Il primo voto. Elettrici ed elette (23.06.2026)


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Vicepresidente della Scala.
Buongiorno, buongiorno, buongiorno a tutte e a tutti, benvenuti o bentornati alla Camera dei deputati, sono particolarmente lieta di accogliervi oggi per condividere una riflessione sulla parità nel nostro Paese e sul protagonismo delle donne, a partire da un volume, il primo voto elettrici ed elette di Patrizia Gabrielli che pagina dopo pagina ci prende per mano e ci accompagna in un viaggio tra gli entusiasmi le paure e gli ostacoli e le conquiste femminili lungo 80 anni.
Desidero salutare e ringraziare quindi in primo luogo, l’autrice di questo libro, una raccolta di voci, di pensieri, di ricostruzioni storiche preziose troviamo lettere, cronache giornalistiche, diari, biografie che ci fanno sentire lo spirito del tempo di quel 1946, in cui le donne fanno crollare il muro che impediva loro di eleggere ed essere lette dando piena legittimità democratica alla nascente Repubblica e degli anni a venire anni di battaglie per i diritti e anni di lotta contro gli stereotipi difficili da debellare purtroppo in parte ancora oggi,
E allora, grazie a Patrizia Gabrielli per questo documento ricco di vita e di vite, indispensabile bussola per orientarci nella storia complessa del nostro Paese credo sia un libro da tenere bene in vista nella libreria di casa e grazie anche agli autorevoli ospiti che interverranno questa mattina Giuseppe Soriero al quale vanno le mie congratulazioni per l’elezione alla presidenza dell’Associazione degli ex parlamentari della Repubblica.
Ester Capuzzo, Umberto Gentiloni e Conchita Sannino, non voglio sottrarvi troppo tempo, desidero solo darvi qualche numero sul quale provare a ragionare insieme quel 2 giugno in cui le donne vanno a esercitare il loro diritto e dovere, stringendo le schede più preziose della tessera del pane. Per citare la giornalista Anna Garofalo, l’affluenza femminile è pari a quasi 13 milioni di votanti. Gli uomini sono poco meno di 12 milioni con quel voto al quale le donne partecipano convintamente, potendo finalmente far sentire la loro voce. Nasce la Repubblica con un carattere ha ricordato il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, democratico indelebile avviando un percorso ancora in atto verso la piena parità, la Repubblica e il volto di una donna. Lo ricorda anche Patrizia Gabrielli nell’introduzione, richiamando alla nostra memoria la nota iconica foto di Federico Patellani, un viso di donna che sbuca dalla prima pagina del Corriere della Sera e quel voto è una festa perché conquista il riconoscimento di diritti a lungo negati partecipazione. Fiducia nel futuro è festa, perché è il risultato di un’operazione tutt’altro, che facile risvegliare, consapevolezza e protagonismo, portare fuori le donne da una condizione di subalternità, promuovere l’emancipazione lo ha ricordato Luciana Castellina in un’intervista le donne dovevano acquisire soggettività, non continuare a sentirsi un po’meno degli uomini. È festa per l’autonomia e la libertà di chi poteva finalmente uscire da un ruolo imposto, quello di moglie e madre da un controllo familiare e autodeterminarsi, riconoscersi cittadina alla pari e per questo sceglieva l’abito buono per celebrarsi, ma se, come osserva l’autrice, trovandomi d’accordo, la democrazia è un processo dinamico in divenire mai concluso e definitivo, purtroppo reversibile, dobbiamo chiederci cosa è successo in questi ottant’anni. Se alle elezioni del 2022 hanno votato il 65,7% degli uomini, a fronte del 62,2% delle donne, se l’astensionismo femminile è più alto di quello maschile, nonostante tanti passi in avanti sul cammino dell’uguaglianza, oggi abbiamo una Presidente del Consiglio donna. Abbiamo leggi ottenute con determinazione e coraggio e fatica, che tutelano le donne lavoratrici che riconoscono la violenza come un reato contro la persona e non contro la morale, che garantiscono l’accesso, in condizioni di parità agli uffici pubblici e alle cariche elettive
Perché quella fiducia si è incrinata. Cosa si è rotto nel patto costituzionale che con visione tenace alle 21 Madri costituenti hanno contribuito a definire per far sì che l’Italia, nata dalle macerie della guerra, fosse luogo di pari opportunità e diritti? Una democrazia sana a casa per tutte tutti. Credo che lo scopo di incontri come questo che, come Camera dei Deputati, abbiamo voluto e promosso nell’ambito dell’iniziativa Repubblica sostantivo femminile, proprio ieri abbiamo concluso un viaggio nell’Italia delle donne. Un ciclo di seminari dedicati al contributo femminile nella costruzione della nostra democrazia debba essere guardare al percorso fatto per misurare dove siamo arrivati, i limiti incontrati per la strada e comprendere come poter completare l’incompiuto e garantire i diritti che sono mutabili e devono essere tutelati e allargati in ogni stagione della nostra democrazia, senza atteggiamenti nostalgici e tantomeno scoraggiati, ma con la determinazione a non disperdere un patrimonio di speranze, uno straordinario cammino compiuto da migliaia e migliaia di donne a partire dalle 21 Madri costituenti e dalla manciata di sindache elette alle amministrative del 1946, sapendo che stiamo lavorando anche a restituire senso, passione ed efficacia alla politica, unici strumenti per ricacciare indietro l’astensionismo. Grazie quindi per il vostro impegno, buon lavoro e buona discussione,
Buongiorno, grazie davvero la Presidente Ascani per la sua intensa e allo stesso tempo così agile e rapida introduzione saluto, perché ci consente di partire con una Brivio davvero importante.
Il libro di Patrizia Gabrielli, benissimo, ce lo ha sintetizzato la Presidente Ascani, un viaggio che ci prende per mano con il rigore che contraddistingue i suoi studi e le sue ricerche da storico, con la curiosità e la passione civile che animano i suoi lavori 10 anni dopo ritorna appunto questo libro che è particolarmente importante e particolarmente prezioso per poterci raccontare anche il futuro e le sfide che abbiamo davanti. Naturalmente una sfida che si può ingaggiare quando si è ben consapevoli della memoria e di tutto quello che ci ha preceduto tra le fatiche e le contraddizioni e le battaglie ineludibili.
Di cui è giusto tenere in pugno quei fili, quei figli, appunto, da consegnare alle nuove generazioni e allora, prima di entrare dentro queste pagine, grazie all’aiuto allo sguardo autorevolissimo degli altri due storici e amici, in qualche caso che ci hanno accompagnato già anche come la professoressa Gabrielli,
E la professoressa Capuzzo, il professor Gentiloni, anche con Repubblica ci siamo incrociati, hanno collaborato dei nostri lavori o l’ultimo di qualche mese fa sulle donne, la Repubblica, voglio dare subito la parola al presidente, al neo presidente Soriero, facendogli appunto ancora gli auguri anche per la sua elezione all’unanimità e per portare quello sguardo di una di un uomo che ama le istituzioni ha servito le istituzioni prego,
Grazie grazie.
E è davvero bello che in questa mia prima uscita pubblica, come si dice in gergo giornalistico, avvenga in questa iniziativa e nel segno della piena valorizzazione del ruolo delle donne in Parlamento e fuori dal Parlamento.
Abbiamo lavorato quindi i riferimenti brevi che io in pochi minuti.
Potrò accennare, danno conto di un’esperienza di riflessione comune avviata,
Con?
Alcune delle coordinatrici e
Con Flavia Piccoli, con la Carloni ed altre autorevoli esponenti ex parlamentari.
E con il compianto nostro presidente Giuseppe Gargani, era stato proprio nell’altra iniziativa che si è tenuta nella Sala della Regina lui a cogliere un aspetto di grande rilievo dal punto di vista culturale scientifico e cioè, come lui da grande avvocato da grande esperto di legislazione abbia colto il valore dell’impulso fornito dalle donne dal movimento delle donne nella lotta per le libertà che ha cominciato a modificare pezzi del diritto e della legislazione italiana.
E quindi nella continuità di quel messaggio dato da Gargani.
Io sottolineo il valore intanto mi interessa, ho letto per come ho potuto tanti pezzi di questo libro è di questa seconda edizione, raccordando la al lavoro anche che noi abbiamo svolto nella ricerca che abbiamo pubblicato in Parlamento con le donne, ecco dove il coordinamento scientifico della professoressa Gabrielli e assieme alla Carloni, alla piccola e ad altri a Maria Pia Garavaglia,
Ad altri ancora ha dato la possibilità di collezionare alcune interviste che non fossero solo la trascrizione statica della memoria, ma invece dessero impulso a ulteriori riflessioni, a ulteriori spunti, perché questo lavoro noi vogliamo che continui.
Abbia altre tappe, abbia altri momenti significativi e
Da questo lavoro possiamo trarre delle indicazioni sia su come possiamo valorizzare assieme il lavoro prezioso senza piaggeria, però la Scanni, l’ho detto, ma non vorrei dirla tutta, ma almeno la prima metà della mia riflessione, debbo dirlo, è stata la nostra tutor dappertutto un pezzo di avvio del lavoro. Abbiamo potuto ricevere tanti inviti, tante locandine, tanti segnali del fatto che la Camera non si sia limitata a un solo evento, a qualche evento, ma un vero e proprio programma che ha nutrito l’attività parlamentare. La presenza nelle aule del Parlamento è fuori dal Parlamento di ricchi e momenti di riflessione sul ruolo delle donne e quindi
Mi avvio a concludere sul ruolo delle donne dentro e fuori il Parlamento, le 11 prime sindache. Io
Non ho questa ho occasione per approfondire lo abbiamo già fatto in altre sedi e ritorneremo però collegando la riflessione teorica a elementi di vita vissuta da me assieme a mia moglie che li Laura, ma poi mi bacchetta, era perché dice non dovevi però consentitemi. La una delle prime 11 donne è stata la Toraldo, la sindaca ha detto europea e che aveva dato una impostazione forte alla vitalità di quel comune, che era uno dei Comuni cardine della sviluppo turistico della proiezione del turismo, e poi invece c’è stato un arretramento, ecco perché le donne, non solo le donne, assieme dobbiamo tenere alta la mobilitazione delle idee. Perché quando trent’anni dopo, Laura di Cosenza, io di Catanzaro siamo messi finalmente d’accordo dove ci sposiamo e abbiamo scelto Tropea, abbiamo scoperto che il sindaco di quegli anni
Non non era aggiornatissimo nessun diritto di famiglia, né su come si potevano sposare due giovani al municipio, prima poi di andare in chiesa e poi noi siamo dovuti proprio andare a parlare e a spiegare, a fare un lavoro con grande discrezione, rispettando le suscettibilità, senza portarle però dicendo come si sposano due giovani perché non era nelle corde della Amministrazione Comunale perché evidentemente si era accumulato un vuoto e poi anche uno.
Una routine,
E invece noi abbiamo momenti molto belli nel raccordare a quel lavoro prezioso che voi avete fatto sulle presenze istituzionali le prime sindache racconto egregio nel corso della pubblicazione.
Le prime 21 costituenti e poi la ramificazione di una rappresentanza parlamentare che è stata guadagnata sul campo, il primo intervento della prima costituente, le timidezze, quando il presidente Saragat dell’assemblea invitò quella costituente a prendere la parola, ad avere coraggio a parlare nell’aula per la prima volta.
La Bianchi,
Poi ci ritornano in mente altri pezzi fuori dal Parlamento che forse dovremmo colmare nel racconto, lo possiamo fare perché a novembre di quest’anno lo dico alla Presidente Ascani molto sensibile forniremo tutti gli elementi, ricorre l’ottantesimo anniversario di un altro evento delicato che è avvenuto drammatico fuori dal Parlamento e che sarebbe bello che il Parlamento ricordasse dello jus mi è stato richiesto da alcune giovani allieve lì di Catania.
Dado quando hanno appreso che io sarei venuto qui a partecipare a questo evento mi hanno detto, ma professor, ricordate però quella storia che va valorizzata un se, perché in collegamento con la battaglia delle prime sindache delle prime costituenti, si era allargato intanto nel Paese una diffusione dell’ansia dell’impulso dell’aspirazione alla libertà e ricordo quindi che il 22 novembre 1946 a 80 anni fa è stata barbaramente trucidata sul campo,
Giuditta levato un’eroina, un simbolo della lotta per la libertà, per la liberazione dal padronato ostile, odioso, per far crescere le possibilità di espressione anche della donna nel rapporto con la famiglia, con i figli, con i mariti, è stato un grande momento di emozione nazionale che ha coinvolto il Parlamento e tutta l’opinione pubblica nazionale nel segno di Giuditta levato quindi concludo,
Ricordando un’altra frase molto bella, che appartiene invece a un grande scrittore a Elio Vittorini, questa è una delle cose che ricordo di più perché è uno dei primi libri che ho letto da giovane che.
Dà il senso di come si possa coniugare la lotta per la libertà alla custodia della felicità.
è quella scena della conversazione tra quella che Vittorini chiama alla vecchia partigiana e il vecchio partigiano che guarda con non con fastidio ma, insomma, con un certo riserbo e la scena dei due ragazzi dei due giovani, il giovane che doveva continuare a essere partigiano e non doveva essere turbato quindi dalla fidanzata e invece alla fidanzata che è arrivata in montagna non solo per tu non per turbarlo ma per vivere assieme un momento di felicità e la vecchia dice lasciarli in pace non li bloccare perché solo vivendo la felicità si consegue pienamente la lotta per la libertà. Penso che questa sia una frase molto bella che da tutto il senso di come con Elio Vittorini e possiamo ricordare una tappa della maturazione culturale dell’opinione pubblica nazionale, della cultura nazionale e di questo vi ringrazio
Grazie, presidente Soriero, grazie anche per avere acceso la scintilla con il nome di Giuditta levato e quindi ricordandoci un’altra storia di sacrificio delle donne di battaglia in tempi.
Di particolare fatica di particolare, come dire salita verso la piena parità di diritti, peraltro non ancora pienamente attivate, compiuta, ecco, questo è un tema che mi pare molto fermo, molto importante da mettere innanzitutto sul tavolo, abbiamo poco tempo e voci molto autorevoli quindi mi limito a dire solo pochissime cose di questo libro che abbiamo avuto appunto il piacere di,
Presentare sfogliare più volte in questi mesi, innanzitutto la restituzione di questa complessità del processo che porta al 2 giugno alla conquista, seppur tardiva, no rispetto a quello che si muoveva nella nel Paese rispetto a quello che già avevano dimostrato le donne, la conquista di questo diritto dell’elettorato attivo e passivo, elettrici ed elette, appunto, come il libro ci ricorda, fissando questo importantissimo legame tra le une e le altre e la complessità di un momento che viveva appunto, anche di profonde contraddizioni. No, perché c’erano le associazioni che benissimo ci descrive la professoressa Gabrielli
Quelle di cultura della sinistra socialista e comunista, quella cattolica, il messaggio di Pio dodicesimo con quel famoso motto latino il verso razziano, ed è una cosa tua, devi occuparti, né adesso.
Eh eh, e quindi questo sostrato così importante, insieme al rito civile che si fa esperienza personale, che è un’altra cosa molto importante, e i due piani che continuamente si intersecano grazie a tutte le sue ricerche che rendono questo racconto anche molto palpitante, per certi versi molto caldo, no, mentre mentre la storica fa il suo lavoro di cesello importante e profondo e poi semplicemente quello che tutti sappiamo, l’obiettivo ultimo, nessuna conquista, è definitiva. Questi tempi così amari, per certi versi ce lo ricordano continuamente One. Se guardiamo all’Italia, se guardiamo al mondo, se guardiamo all’America no, che per tanti versi è un esempio, è stato un esempio di democrazia e abbiamo sempre guardato a quel Paese pur con le contraddizioni, ciascun sistema si porta dietro, perché perché, come ci racconta e ci testimonia e prova il lavoro della professoressa Gabrielli nessun processo, proprio come la democrazia, è da considerarsi
Ultimo è da considerarsi acquisito e solidamente acquisito, perché, come la democrazia, vive nella responsabilità, appunto, di chi la esercita di chi la difende e di chi la rinnova giorno dopo giorno, ecco questo mi sembra proprio il.
Pensiero basilare che si ricava dal libro e su tantissime altre cose. Devo lasciare con grande piacere e ascolto la parola ai nostri storici e quindi parto dal professore Gentiloni, che per noi è anche scritto un testo molto interessante in cui ricorda appunto che cos’era questo 2 giugno no era festa avviata data iniziatica, però questo 2 giugno, professore Gentiloni non è stato mica tutto rose e fiori era l’inizio di qualcosa di molto importante in cui però ci vollero il miracolo del dialogo e della compensazione tra culture molto diverse. No,
Sì, grazie.
Buongiorno a tutti, a tutti, ti ringrazio.
Dell’invito e vado al dunque della domanda, che è una domanda insomma impegnativa nel senso.
Siamo alla Camera dei deputati, quindi è un luogo importante e le istituzioni sono, da questo punto di vista, lo specchio principale no di questo percorso, con i passi avanti e le battute d’arresto che hanno caratterizzato questi ottant’anni, il 2 giugno e tante cose sicuramente è il punto di arrivo di un dramma quindi che non è rose e fiori non ci
Da questo punto di vista sarebbe superficiale, banale e irrispettoso considerare soltanto quello che viene dopo no, è il punto di arrivo di un dramma e siccome nella storia i drammi non sono come l’apertura di una porta e cambiamo la sala,
Ci lasciamo tutto alle spalle, possiamo entrare in un altro contesto, mai i drammi accompagnano lo sviluppo delle generazioni successive, quindi da questo punto di vista non le 2, i due piani di questo racconto si tengono fortemente insieme, io credo, e del resto l’esperienza della partecipazione e del protagonismo femminile è quanto di più vicino ci sia al carattere della democrazia e della nostra Costituzione giuristi dicono che prescrittiva e descrittiva, no che definisce alcune regole di comportamento ma ci dà anche un orizzonte, un progetto, una costruzione, no, in fondo,
E il libro di Patrizia di Patrizia Gabrielli a questo tra i tra i pregi dei suoi lavori su questo tema, qui mette in chiaro subito che si tratta di un di un percorso, di un processo, di una conquista che affonda le radici in un tempo lontano e che nel 2 giugno trova un’importante risposta quindi io credo che più noi riusciamo a mantenere insieme questa doppia natura, un vecchio dramma che tramonta come se fossimo un po’su una collina che ci permette di guardare il mondo, il mondo delle due guerre mondiali del fascismo, insomma,
Un dramma che ha segnato generazioni di dati e di italiane e di italiani e comincia da lì a muoversi, una storia che poi è la storia della democrazia delle masse nella democrazia, delle masse e per le masse, che è una storia tutta novecentesca, nel senso che l’Italia non aveva mai sperimentato votavano pochi maschi ricchi nella storia precedente quindi è qualcosa di nuovo, di diverso di difficile come tutte,
I tentativi sperimentato scegliendo.
è la l’introduzione e 10 anni dopo al libro mette le 2 la lettera di di Togliatti e la risposta di De Gasperi, perché tutta questa storia non è che sta scritta sugli alberi, o cioè nel senso che ci sono persone che hanno deciso scelto, indirizzato, si sono assunte le responsabilità, hanno fatto quello che una classe dirigente fa nei momenti difficili.
Si poteva andare in un’altra direzione, assolutamente sì, lo sappiamo, basta leggersi gli atti della Consulta e dell’Assemblea costituente per vedere quante altre possibilità ci sarebbero state, invece si va verso una direzione ben precisa e anche qui per non parlare troppo.
Il messaggio del presidente Mattarella da questo punto di vista, quello della della fine dell’anno scorso, tra le tante cose importanti e belle che ci reggae, che ci ha regalato in quel discorso, c’è il senso dello stare insieme.
E cioè che cosa ci tiene insieme e la sua risposta attraverso i fotogrammi dei quali il primo riguarda proprio il protagonismo femminile ci tiene insieme la storia, cioè questi ottant’anni in realtà.
Sono anche un tempo importante perché, per fortuna, tra le cose belle della nostra Repubblica c’è il fatto che si vive di più e si vive meglio al di là delle delle balle che si dicono su com’erano belli i tempi antichi e si vive di più quindi ottant’anni come sappiamo, è quasi il tempo di durata media della vita delle donne, quindi è un tempo durata media quindi significa che è un percorso, diciamo talmente significativo da permetterci anche di fare delle valutazioni, nel senso che in questi ottant’anni ci sono state diverse generazioni di italiani che hanno avuto un 2 giugno, diverso raccontato dai nonni dai genitori
Studiato a scuola tramandato in famiglia e così via, e questo fa sì che la storia che ci tiene insieme e la storia, per tornare alla questione che ponevi, non ha i buoni e i cattivi. La storia è complicata per sua definizione e quindi non è rose e fiori il 2 giugno. Meno male, questo lo possiamo dire sommessamente meno male che chi ha scelto allora ha indirizzato verso la strada della democrazia, delle masse, cioè ha permesso all’Italia uscita dal fascismo e dalle 2 guerre mondiali di appoggiare la sua architettura istituzionale sulla base la più ampia possibile e in questo, il 2 giugno, che è un doppio voto e democrazia diretta e democrazia delegata, monarchia, si o monarchia, no, con il re che sta lì partecipa, fa le le le cose che scrive Calamandrei sul fatto che sia un miracolo
E dall’altra parte, l’elezione di un’Assemblea costituente, quindi si non rose e fiori, ma al tempo stesso la chiusura di una fase e l’apertura di una fase nuova con tutti i problemi, diciamo, del vecchio che rimane e del nuovo che fatica ad affermarsi.
Grazie, grazie professore Gentiloni, anche come sempre, per la brevità nella densità, ecco, come devo dire, gli storici sono abituati a fare ormai a noi a noi piacciono tantissimo, perché poi i giornalisti sono orfano, suonare il gong e sono antipatici anche per questo, ma qui voglio dire per l’autorevolezza e l’uditorio si potrebbe andare avanti per ore, quindi, ma adesso, professoressa, Capuzzo, siamo entrati in questo 2 giugno che, appunto, è foriero di tante conquiste, c’è dentro l’entusiasmo, c’è dentro il dramma, ci ha spiegato il professore Gentiloni ma nello stesso tempo, se adesso cominciamo a stringere con la Camera sul voto delle donne, sul ruolo delle donne, su tutto il tempo che avevano atteso e soprattutto, come ben ci racconta la professoressa Gabrielli su tutte le ampie prove che avevano dato le donne durante la Resistenza organizzata fuori della resistenza organizzata nel lavoro di sostegno di cure a quelli che dovevano essere salvati nei lavori che erano considerati tutti, ma ma mascolini no tutti i lavori importanti di fatica nelle campagne, tutti i lavori che in casa dovevano fare gli uomini e si erano accollati loro tutta l’assistenza che davano. Ecco queste donne che aspettano da tanto che dalle diverse culture convergono verso questa necessità ormai improrogabile, sta già succedendo in altri Paesi europei. Rendono questo 2 giugno, lo dicevamo prima un po’una data mitica, questo crocevia irripetibile. Allora io però le chiedo in questa data mito c’è pure il rischio di cristallizzare la e di pensare che tanto è avvenuto, appunto, e nessuno ce lo tocca più o invece è qualcosa che deve essere nutrito e che forse non tutte le giovani generazioni sentono come ancora da mettere in sicurezza sempre.
Buongiorno a tutte e a tutti e grazie anche da parte mia avere l’invito no, come è stato detto prima, nessuna conquista è definitiva, è chiaro che io non credo che.
Baisi toglierà nel nostro Paese il voto alle donne, ma la possibilità di partecipare e di incidere attraverso il proprio operato, anche attraverso le istituzioni rappresentative, sia un dato che deve essere assolutamente difeso ora e sempre come lo è stato a partire dal 2 giugno 1946 che è stato l’abbiamo sentito un anno importantissimo,
Da un anno che ha portato per la prima volta sulla scena politica italiana nei vari livelli.
Diciamo istituzionali, l’abbiamo sentito dire prima, sono 13 le donne elette sindaco, in varie parti d’Italia, ci sono circa 2000 assessore elette nelle varie tornate elettorali tra la primavera e l’autunno del 46 e poi si arriva appunto al 2 giugno.
Di quell’anno, quando oltre la scelta referendaria non solo gli italiani uomini, ma anche le italiane donne per la prima volta sono chiamate a votare, ma questo voto alle donne è un voto che giunge non solo perché c’è la convergenza dei leader dei due maggiori partiti di massa Togliatti e De Gasperi che appoggiano Bonomi nella,
Emanazione del famoso decreto luogotenenziale del 1 febbraio del 45, ma anche perché alle spalle ci sono anni anni, ma decenni veri e propri di lotta per il suffragi Sma a partire dalla fine dell’800. Lo mette bene in evidenza il libro di Patrizia Gabrielli, richiamando anche figure importanti, come ad esempio Anna Maria Mozzoni e Maria Montessori, che svolgono un’opera importantissima in età giolittiana. L’età giolittiana è un momento importante, diciamo, per il voto in Italia, per le donne non andrà a buon fine per gli uomini. Si come sappiamo, però, comunque, in questo momento, che si pongono delle basi a cui poi si arriverà a con quello mi richiamo a un al discorso che Mattarella, il presidente Mattarella ha fatto in occasione dell’ottantesimo anniversario appunto della Repubblica il 2 giugno scorso. Si arriva alla vera e propria maturità democratica del nostro Paese, proprio perché finalmente anche le donne possono essere rappresentate e a rappresentare le donne italiane. Ci sono 21 madri costituenti le 21 madri della Repubblica, che sono molto diverse. È vero, lo si vede dai profili che stila Patrizia Gabrielli, dando a ciascuna di esse un’aggettivazione che è molto interessante perché ne rispecchia, diciamo, il carattere e l’operato, però sono tutte accumunate, potremmo dire dalla medesima cultura
Antifascista che si è espressa negli anni precedenti, come quando, appunto, è stato appena detto che le donne assumono nel corso della guerra moltissime responsabilità.
Nell’ambito lavorativo escono ko, così come è stato durante la Prima guerra mondiale dal recinto domestico, per andare a lavorare nelle fabbriche, per andare a lavorare nei campi per diventare capofamiglia, perché gli uomini sono al fronte a combattere e molte entrano nella Resistenza nella resistenza civile questo è il caso, ad esempio, di Angela Minella Molinari, che ha una crocerossina che non solo mette a disposizione la propria casa di villeggiatura a Varazze ma e quindi cura militari.
Patrioti che si rifugiano in essa, ma addirittura aggiunge a curare uno scambio di ostaggi e di prigionieri, quindi è un’attività molto importante. Questa voce, anche Laura Bianchini, che fa parte è una democristiana e fa parte dell’organizzazione delle Fiamme Verdi addirittura Laura Bianchini giunge ad affermare che la lotta armata è una lotta giusta per raggiungere la libertà e l’indipendenza, e questo detto da una cattolica credo che abbia un valore, diciamo molto pressante, e ci fa ben capire qual è la situazione che l’Italia stava vivendo in quel momento. Il voglio aggiungere una piccola cosa
Il sottotitolo di questo libro è elettrici ed elette.
Allora le lette sono le 21 Madri costituenti, poi ci sono le lettrici, che sono questi 12 e rotti milioni di donne che il 2 giugno, con grande entusiasmo si recano alle urne a votare.
Il voto che è, diciamo, preceduto da una fortissima capillare campagna elettorale realizzata dalle militanti dell’Udu e del Chief, ma anche di partecipano alcune di delle donne che saranno elette alla Costituente, non è soltanto il riconoscimento della cittadinanza attiva delle donne, non soltanto il riconoscimento di una soggettività politica ma diventa anche potremmo dire nella segretezza dell’urna un atto di libertà,
è un atto che porta a una fare affermazione delle donne come individui indipendenti, autonome rispetto ad ogni decisione che le viene imposta da quello che noi oggi chiamiamo il patriarcato.
Permettetemi, visto che Umberto Gentiloni prima ha fatto un rapidissimo accenno ai racconti dei nonni e dei genitori, la mia nonna materna ha esercitato proprio il diritto di voto il due giorni, il 2 giugno, in questo senso, così come lo esercitarono tante altre donne all’interno del matrimonio votando diversamente dal marito e forse neanche tanto per convinzione politica ma perché votare in quel modo significava affermare se stessi in più, le donne sentono il voto non solo come un atto di libertà, non solo come un atto politico, ma anche come un dovere per concorrere alla rifondazione, alla ricostruzione dell’Italia e a lungo le donne sentiranno. Le donne di quella generazione sentiranno il
Voto come il diritto di voto, come anche un dovere che tutti coloro che appartengono alla Repubblica devono esprimere, tant’è che questa stessa mia nonna fu lei ad accompagnarmi a volermi accompagnare la prima volta a votare proprio perché, mi diceva votare è importante.
Questa nonna merita un nome professoressa, come si chiamava sua nonna, mia nonna si chiamava Antonietta viva Antonietta, che per un attimo è con noi, oggi è molto bello e molto bella questa testimonianza e riscalda ancor di più appunto le vostre parole è il frutto dei vostri studi dell’approfondimento che oggi ci regalate bene è giustissima la carrellata sulle 21 Madri costituenti no, perché è uno dei,
Diciamo, dei segmenti più.
Interessanti del libro che più ha vince, perché almeno lo dico da elettrice, naturalmente non si è mai stanchi di sapere, anche nella complessità di queste vite, l’abbracciante che a 11 anni era nelle campagne, la laureata all’aristocratica, questa capacità di essere, come spesso le donne, né in tutti i tempi in tutti i secoli, poi, sono riusciti a fare, nonostante gli ostacoli di trovare l’obiettivo comune, di pensare a quale fosse la vera convergenza, il frutto di quella vera convergenza e, soprattutto, a loro o al futuro dei figli delle altre generazioni. Allora professoressa, Gabrielli, io naturalmente risponderà a tutte le sollecitazioni, però una piccola domandina da farle, visto che è tutto così bello quello che ci stiamo raccontando no, pur nelle
Prezzi alti che son stati pagati, se ora però siamo nel 2026, in un tempo in cui questa parità non è in tantissimi aspetti della vita pubblica, della vita, del lavoro, nella vita di cura raggiunta e praticata davvero, e quindi la Costituzione non è applicata sino in fondo dove abbiamo sbagliato e perché chiedo a tre storici importanti,
E che hanno tante giovani brillanti, studenti e studentesse e, come viene colto questo tema debba li questo vi chiedo proprio il finale in chiusura a tutti e tre, un rapido, una rapida risposta su questo grazie, grazie, eh.
Io intanto vorrei esprimere e il piacere di essere qui con voi questa mattina e ringrazio tutte le persone presenti e un ringraziamento particolare va alla vicepresidente e onorevole Anna Ascani per avere accolto per aver citato l’occasione di incontrarci e di dialogare insieme su questo passaggio fondamentale della nostra storia che il voto alle donne un ringraziamento particolare all’Associazione ex parlamentari e al presidente Giuseppe Soriero che,
Al quale rivolgo, rinnovo i miei rallegramenti, auguro buon lavoro e lo ringrazio anche per aver citato il lavoro o la ricerca che abbiamo portato avanti due l’anno scorso, due anni fa e che per me è stata anche un’occasione di confronto serrato con.
L’onorevole Annamaria Carloni e l’onorevole Flavia, Piccoli Nardelli, un’occasione molto importante perché, insomma, abbiamo messo insieme i punti di vista, competenze anche diverse e e questo ci ha permesso di riflettere su un passaggio fondamentale è appunto quello che è.
L’approvazione del nuovo diritto di famiglia e l’abbiamo fatto guardando agli aspetti più propriamente legislativi, ma anche lavorando, come il presidente ha sottolineato, sulle memorie. Questo per dire, appunto, che è questo volume si inserisce ovviamente in un quadro più ampio, più articolato. Ecco di ricerca e di interrogativi a ad alcuni dei quali io non sono assolutamente in grado di rispondere. Questo lo dichiaro, è una ricerca a. È chiaro che anche la scelta di ripubblicare ecco di fare una seconda edizione di questo volume parte da i tanti interrogativi che Ivo nutro rispetto al presente, a partire dalla disaffezione alle urne, che non esso, sempre che non è sempre disaffezione per la politica, perché in altre occasioni le giovani generazioni sono presenti. Allora, a mio parere, e riflettere su questo passaggio che è fondamentale e come qui è stato sottolineato da tutti voi e molto molto complesso, può aiutarci a capire e un po’da da dove veniamo gli ostacoli e le difficoltà che siamo riusciti a superare, ma per me è ovviamente questo significa parlare di democrazia, quindi come siamo arrivati no come e si è messo in moto questo processo complesso, denso di ostacoli, che è stato proprio la che sa che la democrazia italiana, come siamo riusciti a costruirla e ancora là, dove i sondini limiti, ma per me democrazia, cioè non c’è democrazia senza anche il tema della parità di genere, quella che all’epoca nella stagione di cui io mi occupo si chiamava appunto emancipazione delle donne. Quindi io credo che può aiutarci, recuperare questa storia, ma anche recuperarla, tenendo presente un tema,
La passione, l’investimento anche emotivo e le idealità che intervenivano agivano nel contesto politico, perché se noi perdiamo di vista questo noi perdiamo di vista i soggetti, i soggetti ai quali la politica no guarda e si indirizza e per il bene di una comunità e dei singoli allora secondo me,
C’è questa affermazione di Anna Garofalo e che non è soltanto per le donne, non riguarda soltanto le lettrici, ma anche gli elettori, stringiamo le schede come biglietti d’amore, è una meravigliosa metafora di questo stretto rapporto, tra la passione e la passione per la politica che vuol dire passione per la comunità e per la cosa pubblica io credo che lavorare, ecco,
Guardare a questo importante momento politico tenendo presente i soggetti, le biografie che qui è la collega Ester Capuzzo, ha richiamato e appunto anche, però la complessità del momento non erano tutte rose e fiori, credo che possa aiutarci anche a comprendere meglio,
Disaffezione e disillusione e via dicendo. Allora, se la il cammino diciamo, questo processo democratico è stato complesso, complesso è stato anche il tema dell’emancipazione femminile e del voto. Umberto ha fatto Umberto Gentiloni ha richiamato, ha l’autorevolezza di due grandi leader politici che sono Palmiro Togliatti, Alcide De Gasperi, e questo brevissimo scambio di lettere che si inviano rispetto al voto. A me premeva anche sottolineare la complessità di quel momento. Troppo troppo spesso si è parlato di un voto alle donne concesso dall’alto oppure semplicemente ottenuto. Ecco, il quadro è molto più articolato
Concorrono soggetti e fattori diversi. Ci sono i partiti politici che guardano giustamente correttamente con attenzione anche a un contesto internazionale e dunque che il voto alle donne nei grandi Paesi dell’Occidente era stato riconosciuto, non ultimo nell’ottobre del 44, anche dalla Francia, e arriva con grande ritardo se pensiamo a essere un poi il Paese no che è la culla, ecco de I diritti. C’è un comitato pro voto, un comitato pro voto che vede donne di diverse appartenenze politiche, dalle liberali con Josette Lupinacci a Rita Montagnana del Partito Comunista italiano, passando per le cattoliche socialiste, repubblicane e operano insieme operano insieme, facendo pressioni appunto sui partiti sul Comitato di liberazione nazionale, partiti, alcuni già molto ben orientati. Come abbiamo accennato, quindi, questa storia ci insegna forse un’altra cosa, la capacità di dialogo, di mediazione, se volete, di compromesso nella sua migliore accezione, perché la politica è fatta di questo e la capacità
E qui torno alle donne perché, se difficile è stato il cammino verso la democrazia, è difficile anche quello verso l’emancipazione e bisognava tenere conto in un caso o nell’altro, la sfida è stata altissima, di quello che era il contesto di quella che era la mentalità perché le donne avevano acquisito una grandissima consapevolezza come bene ha sottolineato Ester Capuzzo ma è,
E era chiara per tutte l’idea dell’emancipazione come processo collettivo.
E, a mio parere, quello che fanno appunto le grandi associazioni di massa che sono un riunioni donne italiane, il Centro italiano femminile è avere cominciare a tratteggiare un modello di emancipazione lontano da ogni spinta da ogni giacobinismo, cioè l’emancipazione si fa, è un processo collettivo ed inclusivo e questo forse forse, se teniamo conto di questo dato, riusciamo a capire quelle che in tante occasioni abbiamo semplicemente definito come ritardi e forse riusciamo anche a capire che queste donne hanno avuto una grandissima capacità.
Quella di non cadere nella illusione e nel rischio di un’emancipazione individuale, l’emancipazione è un processo collettivo e dunque anche questo conosce come la democrazia conosce i ritardi, conosce contraddizioni, richiede momenti anche di sosta di riflessione e poi, ecco, si va avanti né esteri Ester ha citato le biografie, a me preme sottolineare.
Che il metodo biografico, l’attenzione alle scritture auto narrative, è parte un po’di quello che è il mio bagaglio, la mia esperienza di I di ricerca e in questo caso è stato importante e mettere meglio a fuoco e le e i percorsi delle 21 Madri costituenti,
In un’altra occasione ho lavorato sulle sindache perché anche qui e capire la scelta, il momento della scelta politica e soprattutto provare ad interpretare naturalmente una ricerca che andrebbe anche e approfondita e credo che ci siano archivia anche a disposizione che permettono di definire meglio queste e diverse personalità ma capire come intendevano il proprio ruolo, qual è stata la loro esperienza di elette e allora è sempre difficile sintetizzare perché sintetizzare vuol dire schematizzare, farlo quando ci sono i soggetti in prima persona per lo storico la storica è complesso, però io credo che se
Dovendo necessariamente e individuare alcuni punti salienti, io credo che ci sia stata una grande emozione, tutte parlano di emozione il primo giorno.
E il la consapevolezza di misurarsi con un passaggio completamente nuovo della storia del Paese, come ha anche sottolineato Umberto Gentiloni anche in questa sede e poi la responsabilità.
I e il rapporto con l’elettorato, un rapporto con l’elettorato che, per carità, oggi si configura in maniera totalmente diversa, questo lo sappiamo tutti, ma è una ricerca, a mio avviso, è un tema anche questo, di grande attualità, vi ringrazio molto.
Allora aspetto le vostre risposte, intanto intanto provoco il rapporto con l’elettorato è il tema, è il tema oggi ed è esattamente quel legame sfilacciato, lacerato, sfiduciato su cui bisogna lavorare e le donne lo hanno fatto, devo dire all’epoca e in generale se devo fare una valutazione da cittadina diciamo non da osservatore che pure ha attraversato delle storie in generale le donne cercano di avere un’attenzione, a me pare però intanto la vostra risposta sugli studenti e sulle giovani generazioni, prego, professor Gentiloni,
Io raccolgo quello che diceva Patrizia cioè non so
Risposte su questi temi così impegnativi, difficile pensare di averle in modo esaustivo no, allora provo a dire proprio due telegrafiche riflessioni, la prima è su una questione cruciale degli ottant’anni fa, che si è persa lo dico un po’rozzamente velocemente, pur essendo alla Camera,
E vale a dire la questione del compromesso.
O del compromesso costituente le donne, e non solo le donne, ma certamente le donne nel lavoro dell’Assemblea costituente, nel protagonismo precedente, hanno dimostrato quindi non è una questione di principi astratti, hanno dimostrato che si può trovare un punto d’incontro, cioè ci si può mettere d’accordo pur partendo da posizioni diverse.
Addirittura si può cambiare idea
Che è una cosa bellissima, penso io, ma che oggi non va di moda, oggi siamo più delle tifoserie da stadio in qualche modo no, quindi da questo punto di vista è un tema, cioè è un tema delicatissimo di questi Oscar 80 anni, quando parliamo del compromesso dobbiamo quasi sempre spiegare che non stiamo parlando dell’inciucio che non è un piatto di lenticchie sul quale ci si mette d’accordo ma che si può essere lontani anche sulla politica internazionale e trovare un punto di equilibrio perché le donne appunto per prime
Le donne per prime non da sole,
Ovviamente sarebbe, insomma, sono io a questo tavolo, quindi però, insomma, sarebbe.
Sbagliato. Io penso costruire un racconto che sia tutto il bello del protagonismo femminile e io non tal tutto il bello, non non ci ho mai creduto, anche quando parliamo delle tante cose belle che hanno attraversato la storia di questi ottant’anni, quindi il compromesso si è perso si è perso perché nel corso del tempo è prevalsa una dimensione identitaria di appartenenza secondo la quale alla fine alla fine non si cerca di entrare nel merito delle questioni.
A questo discorso, sul compromesso che io ho soltanto accennato e mi scuso per la superficialità, ovviamente c’è il tema.
Del come possiamo dirlo?
E del livello di queste persone, nel senso che, poi, alla fine?
Einaudi
Tematizza dicendo appunto conoscere per poter deliberare no, questa è un’uno sforzo complessivo di entrare nel merito delle questioni e di avere gli strumenti per poter capire di cosa si sta parlando. Ecco, io ho l’impressione, se guardo gli ottant’anni e retrospettivamente riavvolge il nastro di questo tema del compromesso che il compromesso è diventato via via più difficile, anche perché si è persa questa fatica di approfondire, di entrare nel merito, di studiare le questioni, di capire le difficoltà, insomma la democrazia. Io la penso, come sembra che sia stato Churchill a dirlo, anche se uno un importante storico dice recentemente ha sostenuto che invece la frase sia dei camion, sull’idea che la democrazia sia la cosa meno peggio che l’umanità si è si è si è inventata. Io la penso così. Ovviamente, quindi, è chiaro che però questo tipo di esercizio della democrazia è una cosa faticosa
Complicata ci sono gli emendamenti, le doppie letture, le commissioni e le sottocommissioni, insomma.
Se non c’è questo, io dico sempre meno male che è così meno male difendiamo questa complessità difficile anche dei tempi lunghi, perché l’alternativa nella storia ha prodotto le pagine peggiori
Seconda cosa che accenno soltanto è più complicata e forse?
è un po’meno ottimistica rispetto al fatto delle pagine belle.
Questa storia di 80 anni, quindi del compromesso, della ricerca, dello sforzo per guardare un orizzonte possibile dell’idea che non è mai un approdo definitivo, ma che si costruisce ogni giorno le cose che ha detto molto bene, Patrizia.
Si è retta tra le tante cose su una
Felice relazione tra la politica e il mercato, cioè mentre si cresceva economicamente.
I figli vivevano meglio dei genitori, andavano all’università, quando prima non ci andavano, sapevano leggere e scrivere, viaggiavano, si compravano la Vespa, la Lambretta, andavano in vacanza tutte cose che non faceva nessuno prima, se non i ricchi fortunati questo arricchimento di possibilità si è accompagnato dal fatto che il capitalismo temperato, nelle forme che abbiamo conosciute, costruiva con la democrazia una sintesi feconda positiva. Tutti e due si avvantaggiavano, si cresceva, si guadagnava di più, è crescevano gli ambiti delle libertà e i diritti come tanti,
Che ne saranno molto più di me e dai quali cerco di carpire informazioni e studi dicono negli ultimi trent’anni questo meccanismo non c’è più, quindi il fatto che si vota di meno al di là di dire dobbiamo rimotivare a votare. Nasce dal fatto che il cumulo di ricchezze sconfinato che sta avvenendo oggi attorno, soprattutto al controllo dei dati, ai meccanismi informativi, al modo con cui si forma il consenso, all’idea che la rivoluzione tecnologica e digitale degli ultimi trent’anni è stato il più grande cambiamento dell’umanità, su questo non c’è nessun dubbio ragionevole e questo ha svuotato da dentro l’esercizio dei diritti individuali in un Paese come il nostro, che è nato nella democrazia delle masse, sull’idea che per essere cittadini si dovesse esercitare anzi si potesse esercitare perché anche su questo i costituenti hanno deciso di non renderlo obbligatorio, però si potesse esercitare il diritto un individuale del voto. Questo meccanismo si è rotto perché se
Appunto la concentrazione di ricchezze nelle mani di pochi che con conservano anche i dati con questi dati orientano e raccolgono gli orientamenti dei Pearce delle persone in tutti gli angoli del pianeta sorreggono i processi decisionali. È chiaro che, se alla fine si vota di meno e Nuccio, è evidente, tant’è che quando noi registriamo il fatto che in un referendum costituzionale si vota un po’di più se c’è un ballottaggio in un comune per il sindaco, si vota un po’di più perché il voto riacquista una certa importanza e un certo peso. Non ci dobbiamo purtroppo e lo dico non perché io ne sia contento non ci dobbiamo, purtroppo,
Sorprendere del fatto che poi, l’esercizio del diritto individuale di voto, in un contesto nel quale il potere viene gestito condiviso, è associato al fatto che ci siano delle concentrazioni di capitali, come non ci sono mai stati. Se noi guardiamo i dati appunto delle ricchezze nel Congresso degli Stati Uniti o in qualsiasi altro contesto, ci rendiamo conto che qualcosa che non avevamo mai attraversato, allora questo meccanismo di reciproco vantaggio, i diritti e il mercato, la ricchezza e le libertà si è inceppato forse già negli anni 70 del 900 alla fine degli anni 80, all’inizio del millennio. Quali storici hanno opinioni diverse, come è giusto e bello che sia, però, il tema è un po’questo. Secondo me, alla fine noi
Non possiamo pensare di dire ad alta voce, torniamo a votare, i giovani ci salveranno perché votano i giovani andranno a votare. Se il voto conta se il voto c’ha peso, se il voto definisce
Scelte, orientamenti, cioè stiamo ancora discutendo adesso, faccio nelle istituzioni rappresentative della nostra Repubblica, dei sistemi elettorali che rendano più chiara la scelta delle lettere degli eletti, quindi questi sono temi importanti, sono temi importanti che non risolvono ahinoi il problema perché ripeto il tema della rivoluzione tecnologica digitale che ovviamente è qualcosa dalla quale non si può prescindere definisce sia le tv le presunte tifoserie che si organizzano e sia il modo di partecipare nella nell’agorà pubblica tutto è cambiato e quindi pensare
Che il voto possa rimanere l’espressione centrale del diritto alla cittadinanza com’era per le donne, al primo voto del 46 o per generazioni di italiani nelle elezioni successive, è qualcosa che da sola non potrà mai avvenire, a meno che non si trovino gli strumenti, le capacità e la forza per restituire al voto quella centralità che nella storia della repubblica dei partiti e della guerra fredda sicuramente c’è stata grazie.
Professoressa, Capuzzo, prego, dunque sono perfettamente d’accordo con quanto ha detto adesso Umberto Gentiloni
Del resto, diciamo questo compromesso che c’è stato tra le donne
E non è stato all’epoca della Costituente, non è stato poi, diciamo così, semplice, così immediato, così scontato, Patrizia Gabrielli riporta un’affermazione, mi sembra di Filomena Delli Castelli che dice.
Che le donne comuniste sono delle sorelle deviate
Però ne riconosce, diciamo, i meriti e le apprezza, perché le democristiana e le cattoliche, insieme con le socialiste e le comuniste riescono, diciamo a dettare.
Le regole, o quantomeno a cercare di incidere su quello che sarà il futuro ordinamento repubblicano tramite la costituzione, in ordine ai diritti delle donne, ma non è così scontato che ci sia, diciamo, questa possibilità di convergere sempre sulle medesime posizioni e lo si vede, per esempio,
In ordine al tema della famiglia, in ordine al tema del del divorzio e le posizioni diciamo, cambiano e soprattutto in ordine al divorzio, ognuna vota secondo la sua appartenenza partitica, come sappiamo tutti no.
Io vorrei dire una cosa con riferimento al tema, diciamo degli studenti.
Per quanto riguarda la mia esperienza, io ho notato che le volte in cui io mi riferisco a temi legati alla vicenda della storia delle donne le ragazze sono attentissime, i ragazzi si annoiano.
E lo dimostrano anche spesso in maniera plateale e per le prime è un momento diciamo che tocca, come dire la loro genetica non saprei.
Come dire, gli altri non si rendono conto che invece fa parte della storia, appunto generale, che è la storia che è fatta di uomini e donne, allora, siccome prima non avevamo un pochettino parlato prima di iniziare questi nostri discorsi, mi sono ricordata.
Siccome peraltro, Patrizia Gabrielli ha richiamato le scritture autobiografiche, di cui lei si è molto occupata e che sono anche importanti perché mettono in evidenza un tema, una questione che nasce proprio nel momento in cui alle alla Costituente arrivano le le donne, che è il tema del rapporto tra lavoro politico e vita privata, tra dimensione pubblica e dimensione privata delle donne e poiché penso anche che bisogna avvicinare gli studenti facendo riferimento non solo ai grandi eventi, ma anche agli uomini e alle donne che quegli eventi muovono perché la storia cammina sulle gambe degli individui. Allora vi voglio leggere un passo di un diario che è presente nel libro di Patrizia Gabrielli del diario di Angiola Minella Molinari, che è un po’un passaggio di testimone, potremmo dire no di questa esperienza si è realizzato il mio sogno, la Costituzione entra in vigore e anche la costituzione delle donne, dopo tanti anni di sofferenze e lotte da oggi, uomini e donne hanno gli stessi diritti. Capisci una cosa che fino a qualche anno fa non si poteva immaginare. La Costituzione tutela la famiglia, la maternità, l’infanzia mi sono sempre battuta per riconoscere tali diritti. Sai diario spero anch’io di avere una bambina e con queste leggi sono sicura che vivrà in un mondo migliore. Inoltre, ascolta la donna lavoratrice, ha gli stessi diritti dell’uomo. Niente più differenze sarà proprio così. Io vigilerò, mi piacciono questi cambiamenti, io vi ho contribuito insieme alle altre donne della Costituente. Io penso che questo brano condensa un po’tutto quello che abbiamo detto fino adesso,
Sì, è vero, grazie davvero, insieme al professor Gentiloni, dalla professoressa Capuzzo, Karabà, perizia, Gabrielli, sono arrivate tantissime belle sollecitazioni allora.
L’ideale chiudere con anche una riflessione al presente dopo questo accento di speranza, la speranza costruttiva, no, io voglio solo lanciare questo è l’anno nell’ottantesimo del referendum della giustizia, che ha visto vincere il no e quindi difendere la Costituzione comunque la si pensi e con quello scarto di 2000000 di voti che quasi lo stesso scarto mi piace pensare suggestivamente sia la stessa misura che ha fatto vincere la repubblica sulla monarchia e che ha visto nascere la Repubblica e il nostro Paese allora no, io vorrei proprio partire da questa lettura la Costituzione scrive Angiola Minella Molinari,
Tutela la famiglia, le donne, il lavoro, allora, quando noi parliamo di disaffezione, alle urne, alla politica c’è tutto il discorso molto complesso e che egregiamente ha sintetizzato Umberto Gentiloni e la domanda è oggi le donne sono garantite e tutelate perché dalle statistiche più recenti garantite tutelate e non mi piace ma dalle statistiche più recenti quello che emerge è appunto che è tutto il discorso sui diritti sociali è caduto,
Allora le questa storia ci insegna che il tema del voto per le donne di diverse appartenenze politiche in quella stagione era fondamentale, imprescindibile, e non si poteva rimandare, ma non era sufficiente, sapevano molto bene che per garantire quello stesso diritto erano necessari i diritti sociali, io so che il discorso sui diritti sociali è un discorso molto molto complesso,
Perché chiama in causa le risorse e come investire, dopodiché se noi leggiamo che il carico di lavoro per le donne nel nostro Paese, più che in altri, da sempre sì, ci siamo caratterizzati in questa maniera è assai superiore a quello degli uomini perché insieme al lavoro, all’occupazione, alle professioni no e c’è quello domestico e più il lavoro di cura che non riguarda più solo l’infanzia ma anche gli anziani. Qual è il tempo che le donne hanno per dedicarsi alla politica e per votare per An essere motivate per andare a votare, se la politica non torna anche a
Occuparsi a riflettere su quella che è la quotidianità dell’esistenza e dunque i soggetti, il problema c’è poi non è sufficiente, questo noi dobbiamo quando anche parliamo di giovani e dobbiamo anche, forse disporsi un po’di più all’ascolto e capire e ecco cos’è la democrazia per loro perché,
Non è abbiamo detto, è un processo e dunque non una categoria definita per sempre il perimetro è elastico, entrano nuovi bisogni, nuove domande, nuove questioni.
E quanto siamo capaci di accoglierli. Quanto è attivo il rapporto tra la nostra generazione e quelle appunto successive? Questo lo vediamo proprio nel rapporto con gli studenti, però e qui dobbiamo interrogarci anche rispetto al ruolo che la storia ha appunto la storia è ancora un bene comune e, come è anche, possiamo trasmettere alcuni momenti chiave. Ecco della della storia del Paese. Il referendum ha dimostrato che la quando il tema la questione in ballo è sentita e si partecipa, però io su questo sono molto cauta, perché credo sempre che non convenga generalizzare, cioè forse questo voto e va un po’analizzato sì e credo che vada un po’scomposto, analizzato con maggiore, con maggiore attenzione. Ecco come sempre, quando si tratta di dati elettorali, però certo si ha dato è stato indubbiamente un segnale positivo e quindi vi ringrazio veramente per la presenza, per la partecipazione e ringrazio e qui relatrici e relatori, grazie a voi buon lavoro
Alla prossima.


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