Militari israeliani incontrano gli studenti della Chicago Jewish Day School il 24 aprile 2018, durante una visita organizzata da Friends of the Israel Defense Forces. Foto: Courtesy of FIDF, pubblicata da Patch
REGGIO EMILIA – Una scuola che ha ospitato paracadutisti israeliani, una congregazione che raccoglie contributi per inviare pacchi ai soldati dell’Idf, un ente filantropico con finanziamenti registrati a favore di Friends of the Israel Defense Forces. Sono le realtà professionali di alcune delle educatrici indicate nello staff del seminario di Paradigm Project previsto dall’11 al 16 ottobre al Centro internazionale Loris Malaguzzi. Collegamenti documentati che pongono a Reggio Children una domanda precisa: quali verifiche vengono effettuate sulle istituzioni di provenienza di chi viene accolto per formarsi all’approccio educativo reggiano?
La questione riguarda attività concrete e la loro compatibilità con una pedagogia fondata sui diritti dell’infanzia. Per questo merita una risposta pubblica, che chiarisca criteri, responsabilità e condizioni dell’ospitalità. La questione, per prevenire qualsiasi obiezione, ovviamente, non è se queste persone siano ebraiche o israeliane e nemmeno, come qualcuno ha detto, il fatto che tutti i bambini meritano un’educazione migliore possibile, ma se collegamenti fra una scuola e le persone che fanno parte del Paradigm Project con l’esercito israeliano, siano compatibili con i valori di Reggio Children e se possa essere considerato normale che una scuola abbia rapporti con l’esercito.
Il caso della Bernard Zell Anshe Emet Day School di Chicago
Il primo caso riguarda la Bernard Zell Anshe Emet Day School di Chicago. La scuola presenta Abby Aloni come responsabile della prima infanzia; il suo nome figura fra lo staff indicato da Paradigm Project per “Reggio 2026”. Nelle fonti pubbliche consultate manca però l’elenco definitivo degli istituti rappresentati nel viaggio di ottobre: la presenza di un nome nel programma non permette, da sola, di attribuire alla scuola una partecipazione istituzionale formalmente confermata.
Sono invece documentati gli incontri fra la Bernard Zell e militari israeliani. Un resoconto pubblicato su Patch riferisce che il 2 maggio 2017 la scuola ospitò una celebrazione dell’indipendenza israeliana con soldati dell’Idf e studenti di diversi istituti. Nel 2018, durante una visita organizzata da Friends of the Israel Defense Forces, in collaborazione con la Shear Family Foundation, la Bernard Zell accolse paracadutisti e componenti dell’ensemble musicale dell’esercito. Una fotografia colloca l’incontro nella scuola il 25 aprile.
I resoconti sono contributi esterni pubblicati nella sezione “Community Contributor” di Patch, corredati di dichiarazioni degli organizzatori e fotografie attribuite a FIDF. Descrivono visite durante le quali i militari raccontavano la propria esperienza di servizio. Si tratta di episodi del 2017 e del 2018: non dimostrano finanziamenti della scuola all’esercito, né consentono di stabilire quali classi prescolari abbiano partecipato. Documentano, tuttavia, una presenza dei militari negli spazi educativi sulla quale è legittimo chiedere una valutazione a chi promuove la pedagogia reggiana.
La famiglia Shear con paracadutisti e componenti dell’ensemble musicale dell’Idf alla Bernard Zell Anshe Emet Day School di Chicago, il 25 aprile 2018. Foto: Courtesy of FIDF, pubblicata da Patch
La United Hebrew Congregation
Un secondo caso riguarda United Hebrew Congregation, nell’area di St. Louis. Eliana “Eli” Eshel, indicata anch’essa nella pagina “Reggio 2026”, è presentata dalla Covenant Foundation, in una biografia pubblicata il 22 settembre scorso, come responsabile pedagogica del Saul Spielberg Early Childhood Center della congregazione e responsabile delle esperienze formative di Paradigm Project.
Sul sito di Connections Israel compare una pagina dedicata a United Hebrew Congregation per la campagna Purim 2026. L’iniziativa propone pacchi regalo destinati ai soldati dell’Idf, al costo di 18 dollari ciascuno, accompagnati da lettere di ringraziamento. La pagina ringrazia i sostenitori e riferisce della consegna dei pacchi e delle lettere, pubblicando anche immagini dell’iniziativa.
Il rapporto documentato riguarda dunque la congregazione cui appartiene il centro per l’infanzia. Non ci sono elementi sufficienti per attribuire la raccolta direttamente all’asilo o personalmente a Eshel. Anche in questo caso, però, il collegamento pone una domanda sulle relazioni fra attività educative e sostegno ai militari, e sui criteri con cui queste esperienze vengono valutate da Reggio Children.
È su questo terreno che l’istituzione reggiana è chiamata a spiegarsi. Non basta richiamare in termini generali l’importanza del dialogo internazionale: occorre chiarire quali condizioni accompagnino gli scambi, quale valutazione venga data alla presenza dei soldati nelle scuole e quali impegni siano richiesti alle istituzioni coinvolte.
Secondo quanto riportato dal Resto del Carlino il 3 ottobre, Reggio Children sta lavorando a un documento da sottoporre alle delegazioni, con un richiamo a tenere la militarizzazione fuori dalle scuole. Il testo ufficiale non è fra i documenti verificati per questa ricostruzione: restano quindi da conoscere la formulazione precisa, l’ambito di applicazione e le conseguenze previste in caso di mancata adesione.
Resta da chiarire anche la composizione della delegazione di ottobre. La pagina di Paradigm Project nomina lo staff di “Reggio 2026”, mentre l’appuntamento dall’11 al 16 ottobre è pubblicizzato separatamente su Eventbrite. La stampa locale collega queste figure alla visita, ma nelle fonti consultate non compare una lista definitiva dei partecipanti e delle rispettive istituzioni. Non è dunque corretto estendere i rapporti descritti a tutte le scuole coinvolte nel seminario.
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