Il caos trumpiano su scala mediorientale (e non solo) e la visione cinese (24.06.2026)


Visualizza la trascrizione automatica
Nascondi la trascrizione automatica

Radio Radicale per ritrovati all’appuntamento consueto del mercoledì sera con asiatica la nostra rubrica dedicata alla Cina e l’Asia e dintorni, ma sempre di più, un commento sull’attualità, anche di politica internazionale, proprio di questo in parte parleremo in questa in questi 30 minuti e lo facciamo con Giuliano Noci Prorettore del polo territoriale cinese del Politecnico di Milano che saluto e ringrazio per il collegamento grazie ben trovati a tutti.
Il contesto è più caotico che mai in realtà ho qualche giorno fa avevamo parlato dei postumi del G7 a Evian abbiamo pensato che insomma fosse stato un un G7 che avrebbe ricompattato un po’l’Occidente.
E che avrebbe trovato insomma un po’una una una, una forma alla crisi mediorientale e una serie di dossier, in realtà ci siamo risvegliati i pochi giorni dopo, con una situazione nuovamente molto caotica e in cui nulla diciamo, sta diciamo.
Soddisfacendo le le le aspettative sia sul fronte iraniano sulle questioni russe, ma in generale anche con i rapporti con i paesi occidentali, in mezzo a tutto questo perché asiatica, perché vorremmo cercare di capire come da Pechino e da altri Paesi importanti dell’Asia si guarda a questo caos che riguarda sempre più,
Il cotè mediorientale e ovviamente l’Occidente non esiste, se se per lei va bene, partiamo proprio da qui.
Chiude il quadro sufficientemente disordinato per, per usare un eufemismo, siamo arrivati in questa situazione per insipienza, Donald Trump e per sopra la necessità di sopravvivenza di Bibi Netanyahu, che ha bisogno della guerra per evitare, probabilmente, deve andare in galera, e quindi nella sostanza il quadro,
Visto da tappetino e un quadro di, ma in realtà visto anche dall’Europa, da qualsiasi parte lo si guardi, è un quadro in cui gli equilibri del Golfo, che erano già precari, sono molto, non sono enti o equilibri, la situazione è in grande movimento.
E sostanzialmente la definirei così punto 1 sì, il golfo si è spaccato
Abbiamo visto quanto sia anche un’area molto importante anche per gli interessi cinesi, anche un ponte per altri e ulteriori misure direi che è un interesse imporle è un’area importante per tutto il mondo, per gli interessi cinesi asiatici ancora di più, visto che gli Asia importa l’80% del proprio fabbisogno energetico dal da Hormuz e per la Cina comunque quell’area è un’area importante di approvvigionamento.
Però, diciamo non di meno ci sono fertilizzanti e bio e tutta una serie di altri derivati che sono di straordinaria importanza per tutto il pianeta, però diciamo che l’area del Golfo, che così importante si è spaccata in due, si è spaccata in due perché abbiamo Israele e Emirati Arabi Uniti e per il momento gli Stati Uniti che fanno una parte,
E invece abbiamo.
Turchia, Arabia Saudita, altri Paesi che giocano insieme al Pakistan, sembra il Qatar e con una serie una Cina sempre più ammiccante, che giocano un’altra parte, mi spiego.
Il risultato straordinario di Trump di aver fatto capire che la presenza di basi non garantisce nulla e da questo punto, anzi, può essere penalizzante e quindi ha fatto sì che si creasse un fronte che diventa titubante rispetto agli Stati Uniti guarda alla Cina e cerca comunque di sostenersi l’un con l’altro questo è il primo elemento, il secondo elemento che ha creato e che e attenzione faccio un’affermazione che spero non venga considerata blasfema.
L’Iran Miran.
Addome un po’più addomesticabile potrebbe entrare in questa seconda coalizione, nel senso che l’Arabia Saudita preferisce un Iran ammorbidito a un Israele è troppo forte, e quindi in questa equazione c’è quindi anche l’Iran che da capire, ma potrebbe addirittura collocarsi in questa coalizione Detto questo, l’altro elemento è la sempre maggiore antipatia tra Turchia e Israele.
Con in mezzo la Siria e una possibile, come dire
è eccessivo avvicinamento, non per innamoramento, ma per tensione che potrebbe arrivare al conflitto
Terzo elemento, non riescono più ad addomesticare in nessun modo neanche Netanyahu.
è del tutto evidente, no, di fatto felici anche nella stanza no, il terzo elemento difatti, è proprio questo, cioè che Israele ormai fa quello che vuole, cioè Netanyahu, popolo che vuole non l’ha presa degli Stati Uniti e modesta, ma è anche modesta perché per Netanyahu è questione di vita o di prigioni.
Quindi, da questo punto di vista, è una battaglia esistenziale, quindi Israele è una variabile ormai fuori controllo e, se va fuori controllo, Israele, non butta bene per il vostro volevo fare una domanda, perché anzi due domande la prima,
Rispetto al presunto accordo raggiunto con l’Iran, ma ancora insomma, tutto da dimostrare realmente sul nucleare c’è chi dice alla fine era meglio quello di Obama,
Che cosa ne pensano voci e anche questo diciamo quali sono stati se ne acqua qualche Insight dal lato cinese?
In occasione pensano uscì, ma in realtà quello che in questo prima cosa non è un accordo.
Che è quello che dicono molti effettuiamo, ecco semplicemente un il documento che, per necessità, sancisce una riapertura dei flussi commerciali e una riapertura dei flussi finanziari.
E manda la palla avanti di 60 giorni, dichiarando che i 60 giorni, peraltro, possono essere ulteriormente spostati per cercare di gestire il vero tema che è il tema del nucleare.
Io credo che sul nucleare si possa trovare un accordo, perché la vera minaccia nucleare Hormuz.
Quindi, in realtà, l’Iran ha capito che Hormuz?
È un elemento di deterrenza piuttosto importante.
E quindi io credo che si potrà trovare paradossalmente un accordo, se sapranno poi ciascuno dei due interlocutori, avere l’accortezza di salvare la faccia all’altro, e questo vale molto di più per Trump che perde gli iraniani, ma gli iraniani sono passati da dalla padella dei della democrazia alla brace del re dei guardiani della rivoluzione.
Che sono molto duri e quindi, per certi versi.
Potrebbero essere anche meno accomodanti, comunque lato, cinese, io credo che la Cina.
Abbia tutto l’interesse e lo ha già fatto, a portare su miti consigli l’Iran, perché perché ha bisogno di un contesto meno disordinato per poter esportare, visto che la domanda interna a segnali non Plebani che potrebbero usare su?
Economica, nel senso che Teheran, di fatto, da un lato esporta petrolio rispetto alla Cina, è anche vero che se viene liberalizzato l’export di petrolio, diciamo che la necessità della, cioè la, la rilevanza della Cina in senso relativo si potrebbe ridurre, però, è anche vero che tutto il resto dell’economia è fortemente interconnesso. Pola con la Cina, no, quindi la Cina è molto porta, è import molto importante per l’Iran ed è molto più importante di quanto l’Iran lo sia per la Cina. Quindi io credo che ci siano un insieme di leve economiche tali per cui
La Cina possa giocare, più che una moral se suasion rispetto agli interlocutori iraniani. Non dimentichiamoci che poi qui c’è anche l’asse, diciamo, della Russia sull’Iran, e dove però la Russia è un quasi vassallo della Cina, quindi la Cina può insistere su A sia in prima persona sia attraverso il proxy russo
E direi che non è poca cosa
Assolutamente no, una delle ultime volte c’eravamo sentiti, diciamo, a metà aprile era da poco uscito, tra l’altro, una copertina, se non sbaglio, dell’Economist che titolava, quando il tuo nemico a commettere gli errori non disturba Turbigo, e questo era evidentemente riferito alla posizione che no che chicche di Pechino che osservava Trump diciamo sparigliare le carte un poco.
Ecco questa cautela e questo punto di vista è ancora valido oggi per Pechino e, appunto, visto che comunque questi errori che il nemico commette virgolette.
Dico statunitense, però, poi provocano disastri su larga scala, è anche negli interessi cinesi, diciamo che secondo me.
E sarà un po’arrivati al tempo.
Non dico limite, però occorre cautela da parte della Cina, cioè evitare che Trump non sbaglia troppo e non sbandi talmente tanto da creare tensioni fortissime nel Golfo e da altre parti perché, ripeto, la Cina ha bisogno di stabilità, perché solo la stabilità aumento Gest permette di avere una propensione al consumo una propensione all’investimento coerente con quello che la necessità di asportare
Del Dragone.
Questo ragionamento, secondo me, vale anche rispetto a Putin e io credo che anche Putin, cioè la Cina, potrebbe decidere abbastanza presto di esercitare una pressione su Putin perché non si indebolisca troppo.
Perché, oggettivamente, i segnali che stanno arrivando dalla guerra in Ucraina, che poi è una guerra ormai anche in Russia, sono segnali in cui in qualche modo, per carità, l’Ucraina è finita.
Ma gli sta la Federazione russa sembra essere più in difficoltà e adesso, con le ultime notizie che arrivano dalla Crimea, che sostanzialmente sembra isolata da un punto di vista energetico, diciamo che non sono notizie incoraggianti per Donald Trump e scusate per Vladimir Putin,
E un Vladimir Putin, che si indebolisce troppo, diventa un problema per una Cina che a 4.200 chilometri di confine,
E che francamente eviterebbe con Putin il rapporto è chiaro, se viene qualcun altro è incerto, quindi Putin è straordinariamente positivo per la Federazione russa, quindi secondo me stiamo arrivando anche lì a un punto in cui la Cina potrebbe intervenire.
Quando noi diciamo si potrebbe arrivare a una sorta di resa dei conti da una parte con gli Stati Uniti, dall’altro, appunto, con questi amici ingombranti e comprese quelli potrebbe essere, quali potrebbero essere, diciamo, le gocce fanno traboccare il vaso, cioè che cosa che cosa dobbiamo stare attenti come che proprio nel senso di che potrebbero quindi far saltare esatto la storiche amicizie o comunque provocare una reazione un po’più veemente da parte di Pechino che finora anche con gli Stati Uniti ha agito, diciamo come intermediario, spesso nell’ombra anche nel dossier iraniano o insomma è,
Io diciamo che un litigio tra Pechino e Washington lo vedo cioè un litigio, diciamo di quelli visibili, no.
E che poi si traduce infatti.
Lo vedo come dire, una possibilità appetibilità di Trump, questo diciamo nel sul tavolo, mettiamoci, non lo vedo così, però una possibilità remota nel senso che
Uno ha bisogno dell’altro e a.
Nel senso che nessuno dei due è autonomo e quindi
Ciascuno ha bisogno di tempo,
E tutti questi incontri, che apparentemente vanno bene, ma che, come dire sotto la brace cova, sono incontri per guadagnare tempo, ciascuno guadagna tempo per costruirsi una i semiconduttori e l’altro le terre rare, per usare uno slogan, quindi io credo che ci saranno dei forti freni inibitori in Trump su sulla questione economica cos’è che potrebbe far scivolare.
Far aumentare il livello di tensione
Che è abbastanza evidente, cioè ormai lo sappiamo quello che lo San tutti, anche la, come dire certamente quelli che ci seguono, che seguono la rubrica asiatica. Da tempo è evidente. Taiwan no, Taiwan è evidentemente perché poi li si interseca il Parlamento, il Senato americano, insieme al presidente
Quindi è tutto un po’meno nell’imprevedibilità di Trump, però essendosi individuo singolo a un certo punto, se fa una stupidaggine
Viene qualcun altro lo ferma perché qualche tempo fa c’era il timore che appunto su questo anche l’Amministrazione Trump americana appunto potesse in realtà a mollare l’osso no su su su su Taiwan e che quindi forse alla fine qualche modo sarebbe stato sacrificato per dossier più grandi o per quieto vivere o per logiche che a noi sfuggono alla variabile tra.
Io credo che alla Cina, la Cina stessa convenga che Trump non molli, Taiwan, mi spiego.
Taiwan è un formidabile, una formidabile narrativa.
Per ricompatta, per compattare la popolazione cinese.
È una sorta di, diciamo, di nemico esterno, che aiuta a gestire la società.
Se per caso Trump mollasse, Taiwan e allora diciamo sci non avrebbe scuse rispetto all’occupazione di Taiwan.
Ma l’occupazione di Taiwan vorrebbe dire interrompere la produzione di chip.
Perché questo perché i chip vengono solo assemblati a Taiwan non è che si fa Taiwan, è un una di tanti stadi della catena di produzione dei chip.
Quindi, nel momento in cui Taiwan si prende la scena Shape, non si producono più.
Perché nessuno fa fare il CIP ha una Taiwan cinese,
Quindi io credo che la convenienza di tutti,
E che rimanga così, cioè che i cinesi reclamino Taiwan e che gli Stati Uniti, ambiguamente da un lato, non considerano a Taiwan ma dall’altro non Mollino Taiwan, così tutti hanno una narrativa che possono raccontare e che permette di prendere evitare azioni e decisioni pericolose.
Ecco, faccio un’ultima domanda.
Quali sono oggi i dossier?
Di tipo economico, diciamo su larga scala e commerciale,
E anche le grandi sfide interne che la Cina sta attraversando, diciamo le faccio questa ultima domanda un po’come se fossero tre telegrammi da mandare anche per utilmente, visto che in questa trasmissione ovviamente non parliamo solo di Cina, ma spesso facciamo dei giri molto più grandi e anche affrontiamo paesi dell’Asia molto diversi ma che devo fare un re k a chi ci ascolta e ai radioascoltatori se lei dovesse ciò individuare le grandi dossier per la Cina essenziali sia sul piano interno che sul piano di economico commerciale a livello internazionale.
Sul piano interno il dossier è quello di gestire, diciamo.
Il futuro di un pezzo di società non piccolo che è in difficoltà, che sono i giovani per l’intelligenza artificiale, non solo e quelli che vengono dalle campagne pluviale, State la preside preesistenti.
Quindi c’è una sfida interna di gestione del consenso verso una proiezione di futuro che comincia a essere percepita per la prima volta cosiddetta gestione, insomma sociale, ma questo mi sembra un fattore tutt’altro che secondario, perché il fattore su cui si basa il consenso del Partito comunista la capacità di costruire un futuro migliore alla popolazione,
Dossier esterni e, al di là di Taiwan, che abbiam detto il dossier c’è il dossier del Mar cinese meridionale, quindi c’è tutta la partita dalla proiezione oceanica della Cina per la gestione di un export che transita prevalentemente via mare, e quindi lì c’è il Giappone c’è l’Indonesia, Malesia e stretto di Malacca tra tanti tanti Amos diciamo così esattamente e tanti Orma e questo è un primo dossier eh beh il secondo dossier, secondo me che comincerà diventa scottante con l’Europa
L’Europa l’acqua che c’è, questo rapporto in questo momento no un po’di l’Europa secondo me facendo però no no no, no, no, va in aeroporto.
L’Europa in realtà fa fatica ormai l’Europa la sentir l’anno prossimo va a lezione l’Italia, la Francia e la Germania a Schulz, che è sempre Scholz, che è sempre più debole, non parlare Pallavicina, Gran Bretagna che cambia premier, come esattamente come io credo che l’Europa farà sempre più fatica a gestire una russa e una Cina che così export driven,
E in chiave elettorale potrebbe contrapporsi alla Cina e quindi il dossier europeo per la Cina.
L’Europa, il mercato più importante di Expo, andare a cena
Quindi il dossier europeo sarà un dossier non trascurabile, cioè, paradossalmente, l’Europa ha diversificato parecchio su appunto commerciale, anche, insomma, con il nemico e avversario indiana in questo ultimo periodo, no corridoio verso l’India, ma l’Europa ha cercato di ha fatto forse la cosa migliore che ha fatto in questo.
Von der Leyen 2 ha cercato di fare accordi commerciali con l’India, col Giappone o l’Australia, col Sudamerica e kiwi e cose e quindi io credo che diciamo la cosa migliore.
No ai trattati, esattamente avendole deleghe, è riuscito a fare delle cose interessanti, sul resto non tocca oggettivamente palla proprio perché i trattati non glielo consentono quindi dossier europeista.
Quella della vecchia Europa, anche capire come mettere le mani su qualsiasi dossier oggi è complicatissimo, anche perché hai qualcuno, cioè hai una sorta di bar o al tavolo no che cambia le carte continuamente questo sicuramente, però io credo che la complessità del mondo richieda una revisione, una presa di un adeguamento delle architetture della politica, comunque e questo lo vedremo però il dossier europei un dossier importante, ça va sans dire chiudo dicendo il dossier americano ma quello,
Sono le 2 superpotenze che
E che devono poi adesso non ci sono altri temi, ma diventano meno rilevante, soprattutto andiamo fuori tempo massimo.
Io ringrazio il professor Noci Prorettore del polo territoriale cinese al Politecnico di Milano, lo leggete spesso anche sul Sole 24 ore e l’ho ascoltato, spesso anche qui su Radio Radicale, e io lo ringrazio per questo ulteriore voi rendez-vous radiofonico grazie e buon lavoro e buona settimana arrivederci buona settimana tutti,


#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
 

Source link

Di