C’è un giorno che ha segnato un prima e un dopo nel mondo dei videogiochi, ossia il 1 luglio scorso, quando in maniera fredda tramite un breve articolo sul PlayStation Blog, Sony ha annunciato lo stop alla produzione dei dischi su PlayStation con la fine del supporto ai giochi fisici a partire dal 2028. La notizia ha scatenato proteste su proteste che non si sono ancora placate, con messaggi contrari sotto ogni post social dell’azienda, a commento di ogni video su YouTube e in ogni spazio in cui l’utenza può far sentire la propria voce.
Nonostante ciò, Sony non ha nessuna intenzione di fare marcia indietro, questo è ormai chiaro, tant’è che sono apparsi anche i primi avvisi sull’addio ai dischi sulle confezioni delle console; un requisito richiesto dalla legge che, in casi simili, impone un certo preavviso nelle comunicazioni al consumatore. Nessuno è contento della decisione, forse solo gli azionisti; mai come questa volta si è alzato un coro unanime che, al di là dell’amore per il fisico e per il collezionismo, ha evidenziato come ci siano solo conseguenze negative legate a questa decisione per l’utente finale e per il suo portafogli, come sottolineato anche da noi di IGN Italia.
Important updates:
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News on PlayStation Store on PS3 and PS Vita – https://t.co/ev3mN6wj14 pic.twitter.com/PWXTZGHAh6
— PlayStation (@PlayStation) July 1, 2026
Sony non è stupida: con l’addio al fisico si ritroverebbe a gestire in maniera monopolistica l’unica vetrina che permette di accedere ai giochi su PlayStation (e qualcuno se n’è accorto, come quelli di Stop Killing Games, che hanno annunciato l’intenzione di fare causa all’azienda giapponese), con guadagni decisamente maggiori rispetto alla vendita del fisico, viste le percentuali trattenute in automatico; potrebbe persino decidere quanto fare pagare un titolo senza che l’acquirente possa rivolgersi altrove. Tutto questo, assieme alla notizia dei test sul PlayStation Store del cosiddetto “dynamic pricing, ovvero i prezzi dinamici che cambiano a seconda dell’utente in base a dei criteri tutti da chiarire, un po’ come fanno le compagnie aeree, profila uno scenario ai limiti dell’apocalittico per il passaggio da PlayStation 5 a PlayStation 6.

Va detto che siamo tutti un po’ colpevoli per questa deriva, compreso il sottoscritto. E non per i preordini record di GTA VI nonostante la disponibilità solo in digitale – il mastodontico titolo Rockstar ormai è lapalissiano faccia una storia a sé, ma per come abbiamo accettato negli anni alcune pratiche di mercato senza farci sentire e senza protestare, avallandole implicitamente. Ho tantissimi giochi fisici su PlayStation 3, un numero leggermente minore su PlayStation 4 e quasi nessuno su PlayStation 5, e dopo questo annuncio mi sono chiesto perché. Mi sono accorto che con l’ultima console Sony ho totalmente cambiato le mie abitudini, seguendo una regola che avevo iniziato ad applicare alla fine della generazione di PlayStation 4, ovvero quella di acquistare su disco solo quei pochissimi titoli su cui sapevo di andare a colpo sicuro, recuperando a posteriori – scontati o attraverso il mercato dell’usato – quelli che ho apprezzato particolarmente dopo averli giocati in versione digitale.

È un modus operandi che, va detto, sono stato un po’ obbligato a crearmi, visto che quando ho comprato la mia bella PlayStation 5 “slim” nel modello del trentesimo anniversario, il lettore di dischi non era disponibile se non attraverso canali di rivendita e a prezzo ultra maggiorato. Ci sono voluti un paio d’anni per trovarlo a listino, anni in cui ho giocoforza sviluppato questa nuova abitudine. Ma non lo vedo come un male assoluto, come non è per me un male approfittare della convenienza dei servizi in abbonamento come Xbox Game Pass e PlayStation Plus che, specialmente per un nuovo acquirente, rappresentano una manna dal cielo. Io stesso, per dire, ho attivato Plus Extra appena acquistata la console recuperando praticamente tutte le esclusive uscite fino a quel momento; tuttavia, il servizio era già conveniente durante l’epoca di PS3, specialmente prima degli enormi aumenti di prezzo, e non mi sento in colpa quando mi accontento di cloud o digitale per alcuni titoli, godendomeli magari su PlayStation Portal.
Ritengo sia stato invece sbagliato accettare come naturale la comparsa sugli scaffali dei negozi delle tante edizioni “code in a box” dei giochi, confezioni di plastica vuote con solo il codice all’interno; conosco tante persone che “piuttosto che non averlo proprio meglio la scatola vuota”, e hanno comprato questo o quel titolo. Discorso simile per le tante edizioni da collezione, anche costosissime, prive del disco, a volte addirittura senza il gioco o con solo il codice per il download digitale, che puntualmente sono andate esaurite al day one, quando non addirittura in preordine. Abbiamo alimentato la percezione del disco fisico come un qualcosa a cui, in fondo, potevamo rinunciare senza troppi patemi, e la mossa di Sony rappresenta la conseguenza di questa situazione.

È l’evoluzione naturale di un mercato, non solo videoludico, che sta andando nella direzione in cui il possesso è un optional, in cui è possibile esclusivamente usufruire di prodotti senza che diventino mai davvero nostri. Un futuro che, onestamente, non vedo come possa essere fermato, di conseguenza ho provato a immaginare quali scenari potrebbero aspettarci quando scoccherà la mezzanotte del 1° gennaio 2028.
Scenario 1 – Il sogno
Il primo scenario è il più ottimistico, talmente ottimistico da essere quasi appannaggio di soli sognatori. Nintendo continua a supportare il gioco fisico sia su Nintendo Switch 2 che oltre, magari con meno game-key card e più cartucce autosufficienti (e questo non è fantascienza, visti gli ultimi dati comunicati sulla divisione fisico-digitale), e lo stesso fa Xbox con Project Helix. Anzi, rilanciando ulteriormente e puntando forte su questa differenza rispetto a PlayStation 6 attraverso una campagna di marketing che fa il verso allo spot, tanto geniale quanto ormai anacronistico, che in pochi secondi sancì la “vittoria” di PlayStation 4 sul “TV sport TV” di Xbox One.
Risultato? PlayStation 6 vende poco, troppo poco, nonostante esclusive di peso che è possibile giocare solo lì, con il fronte di protesta che accoglie nuovi adepti e resta saldo, non cedendo alle lusinghe di nuovi Uncharted, God of War e supereroi Marvel vari. Microsoft e Nintendo rubano larghe quote di mercato a Sony che, con una mossa senza precedenti, non può fare altro che marcia indietro, scusarsi pubblicamente per la sua decisione con un mea culpa clamoroso e annunciare il ritorno dei dischi sia su PlayStation 6 che in futuro. Giocatori, compagni d’arme, abbiamo vinto!
Scenario 2 – Il mondo postapocalittico
A uno scenario felice corrisponde sempre l’estremo opposto da incubo, ed è purtroppo sicuramente più plausibile del primo. Il 1° gennaio 2028 arriva, Sony dà un taglio netto alla produzione di dischi che non arrivano più per i giochi freschi di pubblicazione come promesso. Si scopre che chi protestava non era che una minoranza; rumorosa, sì, ma pur sempre una minoranza, uno sparuto gruppo di irriducibili che però nell’ottica di un mercato globale corrisponde alla classica goccia nel mare. Insomma, gran parte del pubblico non si accorge nemmeno del cambiamento, continuando a comprare PlayStation, spendendo soldi solo sul negozio proprietario senza tradire il marchio per Xbox, nemmeno all’uscita di PlayStation 6 che costa oltre 1000 euro, e nonostante sugli altri lidi i dischi ci siano ancora.

Risultato? Sony fa guadagni record, gli azionisti sono felici, gli amministratori dell’azienda si godono i loro lauti bonus, magari pure aumentati dopo aver chiuso un altro paio di studi in concomitanza con la comunicazione dei bilanci dell’anno fiscale che non fa mai male, e via. Microsoft e Nintendo guardano a Sony con invidia, con la prima che annuncia da subito che Project Helix, oltre a costare 1500 euro al day one, non avrà un lettore, e la seconda che inizia a sondare il terreno per uno Switch 3 in cui guarderemo con nostalgia e rimpianti anche alle odiate game-key card, visto che spariranno anche quelle. Un non c’è limite al peggio, insomma: per la serie, quando pensate che si sia raggiunto il fondo, occhio, che si può sempre cominciare a scavare.
Scenario 3 – Il vinil-gioco
Questo terzo scenario è quello di mezzo, che reputo un minimo più plausibile. Il 2028 arriva, Sony non perde quote di mercato rilevanti ma il danno d’immagine delle forti critiche che arrivano in ogni occasione resta comunque un fattore da considerare, mentre i publisher più importanti spingono per trovare una soluzione di compromesso che accontenti anche gli amanti del formato fisico. In fondo, lo ha dichiarato anche di recente il presidente di Take-Two nel suo momento chiacchierone in vista dell’uscita di GTA VI, per lui è possibile un futuro in cui i videogiochi su disco diventino quello che sono attualmente i vinili per il mercato musicale. Un formato di nicchia ma che muove cifre tali che valga comunque la pena continuare a supportarlo.

Quindi Sony non fa marcia indietro, ma apre alla possibilità per chiunque lo volesse di produrre in autonomia i supporti fisici per i propri giochi, magari appannaggio solo di edizioni da collezione o a tiratura limitata (e inevitabilmente più costose), rendendo disponibile come già accade su PlayStation 5 un lettore di dischi esterno collegabile via USB; qualcosa di simile a quello che già fanno Limited Run, iam8bit e soci oggi. Aisha Sharma sfrutta comunque la generazione di Project Helix per provare a riguadagnarsi la fiducia dei giocatori continuando a produrre dischi regolarmente anche se, come oggi, se ne accorgono in pochi, mentre Nintendo, come è suo solito, continua a fregarsene del resto del mondo proseguendo con l’ibrido game-key card più cartucce regolari su Nintendo Switch 2 e oltre.
Uno scenario comunque molto negativo che, in caso di tirature limitate, segnerebbe di fatto la fine del mercato dell’usato per come lo conosciamo oggi, ma che almeno garantirebbe un contentino per chi colleziona, per chi vuole poter giocare offline e per chi pensa che la preservazione videoludica non sia una barzelletta. Ecco, vista la situazione, forse c’è da sperare in questo, perché come recita una celebre battuta, potrebbe sempre piovere!

Di scenari chiaramente ce ne sarebbero tanti altri, ho provato a immaginarne tre tra il serio e il faceto per stimolare un po’ una discussione, come è mio solito fare in questa rubrica, e sapere la vostra su quale futuro vedete per i nostri cari videogiochi. Per ora sappiamo ancora troppo poco di come avverrà questa transizione, se sarà un taglio netto oppure graduale, e si guarda ai titoli in uscita nel 2027 come se fossero appesi a un filo sottile, con per esempio le parole di Nomura, che hanno garantito l’uscita nel 2027 per Kingdom Hearts IV, accolte da grida di giubilo proprio perché significherà che la nuova avventura di Sora, Paperino e Pippo avrà il suo supporto fisico. La conseguenza opposta toccherà a Tomb Raider: Catalyst, uno dei primi titoli la cui uscita era prevista per il prossimo anno a essere rinviato al 2028, che significherà “only digital” su PlayStation. Ed è un peccato per una serie così importante.
C’è una sorta di “totofisico” in atto che, immagino, proseguirà per tutto il prossimo anno. Ma al di là di come andrà a finire, c’è da auspicare un futuro in cui prima di tutto l’utente abbia più controllo sulla sua libreria digitale (Microsoft un piccolo passo in avanti l’ha annunciato), che possa decidere liberamente di ottenere un rimborso dopo un acquisto, vendere un gioco digitale o, per meglio dire, cederne la licenza a un’altra persona. Un futuro, insomma, in cui si applichino al digitale le stesse regole del fisico a tutela dei consumatori, perché saranno anche immateriali, ma sempre di beni si tratta.
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