Intelligenza artificiale, l’Umbria al passo con l’Italia ma resta indietro sull’innovazione: brevetti e proprietà industriale i punti più deboli


In Umbria l’intelligenza artificiale corre veloce quasi quanto come nel resto d’Italia. Nel Cuore verde, infatti, il 15,3% delle imprese con più di 10 impiegati utilizza almeno uno strumento IA, appena dietro al dato nazionale del 16,4%. L’ostacolo però resta alla fine della corsa, ovvero quando l’innovazione digitale deve concretizzarsi in brevetti, nuovi prodotti e proprietà industriale. È questa la fotografia immortalata dall’ultima indagine della Camera di Commercio dell’Umbria che, riprendendo l’analisi dell’Ufficio regionale di statistica della Regione Toscana basata sui dati Istat 2025, posiziona la regione davanti a Toscana (14,7%, Marche (10,2%) e il Centro in generale (15,2%).

“Le imprese umbre – spiega il presidente della Camera di Commercio dell’Umbria, Giorgio Mencaroni -hanno dimostrato molte volte di saper cambiare, anche quando dimensioni ridotte e risorse limitate rendono tutto più difficile. La transizione digitale è una sfida concreta per tutte, soprattutto per le più piccole, che hanno bisogno di competenze, strumenti e accompagnamento”.

Ingrandendo la lente sui diversi indicatori di riferimento, si delinea un quadro degno di nota. Nella stessa elaborazione su dati Istat, l’Umbria raggiunge il 46% nel data analytics, ovvero nell’analisi dei dati realizzata dall’impresa o affidata all’esterno, totalizzando più del 42,7% italiano e il valore più alto tra Umbria, Toscana, Marche e Lazio. Nei servizi cloud di livello intermedio o sofisticato il Cuore verde arriva al 70,3%, contro il 68,1% nazionale. Sul livello almeno di base di digitalizzazione, invece, si ferma al 73,8%, contro il 79,8% dell’Italia, l’80,7% della Toscana e il 77,4% del Lazio; le Marche sono al 67,1%.

Il divario più ampio si apre sulla questione dei brevetti. La distanza aumenta quando dall’utilizzo delle nuove tecnologie si passa alla capacità di produrre innovazione propria e proteggerla attraverso brevetti e proprietà industriale. Tra il 2019 e il 2024 i brevetti umbri rapportati alla popolazione sono stati meno della metà della media italiana, senza segnali significativi di recupero. Anche la composizione dei brevetti aiuta a capire dove si concentra l’innovazione regionale. L’Umbria presenta una presenza relativamente maggiore nell’ingegneria civile, in alcuni beni di consumo e nel farmaceutico, mentre i brevetti nelle tecnologie della comunicazione digitale e dell’informatica sono molto pochi. Banca d’Italia definisce infatti l’attività brevettuale in questi settori “sostanzialmente assente” rispetto alla composizione dei brevetti registrati presso l’Epo, l’Ufficio europeo dei brevetti. In sostanza, il digitale fa parte delle imprese, ma ancora raramente si traduce in nuove tecnologie digitali brevettate nel territorio.

La forbice resta ampia anche nel rapporto tra brevetti e numero dei ricercatori. Nelle imprese umbre se ne contano 142 ogni mille, contro 222 in Italia. Nelle università e negli enti pubblici di ricerca il rapporto scende a 4,3 brevetti ogni mille ricercatori, contro circa 9,6 a livello nazionale.

Un aspetto da non sottovalutare è quanto un brevetto riesce a influenzare le innovazioni successive. Lo si misura anche attraverso le cosiddette citazioni brevettuali, cioè i richiami che i brevetti più recenti fanno a quelli precedenti perché rilevanti per la tecnologia sviluppata. Per i brevetti umbri il numero medio di citazioni è inferiore del 60% alla media Epo, nessuno rientra nel 10% dei brevetti più citati e oltre un terzo non riceve citazioni. Detto in altre parole, l’Umbria non è una regione che non innova: nell’utilizzo di diverse tecnologie digitali riesce a stare vicino alla media italiana e in alcuni casi a superarla, ma la difficoltà cresce quando ricerca, competenze e tecnologia devono generare nuove invenzioni, brevetti e proprietà industriale.

“È qui che la Camera può fare la sua parte – aggiunge Mencaroni –  come fa da anni con il Punto Impresa Digitale, la formazione e gli interventi per la doppia transizione digitale ed ecologica. Un altro piano riguarda la capacità del territorio di trasformare ricerca e conoscenza in brevetti, nuovi prodotti e proprietà industriale: su questo nessun soggetto può agire da solo. Serve un rapporto sempre più stretto tra imprese, università, centri di ricerca, Regione, sistema del credito e associazioni. L’Umbria ha competenze e capacità imprenditoriali importanti: dobbiamo creare le condizioni perché possano generare più innovazione e più valore qui, nel nostro territorio”.

I progetti finanziati

A sostenere ricerca e innovazione sono intervenute negli anni anche le politiche pubbliche territoriali. Un’analisi sui dati di OpenCup – il portale nazionale che raccoglie i progetti di investimento pubblico identificati dal Cup – mostra che tra il 2018 e il 2025 in Umbria sono stati finanziati 968 progetti di ricerca, sviluppo tecnologico e innovazione per complessivi 93 milioni di euro. Si tratta dello 0,9% delle risorse mobilitate in Italia attraverso analoghe politiche territoriali.

Quasi l’80% dei progetti le coinvolgeva e a questi interventi è andato circa il 66% delle risorse. Emerge però anche una forte frammentazione degli importi. Considerando i progetti con imprese coinvolte, gestiti da amministrazioni locali ed escludendo le università, quasi sette finanziamenti su dieci sono inferiori a 50 mila euro. L’importo medio è di circa 80 mila euro, poco più della metà di quello italiano.

Il confronto resta sfavorevole anche restringendo l’analisi ai contributi a fondo perduto concessi dagli enti territoriali in regime di aiuti di Stato: 559 imprese umbre hanno ricevuto complessivamente 36 milioni di euro, pari in media a 64 mila euro per impresa, contro 102 mila a livello nazionale.

In arrivo nuovi strumenti

Nel 2025 gli investimenti delle imprese umbre erano tornati a crescere moderatamente. Per il 2026, invece, le indicazioni raccolte dalla Banca d’Italia prefigurano un calo generalizzato della spesa per investimenti, in un quadro condizionato dalle tensioni internazionali. Sul fronte nazionale, il Mimit ha programmato 32 milioni di euro per Brevetti+, Disegni+ e Marchi+: rispettivamente 20, 10 e 2 milioni. Si aggiunge il Voucher Cloud & Cybersecurity, con una dotazione nazionale di 150 milioni di euro, destinato a sostenere investimenti in servizi digitali avanzati, comprese soluzioni software dotate di funzionalità di intelligenza artificiale. Anche la Regione Umbria ha rafforzato gli strumenti sul fronte dell’innovazione. L’Avviso Poli di Innovazione 2026 dispone di 4 milioni di euro iniziali, incrementabili fino a 6, con domande dal 10 settembre al 30 ottobre. L’obiettivo è mettere in rete imprese e organismi di ricerca e favorire collaborazione, condivisione delle conoscenze e trasferimento tecnologico.


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