di Marcello Furriolo
Era impossibile immaginare che, nello spazio di poche ore, venissero a mancare due figure straordinarie di quel che rimane di una Catanzaro, che soffre di abbandono.
Fabio Blasco e Franco Marincola Tizzano sono ritornati “nella casa del Padre”, come ci hanno raccontato i due amorevoli sacerdoti che hanno celebrato la liturgia delle esequie.
Don Vincenzo Zoccoli, il colto e pensoso parroco della chiesa SS Salvatore, parlando del caro Fabio, ha osservato che Catanzaro sta perdendo intere generazioni di catanzaresi, che alla città erano legatissimi e che ad essa hanno dedicato le migliori energie personali, intellettuali, morali. Fabio era il prototipo di questa “catanzaresità” fatta di passione, entusiasmo, lealtà, spirito autenticamente sportivo, amore sviscerato per i colori giallorossi. Lo sport vissuto come pratica ed esercizio personale, ma soprattutto come regola di comportamento, di sana competizione e rispetto per il competitor, che illustrava anche nelle sue brillanti cronache per la “Gazzetta dello Sport”.
Valori nei quali ha alimentato la sua crescita umana e professionale, in un ambiente familiare ricco di principi, valori civili, morali e culturali impersonati dal capostipite don Salvatore, il Presidente, figura impareggiabile di Magistrato e Padre dell’Università di Catanzaro, a cui non solo la città ancora non è riuscita a rendere i dovuti riconoscimenti per quello che ha donato, ma anche intere generazioni di Magistrati, ai quali ha insegnato che l’equilibrio, la terzietà, l’imparzialità, sono il vero contenuto dell’autonomia e dell’indipendenza della Magistratura. E poi il carissimo fratello maggiore Dommy, apprezzato Magistrato, scacchista lucidissimo e imperterrito calciatore provetto.
E infine, ma non da ultima, la mitica Donna Adriana, madre ineguagliabile, personaggio della migliore letteratura popolare, la cui immagine di donna dalla simpatia spontanea e imprevedibile, dall’intelligenza viva e non accademica, animava i salotti dorati del Circolo Unione con il suo garbo materno e negli affettuosi richiami a Turù, Dommy e Fabiuccio. Gli amori eterni e la ragione della sua vita.
Fabio appartiene alla stagione più esaltante della mia giovinezza e di un gruppo di ragazzi che riuscivano ad unire studio, goliardia e politica in un mix irripetibile, che ha contraddistinto la Catanzaro degli anni 60. Federico Ferrara, Alfonso Pucci, Ercole Amelio, Lino Mandino, Dino Garcea, Fabio Blasco, Nini Sabatini, Walter Scarpino, usciti dal Liceo Galluppi avevamo intrapreso il nostro percorso universitario in giro per l’Italia: Napoli, Roma, Teramo, Siena, Ferrara tutti iscritti in Giurisprudenza, ma tutti legati a Catanzaro, dove si organizzavano feste della Matricola, sfilate goliardiche, giornali, riviste musicali, frizzi e lazzi e scherzi fulminanti. Ma soprattutto si organizzava lo studio collettivo serale, dopo il cinema o la pizza, nei locali della sezione Vanoni della Democrazia Cristiana, di cui era segretario cittadino il vulcanico Federico. Perché in tutto questo eravamo tutti convinti militanti del grande Partito di De Gasperi.
A Fabio e al Presidente Blasco mi legano rapporti di forte stima consolidatisi nel tempo e nell’ambito del comune impegno per costruire una città migliore da consegnare ai nostri figli. Sono sicuro che Fabio avrà saputo affrontare anche i momenti della sofferenza fisica con la forza del suo spirito autenticamente sportivo, mentre il suo illuminato esempio di vita rivive nello sguardo sereno di Patrizia e nel fresco sorriso di Sabrina e Salvatore.
Con Franco Marincola Tizzano la città di Catanzaro perde uno dei suoi figli più esemplari e nobili. Non solo per discendenza di casato, ma per valori umani, morali, civili e intellettuali esercitati nella vita. Dotato di cultura raffinata e vasta, sconfinata nell’arte, la letteratura, la storia delle tradizioni e dei costumi calabresi, ha coltivato gli studi universitari tra Torino e Roma, dove ha frequentato i più importanti atelier di architettura. Ma il suo smisurato amore per la città lo riportarono ben presto a Catanzaro, dove ha fatto da capostipite ad una vera scuola di architettura e di arredo per interni, in cui ha trasfuso la sua infinita sensibilità artistica, nell’uso raffinato dei colori e dei materiali soprattutto il legno, dal frassino al palissandro . I suoi arredamenti, realizzati nelle case e negli edifici più in vista della città, sono inconfondibili e portano la firma e la poesia di un grande artista che ha saputo declinare come pochi il rispetto della cultura e delle linee neo classiche con le tendenze più innovative del design internazionale.
La sua sconfinata generosità e signorilità non sempre gli ha restituito in termini di riconoscenza quello che lui ha largamente e disinteressatamente donato. La stessa città di Catanzaro sembra non cogliere a pieno il senso dell’opera svolta da una personalità come Franco. Che assieme al cugino Antonio Marincola Politi hanno rappresentato figure insostituibili in tutte le circostanze della mia vita e principalmente della mia famiglia.
Franco aveva una conoscenza invidiabile della storia della città ed era sempre ricco e prodigo di notizie e di riferimenti ai personaggi e alle famiglie che ne hanno segnato la gloria e le traversie. Sempre moderato e cauto nei giudizi e nelle valutazioni, fu il vero animatore di alcune iniziative giornalistiche come “La sveglia”, un vero e proprio pungolo che mettemmo assieme per animare il dibattito culturale e politico nella città e soprattutto per l’istituzione della Fondazione “Catanzaro”. Ma Franco non accettò mai di impegnarsi in prima persona, mantenendo sempre con estrema discrezione e cortesia il ruolo di padre nobile, che dispensa saggezza, conoscenza e i possibili strumenti concreti per tentare di frenare il declino della città, che è stato uno dei crucci fino agli ultimi non felici giorni della sua esistenza.
Franco Marincola Tizzano rappresenta l’ immagine più nitida, tenera e luminosa di un nobile signore, che ha vissuto con notevole dignità il non facile trapasso della città verso la modernità, offrendo con larga generosità, non sempre apprezzata, il vasto patrimonio del suo sapere professionale, della sua cultura, della sua inflessibile dirittura morale ad una città dell’anima, perdutamente amata.
Ciao Franco, a casa ci mancheranno per sempre i tuoi sorrisi amabili e signorili. Non solo i cioccolatini di Peyrano.
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Alessia Burdino
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