I giovani pretendono serietà, non slogan dalla politica | Intervista a La Voce del Veneto Centrale


Dialogo aperto con il senatore Antonio De Poli, leader nazionale dell’Udc. Tra riforme istituzionali e sfide quotidiane, ecco il punto di vista del parlamentare vicentino sui temi caldi dell’agenda politica.

a Cura di Dario Guerra

Importante ricordare innanzitutto la figura di Emma Bonino…
“Assolutamente sì. Emma Bonino è stata una protagonista della vita politica italiana, che ha lasciato un’impronta indelebile nelle nostre istituzioni. La sua passione politica è e deve rimanere un esempio per tutti noi e per le nuove generazioni”.

Dalla festa nazionale Udc, quali sono state le principali priorità emerse?
“Abbiamo lanciato un messaggio chiaro: sventoliamo in alto la bandiera dello scudo crociato. Il Centrodestra ha bisogno dei valori dell’Udc, anche perché senza il Centro la coalizione non può vincere. Dobbiamo rafforzare la nostra area politica e culturale per rispondere alle attese di quell’elettorato moderato, stanco degli slogan urlati e che, alle ultime Politiche del 2022, non è andato a votare. Inoltre, abbiamo indicato le nostre priorità anche in vista della prossima manovra: giovani e lavoro, sostegno a famiglie e imprese, ceto medio, politiche sociali a tutela di anziani, persone non autosufficienti e con disabilità”.

Giovani e astensionismo: alla vostra festa c’erano tanti giovani. Come si riporta un ventenne a votare?
“C’è bisogno di ascolto, prima di tutto, e poi servono proposte concrete, credibili e coerenti. I ragazzi e le ragazze pretendono serietà dalla politica e non amano gli slogan”.

Alle giovani generazioni che sognano di fare politica, quale può essere il suo messaggio?
“Ricordo sempre quando ho cominciato, da giovane ventenne: rinunciai a una partita di calcio con gli amici per partecipare a una riunione del Movimento giovanile della Democrazia cristiana. Ai giovani dico: realizzate i vostri sogni. La politica ha bisogno della vostra inestimabile energia”.

Da veneto a leader nazionale: cosa le ha insegnato la sua terra che porta a Roma ogni giorno al Senato?
“Il mio territorio mi insegna ad essere sempre concreto e con i piedi per terra. Quando rientro nel mio Veneto, incontro nelle piazze e per strada i cittadini e le comunità nei territori. La politica deve tornare in mezzo e fra la gente”.

Dagli anni Duemila ad oggi, come è cambiata la politica di legiferare?
“È cambiato il ritmo della politica, sono aumentate le emergenze e si è rafforzata la necessità di dare risposte rapide. Un Paese moderno ha bisogno di un Governo che abbia la forza di decidere, ma anche di un Parlamento che abbia il tempo e lo spazio per contribuire alle decisioni. La cultura democristiana ci insegna questo: la politica è anche capacità di mediare e fare sintesi”.

Dopo aver fatto il sindaco e l’assessore in Veneto nel 2006 arriva al Senato con la Casa delle Libertà, cosa ricorda di quei due anni con la caduta del governo Prodi?
“Noi dell’Udc eravamo all’opposizione del Governo Prodi che dovette fare i conti con una coalizione ampia e con posizioni politiche difficili da tenere insieme. Imparai che la politica non è matematica. Alleanze e equilibri di coalizione non dipendono solo dalla semplice somma dei voti, ma richiedono identità valoriale e condivisione”.

Due anni prima era al Parlamento europeo. Cosa le ha insegnato Strasburgo che non ha trovato a Roma, e viceversa?
“Strasburgo mi ha insegnato moltissimo, a guardare i problemi con una prospettiva europea, a capire quanto le decisioni prese in Europa incidano concretamente sulla vita dei cittadini. Ma c’era una cosa che, personalmente, mi mancava: il contatto quotidiano con il territorio. A Roma, invece, ho ritrovato pienamente questa dimensione. Il Parlamento italiano ti mette quotidianamente davanti alle esigenze dei territori: un’impresa che rischia di chiudere, una famiglia che chiede risposte, un sindaco che segnala una difficoltà”.

Le figure che ritiene per lei “storiche”, con le quali ha lavorato, quali sono state?
“Sono partito dai giovani della Dc con i leader di allora, a partire dai nostri grandi veneti Tina Anselmi e Mariano Rumor. Dopo l’esperienza di sindaco, ho proseguito il mio percorso in Regione dove sono stato capogruppo dell’allora Ccd in Regione con Pierferdinando Casini leader, mentre successivamente sono stato in Parlamento nazionale e Parlamento europeo, istituzioni nelle quali ho avuto l’onore di apprezzare l’operato di personalità come Giulio Andreotti, Silvio Berlusconi e oggi della senatrice Liliana Segre”.

Dal 2013 al 2018 inizia come Questore al Senato e da allora investe quella importante figura, che la gente poco conosce. La spieghiamo un po’ meglio?
“Il Collegio dei questori del Senato è una sorta di Cda interno a Palazzo Madama, un organo che gestisce la macchina amministrativa e che ha portato a risultati concreti: dal 2013 ad oggi, abbiamo risparmiato oltre 429 milioni di Euro”.

Da Berlusconi alla Meloni: com’è cambiato in questi anni il Centrodestra?
“Il Centrodestra ha cambiato fisionomia ma ha mantenuto una sintonia con il Paese che le sinistre non hanno mai saputo comprendere. La forza della coalizione risiede proprio nella sua pluralità e inclusività. In questo quadro, l’area politica del Centro come l’Udc si conferma una forza di equilibrio indispensabile, che non si misura solo con le percentuali elettorali, ma con il peso specifico della sua cultura politica”.

In tutti questi anni da Parlamentare qual è la legge che ha votato e che va più fiero e quella che rifarebbe diversamente?
“Vado fiero delle leggi sull’autismo e sul diabete: a tutela delle persone autistiche, infatti, abbiamo provveduto all’aggiornamento dei Livelli essenziali di assistenza, in modo da assicurare un trattamento con standard precisi e omogenei in tutto il Paese, da nord a sud; mentre in questa legislatura, abbiamo approvato la legge per promuovere lo screening di diabete e celiachia nella popolazione pediatrica”.

Quale legge rifarebbe?
“La riforma del Terzo settore, per tutelare meglio il mondo delle associazioni e Organizzazioni di volontariato e le Associazioni sportive ed evitare che il peso degli adempimenti amministrativi ne soffochi l’attività che è fondamentale per le nostre comunità nei territori”.

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