Pedro Sánchez, assediato dalle inchieste giudiziarie contro esponenti di punta del suo partito (il Psoe) che rischiano presto di lambire la sua stessa persona, sicuramente ci sperava: la provvidenziale visita apostolica di Leone XIV in Spagna, la prima di questo pontefice a un paese europeo, rappresentava una ghiotta occasione di riabilitazione della propria immagine, macchiata ogni giorno di più dalle vicende penali che coinvolgono schiere di dirigenti socialisti. Anche la stampa non spagnola la pensava così. Per esempio l’agenzia Ansa, che il 5 giugno titolava “Madrid pronta per Leone, Sánchez punta sull’effetto Papa”:
«Madrid brulica già di pellegrini ed è pronta ad accoglierne il milione e mezzo stimato per il benvenuto al primo viaggio europeo del pontefice, apparentemente avulsa dalla tempesta politico-giudiziaria che investe l’entourage del premier Pedro Sánchez e il suo partito. Il presidente resiliente, al suo ottavo anno al timone del governo “contra viento e mareas”, contro ogni avversità, confida nella pacifica presenza di Prevost per una tregua. (…) In questo clima di vigilia, il premier ha scelto di accompagnare Leone XIV in sei appuntamenti ufficiali, (…) Sánchez spera che la forza simbolica del viaggio di Leone e la sintonia mostrata sui temi della pace, degli immigranti, della giustizia sociale possano attenuare il clamore delle accuse, amplificato dalle opposizioni che reclamano le sue dimissioni».
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Contro questa ipotesi buona parte della stampa spagnola, cartacea e online, ha azionato subito la contraerea. Per esempio ABC, in un pezzo titolato “Sánchez se pone a la sombra del Papa para huir de la corrupción” (Sánchez si nasconde dietro il Papa per sfuggire alla corruzione), critica la «strumentalizzazione politica» della visita e il fatto che «servirà a Sánchez per distogliere l’attenzione dai vari casi di corruzione che lo affliggono»; inoltre si lamenta che il materiale informativo diffuso dalla sala stampa vaticana presenti il capo del governo spagnolo sotto una buona luce:
«In questo contesto, Sánchez ha trovato un sostegno inaspettato nel documento di lavoro che l’Ufficio Stampa fornisce ai giornalisti stranieri al seguito di Leone XIV sul volo papale. Il testo non è ufficiale e serve a fornire informazioni e dati ai professionisti che seguono l’evento. La biografia di Sánchez che vi viene presentata (…) lo descrive come un leader che ha affrontato “la crisi finanziaria e il separatismo catalano”, oltre a sottolineare il suo “rafforzamento dello stato sociale e l’integrazione dei lavoratori stranieri” grazie alla “regolarizzazione di mezzo milione di immigrati”. Per quanto riguarda le relazioni internazionali, il testo elogia la posizione di Sánchez, affermando che è stato “apprezzato per non aver mostrato alcun timore reverenziale” di fronte ad alcune decisioni dell’”amministrazione statunitense di Donald Trump“, riferendosi al conflitto aperto derivante dalle guerre a Gaza e in Iran. La biografia omette tutti i procedimenti giudiziari in corso che coinvolgono la cerchia ristretta del presidente e sostiene che “alcune manifestazioni pubbliche che chiedono le sue dimissioni” derivino dall’incriminazione di José Luis Rodríguez Zapatero nel caso Plus Ultra. Il documento non menziona alcuno dei conflitti in corso con i vescovi in merito alle leggi sull’eutanasia o sull’aborto. (…) Sebbene non abbia valore ufficiale, il documento ha suscitato malcontento negli ambienti ecclesiastici perché si allinea più alla posizione del governo che a quella dei vescovi. Questo malcontento non è passato inosservato alla Segreteria di Stato vaticana. La situazione che ne è derivata ha acuito i timori di una possibile strumentalizzazione politica del viaggio, spingendo a un’attenta revisione di tutti i documenti non ancora resi pubblici, al fine di prevenire qualsiasi manipolazione. Tra questi, i documenti più delicati sono i discorsi e le omelie».
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Le critiche alla strumentalizzazione politica della visita papale coinvolgono anche personalità liberali non cattoliche. Su La Razon, quotidiano cattolico conservatore, l’economista liberale Carlos Rodríguez Braun paragona il capo di governo spagnolo al personaggio di uno sketch comico argentino, il santone Warren Sanchez, e scrive:
«Warren Sanchez, l’uomo che afferma di avere tutte le risposte, sostiene anche ogni possibile posizione sulla religione, per quanto contraddittoria. Pertanto, lui e i suoi compari si sono presi la briga di spiegare di essere in completo accordo con il Santo Padre e la sua enciclica sull’Intelligenza Artificiale. Come spesso accade, la leggono a pezzi, selezionando i paragrafi meno progressisti, che pure sono presenti, come del resto accade per quasi tutti i testi della Chiesa. Ma sta diventando sempre più evidente che Warren e la sua banda sono degli opportunisti impenitenti, e intendono usare Leone XIV per insabbiare la loro scandalosa corruzione e accumulare capitale politico. Sembra che un numero crescente di cittadini si stia accorgendo che qualcosa non quadra quando Warren saluta il Papa come se fosse un progressista come lui, ignorando tutti i suoi messaggi liberali che si oppongono al socialismo in politica, economia e morale».
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Invece Francisco Rosell Fernández, già direttore di El Mundo, in un commento su El Debate intitolato “Leone XIV e la fugace “conversione” del camaleonte Sánchez” paragona Sánchez al personaggio letterario Zelig:
«Sánchez sta cercando, per l’ennesima volta, di essere il presidente dalle mille e una faccia. Come l’eroe di Scott Fitzgerald che si trasformava in chiunque gli stesse intorno, un personaggio che Woody Allen ha portato sullo schermo con la sua interpretazione del camaleonte umano Leonard Zelig. (…) Ora, con il Santo Padre, Sánchez presumerà di essere più cattolico del Papa (…). Anzi, per evitare la condanna, Sánchez si vestirebbe da cardinale come il duca di Lerma nella Spagna di Filippo III, il cui comportamento come favorito era oggetto di scherno in una filastrocca che, come epitaffio dei suoi vent’anni di abusi e malgoverno, circolava per Madrid: ”Per non morire impiccato / il più grande ladro di Spagna / si è vestito da cardinale”».
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Poi venne il discorso del papa al parlamento spagnolo, e il tono dei commenti cambiò. Un esempio per tutti, la cronaca di Enrique Martínez Olmos su es.diario:
«Papa Leone XIV, durante la sua visita al Congresso dei Deputati, dove ha pronunciato un discorso che gli è valso un’ovazione unanime di quasi 10 minuti, non ha tralasciato alcun argomento, e quando diciamo nessuno, intendiamo proprio nessuno, compresi quelli che mettono a disagio il governo di Pedro Sánchez e i suoi alleati e che non volevano fossero toccati, come la difesa integrale della vita contro la loro politica di libero aborto ed eutanasia, il rapporto fra riconciliazione e memoria storica e la difesa dei re cattolici contro la recente campagna della sinistra radicale contro la loro figura. (…) Papa Leone XIV si è rivolto al Congresso, facendo riferimento anche a una delle questioni chiave sostenute dal Psoe e dal governo di Pedro Sánchez: la memoria storica. “La fermezza non richiede disprezzo; il disaccordo non implica umiliazione”, ha affermato il Papa, ribadendo al contempo che “il pluralismo politico non deve degenerare nella costante denigrazione dell’avversario”. Ha collegato questo concetto alla difesa di “una memoria storica” che “cerca la verità e la riconciliazione”. In altre parole, ha criticato la politica di Sánchez di rievocare continuamente la Guerra Civile e il franchismo, esclusivamente dal punto di vista della sinistra e della fazione repubblicana, anziché adoperarsi per la riconciliazione».
L’Italia non è la Spagna, ma anche noi abbiamo un problema di memoria storica che forse solo il Papa può risolvere. Al posto di guerra civile e franchismo mettete guerra partigiana e fascismo (che del franchismo fu alleato decisivo per la vittoria nel conflitto fra spagnoli del 1936-39) e capite al volo cosa vogliamo dire. I Pedro Sánchez italiani, che strumentalizzano la storia, le sue vittime e i suoi eroi antifascisti per interessi politici di bottega sono numerosissimi, non c’è praticamente dibattito politico per il quale non ricorrano all’epiteto di “fascista” nei confronti del loro avversario. Nel corso dei decenni hanno lanciato le loro accuse contro personalità politiche diverse come Mario Scelba, Amintore Fanfani, Francesco Cossiga, Bettino Craxi, Silvio Berlusconi, Matteo Salvini e, ovviamente, Giorgia Meloni solo per elencare i casi più famosi. Mentre spesso imitavano il modo di ragionare e di fare politica dei fascisti di cui annunciavano il minaccioso ritorno sulla scena. Ultimo caso, l’ignobile campagna contro la circolare del ministro Giuseppe Valditara che prevede il consenso scritto e preventivo dei genitori per la partecipazione ad attività di educazione sessuale e affettiva degli studenti minorenni. Campagna ispirata a un’idea totalitaria dell’educazione, alla volontà di decostruire la famiglia come soggetto e di modellare gli studenti in meri prodotti sociali. In contrasto a quanto sui diritti della famiglia a educare i figli è scritto nella Costituzione italiana (art. 30), nella Dichiarazione universale dei diritti umani (art. 26), nel Patto internazionale sui diritti civili e politici adottato dalle Nazioni Unite, (articoli 17 e 23) e nel Protocollo n. 1 alla Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo (articolo 2). A Madrid il Papa ha ricordato i diritti della famiglia e la necessità di purificare la memoria storica nei suoi interventi. Sarebbe bello farsi trovare preparati quando dovesse essere ospitato a parlare a Montecitorio o a Palazzo Madama.
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Rodolfo Casadei
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