Con la manovra alle porte e la partita della Zes che torna al centro dell’agenda del governo, il Nord prova a stringere i ranghi. Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna e Liguria danno vita a una cabina di regia per elaborare una piattaforma comune sulle politiche industriali con le rispettive Confindustrie. Domani il primo appuntamento a Torino.
La posta in gioco è il peso di un’area che vale il 51,3% del Pil italiano (oltre mille miliardi) e concentra il 63% dell’export nazionale, circa 403 miliardi nel 2025. Ma anche il rischio di perdere terreno nella competizione per gli investimenti, mentre si chiude la stagione del Pnrr e prende forma la programmazione europea 2028-2034.
I temi sul tavolo
Sul tavolo ci sono energia, credito, semplificazione, filiere, innovazione, attrazione dei talenti e aree di accelerazione industriale. Tutti temi evidenziati nelle scorse settimane da La Stampa, a partire dalla richiesta di estendere anche al Nord gli strumenti della Zona economica speciale per il Mezzogiorno.
Uno dei nodi riguarda il confronto con la Zes unica, prorogata fino al 2028 e recentemente allargata a Marche e Umbria. Le Regioni del Nord non chiedono di replicarne automaticamente i crediti d’imposta, frenati anche dai vincoli europei sugli aiuti di Stato, ma procedure più rapide e autorizzazioni semplificate per i territori industriali in difficoltà.
L’obiettivo è sostenere nuovi insediamenti e investimenti nelle aree che stanno pagando di più le trasformazioni industriali: dal Piemonte alle prese con la crisi dell’automotive ai distretti liguri della siderurgia, fino alle zone appenniniche emiliano-romagnole colpite dalle alluvioni.
“Alleanza tra le grandi regioni manifatturiere del Nord”
«È un momento topico per l’industria e la manifattura europea», commenta l’assessore piemontese allo Sviluppo delle attività produttive, Andrea Tronzano. La preoccupazione è che l’Europa perda uno dei tratti che ne hanno segnato lo sviluppo economico e sociale. «Una Europa che perdesse il suo connotato storico più evidente avrebbe ripercussioni sociali drammatiche», sostiene.
Da qui la scelta di coordinare l’azione delle cinque Regioni: «Lavoriamo e collaboriamo per evitare il tracollo e agire su temi come energia, credito, aree di accelerazione industriale e gestione dei fondi europei». Per il presidente del Piemonte Alberto Cirio, che ospita a Torino il primo passaggio operativo, l’impegno è «lavorare per costruire un’alleanza forte tra le cinque grandi regioni manifatturiere del Nord e i loro sistemi industriali, in collaborazione con il governo, per parlare con una voce sola in Europa».
Rafforzare la competitività
Il governatore del Piemonte detta i temi: «Sviluppo strategico, fondi europei, energia e sostegno alle filiere sono le leve per difendere e rafforzare la nostra competitività. Siamo in una fase strategica: la conclusione del Pnrr e la prossima programmazione europea rappresentano occasioni importanti per programmare insieme e fare sistema. Se il Nord industriale fa squadra, l’Italia è più forte e l’Europa ci ascolta di più».
E Tronzano specifica che la sfida è «trasformare il peso economico del Nord in una maggiore capacità di incidere sulle scelte nazionali ed europee, evitando che ogni territorio proceda in ordine sparso. L’idea è mettere a sistema le esigenze delle imprese e quelle delle amministrazioni regionali, costruendo una piattaforma comune da sottoporre al governo e alla Commissione europea».
I prossimi appuntamenti
Il lavoro non si esaurirà con il vertice torinese. Il prossimo appuntamento è fissato per il 23 ottobre a Milano, in occasione del World Manufacturing Forum. Il primo banco di prova sarà il decreto Imprese annunciato per ottobre: le cinque Regioni, quattro governate dal centrodestra e una dal centrosinistra, vogliono arrivarci con proposte condivise su credito, semplificazioni, filiere, innovazione e attrazione degli investimenti.
Sullo sfondo c’è anche la partita europea, dalla revisione degli aiuti di Stato agli Ipcei fino alla nuova programmazione comunitaria.La cabina di regia nasce dal vertice del 30 giugno a Milano tra gli assessori allo Sviluppo economico delle cinque Regioni (Vincenzo Colla, Alessio Piana, Guido Guidesi, Andrea Tronzano e Massimo Bitonci). Da quel confronto è maturata la scelta di dare continuità al coordinamento, con una visione al 2050 nel contesto europeo e l’obiettivo di elaborare proposte legislative e nuovi strumenti da sottoporre al governo nazionale e alla Commissione europea.
Le richieste delle Confindustrie regionali
Il passaggio di domani aggiunge al tavolo la rappresentanza industriale. Le Confindustrie regionali coinvolte rappresentano 35.600 aziende e 1,83 milioni di addetti. Le richieste convergono sulla semplificazione, sul rafforzamento delle filiere e sull’attrazione di capitali, ma anche sull’individuazione di aree cantierabili per l’industria e sul collegamento tra industria, ricerca, innovazione e formazione. Tra le priorità ci sono anche reshoring, nearshoring e riconversione industriale.
l’intervista
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Sul credito, il confronto comprende moratoria dei mutui e Fondo Centrale di Garanzia per le Pmi. Per la competitività si guarda inoltre alle certificazioni delle Pmi e delle filiere e agli strumenti territoriali come le Zone di innovazione e sviluppo (Zis) e le Zone logistiche semplificate (Zls). L’obiettivo è favorire nuovi insediamenti e investimenti.
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