Una buona notizia per l’economia italiana ci sarebbe. Quale? La concessione da parte dell’Europa, seppure condizionata a una serie di paletti tra cui la riforma del catasto, di un pacchetto da 14 miliardi in più da investire nelle energie rinnovabili. Tecnicamente una deroga al Patto di Stabilità, l’accordo con la UE che impone di mantenere il rapporto deficit/PIL entro il 3%. La Commissione europea ha concesso ora all’Italia di sforare e usare fino allo 0,3% del PIL all’anno nel 2026, 2027 e 2028 per misure a favore del sistema energetico. Soldi che potrebbero dare una boccata d’ossigeno considerando che le nostre bollette sono le più alte d’Europa. Solo per l’elettricità il costo è 116 euro al megawattora, 31 euro in più della media europea (fonte: REPowerEU – Four Years on).
«L’impennata dei prezzi dell’energia spingerà al rialzo l’inflazione, annullando il recente aumento dei salari reali», scrive nel suo ultimo report l’OCSE, l’organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico. Pioverebbe sul bagnato insomma. Perché le retribuzioni già di per sé sono stagnanti, collocandoci sotto la media europea per potere d’acquisto – nel 2004 la superavano (fonte: Eurostat). Con un salario medio che oscilla tra i 20 e i 30mila euro lordi contro i 67 mila dei Paesi Bassi, i 64 mila della Germania e i 60 mila in Francia tanto per fare qualche esempio.
Sulla crescita dell’economia le previsioni sono opache
Che non ci sia di che gioire sembrerebbero dirlo anche i dati sulla crescita del PIL pubblicati dall’OCSE. Andrà meglio solo nel 2027, quando le stime dicono che il prodotto interno lordo italiano crescerà dello 0,7%. Ma per tutto il 2026 il valore sarà attenuato e pari allo 0,5%, in linea con quello del 2025. L’Italia – che pure si posiziona all’ottavo posto nella classifica mondiale dei PIL – resta in fondo alla classifica tra le principali economie dell’area in quanto a crescita. Solo la Germania, nel 2025, ha avuto una performance peggiore della nostra, segnando un avanzamento del PIL dello 0,3%. Ma poi si è ripresa, passando allo 0,7% nel 2026 e a una proiezione che indica come quota l’1,1 per l’anno successivo.
Il nostro Paese invece appare fermo su questo piano. Mentre a fare da contraltare ci sono per esempio i dati sull’export, che vedono il 2025 chiudersi in salita del 3,3%. E pur non essendo brillanti, va detto, neppure i risultati delle altre economie occidentali. La Francia è infatti, sempre in fatto di crescita del PIL, a quota 0,7% nel 2026 e raggiungerà nel 2027 lo 0,8%. Il Regno Unito arretra dall’1,4% del 2025 allo 0,9 del 2026 per poi risalire la china verso l’1,1 del 2027. Lo stesso per gli USA che scenderanno dall’attuale 2 all’1,8%, sempre nel 2027. Numeri che impallidiscono di fronte alle cifre che raggiungono le economie emergenti dei Paesi orientali: un caso è l’India, che crescerà del 6,4% (nel 2025 ha raggiunto il +7,4%). La Cina nel frattempo viaggia oltre il 4.
Una prima fase di tenuta
Eppure l’economia italiana si era dimostrata capace di reggere agli urti, sia della pandemia sia dello shock energetico arrivato dopo con lo scoppio della guerra Russia-Ucraina. «Dal 2019 l’economia italiana ha mostrato una significativa capacità di tenuta», ha detto il Governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta. «Il PIL è cresciuto di oltre il 6%: un risultato in linea con la media dell’area dell’euro in termini aggregati, ma superiore su base pro capite».
Valori – in apparenza – record per l’occupazione
Sembrerebbe andare bene anche l’occupazione, a tassi record al 63%, seppure trainata dai lavoratori over 50 e con contratti stabili, mentre lo stesso andamento non si registra per precari e giovani. Anche la disoccupazione è ai minimi. Ma non bisognerebbe lasciarsi ingannare da prospettive troppo ottimistiche. L’inverno demografico riduce le masse di giovani che entrano nel Mercato del lavoro e che sono conteggiate come soggetti in cerca di occupazione.
«Non si può tralasciare neppure una risalita della posizione netta sull’estero che è diventata creditoria, raggiungendo il 15% del PIL». Grazie, conclude il Governatore, a una «gestione prudente delle finanze pubbliche, che ha rafforzato la fiducia degli investitori».
Qualcosa è andato storto
Poi però si è verificata una frenata dello slancio. Con il colpo finale inferto dal «conflitto nel Golfo Persico che ha indebolito prospettive già fragili» ragiona. Anche gli analisti OCSE sono d’accordo. Tutto sembra dipeso dall’impennata dei prezzi dell’energia e dal generale deterioramento del clima di fiducia dei consumatori e delle imprese. A contribuire alla resistenza dell’economia c’erano state le Olimpiadi Milano Cortina, capaci «di generare un aumento dell’attività nel settore dei servizi nonché delle esportazioni» sottolinea il report OCSE. Senza contare le erogazioni di fondi nell’ambito del Programma Nazionale di Ripresa e Resilienza, «che hanno stimolato l’attività edilizia e gli incentivi fiscali hanno sostenuto gli investimenti nell’edilizia residenziale». Proprio grazie ai fondi PNRR gli investimenti pubblici si sarebbero attestati oltre il 3,8 % del PIL, il tasso più elevato degli ultimi 35 anni.
Ma la scure dell’inflazione, con un incremento del tasso su base annua al 2,8%, ha pesato di più. E quello che abbiamo visto finora sarebbe solo l’inizio, assicurano gli analisti. Il peggio dovrebbe arrivare poi, quando a inizio 2027 si vedranno le ricadute sui prezzi degli aumenti non solo causati dalla scarsità delle fonti energetiche ma anche dai fertilizzanti rimasti bloccati nello stretto di Hormuz.
Non saremmo abbastanza competitivi, è la sintesi. L’Italia conserva punti di forza rilevanti nella meccanica, nella farmaceutica e nelle produzioni di qualità che però «solo investendo e innovando saranno valorizzati».
La svolta sta nella produttività
Cenerentola storica dell’economia italiana è poi la bassa produttività. Ed è lì che andrebbe puntata l’attenzione: «Dall’inizio del secolo il prodotto per ora lavorata nel settore privato non finanziario è cresciuto di appena il 6%, contro incrementi compresi tra il 13 e il 34% negli altri grandi Paesi dell’area dell’euro».
Non aiutererebbe in tal senso la questione demografica perché con una popolazione in età da lavoro in forte diminuzione, non si potrà contare sull’aumento degli occupati per sostenere lo sviluppo. Ci potrebbe pensare forse l’Intelligenza Artificiale, ipotizza il Governatore, che può divenire leva decisiva. Complicato però prima che si avvii una sua diffusione capillare tra le imprese, a partire da quelle piccole e medie.
Il monito finale di Bankitalia è in definitiva uno, ovvero scardinare le debolezze che da decenni frenano l’economia italiana: «La scarsa innovazione, la dipendenza energetica, i bassi livelli di capitale umano» sui cui insiste anche l’OCSE, che parla di «un persistente sottoutilizzo delle risorse sul Mercato del lavoro».
Quella dovrebbe essere la direzione da prendere altrimenti la ripresa, avverte l’OCSE, «sarà frenata dalla debole crescita dei redditi, con i salari reali che recuperano solo in parte dopo le perdite derivanti dall’aumento dei prezzi, a causa del basso tasso di rinnovo dei contratti collettivi previsto nel 2027».
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Ilaria Mariotti
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