Nota – Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di MessinaToday
Un disegno di legge a prima firma del senatore Antonio Nicita, intitolato “Messina città metropolitana porta del Mediterraneo”, è stato al centro di un confronto pubblico lunedì 28 settembre 2026 al Salone delle Bandiere di Palazzo Zanca. Il testo, articolato in sette capi e ventisette articoli, prevede un miliardo di euro per il quinquennio 2027-2031 e si fonda sull’articolo 119, sesto comma, della Costituzione, che dal 2022 impone alla Repubblica di riconoscere le peculiarità delle isole e di rimuovere gli svantaggi derivanti dall’insularità. In occasione del confronto, la commissione Lavoro e impresa Psi Messina ha presentato una scheda di rilievi articolata in nove punti, favorevole nel merito ma critica sull’efficacia attuativa.
Cosa prevede il disegno di legge
La dotazione finanziaria è distribuita tra più linee di intervento: 250 milioni alla piattaforma logistica e ferroviaria, 150 alla cantieristica e all’economia del mare, 150 alla Zes dello Stretto e alla zona franca, 100 al traghettamento gratuito per residenti e imprese, 100 a lavoro e contrasto allo spopolamento, 100 a innovazione, Ict e formazione, 50 alle reti idriche e fognarie, 50 alla rigenerazione urbana e 20 all’Agenzia per lo sviluppo dello Stretto. Il testo introduce anche la nozione giuridica di “servitù da attraversamento”, per la prima volta trasformata in presupposto normativo di una compensazione.
La commissione riconosce al provvedimento tre meriti espliciti: la gerarchia della spesa, coerente con le indicazioni del XIV Rapporto nazionale sull’economia del mare; il riconoscimento della servitù da attraversamento come categoria giuridica; l’ancoraggio alla clausola costituzionale di insularità.
I nove rilievi della commissione
Il primo e più importante riguarda l’assenza di una clausola di attuazione. La scheda cita la Conferenza permanente interregionale per l’area dello Stretto, istituita per legge undici anni fa, che ha tenuto una sola seduta plenaria nel maggio 2016 e nel settembre di quest’anno ha deliberato di affidare, per poco più di ventitremila euro, uno studio per progettare un osservatorio permanente della mobilità. La commissione propone un capo dedicato all’attuazione con termini perentori, poteri sostitutivi in caso di inerzia e una clausola di riallocazione automatica delle risorse non impegnate.
Il secondo rilievo riguarda l’Agenzia per lo sviluppo dello Stretto. Sull’area operano già l’Autorità di sistema portuale, la Conferenza permanente interregionale, la struttura di missione della Zes unica, due città metropolitane, la Camera di commercio e la regione. La commissione propone che l’Agenzia sia “costruita per sottrazione anziché per addizione”, assorbendo le funzioni della Conferenza permanente e dotata di poteri negoziali, non di competenze di studio. Chiede inoltre un tetto agli organici, una durata a termine coincidente con il quinquennio e il divieto di assunzioni a tempo indeterminato al di fuori della pianta organica tecnica.
Il terzo rilievo è definito “tecnicamente il più rilevante”: le infrastrutture fisiche non catturano da sole la rendita organizzativa. La scheda ricorda che Messina, pur avendo superato i 740.000 crocieristi nel 2025, non compare in nessuna delle quattro graduatorie provinciali del valore aggiunto blu, perché armamento, agenzia marittima, brokeraggio, bunkeraggio, refitting, assicurazioni e servizi legali al trasporto hanno sede altrove. Si propone di integrare il capo sulla Zes con un credito d’imposta sul personale qualificato e sui servizi ad alta intensità di conoscenza, con obbligo di sede effettiva nel territorio.
Il quarto rilievo riguarda il traghettamento gratuito. La commissione lo definisce “misura giusta collocata nel posto sbagliato”: ha un moltiplicatore redistributivo e non produttivo, è potenzialmente incompatibile con il regolamento europeo 3577 del 1992 sul cabotaggio marittimo se non strutturata come obbligo di servizio pubblico con compensazione, e la sua copertura di 100 milioni erode il plafond destinato allo sviluppo. Si propone di finanziarla fuori da quel plafond o di concentrarla sui pendolari sistematici e sul trasporto merci.
Il quinto rilievo riguarda il lavoro. I dati fiscali del comune mostrano che il 26,1 per cento dei contribuenti dichiara meno di 10.000 euro, il 37,3 per cento resta sotto i 15.000, il reddito da pensione vale il 37,7 per cento del totale contro il 30,2 nazionale, e il 52 per cento dei residenti non versa imposta sul reddito. L’Irpef netta per abitante è pari a 2.771 euro, superiore di soli 424 euro al costo pro capite della sola spesa sanitaria nel 2024. La commissione sostiene che “il vincolo non è il costo dell’offerta di lavoro ma la sottigliezza della domanda di lavoro qualificato” e chiede di ancorare gli incentivi a contratti di sviluppo con obiettivi occupazionali verificabili.
Il sesto rilievo riguarda la formazione. Il Rapporto nazionale segnala che solo il 5,9 per cento delle imprese blu stipula accordi con le università. La commissione propone di vincolare una quota dei 100 milioni a lauree professionalizzanti, dottorati industriali e istituti tecnici superiori progettati insieme all’Autorità di sistema portuale, agli armatori e alla cantieristica, con obbligo di cofinanziamento privato.
Il settimo rilievo riguarda turismo e cultura. La spesa media a terra stimata dall’Autorità di sistema portuale è di 31,7 euro per passeggero crocieristico, meno di un quarto dei 139,1 euro giornalieri del viaggiatore straniero medio rilevati dalla Banca d’Italia. La scheda cita l’esempio di Taormina, che ha convertito una serie televisiva in “presenze australiane cresciute del 285 per cento” grazie a una partnership commerciale, mentre Messina non ha saputo capitalizzare né l’ospitalità di produzioni internazionali né la risonanza globale del furto dei capolavori antonelliani, rilanciate da Reuters, Guardian, Bbc, Time, Smithsonian Magazine e Pbs. Si propone di attribuire all’Agenzia una funzione di film commission e di prevedere contratti di scalo crocieristico con obblighi di ricaduta territoriale.
L’ottavo rilievo riguarda le reti idriche e la rigenerazione urbana. La scheda ricorda che Amam fu ricapitalizzata per 5 milioni nel 2019 dopo aver accumulato 119 milioni di crediti per acqua non pagata da 92.000 utenti morosi, e registra per il 2024 un risultato negativo di circa 1,3 milioni su 27 di fatturato. La Corte dei conti ha rilevato una differenza di quasi 7 milioni riferita ad Amam tra i crediti vantati dalla partecipata e le poste iscritte nella contabilità comunale. Si chiede di subordinare l’erogazione a piani industriali approvati e a obiettivi vincolanti di recupero della morosità. Sui 50 milioni per la rigenerazione urbana, in un contesto in cui la rete commerciale ha perso 623 vetrine in tredici anni, si propone di condizionarli a piani di distretto urbano del commercio con governance mista.
Il nono rilievo riguarda la copertura finanziaria e l’assenza di una clausola di valutazione. La commissione avverte che una copertura dipendente dalla mancata realizzazione di un’altra opera è “giuridicamente incerta e politicamente reversibile” e propone indicatori di esito verificabili biennalmente, fra cui la quota della logistica sul valore aggiunto blu provinciale, la posizione nelle graduatorie nazionali, la spesa media a terra del passeggero crocieristico e l’Irpef netta per abitante, con obbligo di relazione al parlamento.
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