Caporalato e traffico di migranti nella Piana di Sibari, venti fermi


Venti persone sono state fermate nell’ambito di un’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro su due associazioni per delinquere che avrebbero operato nella Piana di Sibari, nel Cosentino, fra sfruttamento dei braccianti agricoli e traffico di migranti. Il decreto di fermo, eseguito dai carabinieri del Comando per la tutela del lavoro nelle province di Cosenza, Napoli, Bologna, Sassari e Mantova, riguarda venti cittadini stranieri – 18 pakistani, un indiano e un cittadino del Bangladesh – gravemente indiziati, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata al caporalato, riduzione in schiavitù, estorsione e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

Tre euro l’ora e alloggi fatiscenti

Secondo la ricostruzione della procura, il primo sodalizio avrebbe esercitato un controllo monopolistico sulla manodopera agricola dell’area. I braccianti, in gran parte giovani di origine pakistana e subsahariana in condizioni di indigenza, sarebbero stati costretti a vivere fino a venti per alloggio in immobili degradati, privi di riscaldamento, luce e gas, con trattenute forzose di 50-60 euro al mese sui salari e altri 5 euro al giorno per il trasporto nei campi, dove venivano condotti stipati in auto e furgoni, anche nei bagagliai. I turni sarebbero stati di 8-10 ore continuative, senza riposo settimanale né tutele, a fronte di tariffe di circa 40 euro corrisposte dagli imprenditori ai caporali. Per impedire ogni via di fuga, l’organizzazione avrebbe trattenuto parte delle spettanze, minacciando gli sfruttati di cacciarli di casa, di aggredirli o di far perdere loro il permesso di soggiorno.

La paga cambiava in base all’origine

Dalle indagini emerge anche una discriminazione salariale sistematica a parità di mansioni: ai braccianti di origine subsahariana sarebbero stati corrisposti 23-27 euro al giorno, pari a circa 2,70-3 euro l’ora, a quelli di origine pakistana e afghana fra i 30 e i 35 euro, circa 3,30-4 euro l’ora. Una scelta che, secondo l’accusa, serviva a consolidare l’omertà fra i connazionali e a tenere gli altri sotto ricatto. Dalle intercettazioni emergono episodi in cui i lavoratori chiedevano al proprio caporale dieci euro per comprare da mangiare.

Il commercio dei visti e l’ombra della ‘ndrangheta

La seconda associazione, promossa e composta secondo l’accusa da cittadini italiani, avrebbe aggirato su scala industriale le procedure dei decreti flussi grazie alla connivenza di commercialisti e di operatori di Caf e patronati in Calabria e Basilicata, che avrebbero inoltrato migliaia di istanze di assunzione fittizie nei click day per conto di ditte prive di terreni, dipendenti e fatturati, con bilanci gonfiati grazie a false fatture di acquisto e vendita. Per ogni pratica sarebbero stati chiesti ai migranti fra i 6.500 e i 10 mila euro. Una volta arrivati in Italia, privi di un impiego reale e gravati dai debiti, sarebbero finiti nei campi. Alcune delle aziende agricole utilizzate, sostengono gli inquirenti, erano intestate a prestanome ma gestite per conto di cosche di ‘ndrangheta della Sibaritide: chi protestava sarebbe stato zittito con minacce di morte.

L’indagine nata da una denuncia del 2020

L’inchiesta era partita nel 2020 da una vicenda paradossale: due caporali, oggi indagati, si presentarono dai carabinieri per denunciare il danneggiamento degli pneumatici delle proprie auto, indicando come sospetti tre giovani braccianti africani che lavoravano per loro. I tre, invece di subire l’intimidazione, si presentarono a loro volta in caserma con una dettagliata contro-denuncia: il taglio degli pneumatici, raccontarono, era l’epilogo di dissidi nati dalle loro richieste di regolarizzazione contrattuale e dal mancato pagamento di mesi di lavoro. Su quelle dichiarazioni, ritenute coerenti, il Reparto operativo del Comando carabinieri per la tutela del lavoro di Roma avviò le indagini.

Le vittime messe in protezione

I carabinieri hanno lavorato con l’Organizzazione internazionale per le migrazioni e con l’associazione Comunità Progetto Sud, parte della rete antitratta. Numerosi braccianti rintracciati sul territorio sono stati sottratti alla disponibilità dell’organizzazione, inseriti in programmi di assistenza alloggiativa e avviati ai percorsi di tutela umanitaria e regolarizzazione previsti dalla legge. Le loro denunce-querele, raccolte dopo averli rassicurati sul rischio di ritorsioni ed espulsioni, sono uno dei pilastri dell’impianto accusatorio.

I «libri neri» e le telecamere nascoste

Nel corso delle indagini sono stati sequestrati i cosiddetti «libri neri» della contabilità occulta, sui quali i caporali avrebbero annotato le ore effettuate dai lavoratori e le somme trattenute, insieme a telefoni cellulari e supporti informatici destinati alla copia forense. Gli investigatori hanno utilizzato intercettazioni telefoniche e ambientali, localizzatori satellitari sui veicoli e telecamere nascoste nei punti di raccolta dei braccianti, documentando ogni giorno il carico dei lavoratori sui furgoni. Decisivi, secondo la procura, gli accessi ispettivi del Nucleo ispettorato del lavoro di Cosenza direttamente nei campi durante la raccolta di agrumi e olive, che hanno permesso di identificare decine di lavoratori in nero e di riscontrare l’assenza di dispositivi di protezione.

Il fermo, disposto per il pericolo di fuga, ha riguardato quelli che secondo l’accusa sono i capi, gli organizzatori e i principali intermediari dei due sodalizi, ora reclusi in diversi istituti penitenziari; sono state eseguite anche perquisizioni personali e locali. Nel definire il commercio dei visti, gli stessi indagati parlavano nelle intercettazioni della «gallina dalle uova d’oro». Per aggirare i limiti numerici imposti alle domande, secondo gli inquirenti, i membri del secondo gruppo avrebbero anche utilizzato abusivamente l’identità digitale Spid e le credenziali telematiche di ignari cittadini stranieri già regolarizzati.

La procura precisa che il provvedimento si inserisce nella fase delle indagini preliminari e che tutti gli indagati devono considerarsi presunti innocenti fino a sentenza definitiva. Sono al vaglio le posizioni di altri indagati.

Occhiuto: “Lotta allo sfruttamento è battaglia di civiltà”

“Il contrasto al caporalato e allo sfruttamento del lavoro passa anche attraverso importanti operazioni come quella condotta nella Piana di Sibari, alla quale hanno lavorato con grande efficacia la Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro e l’Arma dei carabinieri. Il lavoro del Comando carabinieri per la Tutela del Lavoro e dei reparti territoriali ha permesso di assestare un colpo durissimo a un sistema criminale fondato sullo sfruttamento. Le condotte emerse dall’indagine, che spaziano dalla riduzione in schiavitù al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, delineano un quadro di grave illegalità che le istituzioni non possono tollerare. Condizioni di vita e di lavoro così degradate ledono i diritti fondamentali della persona e danneggiano l’intera comunità. Fenomeni di questo tipo calpestano la dignità dei lavoratori, alterano le regole del mercato, e penalizzando le tantissime aziende agricole che nel nostro territorio operano nella legalità. La lotta allo sfruttamento del lavoro è una battaglia di civiltà che dobbiamo portare avanti insieme, tutelando i lavoratori e sostenendo le imprese che rispettano le regole”.

 

 


#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link

Source link

🚀 #Finsubito | Gruppo Retefin

Affianchiamo imprese e professionisti in tutta Italia nell’accesso alle migliori opportunità di Finanza d’Impresa, Finanza Agevolata, Sostenibilità e Compliance. 🇮🇹

💼 Operiamo esclusivamente attraverso mediatori e operatori autorizzati, offrendo un servizio professionale, trasparente e orientato alle reali esigenze della tua impresa.

Consulenza gratuita e zero costi di istruttoria: analizziamo la situazione della tua azienda, individuiamo le opportunità più adatte e ti supportiamo nella valorizzazione del tuo profilo finanziario e aziendale nei confronti di banche e partner.

📈 Dalla diagnosi iniziale alla strategia finanziaria, siamo al tuo fianco per trasformare le esigenze della tua impresa in concrete opportunità di crescita, investimento e sviluppo.

🔎 Scopri come possiamo supportare la tua impresa. 👉 Contattaci per una prima valutazione.