L’estate, dopo la chiusura delle scuole, per molti è sinonimo di colonie al mare, campi estivi, pomeriggi in piscina e vacanze in famiglia. Ma non è così per tutti. Per chi vive in una condizione di disuguaglianza sociale ed economica, la fine delle lezioni coincide spesso con il vuoto, la noia e l’isolamento. Cosa fanno i bambini che fuggono dalla guerra o i figli di genitori che non hanno le possibilità economiche per garantire loro un’alternativa? In Italia, dove le famiglie più fragili si ritrovano spesso abbandonate senza un welfare estivo che le supporti, le risposte sono poche. Ma tra queste, c’è il progetto Joy, l’estate solidale di Sport senza frontiere.
Povertà e vuoto di welfare
La chiusura estiva delle scuole rappresenta un momento critico per milioni di famiglie italiane. Secondo i dati Istat del 2024, quasi 1,3 milioni di minori vivono in condizioni di povertà assoluta. Si tratta del 13,8% degli under 18, il valore più alto registrato nell’ultimo decennio. Quando si sommano vulnerabilità economica, precarietà lavorativa e contesti abitativi difficili, i genitori si trovano senza alternative per la gestione dei figli durante i mesi estivi.
Il progetto Joy risponde a questo vuoto di welfare ponendosi come una risorsa gratuita e accessibile. Nata nel 2017 per offrire un primo spazio di sollievo ai minori rimasti coinvolti nel terremoto del centro Italia, l’iniziativa continua ad ampliarsi alle attuali emergenze sociali ed educative. Nel 2026, infatti, accanto ai ragazzi già seguiti dall’associazione, apre le porte a oltre mille ragazzi – dai 4 ai 16 anni – rifugiati scappati dal conflitto in Ucraina e, per la prima volta, ai minori arrivati da Gaza attraverso i corridoi umanitari. Per tutti, però, l’obiettivo resta lo stesso: «Restituire il diritto a una crescita serena e alla felicità in un contesto di totale inclusione», spiega Alessia Mantovani, psicologa dell’età evolutiva e responsabile nazionale dei progetti di Sport senza frontiere ETS.
«Le famiglie in condizioni di fragilità ci chiedono aiuto soprattutto da quando hanno capito che grazie a questo progetto i loro figli possono avere reali opportunità», evidenzia Mantani. «Spesso si tratta di nuclei in cui i genitori hanno lavori precari e turni instabili. Per loro il muro economico azzera qualsiasi offerta per i figli d’estate». Senza aiuti, il rischio per le famiglie è quello di sentirsi abbandonate e senza strumenti per far fare esperienza ai propri bambini. Per i giovani è quello di cadere «in una povertà educativa ancora più profonda. Le esperienze estive, sportive e relazionali non servono solo a riempire il tempo, ma fanno crescere e sviluppano competenze non cognitive fondamentali che vanno integrate al percorso scolastico». Competenze come: la capacità di gestire le emozioni, relazionarsi con gli altri e saper superare gli ostacoli.
Il modello di Joy, che unisce camp residenziali, weekend in natura e anche centri estivi urbani in diverse città italiane, punta a scardinare anche i limiti del welfare tradizionale. «A livello politico – spiega la psicologa – non basta abbattere la barriera economica.
Bisogna assistere i vari processi. Se offriamo la gratuità ma poi non gestiamo la logistica o non andiamo a prendere i bambini che vivono nelle periferie più isolate e mal collegate, la partecipazione costante fallisce. Serve una presa in carico totale ed è questa la vera forza del nostro progetto».
Un’estate senza smartphone
Accanto all’emergenza sociale, c’è anche un’emergenza educativa: l’isolamento digitale. Secondo il ministero dell’Istruzione, l’uso problematico dello smartphone riguarda un giovane italiano su quattro, con ripercussioni negative su sonno, concentrazione e relazioni. La scelta di un’estate senza cellulare rappresenta un momento pedagogico fondamentale per spingere i ragazzi a connettersi con la natura e lo sport, ritrovando il contatto umano.
Durante i camp di Joy, i cellulari vengono ritirati e concessi soltanto per un’ora al giorno per i contatti con le famiglie. «All’inizio eravamo con il fiato corto – ammette Mantovani – perché non sapevamo se questa scelta fosse adeguata, specialmente per bambini che avevano vissuto traumi profondi. Invece, l’esperienza ci dice che funziona». Ma con qualche differenza generazionale: «I più piccoli cedono il telefono con facilità, vedendolo ancora come un gioco. I più grandi fanno inizialmente più resistenza perché per loro è anche uno strumento relazionale. Ma già al secondo o terzo giorno molti non lo chiedono nemmeno più perché ritrovano il valore della relazione umana oltre al bello di stare a contatto con la natura. Non sentono la mancanza di niente». La disconnessione aiuta a riscoprire la bellezza e il valore terapeutico delle relazioni dal vivo. A cui si aggiunge il ruolo fondamentale dello sport, il veicolo per trasmettere disciplina, cura e valori quotidiani.
Joy 2026: date e gli appuntamenti
Il programma di Joy 2026 si articola per tutta l’estate in varie forme. I Joy Summer Camp residenziali immersi nella natura sono distribuiti tra Clusone (in provincia di Bergamo) e Pian de Valli sul Monte Terminillo (Rieti):
Clusone: dal 21 al 27 giugno e dal 5 all’11 luglio 2026.
Monte Terminillo: dal 21 al 27 giugno, dal 28 giugno al 4 luglio e dal 5 all’11 luglio 2026.
A questi si aggiungerà il format “avventura” all’Oasi Zegna, in Alta Val Sessera, previsto dal 2 al 5 settembre 2026.
Inoltre, per i ragazzi che restano in città sono attivi fino a settembre i centri estivi urbani Joy Point a Bari, Napoli, Roma, Milano, Torino, Novara e Monza, mentre proseguono nei fine settimana le attività fuori porta dei Joy Nature dedicate a discipline “di nicchia” come vela e surf.
Ultimo aggiornamento: domenica 21 giugno 2026, 09:32
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