Pollai sociali: quando il benessere animale è possibile e fa bene alla salute


Il pollaio sociale è un progetto di agricoltura e allevamento che punta ad unire l’allevamento etico di galline ovaiole all’inclusione lavorativa di persone con disabilità o fragilità. I cittadini residenti nel circondario possono adottare una gallina a distanza e, in cambio, ricevere uova fresche ogni settimana, sostenendo l’intero progetto con una donazione o una quota partecipativa annuale.

Si tratta di un progetto che punta a fare gli interessi di molteplici interlocutori: in primis i cittadini, nello specifico tutti coloro che non avendo tempo e spazio per allevare in proprio le galline, avranno la possibilità di avere uova fresche e sane, di conoscere una realtà sociale (la cooperativa sociale che realizza e tiene in piedi il progetto) e di creare nuove relazioni con chi gestisce quotidianamente il Pollaio. 

In secondo luogo altri protagonisti e attori del progetto sono le persone con fragilità: vengono infatti coinvolte direttamente nella cura del pollaio al fine di imparare un mestiere, entrare in relazione con il mondo e con gli altri, socializzare e sviluppare capacità cognitive ed emotive. E infine ci sono gli attori principali: le galline. Protagoniste indiscusse del progetto, che vuole garantire loro condizioni di benessere, rendendole libere di razzolare al pascolo, fare bagni di sole e di terra e vivere in un modo naturale e aderente ai loro cicli biologici, senza lo stress tipico presente negli allevamenti industriali di galline ovaiole. 

Il funzionamento e i vantaggi 

Le attività lavorative presenti all’interno di un Pollaio Sociale prevedono l’inserimento e la cura di persone con fragilità fisiche o psichiche: i ragazzi o gli ospiti delle strutture (come cooperative e centri socio-occupazionali) si occupano quotidianamente degli animali, gestendo la nutrizione degli animali, la pulizia degli spazi e la raccolta e confezionamento delle uova. La possibilità di prendersi cura delle galline assume un valore terapeutico per i ragazzi e la possibilità di relazionarsi settimanalmente con i clienti porta con sé un valore sociale ed inclusivo, fornendo loro una sorta di terapia psicofisica. Il progetto risulta sostenibile economicamente perché a basso costo; esso offre al contempo opportunità di occupazione protetta per varie fasce di cittadini svantaggiati, come persone con problemi di tossico dipendenza e anziani. Il progetto collabora anche con quelle scuole che decidono di coinvolgere i bambini.

I cittadini e consumatori della zona mettono in atto una “adozione a distanza” degli animali allevati nel pollaio, divenendo così dei sostenitori esterni (spesso privati o famiglie, ma possono essere anche case famiglia, case di cura private): la persona o famiglia interessata all’adozione versa una quota in denaro periodica (spesso annuale) che copre le spese di cibo, cura e mantenimento della gallina. Tale quota si aggira all’incirca sui 90-100 euro annuali e dà diritto a ricevere mediamente 250 uova all’anno, che vengono ritirate con cadenza settimanale presso il pollaio stesso o altre strutture della cooperativa che gestisce il progetto; in alcuni casi sono consegnate a domicilio ai clienti dai ragazzi e dalle ragazze che lavorano nel pollaio. Il benessere animale è uno dei valori fondanti dei pollai sociali: le galline vengono allevate all’aperto e senza utilizzo di farmaci o antibiotici, alimentate con mangimi naturali (mais e granaglie) e scarti dell’orto, in spazi pensati per garantire loro un’alta qualità di vita. L’orto spesso sorge a fianco del pollaio stesso, ed è gestito anch’esso da persone con disabilità e fragilità. Oltre al benessere animale, questo progetto intende prestare attenzione al benessere delle persone, sia dei ragazzi e ragazze con disabilità che dei consumatori finali, che ottengono un cibo fresco e naturale.

Centrale anche l’aspetto della filiera corta e della sostenibilità: questo sistema promuove il consumo a chilometro zero, perché i destinatari finali dei prodotti sono sempre il cittadini residenti nella zona, e per tale motivo è replicabile ovunque. Vengono promossi anche il rispetto dell’ambiente e la conoscenza delle pratiche agricole naturali. L’orto che sorge nei pressi del pollaio è fatto anch’esso solo con prodotti naturali, senza l’impiego di chimica e fertilizzanti chimici o pesticidi. Con il supporto di uno o più tecnici (agronomi), i ragazzi con fragilità si occupano dell’orto giornalmente: piantano semi e piantine dentro una piccola serra, i quali verranno poi trapiantate nell’orto vero e proprio quando è il momento giusto. L’orto produrrà infine verdure e frutti tutti rigorosamente di stagione.

In quali città è presente il Pollaio Sociale

L’esempio più noto, e il primo ad essere nato in Italia, è il format registrato Pollaio Sociale, nato all’interno del centro occupazionale La Tartaruga nei pressi di Imola, per iniziativa della Cooperativa sociale SEACOOP. A Imola il progetto è sorto nel 2015, grazie al supporto tecnico e organizzativo di un consulente agrario. La cooperativa SEACOOP impiega persone con fragilità e disabilità non soltanto nella gestione del pollaio sociale, ma anche per la messa in opera di orti sociali, la creazione di piccole opere di artigianato come bomboniere solidali, oggettistica in legno, ceramica e carta riciclata.

Il progetto è stato replicato da diverse altre cooperative e fattorie sociali sul territorio nazionale, sia con il marchio registrato (Pollaio Sociale) che con altri nomi e progetti similari. Ad oggi sono presenti pollai sociali in varie città dell’Emilia Romagna e della Lombardia, tra cui Bologna, Forlì, Cesena, Rimini, Piacenza, Milano. Il progetto Pollaio Sociale è un progetto replicabile in ogni territorio del nostro Paese, a condizione che si rispettino i requisiti di benessere degli animali e le finalità sociali. La Seacoop di Imola ha messo infatti a disposizione il proprio know-how e l’esperienza già maturata, per altre cooperative o enti e associazioni del Terzo Settore che vogliano realizzare e replicare il progetto. L’obiettivo della cooperativa imolese Seacoop è quello di tutelare i partner e assicurarsi che il progetto non venga stravolto quando viene replicato in altri luoghi. A fronte di una royalty annuale, è possibile associarsi alla rete di Seacoop usufruendo del marchio, del logo, della loro formazione e di alcune linee guida.

Una lezione per il futuro

L’industria avicola moderna è basata sull’utilizzo di impianti industriali caratterizzati da una concentrazione massiccia di polli destinati unicamente alla produzione di uova o carne. Il consumatore spesso non ha molta scelta ed è costretto a rinunciare a ideali etici e sostenibili scegliendo comunque i “frutti” di questo sistema. Il “Pollaio Sociale” prova a ovviare a questo problema unendo agricoltura sociale, inclusione lavorativa e consumo etico. Per tale ragione, si ricollega ed è sulla stessa lunghezza d’onda di altri progetti sociali i cui valori fondanti sono simili o affini:

  • Agricoltura Sociale e Orti Terapeutici: progetti che utilizzano la coltivazione e il contatto con la natura come strumenti riabilitativi e di inclusione per persone con disabilità o fragilità (es. i progetti curati da Rete Fattorie Sociali).



  • Pet Therapy e Interventi Assistiti con gli Animali: l’utilizzo terapeutico e pedagogico della cura degli animali è utile per stimolare le capacità cognitive, emotive e relazionali di soggetti fragili. Oltre ai classici cani, asini o cavalli, l’interazione con gli animali da cortile presenta benefici educativi e terapeutici. 



  • Adozione a Distanza di Animali e Alberi: iniziative che permettono di sostenere le aziende agricole locali adottando a distanza non solo galline, ma anche alveari o alberi da frutto (es. iniziative come Treedom).



  • Permacultura e Sostenibilità Ambientale: pratiche agricole progettate per imitare gli ecosistemi naturali, con un forte focus sulla rigenerazione del suolo e sulla riduzione degli sprechi.



  • Lotta allo Spreco Alimentare, Economia Circolare e Riuso Creativo: modelli di business che trasformano gli “scarti” in nuove risorse. Un esempio è l’utilizzo di scarti dell’orto o eccedenze alimentari della Grande Distribuzione, destinati all’alimentazione animale a ciclo chiuso, per ridurre l’impronta ambientale.



  • CSA (Comunità a Supporto dell’Agricoltura): si tratta di modelli economici in cui i cittadini finanziano in anticipo i produttori locali per coprire i costi di produzione, condividendo i rischi dell’annata e ritirando i prodotti freschi (verdura, uova, formaggi) a cadenza regolare. Tipico il caso dei Gruppi di Acquisto Solidale (GAS).



  • Allevamento etico, Allevamento Mobile e Rigenerativo: sono forme di allevamento basate su tecniche di pascolo turnato (spesso applicate ai pollai mobili) che migliorano la fertilità del suolo tramite il razzolamento naturale, eliminando l’uso di fertilizzanti chimici.
Avatar photo

Gianpaolo Usai

Educatore Alimentare, ha conseguito nel 2014 il Diploma di Nutrizione presso il College of Naturopathic Medicine (UK). Fondatore di ciboserio.it, il portale sulla spesa sana e l’educazione alimentare. Si occupa dello sviluppo di progetti di educazione alimentare in tutta Italia.




#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
 Gianpaolo Usai

Source link

Di