Per anni il debito pubblico è stato raccontato come un problema esclusivamente italiano. Oggi non è più così. Gli Stati Uniti viaggiano verso livelli di indebitamento che fino a pochi anni fa sarebbero stati considerati impensabili. Le principali economie avanzate convivono con passività crescenti. Anche i Paesi emergenti mostrano segnali di vulnerabilità.
Il mondo si sta progressivamente abituando a una montagna di debito. Ed è proprio questa abitudine che dovrebbe preoccuparci.
La crescita dell’indebitamento pubblico è stata resa sostenibile, negli ultimi anni, da condizioni finanziarie eccezionalmente favorevoli. Tassi bassi, abbondante liquidità e forte domanda di titoli sovrani hanno consentito ai governi di finanziare deficit molto elevati. Ma quella stagione appare ormai conclusa.
Le tensioni geopolitiche, le spese per la difesa, gli investimenti necessari per la transizione energetica e digitale, l’invecchiamento della popolazione e il crescente peso degli interessi stanno modificando radicalmente il quadro.
L’Italia parte da una posizione più fragile rispetto ad altri Paesi. Il nostro debito è elevato e continuerà a rappresentare un vincolo importante. Tuttavia sarebbe sbagliato leggere la questione soltanto in termini quantitativi. Conta il numeratore, ma conta anche il denominatore.
Un debito elevato può essere sostenibile se cresce l’economia. Può diventare rapidamente problematico se la crescita rallenta. È per questo che il vero nodo non è soltanto il rigore di bilancio. È la capacità di aumentare produttività, investimenti e occupazione.
Esiste inoltre una dimensione internazionale che viene spesso trascurata. Gli squilibri globali continuano ad ampliarsi. Alcuni Paesi accumulano enormi surplus commerciali, altri enormi deficit. Le posizioni creditorie e debitorie si concentrano sempre di più. In un contesto simile basta un improvviso cambiamento nella fiducia degli investitori per generare tensioni significative sui mercati finanziari.
La lezione delle crisi passate è semplice: i problemi diventano evidenti solo quando è troppo tardi.
Per questo la prudenza fiscale non deve essere interpretata come una rinuncia alla crescita, ma come la sua assicurazione. Un Paese credibile è un Paese che può scegliere il proprio futuro. Un Paese dipendente dalla fiducia altrui è costretto ad inseguirlo.
Classe 1954, imprenditore, inizia il suo percorso professionale a Castellammare di Stabia, cittadina affacciata sul Golfo di Napoli, dove tuttora risiede. Dopo una prima esperienza nell’azienda di famiglia, specializzata nel comparto florovivaistico e agroalimentare, decide di investire nel settore dei servizi alle imprese, fonda così l’Associazione Imprese Artigiane della provincia di Napoli, una innovativa e dinamica realtà di servizi orientati alle esigenze del mercato delle PMI, costituita con un gruppo di imprenditori. Si è fatto promotore di molte iniziative. Tra queste, l’organizzazione di scuole estive di management per Quadri e Dirigenti, compagne di comunicazione, convegni e seminari incentrati sui temi della rappresentatività e sulle problematiche delle imprese. Nel 2003, ispirandosi alla nuova regolamentazione europea riguardo le PMI, e dopo un’attenta e scrupolosa riflessione, insieme con un ristretto e qualificato gruppo dei soci fondatori, decide di trasformare l’Associazione Imprese Artigiane in una Confederazione a carattere nazionale denominandola UNIMPRESA, Unione Nazionale di Imprese. Nel 2009 viene insito del premio Guido D’Orso per il contributo che l’associazionismo delle pmi, basato su principi etici e di solidarietà tra le persone, ha dato e potrà dare per un reale sviluppo economico e sociale del mezzogiorno. Nel 2025 ha ricevuto l’Attestato al merito dell’operosità aristocrazia del lavoro dall’unione della Legion d’Oro quale riconoscimento delle particolari benemerenze acquisite nel campo della sua attività professionale nel settore dei servizi alle imprese. Sotto la sua guida, la Confederazione ha raggiunto ragguardevoli traguardi.
Classe 1954, imprenditore, inizia il suo percorso professionale a Castellammare di Stabia, cittadina affacciata sul Golfo di Napoli, dove tuttora risiede. Dopo una prima esperienza nell’azienda di famiglia, specializzata nel comparto florovivaistico e agroalimentare, decide di investire nel settore dei servizi alle imprese, fonda così l’Associazione Imprese Artigiane della provincia di Napoli, una innovativa e dinamica realtà di servizi orientati alle esigenze del mercato delle PMI, costituita con un gruppo di imprenditori. Si è fatto promotore di molte iniziative. Tra queste, l’organizzazione di scuole estive di management per Quadri e Dirigenti, compagne di comunicazione, convegni e seminari incentrati sui temi della rappresentatività e sulle problematiche delle imprese. Nel 2003, ispirandosi alla nuova regolamentazione europea riguardo le PMI, e dopo un’attenta e scrupolosa riflessione, insieme con un ristretto e qualificato gruppo dei soci fondatori, decide di trasformare l’Associazione Imprese Artigiane in una Confederazione a carattere nazionale denominandola UNIMPRESA, Unione Nazionale di Imprese. Nel 2009 viene insito del premio Guido D’Orso per il contributo che l’associazionismo delle pmi, basato su principi etici e di solidarietà tra le persone, ha dato e potrà dare per un reale sviluppo economico e sociale del mezzogiorno. Nel 2025 ha ricevuto l’Attestato al merito dell’operosità aristocrazia del lavoro dall’unione della Legion d’Oro quale riconoscimento delle particolari benemerenze acquisite nel campo della sua attività professionale nel settore dei servizi alle imprese. Sotto la sua guida, la Confederazione ha raggiunto ragguardevoli traguardi.
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Paolo Longobardi