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Sì, buona buonasera, buonasera a tutti.
Intanto, ecco, siamo, siamo qui qui in questa serata e in una serata in cui, con Nicola Zingaretti che capodelegazione del Pd al Parlamento europeo, oltre con una lunghissima esperienza politica, tra cui quella importantissima di segretario del Pd, discutiamo di questa di questa nostra Europa e ne discutiamo in una settimana in cui lo scossone alle come dire alle radici al futuro dell’Europa è stato molto rilevante ed è arrivato da un p e di un da un piccolissimo lande della della Germania e io per questo partirei proprio.
Da quello che è accaduto, perché quello ci fa capire tanto di cosa può succedere in Europa, di quali sono le ricette e di qual è la possibilità di costruire una strada per il futuro. Cosa è successo? Lo avete visto tutto un party tutti, un partito dell’ultradestra, l’Afd ha trionfato con il 44% dei voti, un partito che perfino Marine Le Pen non aveva voluto nel suo gruppo al Parlamento europeo. Ora questo evento c’è, il rischio che si diffonda in altri Paesi può soffiare in Svezia in questo fine settimana può accadere in Francia nelle prossime presidenziali in Finlandia e Spagna.
E in qualche modo vedremo in quale modo in quali dimensioni, anche in Italia, insomma intanto la prima domanda da da chi ha un osservatorio europeo importante sa cosa sta accadendo in Europa, cosa ha sbagliato l’Europa oppure cosa hanno sbagliato gli Stati nazionali perché tutto questo sta accadendo?
Allora, innanzitutto, buonasera ciao grazie a Reggio Emilia, grazie alle volontarie e i volontari che ti riempiono il cuore quando vieni in queste occasioni.
E io sono stato giovane comunista e lo racconto perché si dice sempre che ci siamo formati a Frattocchie, io non mi sono fermato a Frattocchie, di grande luogo della formazione, erano le sezioni di partito e mi ricordo che un giovane, un anziano compagno dopo un mio intervento molto duro contro gli altri mi disse Nicola ricorda di che gli avversari non vanno condivisi ma bisogna capire perché la gente li vota e io uso questo metodo sempre anche quando in quella parte della Germania, l’Afd un partito di estremissima destra quasi neonazista, il 44% dei voti,
Io mi rifiuto di dire che sono tutti i nazisti il 44% di quella regione, sarebbe proprio idiota, sbagliato anche solo pensarlo,
E mi sono subito domandato, ma perché
Ma perché catturano questo consenso? La mia risposta è che il perché è la paura, la paura delle persone, la paura delle persone che vivono in una democrazia, ma non vedono il domani, sono terrorizzate dall’assenza di lavoro delle fabbriche, che chiudono degli stipendi, che non arrivano delusi all’Est della riunificazione delle due Germanie di un’unificazione che direttore non è avvenuta come nel 45 per noi, con il welfare, la sanità pubblica ma dentro un tempo dopo l’89, segnato dal liberismo e quindi il mercato, vi risolverà tutti i problemi e quindi ci sono milioni di persone, ma non solo lì. Questo è il tratto che unisce chi vota Vannacci da noi e chi vota Afd, la che è la percezione che domani sarò peggio di oggi. Ho paura e chi scelgo? Quello che vuol far saltare tutto e non mi pongo neanche l’inquietudine che c’è in quel saltato e quindi che dobbiamo fare noi, dico noi perché il problema non è Bruxelles guardate il problema è quello che accade nelle periferie delle metropoli che accade a Parigi, che accada a Berlino, che accade nelle periferie delle città, cioè questo umore di paura che porta alla reazione più istintiva tu Vannacci mi dai la soluzione, no, ma mi dai uno sfogo me la prendo con qualcuno, me la prendo con l’immigrato, allora come lo combattiamo lo combattiamo facendo quello che hanno fatto i padri fondatori nel 46 47 48,
Ridando speranza, capendo e qui la sinistra europea e mondiale ha sbagliato.
Che la democrazia è soprattutto speranza che le cose vadano meglio. La democrazia e, soprattutto, uguaglianza, la democrazia a lunghi periodi di crescita delle disuguaglianze, non tiene perché si organizza quella solitudine in odio e quindi quello che dobbiamo fare ora a Bruxelles, ma anche nel programma dell’alleanza, ne discuteremo qui da noi e rimettere al centro l’articolo 3 della Costituzione repubblicana. Tutti i cittadini hanno gli stessi diritti sociali e se il programma del centrosinistra che verrà dovrà avere un’anima, dovrà essere quello quelli che rimettono in campo uno sviluppo che difende le persone e il pianeta, perché sennò, accanto a quella persona che ha paura, se c’è solo Vannacci che gli dice tu hai paura, ha ragione, la colpa dell’immigrato e non trova noi che gli diciamo, hai ragione, ma la soluzione sono investimenti, debito pubblico, difesa comune. Un’Europa che ti dà lavoro e opportunità quelli là sceglieranno o di non andare a votare, perché i fascisti li fanno schifo oppure voterà per loro. Quindi, è una tragedia quel voto, ma lo dobbiamo vivere come una sveglia, come l’urgenza di fare l’alleanza e di dargli un’anima la forza dell’uguaglianza e della giustizia, e vedrete che anche stavolta li fermiamo. Secondo me,
Onorevole allora, da quello che mi pare capi e spesso la ricetta se ne discute, se n’è discusso tanto in Germania, ma del Parlamento europeo e facciamo un cordone sanitario, otteniamolo I e teniamolo fuori da ogni come dire considerazione, condivisione istituzionale di programma isoliamo lì. È una risposta possibile questa perché è una risposta che anche in pezzi importanti della sinistra circola
Secondo me allora il cordone sanitario, lo dico, è un patto che si fece nell’altra legislatura tra le forze europeiste, per non fare nessun accordo con l’estrema destra. Io credo che sia valido, ma il cordone sanitario però deve essere fondato su una politica di sviluppo, come dice addirittura Mario Draghi, il cordone sanitario, cioè il rifiuto dell’estrema destra deve essere anche caricato qualificato riempito di contenuti. Il cordone sanitario deve avere il debito pubblico per fare investimenti con il, il cordone sanitario deve essere caricato della difesa comune europea e non del riarmo nazionale. Il cordone sanitario, cioè, deve avere un’anima che lo rende migliore, perché sennò rimane solo io quelli, non li voglio, li tengo fuori dalla porta, ma loro fuori dalla porta continuano a stare con quel malessere dei cittadini. Questo è il tema del prossimo 2 anni e mezzo dell’Unione Europea e spero che il Partito popolare ora si convinca bene escluderli, ma si possono escludere se noi cominciamo a ritornare a un’Europa che guarda ai diritti delle persone i diritti dei cittadini e invece il Partito popolare europeo è spaccato in due come una mela, perché c’è una parte che dice noi per arginarli dobbiamo allearci con loro. È una parte che dice no, noi dobbiamo stare con la sinistra, quindi io credo che dobbiamo tenere aperta la
La denuncia del pericolo, ma dentro un programma di sviluppo, e sapete perché dobbiamo tenere aperta la denuncia del periodico del nazionalismo. Primo, perché il nazionalismo, quando ha vinto nella storia dell’umanità, ha sempre voluto dire una cosa, solo quella, la guerra, il nazionalismo è la guerra e quindi lo dobbiamo denunciare questo, ma poi dobbiamo tenere alto l’indirizzo. Noi qui la denuncia qui in Italia, perché io non lo sopporto che Vannacci viene indicato come il nuovo o che ci possano essere delle persone che dicono, ma me la democrazia non ha dato nulla. Approviamolo questo Vannacci, ma ora il programma l’abbiamo visto. Vannacci non ha nulla di nuovo il suo programma e degli anni 20, e cioè di un modello che in Italia, quando ha vinto, ha detto qualche cosa e ha detto Guerra, morte, oppressione di istruzione e la catastrofe che abbiamo visto, e quindi dobbiamo tenere aperto questo fronte. Questo muro, ma quello che manca e dobbiamo in fretta recuperarlo è giustificare un’alleanza, ripeto, nel nome di politiche che non lasciano più sole le persone nella loro solitudine, nella loro paura, nei confronti del futuro. Questo è il salto in avanti che dobbiamo fare come Sinistra europea ora
Le faccio però.
L’obiezione perché naturalmente trovo intanto assolutamente giusto che, quando accade accade qualcosa vanno capite le ragioni perché non si possono. Non si può dire che il 44%, quelli che votano per Vannacci o quelli che regolarmente, alla fine di ogni legislatura, anche in Italia si son hanno buttato il cuore oltre l’ostacolo andando a seguire il ribellismo di tu di turno, chi offriva una ricetta semplice contro tutti gli altri, lei dice investimenti, investimenti, noi sappiamo che i nostri margini per investire e sono zero le dice politiche europee, sappiamo quanta sofferenza c’è, ad esempio, nel mondo industriale. Io vivo e dirigo un giornale in una regione in cui l’imprenditoria è molto forte e vi assicuro molto molto come dire, antagonista rispetto a tante delle cose che accadono in Europa. Ma come è possibile allora, tenendo conto che alcune cose o se ritorna all’Asia, al
All’Europa delle nazioni e a quel punto, ognuno per sé, non si va da nessuna parte o si rafforza l’Europa, ma con queste regole corre il rischio di rafforzare gli elementi che stanno alimentando l’insoddisfazione.
Io credo che si possa fare con delle scelte chiare e l’Europa le ha fatte non quarant’anni fa l’ha fatte del 21 1921. Scusate nel 2021, io ero segretario del Partito democratico nel 2021, Siamo stati noi italiani, noi, centrosinistra italiano, noi governo italiano Roberto Gualtieri, Giuseppe Conte, il Partito democratico a dire all’Europa che era contraria, mentre le persone morivano negli ospedali, noi dobbiamo fare una grande investimento sul futuro. E lì è nato NextGenerationEU e il PNRR, e, per la prima volta dalla fine della Seconda guerra mondiale o dal 57 da quando si sono fatti i Trattati di Roma, l’Europa che non aveva margini di bilancio ha fatto debito comune per gli investimenti. Draghi parla addirittura di 800 miliardi di euro, all’anno che noi saremmo obbligati a fare perché ci sono punti dello sviluppo europeo ed è lì la crisi ed è lì la paura che o noi investiamo per recuperare il ritardo o non ce la faremo mai e quindi Draghi Draghi dice, ma noi diciamo
800 miliardi di euro l’anno di investimenti per il debito comune perché dobbiamo recuperare il ritardo sull’energia e la produzione energetica, dobbiamo recuperare il ritardo su l’innovazione tecnologica, il digitale, e dobbiamo chiudere la stagione non aumentando la spesa militare di per sé.
Ma capendo che un’Europa a 27, con 27 eserciti, 27 bilanci, 27 unità che non si parlano è senza senso, perché noi non spendiamo poco in difesa, questa è una bugia, noi spendiamo le stesse risorse della Russia, è un po’più addirittura della Cina, però quelli hanno un bilancio e una forza armata. Noi 27, quindi, il coraggio dell’Europa dovrebbe essere di andare verso una dimensione di unita e federale il più possibile. Quello che non accade. Questo è vero, ma non accade perché i governi non vogliono, perché l’Unione europea non vuole quindi i margini, ci sarebbero come li abbiamo fatti nel 2021 e se quel Next Generation You non ha funzionato o vedremo se ha funzionato perché Giorgia Meloni ha governato quattro anni, abbiamo la crescita più bassa dell’Ocse, ma quei punti o quelle percentuali di aumento sono legati solo esclusivamente alla spesa pubblica di Next Generation You che abbiamo fatto noi, quindi è servito investire quindi la strada e i margini ci sono e io dico che lo abbia detto Draghi sa per me perché per me che sono di sinistra, mi rende ottimista, perché so che Draghi non è di sinistra, rappresentano europeismo liberale che però dentro una stagione di ricostruzione di una proposta di put futuro potrebbe essere un grande, grandissimo alleato, c’è quell’immagine nei social di Draghi che dice voi non potete dire solo no, ma non si rivolgeva in principio al modo al Parlamento si rivolgerà ai governi,
Ernie, perché noi dobbiamo avere la forza di denunciare che questi governi, compreso il governo italiano, l’intuizione di Draghi di aprire una stagione di unità di difesa comune, di investimenti sul digitale e tutto il resto, i governi attuali hanno detto di no e il rapporto Draghi lo hanno stracciato. Ho messo nel cassetto lasciandoci nel limbo. Questo va denunciato, ricostruendo una grande alleanza politica a Bruxelles e in Italia che finalmente intorno a una proposta di sviluppo, riapre una prospettiva politica e sapete perché lo possiamo fare e, mi permetto di dire, ci dobbiamo sbrigare a farlo perché gli italiani e le italiane io sono convinto che che il fatto che qualcosa non è andata in questi quattro anni lo cominciano a capire che c’è un’alleanza che non ha prodotto i risultati che speravano
Quello che manca è accendere un’altra calamità che indica una strada. Questo è lo spazio politico nostro, che se occupiamo, vinciamo le elezioni politiche, e allora anche l’Europa cambierà. Direttore, perché io a Bruxelles un po’mi vergogno e mi vergogno perché abbiamo sottovalutato quanto tanto quanto i disastri dell’Europa sono anche il fatto che, per la prima volta dal 1945 o dal 47, l’Europa l’Italia ha il primo governo anti europeista del dopoguerra e ogni volta che c’è bisogno di spingere, di tirare, come abbiamo fatto da De Gasperi a Prodi, ah ah ah ah, tutto quello che abbiamo conosciuto ogni volta che l’Europa c’è un vagito di protagonismo, per la prima volta dal dopoguerra l’Italia non c’è San Marino lago da da Trump o sta lì a boicottare, tanto che sono andati a fare i vertici a Londra, che non è nell’Unione europea o a Parigi prima che si entrasse nella fase presidenziale. Quindi io questo lo dico perché non voglio aggravare, ma dobbiamo metterci sulle spalle che l’alleanza che dobbiamo costruire sarà importante per ricostruire l’Italia, ma anche per salvare l’Europa, perché l’Europa senza un’Italia europeista non si rimetterà mai in piedi e andremo verso la disgregazione e quindi noi dobbiamo vincere per noi e per ricostruire la nostra casa comune che l’Europa sarà durissima, però fatemi dire anche una bellissima prospettiva politica, perché secondo me sarà possibile farlo.
Io.
Una dose, ma da, ma non devo come dire spingere.
Sì, nel vincere le elezioni nel governare l’Europa, una dose di pessimismo un po’più alta che determinata dal fatto che l’altro giorno ho visto che del rapporto Draghi è stato realizzato solo il 14,4 e il 14,5 delle proposte, ma non verrà realizzato un rapporto Draghi, questi governi perché sono contro e sono codardi che non lo dicono
Questa è la verità, cioè gli attuali governanti dell’Europa non ci credono il rapporto Draghi di fu l’ultimo atto di lungimiranza di Ursula von der Leyen che non a caso ho capito l’aria, che amò questo grande europeista autorevolissimo e gli disse come con Letta ci indichi una strada possibile la conclusione di quel percorso però approda nella fase della quale il nostro governo non c’era più e in Europa si sono affastellati governi che hanno scetticismo sull’Europa, purtroppo, infatti, ha fatto una fondazione quando ha capito l’aria.
Non c’è per questo dico nelle condizioni date con la destra dei nazionalismi, non cambierà nulla, per questo dico dobbiamo vincere, perché se invece l’Italia guida
In Francia. Non so se ce la farà un socialista, ma basta che vada nel secondo turno europeista. E allora Merz, con due alleati un po’più europeisti, ritrova coraggio, si riapre una prospettiva politica per questo tanti disastri sono nati qui in Italia. Dobbiamo sapere che da questi sassi si può riuscire se noi ora faremo il nostro dovere unendoci, ma poi magari ne parleremo Nasi. Infatti le faccio l’ultima domanda europea e poi passiamo alle questioni di politica italiana.
Tre questioni fondamentali che, alla fine a cui bisognerà dare risposte politiche ambientali, cosa hanno determinato di positivo e cosa invece hanno innescato, ad esempio, in settori di politiche industriali importanti come quello dell’automobile immigrazione.
Sostegno all’Ucraina, con tutte le conseguenze sia in termini di spese per la difesa, ma anche di rialzo dei prezzi dette energetici, determinati naturalmente non solo dall’Ucraina, ma anche da quello che Trump ha compirà, ha combinato nel Golfo ma come dire, si continua come era stata impostata questa legislatura europea.
O è necessario cambiare, forse qualcosa è necessario cambiare.
Guardi sul Green Deal,
Non solo avevamo ragione, ma e cioè sulla necessità di cambiare il modello di sviluppo, ma quest’estate torrida con 40 gradi con gli incendi nubifragi. Non so se sono veri, ma ho letto sui giornali 35.000 morti per il caldo. Ci dice che questo modello di sviluppo non può più essere definito di sviluppo che dà un’idea di miglioramento. Ora le estati ce li ricordavamo tutte dopo un anno di lavoro, dicevamo meno male, è arrivata l’estate, andiamo al mare ora l’estate, quando arriva a giugno luglio e quel caldo torrido. La prima cosa che pensiamo è qua quando finisce quando ritorna il fresco, quindi l’idea che dovevamo cambiare. Il modello di sviluppo era giusta ed è giusta. Qual è stato? Il problema è l’errore che dobbiamo recuperare sul Green Deal. È che quello è stato un compromesso, nel dire dobbiamo darci degli obiettivi, ma non li finanziamo. Dobbiamo togliere le auto a combustibile entro l’anno e ma noi lo finanziamo. La transizione e quindi il costo. Non essendo pubblico, si è riversato tutto sulla fabbrica, sull’impresa e sul costo del mezzo. L’automobile lì è stato l’errore nell’aver dato indirizzi giusti e non essersi preoccupati di sostenerla. E guardate che non è sempre stato così. Quando Azmoun Scree abbiamo guardato, ho scritto la Costituzione e hanno scritto la sanità è pubblica e poi lo Stato ha costruito gli ospedali. Quando si è detto la scuola è pubblica, poi lo Stato ha costruito le università, le scuole quando si è detto il diritto al lavoro e beh lo Stato ha investito sulla produzione. L’errore che ha compiuto l’Europa nell’altra legislatura è stato quello di aver posto all’Europa la più grande potenza industriale del pianeta, degli obiettivi di cambiamento molto radicali, senza porsi il problema che ciò che è quello che qui scusate, se l’è uscito questa sera che dice Mario Draghi, Mario Draghi dice transizione energetica, transizione digitale e di e e difesa comune europea e
Investimenti pubblici, perché se noi diciamo che bisogna arrivare all’auto elettrica, beh non è che il costo lo paga, chi la produce o qui se la compra e un costo collettivo non è che gli ospedali si è detto, la sanità pubblica e la paga, chi è malato, no, la pagano tutti, perché serve a tutti la sanità pubblica, lì è stato l’errore da recuperare e per questo io credo, noi avremmo bisogno in Europa di debito pubblico europeo per finanziare e recuperare il ritardo sull’energia, sulla transizione energetica e mi permette di dire direttore sul digitale su questa roba, qui noi non possiamo vivere con la proprietà privata di tutti i mezzi e gli strumenti e le industrie dell’intelligenza artificiale del digitale che sono o americane o cinesi. Non possiamo, perché questo vuol dire rinunciare alla nostra libertà, alla nostra autonomia, la nostra dignità. Alcuni giorni fa è venuto fuori quest’altro caso di questa sperimentazione dell’intelligenza artificiale sfuggita oggi sul Corriere della Sera. C’è un articolo meraviglioso che dice io non ce l’ho. Le soluzioni denunciando questo caso, ma qualcosa non sta accadendo. Forse non è chiaro. Le più grandi aziende di intelligenza artificiale che sperimentano si chiamano delle gabbie separate, cioè dentro un ambiente separato. Lo sviluppo dell’intelligenza artificiale fuori dal controllo umano hanno visto che questi algoritmi sono entrati nella rete e hanno aggredito delle centrali aggredendo e l’uomo non è riuscito a fermarle se non ricorrendo all’intelligenza artificiale. La cosa grave di tutto questo è che tutto in mano a 15 20 esseri umani privati che hanno in mano l’oligopolio della più grande innovazione dell’umanità non va bene, non è che lo diciamo noi, che siamo bolscevichi, non lo dice adesso, papa Leone quindi, ad esempio, perché a che cosa serve la sinistra, in Italia e nel mondo serve a combattere le oppressioni del presente e quindi io credo, come dicono in America, che noi abbiamo bisogno di un fondo pubblico europeo per la proprietà dell’intelligenza artificiale, perché altrimenti questi beni rimangono al servizio del profitto e non del bene comune. Io la voglio l’intelligenza artificiale
Ho fatto il Presidente della Regione Lazio per 10 anni e sono testimone oculare della magia di un’applicazione dell’intelligenza artificiale in medicina, della possibilità di diagnosticare cinque sei anni prima dell’occhio e della diagnosi umana, un tumore alla mammella, un tumore al collo o prevenire attraverso una fotografia di un anziano, se quell’anziano, è vittima di malattie degenerative cinque anni prima che si manifestino. Quindi, per carità, noi non siamo contro l’innovazione, ma l’innovazione nelle democrazie non lo dicono i bolscevichi lo diceva Luigi Einaudi, non possono essere patrimonio di monopolio, di oligopoli, perché il monopolio, l’oligopolio è contro l’interesse generale, è conscio il bene comune e risponde solo alla logica del profitto e la logica del profitto, ad esempio nel digitale, negli Stati Uniti d’America ha portato meta quella di istiga a dover pagare 17 miliardi di euro a quegli Stati che hanno denunciato in quel caso 600 suicidi di ragazzi imprigionati in algoritmi che provocano dipendenza. Ecco che cosa serve la sinistra in Italia, a ricostruire speranza e a impadronirsi di questi grandi strumenti di possibile dominio dell’umano, e abbiamo una grande alleato che la Chiesa cattolica io sono ateo, sono laico.
Ma mi inchino di fronte alla lungimiranza di un cattolicesimo che, mentre l’Islam e anche purtroppo, almeno nella forma statuale della de de di di Israele, reagisce alle paure del tempo con un integralismo, sta ritrovando il cattolicesimo, una grande umanità, come fece l’altro papa Leone tredicesimo con la Rerum Novarum immergendosi nella dell’Int della rivoluzione industriale salvando la persona abbiamo un Papa che si immerge nel digitale rimettendo al centro la dignità umana, ma che aspetta la sinistra a capire che quella è la frontiera della libertà, a mettersi dietro alcune grandi battaglie e dire la nostra frontiera della libertà è questa intervento pubblico, eccetera, eccetera, eccetera, come sulla green economy sull’Ucraina. Io non ho
Nessun problema a dire sono quello che di più ha scritto le risoluzioni dell’Unione europea, che su questo non hanno fatto sconti nel sostegno all’Ucraina, ma è palese che la vicenda ucraina paga il fatto che quella tragedia è andata avanti in parallelo alla distruzione, alla demolizione, all’umiliazione di qualsiasi autorevole sede, terza di incontro per la risoluzione dei conflitti, e quindi è rimasta solo lo strumento per il conflitto delle armi e io sono sempre stati fino a quello che se ti mettono una pistola alla tempia una persona mette una pistola alla tempia e quello ti dice o mi arrendo o muoio o mi difendo, io gli dirò sempre, ti aiuta a difenderti perché non accetterò nel suicidio della sua resa, se non lo vuole. Questa è la verità sull’Ucraina, però adesso è il tempo dell’Unione Europea, politica perché il grande assente, complice e criminale
Di questi anni di guerra è stato questo l’incapacità di esistere, non per caso.
L’Europa non c’è stata, perché in Europa, in questi quattro anni, cessata l’egemonia della destra nazionalista, che il protagonismo politico.
Dell’Europa non lo ha mai voluto, questo che abbiamo visto non è il prodotto, il risultato in Europa almeno delle nostre scelte, ma delle scelte di una destra che l’Europa politica diplomatica e attore della difesa europea non la vuole, tant’è vero che la nostra Presidente del Consiglio neanche si vergogna va in Parlamento e dice voglio L Europa minima possibile che fa meno cose. Beh, io dico che sull’Ucraina io avrei voluto un’Europa solidale con gli ucraini che li sostiene, ma che non è vero che doveva fare il meno possibile, doveva fare molto di più come attore politico per fermare questa guerra.
Allora è chiaro da quello che sta accadendo anche in Parlamento, che è partito ormai una lunghissima campagna elettorale e forse anche con un po’d’anticipo.
Forse un po’troppo anticipo rispetto a quello che uno si poteva aspettare il re, qual è il rischio concreto che non si faccia più nulla ha ammesso che finora qualcosa sia stato fatto, è fatto bene intanto una domanda secca per voi, qual è la data migliore per andare a votare a questo punto secondo me prima li mandiamo a casa, meglio è perché si stanno la fanno solo danni.
Allora assodato è ammesso che prima di mandare a casa e meglio è che bisogna essere rapidi e allora discutiamo un po’anche di come dire di Campo Largo Campo progressista, come lo vogliamo chiamare, qual è la formula migliore.
Alleanza pro do Campo largo perché sono, sono accusabile di nostalgia, diciamo, alleanza del futuro a alleanza del futuro.
Allora il percorso come dire, non è un percorso semplice, c’è da costruire un programma unito e io ho letto l’altro giorno quello che ha detto Conte sull’Ucraina è molto, molto diverso da quello che lei ha detto questa sera, quindi non è una differenza da poco, perché un conto è la ricerca del protagonismo per mediare per trattare e un conto come dire, la condiscendenza nei confronti di Putin che trattare non vuole se non alle sue condizioni
Però ci sono questioni che riguardano la politica economica che riguardano l’immigrazione, quindi il rischio che questo sia solo un cartello elettorale, come dire un po’lo avvertite o no, è una questione su cui state ragionando seriamente, anche perché io ricordo, come ricorda Zingaretti ormai abbiamo
Quasi la stessa età, anzi, ho qualche anno più di lui due volte, la sinistra ha vinto, il centrosinistra ha vinto,
è andato al Governo vincendo le elezioni per due volte è durato due anni con Prodi, quindi per le divisioni interne, quindi, come dire il Papa, la prima precondizione, costruire le condizioni per cui questo non accada più si vada con unità programmatica molto forte,
Assolutamente sì, quelli direttore, voglio raccontare a tutti una cosa che per me oggi è stata importante, io sono entrato in questa festa e lo dico perché penso che per arrivare a a vincere, dobbiamo tutti noi individualmente fare uno sforzo di guardare al futuro e di mettere al primo posto il bene comune e l’Italia,
Non le nostre storie e fare in modo che le nostre convinzioni vivano in una in una comunità, in un progetto comune, io sono entrato, sono venuto qua a vedere chi c’era il dibattito e lo ringrazio
Ho trovato su questa sedia dove sono seduto io Matteo Renzi, che mi ha anche salutato e ringraziato per una storia comune e Matteo Renzi, come lei si ricorda, era il membro del Partito Democratico e quando io ero segretario ha provocato una scissione nel partito fondando un altro partito per sostituire il Pd perché sosteneva che noi con i 5 Stelle non ci potevamo mai alle aree,
E Matteo Renzi, io l’ho visto su questa sedia dicendo oggi dobbiamo fare di tutto per essere uniti, io ho avuto qualche secondo istante di rabbia perché ha detto esattamente quello che io, dicevo 5 6 anni fa, però dopo quei quattro secondi.
Io ero felice di vedere Renzi consapevole, in questa sede della festa dell’Unità, a dire combattiamo uniti per sconfiggere le destre, impedire che al Quirinale vada un esponente di Fratelli d’Italia. Quindi, la prima cosa positiva di questo tempo è che finalmente abbiamo capito che con il sistema maggioritario c’è bisogno de l’Unità e di trovare l’unità e di sapere che tante divergenze sono figlie anche di un’identità che si sono costruiti i partiti perché all’unità non ci credevano e invece noi, nel maggioritario, la vocazione unitaria deve essere un faro. Non dimentichiamoci mai, per favore, che oggi Giorgia Meloni è presidente del Consiglio, non perché la maggioranza degli italiani l’ha votata, perché 4 milioni 3 milioni in più di italiani hanno votato per le opposizioni e noi oggi abbiamo una situazione folle, dove il governo più pericoloso della storia della Repubblica governa con una maggioranza di parlamentari e una minoranza di voti e le opposizioni sono una minoranza parlamentare con una maggioranza di voti e quindi io dico poi arrivo alla seconda parte problematica, bene che finalmente tutte tutti addirittura è anche Matteo Renzi, dice
Mai più divisi alle elezioni politiche e i problemi vanno affrontati e vanno risolti. E questo è un grande risultato di cultura politica che non era scontato, tant’è vero che a un certo punto è accaduto nel Pd quello che è accaduto proprio perché questa cultura, un’Italia non c’era. Il tema adesso è quello che lei ha detto. Guai a pensare che l’unità sia il modo di vincere le elezioni è la condizione per vincere le elezioni, è la precondizione per vincere le elezioni e noi dobbiamo e io lo faccio con grande serenità denunciare che noi oggi ancora siamo troppo. L’unità delle opposizioni è troppo poco, l’alleanza per governare il Paese e qual è il salto, cosa si deve fare per essere percepiti dagli elettori come
Un’alternativa possibile costruire, ma non solo i punti di un programma, ma anche un’empatia, un calore
Una riconoscibilità intorno a delle parole che gli italiani capiscono e che siamo noi noi dobbiamo essere quelli della crescita, della crescita, ovviamente, che rispetta l’ambiente, ma quelli che capiscono che noi produciamo troppo poco i beni che il mondo si compra, che non riusciamo più a produrre quello che si compra il mondo, che lo producono oramai in America, in Cina, ahimè in Marocco oppure in Romania, e quindi noi abbiamo un problema di capire come ricominciamo a produrre ricchezza in maniera che ci permetta di garantire lavoro e benessere secondo l’uguaglianza,
Noi dobbiamo essere i migliori a produrre crescita e i più testardi, a dire che i proventi della crescita devono essere ridistribuiti nel nome dell’uguaglianza, senza disparità, e questo vuol dire anche aggredire il tema fiscale, non perché vogliamo ideologicamente colpire i ricchi, ma perché crediamo nella giusta imposta la giusta imposta è quella, come dice la costituzione, della progressività delle imposte. Chi ha di più paga di più, chi ha di meno paga di meno, perché in Italia quello che rende le persone sole che non votano o votano Vannacci che li illude è che c’è troppa ingiustizia, anche fiscale, la giusta imposta, gli di gola che e c’è la famosa favola degli economisti, se io vado a un bambino gli do una caramella, quel bambino ride ma se vado dal fratello e gliene do due, il bambino piange è perché piangi e quello te lo dice perché perché non è giusto e noi oggi abbiamo e dopo il governo della destra ancora di più, un elemento di ingiustizia e di disuguaglianza che deve essere la priorità accanto alla crescita. Qui parlavamo prima d’Europa e la grande abbaglio del Partito popolare europeo di distinguere la competitività con la coesione sociale, ma oramai i trattati di economia di tutto il pianeta ti dicono che non c’è, non c’è competitività senza coesione sociale e quindi ci vuole crescita, uguaglianza e la terza parola bellissima che deve essere la nostra anima, è la libertà, la libertà. Dobbiamo riprenderci questa parola perché noi in realtà abbiamo la nostra libertà minacciata.
Ed è minacciata dal punto di vista legislativo, da una rimessa in discussione degli equilibri costituzionali, ma la libertà anche minacciata da un modello di sviluppo, scusate se torno sul tema che introduce, se non regolati in maniera pericolosa dei condizionamenti della persona umana, che non sono tollerabili, non sono tollerabili e soprattutto non è normale, lo sa perché è Elon Musk ha detto l’Unione europea, va sciolta l’ha, detto dopo tre ore che l’Unione europea lo ha multato per 150 miliardi sul fatto che non dà trasparenza sui dati che ruba che ruba, dico io avrei roba, perché la follia è che la deregolamentazione dello strumento del governo del digitale porta il dato che noi creiamo
Nella rivoluzione industriale si sarebbe detto la contraddizione capitale, lavoro, io dico, noi siamo diventati il capitale perché la ricchezza la produciamo noi, utilizzando questi sistemi e li porta in un angolo del pianeta, con una concentrazione folle, folle della ricchezza, allora un’anima della sinistra è quella di riprendere in Italia e in Europa lo faremo una battaglia che già avevamo fatto e che avevamo vinto, perché con Paolo Gentiloni, l’aveva deciso, la Commissione europea e Trump l’ha cancellata. Noi dobbiamo bloccare le piazze, le strade e chiedere la web tax per gli oligarchi del digitale, perché non è giusto che paghino le imprese e i lavoratori italiani su una ricchezza che noi produciamo, solo perché ci parliamo al telefono o ci scambiamo dei messaggi, questa grande dimensione, la politica, non c’è, però c’è la nostra vita, c’è la nostra vita
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