoprogrammi europei e nazionali rigidissimi. Se non rispettano quei tempi tecnici, il Comune rischia sanzioni, penali e persino la perdita dei finanziamenti, con conseguente danno erariale. Rispettare le scadenze è il minimo sindacabile per un burocrate, non un miracolo di efficienza politica da appuntarsi al petto come una medaglia.
La realtà quotidiana: manutenzioni e servizi
Mentre la giunta celebra l’ordinario come fosse straordinario, chi vive a Vibo centro e nelle frazioni affronta ogni giorno la solita via crucis: strade ridotte a colabrodo, buche pericolose, illuminazione pubblica a macchia di leopardo e perdite idriche continue che disperdono preziosa acqua potabile.
Chiamare “successi” quella che dovrebbe essere normale gestione del territorio — spesso peraltro tardiva o assente — non è narrazione: è pura finzione. Garantire strade sicure, acqua nei rubinetti e decoro urbano non è un favore che la giunta fa ai cittadini, è un dovere elementare. E finora, questo dovere è stato ampiamente disatteso.
Volevo ricordare il Parco della Biodiversità, opera della precedente Amministrazione, oggi chiuso perché non si sono prontamente attivati a sistemare le opere necessarie, così come tutti gli altri parchi. Abbandonati.
Fumo negli occhi e i “protocolli fantasma” con le Università
Lo stesso schema si ripete sui grandi temi irrisolti della città: dai depositi costieri alla sanità, dai trasporti alle opere ancora incompiute. Un esempio lampante è il sbandierato “Polo di Alta Formazione” con le università.
Da oltre due mesi, insieme alla consigliera Petracca, chiediamo ufficialmente e carte alla mano alla Presidente della Commissione Cultura di capire cosa contengano davvero questi protocolli d’intesa stipulati con atenei e dipartimenti. Ad oggi non ci è stato dato assolutamente nulla!
Come si fa a parlare di “svolta storica” e di programmazione incisiva quando si nascondono le carte persino ai consiglieri comunali? Se si tratta di vera sostanza e non dell’ennesimo spot ad uso e consumo dei social, perché non mostrare i documenti?
Volere bene a Vibo significa pretendere la verità
Il capo di gabinetto chiude la sua esternazione chiedendosi se debba essere uno “straniero” a insegnarci a volere bene a Vibo Valentia. La risposta è no.
Volere bene a Vibo Valentia significa pretendere la verità. Significa esigere che le opere vengano realizzate nei tempi e nei modi giusti, che la macchina comunale funzioni, che i servizi essenziali non rimangano sguarniti e che chi governa renda conto dei fatti e dei costi, non delle favole. Volersi bene non significa applaudire a comando davanti a un post di propaganda, ma rifiutare la mediocrità dipinta come eccellenza.
La giunta Romeo e il suo gabinetto inizino a lavorare sui problemi reali delle persone e sulla grave stasi degli uffici comunali, invece di fare la morale a chi vive sulla propria pelle i disservizi della città. Vibo Valentia non ha bisogno di maestri di vita da stipendio pubblico, ha bisogno di un’amministrazione che funzioni.
*consigliera comunale di Forza Italia
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
Redazione
Source link





