Il ministro degli Esteri alla Walter Tosto


Antonio Tajani a Chieti Scalo, tra i robot di saldatura e il progetto della scuola da 500 posti. Con lui il deputato e segretario regionale Nazario Pagano. Il ministro: “Sì alla lotta al cambiamento climatico, ma con scelte pragmatiche”

CHIETI – Antonio Tajani, in Abruzzo da venerdì per la festa nazionale dei giovani di Forza Italia a Montesilvano, ha aperto la mattinata di ieri nelle officine di un’azienda che costruisce apparecchi in pressione per l’energia, dal petrolchimico al nucleare e che figura tra i pochi fornitori italiani della filiera nucleare.

Ad accompagnarlo il deputato e segretario regionale azzurro Nazario Pagano, che rivendica l’idea della visita: “Ci tenevo tantissimo perché per me la Walter Tosto è un’eccellenza di questo territorio, un’eccellenza italiana e non solo abruzzese. Il ministro degli Esteri è anche il ministro del commercio estero, tutto ciò che riguarda l’internazionalizzazione delle nostre aziende passa dalla sua azione. Da parlamentare di questo territorio mi sento in dovere di sostenerla”, dichiara ad Abruzzo Speciale.

Il giro in stabilimento, guidato dall’amministratore delegato Luca Tosto con il management al completo, passa davanti a un robot di saldatura progettato e costruito internamente, perché per macchine di quelle dimensioni un mercato non esiste. I saldatori, spiega Tosto, sono ormai tecnici di robotica. L’azienda fattura per oltre il 90 per cento all’estero e ha una presenza rilevante in Romania; una delle rare commesse italiane, racconta l’amministratore delegato al ministro, riguarda reattori destinati a un impianto di SAF, il carburante sostenibile per l’aviazione. Il problema vero, insiste, resta trovare e formare le persone.

Da qui il progetto che Tosto mostra a Tajani su un rendering: una scuola di formazione tra la stazione ferroviaria di Chieti e lo stabilimento, per oltre 500 ragazzi, con laboratori, aule, palestra e 184 camere, collegata al terminal bus da una passerella sopra i binari per intercettare studenti da Termoli ad Avezzano, e una mensa unica dove operai e allievi mangiano insieme. L’orientamento in azienda esiste già: “Prendiamo i ragazzi dalla terza media”, spiega Tosto. “Li portiamo in fabbrica per vedere se questi occhi si accendono o si spengono”. I ragazzi vengono poi seguiti nei due istituti con cui la Walter Tosto collabora, il Savoia di Chieti e il Di Marzio-Michetti di Pescara. L’ambizione della nuova scuola è ospitare anche studenti dai Paesi in cui l’azienda lavora, dall’Arabia Saudita al Giappone, in una sorta di Erasmus industriale. Pagano ricorda che il progetto fu presentato al ministro Valditara poco prima della riforma sui campus scolastici, “rimasto colpito da come un imprenditore potesse anticipare un’esigenza”.

Tajani ascolta, poi parla di export citando i numeri dell’Istat sul primo semestre 2026: “Siamo cresciuti del 4,5 per cento, che si aggiunge al 3,3 in più dell’anno scorso. Cresciamo nonostante due guerre ai confini dell’Europa e una guerra commerciale e cresciamo perché c’è la grande qualità del prodotto italiano, da quello piccolo a quello grande”, afferma il ministro. L’obiettivo restano i 700 miliardi di export entro il 2027, “siamo quasi a 650”. Nel ragionamento entra la riforma della Farnesina in vigore dal primo gennaio, con una direzione generale per la crescita e un segretario generale aggiunto per l’economia, e il percorso “Obiettivo Export” con gli incontri diretti tra imprenditori e uffici commerciali delle ambasciate: dopo Torino e Bari la terza tappa è a Roma in ottobre, in vista della Conferenza nazionale dell’export di dicembre a Milano. “Il compito del governo è aiutare queste imprese a essere sempre più presenti nel mondo. Vanno avanti da sole, ma avere l’appoggio del governo significa rinforzare la propria presenza sui mercati”.

Il passaggio sul Mezzogiorno è quello più netto. “Non dobbiamo dare l’immagine del Sud arretrato, del Sud piagnone. Il Sud Italia si riscatta con imprese come questa”, afferma Tajani, che cita la ZES unica e la possibilità di estenderla a tutto il Paese non con vantaggi fiscali ma con la riduzione burocratica. E quando gli si chiede se lo stabilimento di Chieti potrà costruire componentistica nucleare per l’Italia, risponde con una battuta: “Io spero che si possa fare prima”. Sul nucleare il ministro ricorda che l’Unione Europea lo considera fonte non inquinante, e difende la scelta di aumentare le estrazioni di petrolio e gas, compresa la possibilità di triplicare la produzione in Basilicata: “Una scelta che fa discutere, ma è una scelta saggia”.

Il Green Deal europeo, dichiara, “è stato un colossale errore”. Precisa subito il senso: “Non che non si debba fare la lotta al cambiamento climatico, ma se hai una politica che impone alle imprese, industriali o agricole, regole che non sono in grado di rispettare, tu queste imprese le ammazzi, e ammazzi il lavoro. Dobbiamo dare ai nostri figli la possibilità di respirare aria pura, però anche da mangiare a pranzo e a cena. Sì alla lotta al cambiamento climatico, ma con scelte pragmatiche, non ideologiche”.

Poi il tema che chiude il cerchio con la scuola di Tosto: “Andare all’estero uno lo può fare, per carità, ma non deve essere obbligato, soprattutto nelle professioni tecnologiche più avanzate. Se le industrie non si modernizzano, quei posti di lavoro non si trovano”.

Prima dei saluti Luca Tosto affida al ministro una richiesta per le aziende italiane con vocazione internazionale: avere accanto le istituzioni ai tavoli dei Paesi in cui producono o esportano, perché un’impresa che lavora fuori dai confini rappresenta anche il sistema da cui proviene. Poi, a visita quasi conclusa, giunge in biga elettrica Walter Tosto, l’uomo che tutto questo l’ha costruito, e consegna al ministro con dedica autografa la propria storia: “Ricomincio da 60”, il libro che nel 2020 raccontava i primi sessant’anni di un’azienda nata per fare serbatoi da vino e finita a costruire reattori.


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