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Radio radicale, rivoluzione in corso, l’appuntamento settimanale con il professore, Renato Brunetta, economista e presidente del CNEL bentornato professore buongiorno a tutti, eccoci qua.
Allora parliamo di economia e finanza, ieri la maggioranza del Parlamento Camera e Senato ha approvato la richiesta all’Europa di attivare una clausola di salvaguardia nazionale, professore di cosa si tratta, B è una richiesta da parte del Parlamento di impegnare il governo a chiedere all’Unione europea appunto l’attivazione della clausola di salvaguardia in deroga ma prevista al patto di stabilità al nuovo Patto di stabilità questo significa sostanzialmente,
Avere più flessibilità espansiva nei conti pubblici per raggiungere due obiettivi sicurezza e energia, cioè poter spendere di più per poter fare investimenti in sicurezza legati a lato, legati agli impegni che abbiamo preso in sede in sede europea e in termini di energia vale a dire contrastare il caro carburanti caro benzina ma anche a fare i necessari investimenti per una maggiore sicurezza torniamo sulla sicurezza di approvvigionamento da parte del nostro Paese, della de dell’Italia, nei confronti di quello che sta succedendo a livello geopolitico, a volte Hormuz che non
Non sta finendo per le crisi dei distretti e crisi e in Oriente, per cui questo significa che il Paese sarà dotato di maggiori strumenti economici e finanziari, derogando ai vincoli del Patto di stabilità, che però non è così stupido perché prevedeva questa clausola di salvaguardia per cui bene ha fatto il governo ve ne ha fatto il Parlamento.
A mettere in cantiere questa clausola di salvaguardia, che per il 27 e 28 per i prossimi due anni consentirà all’Italia di avviene circa 35 miliardi, 21 22 miliardi per la difesa e 14 miliardi per l’energia, per rispondere alle crisi potenziali che si dovessero realizzare e collocare in questi due ambiti però teniamo conto che 21 22 più 14 fa 35 vuol dire 35,
Miliardi di flessibilità in più che impatteranno sulla crescita, ovviamente in senso positivo, quindi più sicurezza, più flessibilità.
Controllo dei costi per quanto riguarda l’energia, ma controllo anche per gli investimenti e sicurezza sono 35 milioni
Tardi.
Che impatteranno sulla crescita, e quindi questo vuol dire un bilancio espansivo, espansivo, in deroga al Patto di stabilità e quindi in controtendenza rispetto a quanto prevede il patto di stabilità.
E questo come dire e dare al patto di stabilità un po’di intelligenza in più, perché sennò il Patto di stabilità sarebbe stato prociclico benedire problemi, vincoli, ancor più problemi, noi vediamo problemi deroga, soluzione dei problemi, questa è la controtendenza di essere anticiclico quindi questa è una clausola anti ciclica per sopperire,
Alla banalità della prociclicità, del nuovo Patto di stabilità spero di essermi espresso correttamente in maniera comprensibile questo è il primo punto ed è un punto positivo bene, governo ben Parlamento congresso, si tratterà di utilizzare al meglio, attraverso delle prossime leggi di bilancio, questa possibilità.
Di maggiore flessibilità e di risposta alle crisi o di risposta alle esigenze di sicurezza, quindi con i necessari investimenti, quindi non certamente solo consumi anzi, auspicabilmente solo tanti investimenti per sicurezza energetica e sicurezza zero strategica, questo è il primo punto.
Non è questo però il solo punto di questi ultimi giorni, perché abbiamo assistito alla crisi del CELTA, abbiamo assistito alla crisi migratoria e abbiamo assistito ancora una volta
A una riflessione non sempre costruttiva sul tema migrazioni, allora varrebbe la pena fare un po’il punto anche di tipo teorico.
Le migrazioni sono fisiologia per i Paesi, per i continenti, per risolvere quello per l’umanità, l’umanità.
È sempre stata legata a un fenomeno di mobilità che chiamiamo migrazioni, si emigra per ragioni climatiche, si emigra per ragioni economiche, si emigra per ragioni di politiche e geopolitiche, c’è
Ci si muove, si cambia, perché gli umani vogliono vivere bene ed essere felici e quindi giustamente si muovono, emigrano da quando ci sono gli Stati nazione, ovviamente gli Stati nazioni hanno le frontiere e quindi migrare vuol dire anche attraversare le frontiere, questo attraversamento può avvenire in maniera pacifica e in maniera non pacifica pensiamo,
Ah, alle invasioni barbariche che hanno afflitto e il nostro Paese o la nostra penisola meglio chiamarla così.
Tutti gli anni del post Impero del posto Impero romano e questo erano migrazioni economiche, immigrazioni geopolitiche in parte climatiche perché venivano dai paesi freddi verso i Paesi campi oggi come oggi per le immigrazioni hanno tante motivazioni, ma c’è tanta intelligenza anche nei paesi.
Avanzati per cui queste migrazioni dovrebbero essere considerate un fatto assolutamente fisiologico e positivo, purché a una sola condizione, purché gestite e controllate e non subite, allora da questo punto di vista ci assiste l’economia, le migrazioni si dividono in due grandi catene.
Le immigrazioni da domanda e le immigrazioni da offerte, le immigrazioni della domanda sono quelli che vengono attratte dai paesi, come dire i ricchi o scelti come destinazione dei flussi migratori, perché?
Quei Paesi, cioè i paesi di destinazione dei flussi dei migranti, hanno bisogno di forza lavoro, hanno bisogno di capitale umano per la loro crescita, quindi i Paesi ricchi, i Paesi che crescono i Paesi più avanzati, che sono i vari Paesi e nella storia dell’umanità pensiamo nel 900 il Nord America, Sud America pensiamo ma anche il Nord Europa e pensiamo i tempi più recenti l’Europa stessa che è destinazione soprattutto di flussi,
Africani e nordafricani, ma non solo, ma anche asiatici.
I paesi.
Di destinazione, di solito attraggono flussi per il loro sviluppo, per la loro crescita, questo è un fatto positivo.
Questa è la migrazione da domanda, primo giudizio, se la migrazione della domanda.
è da considerarsi positivamente, però, con molte virgolette, perché cosa vuol dire questo che vuol dire che i Paesi poveri si svuotano, i paesi ricchi si riempiono, i Paesi ricchi diventano più ricchi e i paesi poveri e come dire, rimangono poveri o diventano ancora più poveri, quindi le immigrazioni da domanda sono buone, turche facciano parte di un disegno strategico in cui i Paesi ricchi, ovviamente assorbono flussi immigratori che servono al loro sviluppo ma che nel contempo i Paesi ricchi cerchino di portare investimenti tecnologia,
Regole e condizioni di vita
Democrazia, diremmo noi nei paesi di origine per far sì che questi paesi di origine abbiano un qualche vantaggio da questi flussi migratori, che di solito poi portano.
Dei vantaggi con le rimesse dei migranti che lavorano nei Paesi ricchi mandano soldi ai Paesi di origine, che sono poveri, quindi una gestione fondamentale anche nelle migrazioni, da domanda che normalmente vengono considerati migrazioni buone perché dalla povertà si va verso il benessere e alla fine i Paesi ricchi in qualche maniera rispondono positivamente ai Paesi poveri.
Cosa diversa invece per le migrazioni da offerta, l’immigrazione da offerta, si possono anche chiamare immigrazioni da disperazione, e cioè i Paesi poveri, disperati disperati per ragioni climatiche disperati per ragioni geopolitiche disperati per povertà, vedono i loro figli.
I loro figli migliori, scappare, scappare dove dappertutto, senza domanda, cioè non vanno laddove pensano di trovare un lavoro o di trovare un percorso di vita, di trovare una costruzione del loro futuro, ma vanno dappertutto pur di non restare nei paesi di origine e le migrazioni da offerta sono le peggiori maledire perché non fanno bene certamente i paesi di origine.
Che svuotano i paesi di origine, ma non fanno bene neanche i paesi di destinazione, perché i Paesi dello stesso non si vedono
Come dire arrivare flussi di disperati che non sanno dove mettere normalmente e migrazioni da domande dichiarazioni da offerta non sono così nette e come nella teoria, ma si confondono, si mescolano per cui alla fine, se non c’è governo, se non c’è responsabilità, se non c’è umanità, se non c’è intelligenza tutto si confonde si chiamano tutte immigrazione, nessuno va a distinguere se sono tra domanda ed offerta e il risultato qual è che nei periodi di maggior controllo come dire le opinioni pubbliche in qualche maniera dei Paesi ricchi,
Accettano questo caos, che però vedono essere un caos produttivo nei periodi invece di confusione, ma di non controllo, le opinioni pubbliche dicono di no, dicono di no, perché è l’emigrazione, producono squilibri, caos, magari spiazzamento del mercato del lavoro interno rispetto rispetto ai flussi migratori qual è la lezione che dobbiamo trarre da questo piccolo impianto teorico che ho fatto che le migrazioni vanno governate? Le migrazioni vanno governate nell’interesse tanto dei paesi di destinazione quanto dei paesi d’origine. Fuori da questo parallelismo, non c’è possibilità di controllo,
Perché solo se c’è win-win vincono i paesi di destinazione che danno buoni posti di lavoro, buoni salari, buone opportunità di costruirsi un percorso di vita ai migranti, ma vincono anche i paesi di origine che traggono da questi flussi regolari e regolati anche elementi di sviluppo perché sarà bene i paesi di destinazione investano.
Parallelamente ai flussi investano risorse e tecnologia.
Democrazia nei Paesi di origine in maniera tale che ci sia un equilibrio, un fatto che vincano perché acquisiscono capitale umano, i paesi di destinazione, ma vincano anche i paesi di origine che vedono aumentare gli investimenti, la tecnologia, le regole della democrazia e magari anche i ritorni vedano tornare dai Paesi ricchi, i loro figli, milioni che hanno fatto esperienza tornino nei paesi di origine, allora ci sarà e ci sarebbe un rapporto Wind vincono, gli uni vincono gli altri. Purtroppo questo stato di cose non è mai avvenuto o quasi mai, avvenuto nella storia.
Dell’umanità, perché è sempre stato elemento cui vibrante il fenomeno migratorio. Adesso però, con le nostre tecnologie, la nostra sensibilità, i nostri rapporti complessi dei paesi, adesso questo equilibrio, questo win-win si impone o le migrazioni sono elemento di vittoria, di miglioramento, di di miglioramento del capitale umano, delle condizioni di vita, della speranza nella speranza di costruirsi un futuro tanto per i paesi di origine e quanto più i paesi di destinazione oppure e il risultato sarà la negazione sarà il conflitto usare,
Le immigrazioni come arma di condizionamento, i poveri usano gli Stati poveri, usano le immigrazioni come Waterloo Station, come arma di condizionamento dei paesi ricchi e naturalmente i Paesi ricchi non stanno a guardare, quindi reagiscono nel peggiore dei modi, respingendo questi flussi migratori respingendo anche le possibilità di incrementare il loro capitale umano perché a questo punto un continente europeo che ha una democrazia molto, molto, molto fragile, molto molto in crisi, si vede respingere questi flussi anche contro i suoi stessi interessi, perché un continente come quello europeo a democrazia ormai,
Calante, strutturalmente fragile, non abbiamo più giovani, non abbiamo più giovani generazioni, sì, come dire, consacra al declino, perché se non hai i giovani e Chicco sacri al declino e respingendo e le opinioni pubbliche si impauriscono, dicono di no, allora questa stupidità,
Nella gestione migratoria deve essere risolta l’Europa non ha dato grandi esempi da questo punto di vista, a parte il periodo post bellico della Seconda guerra mondiale, a parte in quel periodo d’oro come dire i diritti di asilo, che però esserlo quasi sempre rivolti alla al,
Come devono dare un messaggio alla cortina di ferro, cioè chi era al di là della cortina di ferro, per Dino De Vita da noi, perché il vostro modello è sbagliato, venite da noi perché ti diamo asilo, a parte questo che era ovviamente storicamente molto connotato da allora in poi non c’è stata intelligenza giostre,
Strategica e geopolitica e geoculturale geo economica nella gestione delle indicazioni, adesso sembra che le cose stiano cambiando, anche in ragione del fatto che l’Europa deve fare.
Da sola.
O deve tendenzialmente fare da sola per quanto riguarda la sua crescita, il suo sviluppo, la sua sicurezza, la sua tecnologia, la sua gestione delle sue risorse, a questo punto, l’Europa deve fare i conti anche con le imitazioni, avendo un atteggiamento costruttivo, positivo e cioè tutte le migrazioni, la domanda che serve. L’Europa deve essere in funzione della crescita e dello sviluppo e del riequilibrio con i paesi di origine. Pensiamo all’Africa. Dirò due numeri belli l’Italia con il Piano Mattei, ma un Piano Mattei non basta, ce ne vorrebbero 27 piani Mattei, anzi, dirò di più 28 ci vorrebbero cioè tanti piani Mattei quanti sono i paesi dell’Unione Europea, ciascuno, ovviamente con la sua specializzazione, con la sua flessibilità, e il ventottesimo dovrà essere
Il Piano Mattei dell’Europa intera, strategicamente in terra, nei confronti dell’Africa, ma non solo dell’Africa, ma anche nei confronti per le altre zone, origine dei flussi. Solo così l’Europa avrebbe il diritto di avere una capacità di attrazione e selezione dei flussi migratori in un’ottica di cooperazione in una ottica di riequilibrio. Questa sarà un’Europa forte d’Europa che con gli ultimi accordi si sta profilando anche in ragione, poi degli investimenti che l’Europa dovrà fare sulla sua sicurezza e torniamo sempre sugli stessi argomenti, sulle sue investimenti nelle nuove tecnologie, perché noi non possiamo avere circa 300 miliardi l’angolo di risparmio che vanno a comprare il debito americano e cioè che vanno a finanziare il debito americano e non abbiamo risorse per finanziare start-up, per finanziare gli investimenti, investimenti pubblici, investimenti privati nella nostra vecchia Europa. Solo così la nostra vecchia Europa sarà in grado di attrarre le migliori energie, ma anche dagli Stati Uniti, ma anche dal dagli altri Paesi del mondo.
Che vengano a lavorare e a studiare e a lavorare a produrre in Europa che con 300 miliardi di euro l’anno.
Riesce a dotarsi delle migliori tecnologie e delle migliori infrastrutture. Tutto si chiede, da questo punto di vista, un’Europa forte, un’Europa culla di civiltà, un’Europa che ha il meglio della storia di capitale umano dell’umanità. Pensiamo alle nostre università, le nostre regole, alle nostre tecnologie, pensiamo alla nostra democrazia, che è ormai un punto di riferimento globale nei confronti del mondo, dopo quello che è successo sta succedendo. Diopoldo è ancora per poco. Negli Stati Uniti pensiamo al Sudamerica, pensiamo all’Asia, qui siamo alla russa che siamo all’Africa. Certamente l’Europa è una fonte di luce, è una fonte di democrazia, è una fonte di potenziale benessere, ma proprio per questo l’Europa ha questo dovere, il dovere di essere un punto di riferimento anche regolativo, anche e soprattutto sull’educazione
Anche e soprattutto sugli investimenti nei Paesi di origine e ripeto, la logica del Piano Mattei e Mattei, se l’aveva questo Enrico che aveva questo all’origine, cioè della parità che quando si andava a cercare petrolio a cercare energia il dividendo doveva essere paritario tra chi faceva gli investimenti e tra chi era titolare di quei beni energetici questo era Enrico Mattei ebbene hanno fatto venne fatto Giorgia Meloni a chiamare il Piano Mattei con il nome di chi è la il simbolo di questa parità, ora la parità, l’equilibrio di uiguri. Questa deve essere la chiave
E questo anche l’elemento che rasserena delle opinioni pubbliche, perché quando tu fai un investimento paritarie dice ai giovani, venite pure a studiare da noi rimanete, se volete, da noi sono tornati nei paesi di origine, noi nel frattempo facciamo investimenti infrastrutturali, tecnologici, energetici, investimenti democratici nei paesi di origine e bel gioco a quel punto apparirà a tutti come un gioco equilibrato paritarie in nome di Mattei, in nome dell’antica cultura democratica europea. Allora io vedo la flessibilità nei conti, la flessibilità nella crescita, la flessibilità per fare investimenti in sicurezza, investimenti energetici anche come un elemento
Che consente di avere un atteggiamento costruttivo, lungimirante nei confronti del del fenomeno migratorio che, ripeto, è ineludibile per un continente vecchio come l’Europa dove mancano i giovani, dove mancano le energie, allora perché non mettere tutto insieme, appunto, in un percorso qui qui vinciamo, noi vincono loro vincolo oro, vinciamo noi e vince l’Europa come modello per il resto del mondo. Professore, abbiamo finito il nostro tempo, chiudiamo qui, quindi la questa puntata di rivoluzione è in corso. La ringrazio per essere stata con noi grazie a voi, grazie per avermi ascoltato.
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