GIOCHI, RACCOLTA A 165 MILIARDI (+5%), CRESCITA PASSA DAL WEB


La raccolta lorda del settore ha superato i 165 miliardi nel 2025, quasi il doppio di dieci anni fa. Le entrate erariali sono invece ferme a 11,5 miliardi e in calo rispetto all’anno precedente. Il rendimento fiscale lordo è sceso al 6,9%, minimo storico del triennio. Quasi la metà della raccolta è in mano ai giochi online a bassa fiscalità, gli apparecchi fisici — che garantiscono il 64% di rendimento netto — perdono quote. Un paradosso fiscale: più si gioca, meno lo Stato incassa. Il presidente Longobardi: «Occorre rafforzare gli strumenti di educazione, prevenzione e gioco responsabile, soprattutto nei confronti delle categorie più esposte»

Il mercato italiano dei giochi pubblici continua a crescere a ritmi sostenuti, ma l’aumento delle scommesse e delle giocate non si traduce in maggiori entrate per lo Stato. Nel 2025 la raccolta lorda ha raggiunto i 165,3 miliardi di euro, in aumento di 7,9 miliardi rispetto ai 157,4 miliardi del 2024 (+4,8%) e di 17,6 miliardi rispetto ai 147,7 miliardi del 2023 (+11,9% nel biennio). Le entrate erariali si sono invece attestate a 11,47 miliardi, in lieve calo rispetto agli 11,56 miliardi del 2024 (-0,7%) e agli 11,63 miliardi del 2023 (-1,3% nel triennio). Il rendimento erariale lordo è così sceso dal 7,9% del 2023 al 6,9% del 2025, mentre quello netto, calcolato sulla raccolta al netto delle vincite, è diminuito dal 55,9% al 50,8%, segnando i livelli più bassi degli ultimi anni.

È quanto emerge da un’analisi del Centro studi di Unimpresa, secondo cui il fenomeno descrive una trasformazione strutturale del mercato.

Nel 2025 i giochi online hanno superato per la prima volta i 100,8 miliardi di raccolta, pari a oltre il 60% del totale nazionale, mentre il canale fisico è sceso sotto i 65 miliardi. A trainare il comparto sono soprattutto i giochi di abilità a distanza – poker online, casinò virtuali e giochi di carte – che da soli raccolgono 81,2 miliardi, quasi la metà dell’intero mercato, ma garantiscono allo Stato un rendimento erariale lordo di appena 1,1%, con entrate pari a 875 milioni, appena il 7,6% del gettito complessivo.

Situazione opposta per slot machine e videolottery, che con 31,5 miliardi di raccolta producono oltre 5 miliardi di gettito, quasi il 44% delle entrate erariali del settore.

Nel 2025 le vincite distribuite ai giocatori hanno raggiunto 143,5 miliardi di euro, pari all’86,8% della raccolta, mentre il margine lordo del settore si è attestato a 21,9 miliardi. Di questi, 11,5 miliardi sono andati all’Erario e 10,4 miliardi hanno costituito il margine operativo netto della filiera – concessionari, gestori, distributori, tabaccai e ricevitori – in crescita di circa 400 milioni rispetto al 2024. In sostanza, evidenzia Unimpresa, la crescita del mercato ha favorito gli operatori privati, mentre il bilancio pubblico è rimasto sostanzialmente fermo. L’analisi evidenzia inoltre come la progressiva migrazione verso il digitale, associata a tipologie di gioco caratterizzate da un prelievo fiscale più contenuto, stia comprimendo in modo strutturale il rendimento del comparto.

Contestualmente prosegue il processo di concentrazione del mercato, con pochi grandi operatori che stanno acquisendo concessionari di minori dimensioni, rafforzando ulteriormente il peso del canale online. Il quadro del 2025, primo anno di piena applicazione della riforma dei giochi a distanza e delle modifiche fiscali introdotte dalla legge di bilancio, mostra dunque un settore in forte espansione commerciale ma sempre meno redditizio per le finanze pubbliche: nell’ultimo triennio la raccolta è aumentata di 17,6 miliardi, le vincite di 16,4 miliardi e il margine della filiera di 1,1 miliardi, mentre il gettito fiscale si è ridotto di 155 milioni di euro.

«La crescita del gioco online impone di spostare il dibattito dalla sola dimensione fiscale a quella sociale. Quando oltre il 60% della raccolta passa attraverso piattaforme digitali, diventa fondamentale rafforzare gli strumenti di educazione, prevenzione e gioco responsabile, soprattutto nei confronti delle categorie più esposte. La tecnologia offre opportunità importanti, ma rende anche più facile e continuo l’accesso al gioco. Per questo la modernizzazione del settore dovrebbe procedere insieme a maggiori investimenti nella tutela dei consumatori, nella trasparenza e nel monitoraggio dei comportamenti a rischio. La sostenibilità di questo mercato non si misura soltanto dal fatturato o dal gettito, ma anche dalla capacità di conciliare innovazione, responsabilità sociale e protezione delle persone» commenta il presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi.

Secondo il Centro studi di Unimpresa, che ha elaborato dati della Corte dei conti, nel 2025 il settore dei giochi pubblici ha raggiunto una raccolta lorda di 165,3 miliardi di euro, in crescita di 7,9 miliardi rispetto ai 157,4 miliardi del 2024 (+4,8%) e di 17,6 miliardi rispetto ai 147,7 miliardi del 2023 (+11,9% nel biennio). Un comparto che in termini di raccolta non conosce crisi. Le entrate erariali si sono invece fermate a 11,47 miliardi, sostanzialmente invariate rispetto agli 11,56 miliardi del 2024 (-82 milioni, -0,7%) e in lieve calo rispetto agli 11,63 miliardi del 2023. In tre anni, mentre la raccolta cresceva di quasi 18 miliardi, il gettito fiscale si è ridotto di oltre 150 milioni. Il rendimento erariale lordo — la quota di raccolta che finisce nelle casse dello Stato — è sceso dal 7,9% del 2023 al 7,3% del 2024 fino al 6,9% del 2025, il livello più basso del triennio. Il rendimento erariale netto, calcolato sulla raccolta al netto delle vincite, è precipitato dal 55,9% del 2023 al 50,8% del 2025. I dati consentono di fotografare, per la prima volta, in modo sistematico questa forbice crescente tra volume del mercato e contributo fiscale.

Su 165,3 miliardi di raccolta lorda totale, le vincite erogate ai giocatori ammontano a 143,5 miliardi, pari all’86,8% del totale. Il margine lordo per l’intero settore — ciò che resta dopo aver restituito le vincite — è di 21,9 miliardi (13,2% della raccolta). Di questi, 11,5 miliardi vanno all’Erario e 10,4 miliardi costituiscono il margine netto della filiera (concessionari, distributori, gestori, tabaccai, ricevitori), pari al 6,3% della raccolta lorda — stabile rispetto al 2024. I 10,4 miliardi di margine operativo netto della filiera segnano un incremento di circa 400 milioni rispetto all’anno precedente, confermando che a fronte di un gettito erariale stagnante gli operatori privati hanno invece incrementato i propri ricavi. In altri termini: la crescita del mercato ha beneficiato integralmente la filiera privata, non il bilancio pubblico.

L’analisi disaggregata per categoria di gioco rivela il cuore del problema fiscale. I giochi di abilità a distanza (skill games) — poker online, casinò virtuale, giochi di carte — rappresentano nel 2025 la categoria con la maggiore raccolta lorda in assoluto: 81,2 miliardi, pari al 49,1% dell’intera raccolta nazionale. Quasi metà dell’intero mercato italiano dei giochi transita per queste piattaforme digitali. Il rendimento erariale lordo è tuttavia dell’1,1%: per ogni euro giocato, lo Stato incassa poco più di un centesimo. Il rendimento netto sulla raccolta al netto delle vincite sale al 25,5%, ma restano entrate erariali per soli 875 milioni — circa il 7,6% del gettito complessivo del settore — a fronte di quasi la metà della raccolta totale. All’opposto si collocano gli apparecchi da intrattenimento (slot machine e videolottery), con una raccolta lorda di 31,5 miliardi (19% del totale) e un rendimento erariale lordo del 15,9%, il più elevato tra tutte le categorie assieme al lotto. Il rendimento netto raggiunge il 63,9%, il massimo assoluto. Le entrate erariali dagli apparecchi ammontano a 5,0 miliardi, pari al 43,7% del gettito complessivo del settore pur rappresentando solo il 19% della raccolta. Il risultato è strutturalmente invertito rispetto al peso di mercato: gli apparecchi generano meno di un quinto della raccolta ma contribuiscono con quasi la metà del gettito.

Il 2025 segna il consolidamento definitivo del canale online come asse portante del mercato. La raccolta digitale ha superato i 100,8 miliardi, con un incremento del 9,5% rispetto al 2024, raggiungendo una quota superiore al 60% del totale nazionale. Per confronto, la raccolta fisica — sale giochi, ricevitorie, agenzie di scommesse, bar dotati di apparecchi — si è fermata sotto i 65 miliardi, in progressivo ridimensionamento. Nelle scommesse sportive, il fenomeno è ancora più marcato: su una raccolta complessiva di circa 19,2 miliardi, quasi 14 miliardi — pari a oltre il 72% — provengono da canali digitali. Il punto fisico, che per decenni ha costituito l’infrastruttura di prossimità del gioco legale, sta diventando strutturalmente marginale. Questa trasformazione non è neutrale per le entrate erariali: il canale online è sistematicamente associato a tipologie di gioco con rendimento fiscale più basso (skill games all’1,1%, scommesse sportive al 3,2%) rispetto alle tipologie prevalentemente fisiche (apparecchi al 15,9%, lotto al 13,1%). La migrazione strutturale verso il digitale equivale, dal punto di vista del bilancio pubblico, a una migrazione strutturale verso i regimi fiscali meno onerosi.

I giocatori si spostano verso le tipologie di gioco con probabilità di successo maggiore e restituzione in vincite più elevata. La quota delle vincite sulla raccolta lorda è salita dall’86,0% del 2023 all’86,3% del 2024 fino all’86,8% del 2025, con una progressione costante che erode il margine residuo disponibile per il prelievo fiscale. Il fenomeno è accentuato dalla dinamica competitiva tra gioco a totalizzatore e gioco a quota fissa. Nel primo, il montepremi dipende dal totale delle puntate e lo Stato trattiene una quota fissa elevata — rendimento netto al 63,7% nel caso del lotto a totalizzatore. Nel secondo, la vincita è un multiplo certo della posta e i concessionari possono offrire quote molto più alte per attirare il giocatore. Il gioco a totalizzatore rischia di diventare un “prodotto commerciale quasi obsoleto” proprio a causa dell’elevata trattenuta, che scoraggia la partecipazione. Il paradosso è che i giochi fiscalmente più redditizi per lo Stato sono anche quelli commercialmente meno competitivi.

Va segnalato un ulteriore fenomeno di natura strutturale: la polarizzazione del mercato. È in atto un riassetto in cui pochi grandi operatori stanno acquisendo i concessionari più piccoli, concentrando nelle proprie mani le concessioni. La riduzione del numero dei piccoli operatori non è solo una questione di assetto concorrenziale: significa anche minore presidio territoriale fisico, maggiore dipendenza da canali digitali gestiti da operatori di grandi dimensioni spesso con sede legale all’estero, e una filiera sempre più corta tra raccolta e gestione della quota trattenuta. Il settore, nel 2025, vede in vigore la riforma organica avviata con il d.lgs. n. 41/2024 — che ha introdotto il nuovo regime per i giochi a distanza — e le misure della legge di bilancio 2025 (legge n. 207/2024) che ha modificato il PREU sugli apparecchi e l’imposta unica sulle scommesse. L’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ha avviato la riorganizzazione delle strutture territoriali di vigilanza (determinazione del 10 luglio 2025) e ha regolato la proroga onerosa delle concessioni per gli apparecchi. Ma l’effetto sul gettito non è ancora visibile nei numeri del 2025.

Ufficio Stampa Unimpresa
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