I contributi pagati all’estero possono aiutare a maturare la pensione italiana? Quando si possono valorizzare i periodi assicurativi svizzeri?
Può accadere che una persona, durante la propria vita, lavori sia in Italia che all’estero; in casi del genere, i contributi sono versati nello Stato in cui effettivamente ci si trova, per cui una parte di essi non è pagata all’INPS ma all’istituto previdenziale straniero. Ciò premesso, con il presente articolo risponderemo al seguente quesito: i contributi pagati in Svizzera valgono per la pensione italiana?
In buona sostanza, si tratta di capire se i contributi versati in terra elvetica possano essere utilizzati ai fini del raggiungimento dei requisiti per ottenere la pensione di vecchiaia dall’INPS. Si pensi al lavoratore che abbia quindici anni di contributi in Italia e dieci in Svizzera: in un’ipotesi del genere, è possibile unire i due periodi per raggiungere il requisito contributivo stabilito per accedere alla pensione? Insomma: i contributi pagati in Svizzera valgono per la pensione italiana? Scopriamolo.
Come vengono considerati i contributi versati in Svizzera?
La totalizzazione internazionale permette di prendere in considerazione i periodi assicurativi maturati in Italia e quelli maturati in Svizzera per accertare il diritto alla pensione, quando ricorrono le condizioni previste dagli accordi applicabili.
Il principio vale anche per chi ha lavorato in Italia per una parte della propria carriera e successivamente si è trasferito in Svizzera: i periodi assicurativi svizzeri possono concorrere al raggiungimento del requisito contributivo necessario per la pensione italiana.
Chi ha maturato 12 anni di contribuzione in Italia e 10 anni in Svizzera può, ricorrendone tutti i presupposti, valorizzare i periodi dei due Paesi ai fini della verifica del requisito contributivo, anziché considerare soltanto i 12 anni italiani.
I contributi svizzeri vengono trasferiti all’INPS?
La contribuzione estera non viene trasferita materialmente all’INPS e resta accreditata nel sistema previdenziale svizzero.
La totalizzazione serve infatti a coordinare i diversi periodi assicurativi: ogni Stato conserva i propri contributi e determina la prestazione secondo le regole applicabili.
Questo significa che non si crea una sola posizione contributiva ottenuta sommando materialmente i versamenti italiani e svizzeri, ma si applica il cosiddetto meccanismo pro-rata, in base al quale ciascun sistema previdenziale determina la quota di propria competenza.
In termini pratici, l’INPS può utilizzare i periodi assicurativi svizzeri per verificare se è stato raggiunto il requisito necessario per il diritto alla pensione italiana; la prestazione italiana viene poi determinata tenendo conto della contribuzione rilevante secondo le regole applicabili.
Quando è possibile sommare i periodi lavorati in Svizzera?
La totalizzazione dei periodi esteri è ammessa nei rapporti con gli Stati dell’Unione europea, dello Spazio economico europeo (SEE) e con i Paesi legati all’Italia da specifiche convenzioni bilaterali di sicurezza sociale, tra cui la Svizzera.
Per i periodi esteri soggetti alla normativa europea, l’INPS indica normalmente un periodo minimo di assicurazione di un anno, mentre le convenzioni bilaterali possono stabilire condizioni differenti.
La situazione cambia quando il lavoro è stato svolto in un Paese senza accordi previdenziali con l’Italia: in assenza di uno specifico meccanismo di coordinamento, quei periodi non possono essere semplicemente sommati alla contribuzione italiana per ottenere la pensione.
In determinate situazioni può essere valutato il riscatto dei periodi lavorativi esteri, che costituisce però un istituto diverso dalla totalizzazione e comporta il pagamento dell’onere previsto dalla legge.
La pensione italiana viene pagata anche se si vive all’estero?
La residenza all’estero non impedisce, di per sé, il riconoscimento di una pensione italiana maturata attraverso il coordinamento con il sistema previdenziale di un altro Stato.
L’INPS eroga infatti anche pensioni in regime internazionale a persone residenti fuori dall’Italia, comprese quelle riconosciute valorizzando congiuntamente periodi assicurativi italiani ed esteri.
Un lavoratore che abbia maturato una parte della propria carriera in Italia e successivamente in Svizzera può ottenere la prestazione italiana anche dopo essersi stabilito stabilmente all’estero, se risultano soddisfatti i requisiti previsti.
La quota italiana resta comunque distinta da quella eventualmente dovuta dalla Svizzera: il fatto che i periodi svizzeri siano utilizzati per maturare il diritto non significa che l’INPS debba pagare anche la parte corrispondente ai contributi versati in Svizzera.
Bisogna smettere di lavorare in Svizzera per ottenere la pensione?
Un profilo diverso riguarda la cessazione del rapporto di lavoro dipendente, che costituisce un requisito da verificare per l’accesso alla pensione di vecchiaia italiana.
L’INPS precisa che la cessazione del rapporto di lavoro dipendente deve sussistere per l’accesso alla pensione di vecchiaia, mentre non è richiesta la cessazione dell’attività autonoma.
La questione assume particolare rilievo quando il rapporto di lavoro dipendente è all’estero: il fatto che il datore di lavoro sia svizzero non rende automaticamente irrilevante il rapporto ai fini della verifica del requisito.
Occorre quindi distinguere il momento in cui si chiede la pensione dalla successiva possibilità di lavorare: una volta maturato il diritto e liquidata la pensione di vecchiaia, la pensione è, in linea generale, cumulabile con i redditi da lavoro dipendente e autonomo.
I contributi svizzeri fanno aumentare la pensione italiana?
La misura della pensione non aumenta semplicemente perché vengono considerati i periodi assicurativi svizzeri.
La funzione principale della totalizzazione internazionale è consentire il riconoscimento del diritto quando la contribuzione italiana, da sola, non è sufficiente; ciascun ordinamento conserva poi la propria competenza sulla prestazione.
In questo senso, chi ha lavorato in Italia e in Svizzera può trovarsi a percepire una quota italiana e una quota svizzera, determinate secondo le rispettive normative e i meccanismi di coordinamento applicabili.
La risposta alla domanda se i contributi pagati in Svizzera valgono per la pensione italiana, quindi, è sì, ma nei limiti e alle condizioni previste dalle regole di coordinamento previdenziale: i periodi svizzeri possono contribuire alla maturazione del diritto, senza essere trasferiti o materialmente sommati ai contributi italiani.
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