L’Umbria non è ai margini della
corsa all’intelligenza artificiale. Nel 2025 il 15,3% delle
imprese con almeno 10 addetti utilizzava almeno una tecnologia
di IA, contro il 16,4% dell’Italia e il 15,2% del Centro. Tra le
regioni centrali fa meglio soltanto il Lazio, al 17,7%; seguono
Toscana al 14,7% e Marche al 10,2%. Il confronto viene
dall’Ufficio regionale di statistica della Regione Toscana, che
ha elaborato per territorio i dati della rilevazione Istat 2025
sulle tecnologie dell’informazione e della comunicazione nelle
imprese. Lo riferisce un comunicato dell’ufficio stampa della
Camera di commercio dell’Umbria.
La graduatoria cambia da un indicatore all’altro. Nella
stessa elaborazione su dati Istat, l’Umbria raggiunge il 46% nel
data analytics, cioè nell’analisi dei dati realizzata
dall’impresa o affidata all’esterno: più del 42,7% italiano e il
valore più alto tra Umbria, Toscana, Marche e Lazio. Nei servizi
cloud di livello intermedio o sofisticato arriva al 70,3%,
contro il 68,1% nazionale. Sul livello almeno di base di
digitalizzazione, invece, si ferma al 73,8%, contro il 79,8%
dell’Italia, l’80,7% della Toscana e il 77,4% del Lazio; le
Marche sono al 67,1%.
La distanza più consistente emerge quando dall’utilizzo delle
nuove tecnologie si passa alla capacità di produrre innovazione
propria e proteggerla attraverso brevetti e proprietà
industriale. Tra il 2019 e il 2024 i brevetti umbri rapportati
alla popolazione sono stati meno della metà della media
italiana, senza segnali significativi di recupero.
Il divario resta ampio anche rapportando i brevetti al numero
dei ricercatori. Nelle imprese umbre se ne contano 142 ogni
mille ricercatori, contro 222 in Italia.
C’è poi un secondo indicatore: quanto un brevetto riesce a
influenzare le innovazioni successive e qui la debolezza umbra
rispetto alla frontiera europea è sostanzialmente analoga a
quella del resto d’Italia.
Ne emerge una distinzione importante. L’Umbria non è una
regione che non innova: nell’utilizzo di diverse tecnologie
digitali riesce a stare vicino alla media italiana e in alcuni
casi a superarla. La difficoltà cresce nel passaggio successivo,
quando ricerca, competenze e tecnologia devono generare nuove
invenzioni, brevetti e proprietà industriale.
A sostenere ricerca e innovazione sono intervenute negli anni
anche le politiche pubbliche territoriali. Un’analisi sui dati
di OpenCUP, il portale nazionale che raccoglie i progetti di
investimento pubblico identificati dal Cup (Codice Unico di
Progetto), mostra che tra il 2018 e il 2025 in Umbria sono stati
finanziati 968 progetti di ricerca, sviluppo tecnologico e
innovazione per complessivi 93 milioni di euro. Si tratta dello
0,9% delle risorse mobilitate in Italia attraverso analoghe
politiche territoriali. Le imprese sono state al centro di gran
parte degli interventi: quasi l’80% dei progetti le coinvolgeva
e a questi interventi è andato circa il 66% delle risorse.
Emerge però anche una forte frammentazione degli importi.
Considerando i progetti con imprese coinvolte, gestiti da
amministrazioni locali ed escludendo le università, quasi sette
finanziamenti su dieci sono inferiori a 50 mila euro. L’importo
medio è di circa 80 mila euro, poco più della metà di quello
italiano.
Il confronto resta sfavorevole anche restringendo l’analisi
ai contributi a fondo perduto concessi dagli enti territoriali
in regime di aiuti di Stato: 559 imprese umbre hanno ricevuto
complessivamente 36 milioni di euro, pari in media a 64 mila
euro per impresa, contro 102 mila a livello nazionale. Le
aziende beneficiarie presentano mediamente risultati economici
migliori e una maggiore propensione a brevettare, anche se i
dati non consentono di attribuire direttamente questi risultati
agli incentivi ricevuti.
Resta però – prosegue l’analisi dell’ufficio stampa della
Camera di commercio dell’Umbria – una questione di scala:
ricerca applicata, intelligenza artificiale, automazione e
sviluppo di tecnologie proprietarie richiedono spesso
investimenti consistenti, competenze specialistiche e programmi
di durata più lunga. Il 2026 rallenta, mentre arrivano nuovi
strumenti Nel 2025 gli investimenti delle imprese umbre erano
tornati a crescere moderatamente. Per il 2026, invece, le
indicazioni raccolte dalla Banca d’Italia prefigurano un calo
generalizzato della spesa per investimenti, in un quadro
condizionato dalle tensioni internazionali.
Sul fronte nazionale, il Mimit (Ministero delle Imprese e del
Made in Italy) ha programmato 32 milioni di euro per Brevetti+,
Disegni+ e Marchi+: rispettivamente 20, 10 e 2 milioni. Si
aggiunge il Voucher Cloud & Cybersecurity, con una dotazione
nazionale di 150 milioni di euro, destinato a sostenere
investimenti in servizi digitali avanzati, comprese soluzioni
software dotate di funzionalità di intelligenza artificiale. La
precompilazione delle domande partirà il 20 ottobre, mentre
l’invio sarà possibile dal 10 novembre.
Anche la Regione Umbria ha rafforzato gli strumenti sul
fronte dell’innovazione. L’Avviso Poli di Innovazione 2026
dispone di 4 milioni di euro iniziali, incrementabili fino a 6,
con domande dal 10 settembre al 30 ottobre. L’obiettivo è
mettere in rete imprese e organismi di ricerca e favorire
collaborazione, condivisione delle conoscenze e trasferimento
tecnologico. La Regione aveva già attivato AI for Umbria, con
una dotazione di un milione di euro, per sostenere nelle micro,
piccole e medie imprese la sperimentazione di applicazioni di
intelligenza artificiale nei prodotti e nei processi.
Completa il quadro il Bando Doppia Transizione 2026 della
Camera di commercio dell’Umbria, aperto fino alle ore 17 del 14
settembre. L’intervento prosegue una linea che l’Ente porta
avanti da anni attraverso il Punto Impresa Digitale, la
formazione e l’assistenza alle aziende e sostiene, tra l’altro,
intelligenza artificiale, robotica, cybersicurezza, e-commerce
interconnesso e soluzioni per l’efficienza energetica e la
sostenibilità.Umbria, sull’IA quasi al passo con l’Italia Ma i
brevetti per abitante restano sotto metà della media nazionale
Data analytics al 46%, il valore più alto tra le regioni del
Centro e sopra l’Italia Cloud evoluto al 70,3%, contro il 68,1%
nazionale Il divario cresce quando ricerca e tecnologia devono
diventare proprietà industriale Investimenti 2026 attesi in
calo, nuovi strumenti da Mimit, Regione e Camera.
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