Dimenticare il modello 730 non significa necessariamente andare incontro subito alle sanzioni più pesanti. Dopo la scadenza del 30 settembre esiste infatti una finestra di 90 giorni per regolarizzare la propria posizione. Trascorso questo termine, però, la dichiarazione dei redditi viene considerata omessa, con conseguenze economiche più rilevanti per il contribuente.
La differenza tra 730 tardivo e 730 omesso è quindi fondamentale per capire quali sanzioni possono scattare e quali strumenti sono ancora disponibili per rimediare. A fare il punto è Alessandra Caparello di Immobiliare.it.
Modello 730 tardivo, cosa succede entro 90 giorni
La mancata presentazione del modello 730 entro il termine ordinario non determina automaticamente l’omissione della dichiarazione. La normativa prevede infatti un ulteriore periodo di 90 giorni durante il quale il contribuente può ancora inviare la dichiarazione.
In questo caso si parla di dichiarazione tardiva. Il contribuente è quindi in ritardo rispetto alla scadenza, ma ha ancora la possibilità di regolarizzare la propria posizione prima che la dichiarazione venga considerata omessa.
La presentazione tardiva comporta comunque una sanzione amministrativa. In linea generale, l’importo previsto è di 250 euro. Se però dalla dichiarazione non risultano imposte da versare, il contribuente può ricorrere al ravvedimento operoso, che consente di ridurre sensibilmente la sanzione, fino ad arrivare a 25 euro nei casi indicati.
La sanzione riguarda ogni singola dichiarazione non presentata. In presenza di più annualità irregolari, quindi, gli importi devono essere considerati separatamente.
730 omesso, cosa si rischia dopo 90 giorni
La situazione cambia se trascorrono più di 90 giorni dalla scadenza prevista per la presentazione. A quel punto la dichiarazione viene considerata omessa e possono scattare sanzioni più elevate. L’importo dipende anche dal fatto che dalla dichiarazione emergano o meno imposte dovute. Se il contribuente non deve versare imposte, la sanzione amministrativa può generalmente variare tra 250 e 500 euro.
Quando invece risultano imposte dovute e non versate, la sanzione può arrivare al 120% dell’imposta dovuta, con un minimo di 250 euro. In questo scenario il costo dell’omissione può quindi superare anche l’importo delle tasse originariamente non versate.
Anche per la dichiarazione omessa esistono tuttavia possibilità di riduzione delle sanzioni. Se il contribuente presenta la dichiarazione entro il termine previsto per quella relativa all’anno successivo e comunque prima dell’avvio di controlli o accertamenti formali, le sanzioni possono essere ridotte. In assenza di imposte dovute, la sanzione può scendere a 150 euro, mentre in presenza di imposte da versare può essere ridotta al 75% delle imposte dovute, con un minimo di 250 euro.
730 non presentato, si perdono detrazioni e rimborsi?
Le conseguenze della mancata presentazione del modello 730 non riguardano soltanto le eventuali sanzioni. Il contribuente rischia infatti di non poter beneficiare di detrazioni e deduzioni fiscali legate alle spese sostenute nel corso dell’anno.
Tra queste rientrano, a seconda dei casi, le spese sanitarie, quelle sostenute per i figli, gli interventi di ristrutturazione e le spese funebri. Senza la dichiarazione dei redditi, il contribuente non può utilizzare il 730 per far valere queste spese e ottenere il relativo beneficio fiscale.
La mancata presentazione può inoltre comportare la perdita o il mancato riconoscimento immediato di un rimborso fiscale. Può accadere, per esempio, che nel corso dell’anno il datore di lavoro abbia trattenuto più Irpef rispetto a quella effettivamente dovuta oppure che le detrazioni spettanti riducano l’imposta complessiva.
In assenza della dichiarazione, il calcolo necessario per determinare l’eventuale credito non viene effettuato attraverso il modello 730 e il relativo rimborso non viene quindi erogato con le modalità previste dalla dichiarazione.
Come l’Agenzia delle Entrate scopre il 730 non presentato
La mancata presentazione della dichiarazione dei redditi può essere individuata dall’Agenzia delle Entrate attraverso l’incrocio delle informazioni presenti nelle banche dati fiscali.
Il Fisco dispone infatti di numerosi dati relativi alla situazione economica dei contribuenti. Le informazioni arrivano, tra gli altri, dai datori di lavoro attraverso la Certificazione Unica, dall’Inps per pensioni e prestazioni, da banche e intermediari finanziari, dalle compagnie assicurative, dalle strutture sanitarie e farmacie, da università e scuole e dagli archivi collegati agli atti immobiliari.
L’incrocio di queste informazioni consente all’amministrazione finanziaria di verificare la presenza di redditi e altre informazioni fiscalmente rilevanti e di confrontarli con quanto dichiarato dal contribuente.
Se emergono anomalie, l’Agenzia delle Entrate può effettuare controlli automatici oppure inviare comunicazioni per chiedere chiarimenti o consentire al contribuente di regolarizzare la propria posizione. I dati utilizzati possono comprendere anche quelli presenti nella dichiarazione precompilata.
Controlli fiscali anche a distanza di anni
Il mancato invio del modello 730 non è quindi una questione che si esaurisce necessariamente dopo la scadenza. I controlli fiscali possono intervenire anche successivamente, entro i termini previsti dalla normativa per l’accertamento.
Se l’Agenzia delle Entrate individua redditi non dichiarati o imposte non versate, il contribuente può essere chiamato a corrispondere le somme dovute insieme alle relative sanzioni e agli interessi.
Per questo motivo, quando il modello 730 non viene presentato entro il termine ordinario, la distinzione tra dichiarazione tardiva e omessa diventa essenziale. Intervenire entro i 90 giorni consente infatti di evitare che la dichiarazione venga qualificata come omessa e, nei casi previsti, di beneficiare di sanzioni più contenute attraverso gli strumenti di regolarizzazione.
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