La transizione energetica europea entra in una nuova fase. Non più soltanto una questione legata alla riduzione delle emissioni, ma un elemento sempre più connesso alla competitività industriale, alla sicurezza degli approvvigionamenti e all’autonomia energetica dell’Unione. È questo uno dei messaggi che emergono dal discorso sullo Stato dell’Unione pronunciato il 16 settembre da Ursula von der Leyen davanti al Parlamento europeo.
Nella parte dedicata all’energia, è stata delineata una strategia che mette al centro:
- l’aumento della produzione elettrica interna,
- lo sviluppo delle fonti rinnovabili,
- il nucleare,
- il potenziamento delle reti e dei sistemi di accumulo,
- una maggiore elettrificazione dei consumi.
L’obiettivo indicato è ambizioso: raddoppiare entro il 2040 la quota dell’elettricità nel sistema energetico europeo. Una traiettoria che, secondo le stime richiamate nel discorso, potrebbe contribuire a ridurre di circa 260 miliardi di euro l’anno la spesa europea per l’importazione di combustibili fossili.
Come raggiungere l’indipendenza energetica dell’Europa
Gli ultimi anni hanno evidenziato una vulnerabilità determinata dalla dipendenza dai combustibili fossili importati. Dopo la riduzione delle forniture di gas dalla Russia, l’Europa ha diversificato le proprie fonti e aumentato gli investimenti nelle rinnovabili. Ma la crisi legata alla chiusura dello Stretto di Hormuz ha nuovamente evidenziato quanto le importazioni continuino a esporre l’economia europea a rischi geopolitici e oscillazioni dei prezzi.
Secondo i dati citati, dall’inizio del conflitto l’Europa avrebbe sostenuto 90 miliardi di euro di costi aggiuntivi per i combustibili fossili importati, senza ottenere una maggiore quantità di energia. La risposta indicata dalla Commissione passa da un’accelerazione della produzione energetica interna facendo leva sulle rinnovabili, ma anche sul nucleare e sui biocombustibili. Un approccio definito come tecnologicamente neutrale, ma orientato a un obiettivo preciso: ridurre la dipendenza.
Ad aprile era stato presentato il pacchetto Accelerate EU, una strategia integrata progettata per operare su due livelli:
- fornire un sostegno immediato e mirato ai cittadini vulnerabili e alle industrie ad alto consumo energetico per mitigare l’impatto economico dell’impennata dei prezzi;
- introdurre riforme profonde finalizzate a eliminare la dipendenza dell’Europa dai combustibili fossili importati.
L’elettrificazione come leva
L’elettrificazione viene identificata come uno degli strumenti attraverso cui ridurre la dipendenza europea dai combustibili fossili importati. Questo modifica anche la prospettiva con cui guardare alla transizione: l’energia elettrica diventa sempre più una componente della politica industriale europea.
L’industria, gli edifici e i trasporti sono infatti destinati a utilizzare una quantità crescente di energia elettrica: la sfida consiste quindi nel creare le condizioni infrastrutturali e tecnologiche per sostenere questa crescita della domanda senza trasferire sul sistema nuovi vincoli.
“L’Europa non può rimanere una potenza industriale se i prezzi dell’energia sono strutturalmente troppo elevati” ha sottolineato il presidente della Commissione. Il tema dei costi energetici ha un peso determinante: per l’industria europea, la disponibilità di energia a prezzi competitivi è una condizione necessaria per mantenere capacità produttiva e investimenti. Nel discorso sullo Stato dell’Unione, la decarbonizzazione viene collegata direttamente alla competitività.
La direzione era già stata indicata a luglio 2026 con il Piano d’Azione per l’Elettrificazione, attraverso il quale la Commissione punta a fare dell’Europa il “primo continente elettrificato”. Tra le misure previste rientra anche la revisione degli oneri di rete, con l’obiettivo di evitare che l’elettricità sia gravata da un carico fiscale superiore rispetto al gas.
Ma affinché questo processo possa realmente procedere, non basta aumentare la capacità di generazione.
Il nodo delle reti
Nel 2025, l’Europa ha installato oltre 80 GW di nuova capacità rinnovabile. Un risultato importante, che mette però in evidenza anche una criticità strutturale: una capacità pari a circa sei volte quella installata risulta ancora in attesa di connessione alla rete.
Questo dato fotografa uno dei principali ostacoli alla progressione della transizione energetica. Aumentare la capacità di generazione non è sufficiente se le infrastrutture elettriche non sono in grado di assorbire e distribuire l’energia prodotta.
Per questo la Commissione considera urgenti il Grids Package (il nuovo pacchetto dedicato alle reti) e la realizzazione di grandi interconnessioni transfrontaliere denominate Energy Highways. Nella visione delineata, la transizione energetica passa attraverso una nuova infrastruttura elettrica europea capace di sostenere l’aumento della produzione da fonti rinnovabili e la crescita della domanda elettrica.
Un sistema energetico sempre più elettrico
La direzione indicata è – quindi – quella di un sistema nel quale l’elettricità assume un peso crescente nei consumi finali, mentre la produzione viene progressivamente alimentata da fonti a basse emissioni.
La non programmabilità delle fonti rinnovabili richiede necessariamente che lo storage energetico assuma un ruolo centrale contribuendo a gestire gli squilibri tra produzione e domanda, aumentando la flessibilità del sistema elettrico. Una maggiore capacità di accumulo permette infatti di utilizzare l’energia prodotta quando è disponibile e renderla fruibile in momenti differenti, riducendo la pressione sulle infrastrutture e migliorando l’integrazione delle fonti rinnovabili.
Nel discorso di von der Leyen, questo percorso si intreccia con la disponibilità di materie prime e tecnologie strategiche. L’obiettivo di ridurre la dipendenza dai combustibili fossili importati implica infatti la necessità di rafforzare anche le filiere industriali necessarie. Ha ricordato la forte dipendenza europea dalla Cina per numerosi materiali strategici. La sicurezza energetica diventa così una questione che coinvolge l’intero sistema: dalla generazione alle reti, dagli accumuli alle tecnologie per l’elettrificazione.
“Let’s make Europe’s future electric” è la sintesi scelta da von der Leyen. Si tratta di una direzione precisa: l’elettrificazione è destinata a diventare uno degli assi attraverso cui l’Europa affronta contemporaneamente transizione energetica, sicurezza degli approvvigionamenti e competitività industriale.
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