BANCHE: PER PMI E AZIENDE FAMILIARI PRESTITI -4,3% A INIZIO 2026


Le piccole imprese e le imprese familiari restano escluse dalla ripresa del credito bancario. A marzo 2026 i prestiti alle piccole imprese sono diminuiti del 4,3% su base annua, segnando il terzo anno consecutivo di contrazione dopo il -8,1% del 2024 e il -5,7% del 2025. Ancora negativo anche l’andamento delle aziende familiari, per le quali il credito è sceso del 2,9%, dopo il -7,0% del 2024 e il -4,6% del 2025.

Particolarmente significativo il confronto con le imprese medio-grandi. Nel marzo 2024 il credito alle aziende strutturate registrava una flessione del 4,2%, quasi allineata a quella delle piccole imprese. Due anni dopo, però, la situazione si è completamente ribaltata: a marzo 2026 le imprese medio-grandi segnano una crescita del 2,2%, mentre le piccole imprese restano in territorio negativo con un calo del 4,3%. Si è così aperto un divario superiore a sei punti percentuali tra le due categorie.

È quanto emerge da un’analisi del Centro studi di Unimpresa, secondo cui si registra una analoga la situazione delle aziende familiari, che comprendono lavoratori autonomi, artigiani, commercianti e microimprenditori. Sebbene il ritmo della contrazione si sia progressivamente attenuato negli ultimi due anni, il credito continua a diminuire e non ha ancora mostrato segnali di effettiva inversione di tendenza; per questa categoria, che rappresenta una componente fondamentale del tessuto economico nazionale, la ripresa dei finanziamenti resta dunque ancora lontana. Nel complesso, tuttavia, il credito bancario italiano è tornato a crescere.

A marzo 2026 i prestiti sono aumentati in media del 2,5% su base annua, dopo il -2,8% del marzo 2024 e il -0,2% del marzo 2025. Una ripresa diffusa che ha coinvolto quasi tutte le altre categorie di prenditori. Le famiglie sono passate dal -0,6% del 2024 al +3,2% del 2026, confermando il ritorno della domanda di finanziamenti per consumi e spese correnti. Positive anche le imprese medio-grandi (+2,2%), mentre le amministrazioni pubbliche sono tornate sopra lo zero con un incremento dello 0,9% dopo due anni di contrazione.

Tra i comparti più dinamici figurano inoltre gli istituti sociali e le unità non classificate, passati dal -13,9% del 2024 al +4,0% del 2026, e i fondi e le assicurazioni, che hanno mantenuto una crescita stabile e costante, attestandosi al +3,1% nel 2026 dopo il +5,4% del 2025.

«Mentre il settore bancario italiano ha progressivamente riaperto i rubinetti del credito verso gran parte dell’economia, le realtà produttive di minori dimensioni continuano a incontrare ostacoli nell’accesso ai finanziamenti. Le piccole imprese rappresentano oggi l’unica grande categoria economica che non è riuscita a beneficiare della normalizzazione delle condizioni monetarie e della riduzione dei tassi d’interesse. In tre anni non hanno mai registrato una variazione positiva dei prestiti e continuano a essere il comparto con la performance peggiore dell’intero sistema creditizio. I dati descrivono una ripresa del credito a due velocità. La crescita media del 2,5% certifica il ritorno dell’espansione dei prestiti bancari, ma nasconde una frattura sempre più evidente tra chi riesce ad accedere con facilità ai finanziamenti e chi continua a essere penalizzato. Le piccole imprese e le aziende familiari, che costituiscono la maggioranza delle attività economiche italiane e una quota rilevante dell’occupazione nazionale, restano infatti ai margini della ripresa e continuano a registrare una riduzione del credito anche in una fase di generale miglioramento del mercato bancario» commenta il vicepresidente di Unimpresa, Giuseppe Spadafora.

Secondo il Centro studi di Unimpresa, che ha analizzato dati della Banca d’Italia, il credito bancario in Italia ha invertito la rotta: a marzo 2026 i prestiti delle banche italiane hanno registrato una crescita media del 2,5% su base annua, un risultato che ha segnato una discontinuità netta rispetto al -2,8% di marzo 2024 e alla sostanziale stagnazione di marzo 2025, quando la variazione si era fermata a un marginale -0,2%.

La ripresa è stata diffusa, ha coinvolto quasi tutte le categorie di prenditori e ha confermato che il sistema bancario ha ritrovato la propensione a erogare. Ma ha nascosto una frattura profonda e strutturale, che ha penalizzato in modo sistematico chi ha meno voce in capitolo: le piccole imprese e le aziende familiari.

Tra i segmenti che hanno guidato la ripresa, quello degli istituti sociali e delle unità non classificate ha registrato il rimbalzo più spettacolare: da -13,9% di marzo 2024 a -8,9% di marzo 2025, fino al +4,0% di marzo 2026. Un recupero di quasi 18 punti percentuali in due anni, che ha testimoniato quanto fosse stata severa la stretta precedente su questa categoria.

Anche i fondi e le assicurazioni hanno confermato il proprio ruolo di segmento privilegiato nell’accesso al credito: già a marzo 2025 avevano segnato +5,4%, il dato più alto dell’intero sistema in quel momento, e a marzo 2026 si sono attestati a +3,1%, mantenendo una posizione stabilmente positiva che non ha mai conosciuto interruzioni significative. Le famiglie hanno seguito un percorso lineare di miglioramento: da -0,6% a marzo 2024 a +2,0% a marzo 2025, fino a +3,2% a marzo 2026, a conferma che la domanda di credito per consumi e spese correnti è tornata pienamente sostenuta dal sistema.

Le imprese medio-grandi hanno raccontato invece una storia di progressiva normalizzazione dopo una fase di forte restrizione. A marzo 2024 il credito a questa categoria era calato del 4,2%, ancora penalizzata dalla politica monetaria restrittiva della BCE e dalla prudenza delle banche nella fase di rialzo dei tassi. Un anno dopo, a marzo 2025, la contrazione si era quasi azzerata a -1,5%, e a marzo 2026 il segno è diventato positivo a +2,2%. Un recupero ordinato e coerente con l’allentamento monetario e la ripresa della domanda di investimenti da parte delle aziende strutturate. Analogamente, le amministrazioni pubbliche sono tornate in territorio positivo a +0,9% a marzo 2026, dopo aver registrato -5,3% a marzo 2024 e -4,5% a marzo 2025: la lunga stagione di riduzione dell’esposizione bancaria verso il settore pubblico sembra essersi conclusa.

Il contrasto con la situazione delle piccole imprese è stato stridente. Questa categoria, che rappresenta il tessuto connettivo dell’economia italiana — ditte individuali, società di fatto, piccole società di persone, artigiani, commercianti, piccoli operatori dei servizi — non ha mai beneficiato della svolta.

A marzo 2024 il credito alle piccole imprese era calato dell’8,1%, il dato peggiore in assoluto tra tutte le categorie censite, peggiore persino degli istituti sociali nonostante questi ultimi avessero subito un crollo di quasi 14 punti.

A marzo 2025 la contrazione si era attenuata a -5,7%, ma era rimasta la voce più negativa del sistema. A marzo 2026, mentre tutto il resto del mercato del credito ha segnato il passo della ripresa, le piccole imprese hanno chiuso a -4,3%. In tre anni consecutivi il segno non è mai cambiato, e la distanza dalle imprese medio-grandi — che nello stesso periodo sono passate da -4,2% a +2,2% — si è trasformata in un abisso di oltre sei punti percentuali. All’interno di questa categoria, la situazione delle aziende familiari — le forme più elementari e diffuse di organizzazione produttiva, composte da lavoratori autonomi e microimprenditori che spesso coincidono con la stessa persona fisica — ha mostrato una dinamica apparentemente meno grave ma non meno preoccupante. A marzo 2024 il credito alle aziende familiari era calato del 7,0%. A marzo 2025 il calo era sceso a -4,6%, e a marzo 2026 si è attestato a -2,9%.

Il miglioramento c’è stato, ma il segno è rimasto negativo: anche le aziende familiari, dopo tre anni, non hanno visto un solo trimestre di crescita del credito bancario. Il confronto con i fondi e le assicurazioni, che nel medesimo arco temporale hanno goduto di condizioni di accesso al credito sempre favorevoli, ha restituito la misura di quanto il sistema bancario italiano abbia operato scelte selettive che hanno privilegiato sistematicamente la finanza rispetto alla piccola produzione reale.

Il quadro è dunque quello di una ripresa del credito a due velocità. La media aggregata del +2,5% ha raccontato una storia di normalizzazione che è reale, ma parziale. Ha nascosto sotto un unico numero una divaricazione crescente tra chi è tornato a ricevere finanziamenti bancari in abbondanza — grandi imprese, famiglie, fondi, istituzioni — e chi invece ha continuato a subire una stretta ininterrotta. Le piccole imprese e le aziende familiari, che insieme rappresentano la maggioranza numerica degli operatori economici italiani e una quota essenziale dell’occupazione nazionale, sono rimaste fuori dalla ripresa del credito. Non per ragioni congiunturali, superabili con il prossimo ciclo monetario, ma per una logica sistemica che le banche non hanno ancora invertito.

PER LE PMI E LE AZIENDE FAMILIARI È CREDIT CRUNCH
IL CREDITO BANCARIO NEGLI ULTIMI 2 ANNI
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