Cronaca di una giornata in un Centro di Giustizia riparativa
28 Giugno 2026
Con un tavolo tondo, oppure seduti in cerchio. Sono gli accorgimenti che usano i mediatori di giustizia riparativa durante gli incontri. Che a parlare con loro sia la vittima, l’autore del reato o un loro familiare, il setting deve essere accogliente. “Non quello di un classico ufficio. Gli spigoli creano barriere alla circolarità di tutte le emozioni che emergono nello spazio di mediazione”, spiega a gNews l’avvocata Giorgia Venerandi, referente del Centro di giustizia riparativa Astrea di Roma. “In questo spazio – prosegue – viene portata la parte emotiva del conflitto che, di solito, non entra nel processo penale”.
La giustizia mite. Così viene chiamata la giustizia riparativa. L’obiettivo è quello di aprire alla possibilità del perdono attraverso l’incontro. È una giustizia impalpabile, perché non si “amministra” in un’aula di giustizia. Vive, appunto, in spazi intimi e protetti. “Le parti hanno per noi lo stesso valore: da un lato cerchiamo di responsabilizzare il reo, dall’altro di ascoltare la vittima”, dice a gNews la mediatrice del centro Astrea, Maria Guidone. “In un processo – prosegue – l’imputato o l’indagato non viene portato a rendersi conto delle reali conseguenze che hanno avuto le sue azioni sulla vittima. Così come la vittima non viene interpellata su ciò che ha provato e che prova”.
Al di là dell’illecito in sé, ci sono azioni da esplorare e condividere che restano sulla soglia dell’aula di tribunale. “Facciamo l’esempio di una signora a cui un ragazzo scippa la borsa – spiega a gNews il mediatore e avvocato Pasquale Lattari. Al giudice, e indirettamente all’imputato in un processo, non interessa se in quella borsa c’era l’unica foto del marito, o del figlio che ha perso. Magari per la vittima è una cosa fondamentale e l’autore del reato nemmeno lo sa”.
Astrea fa parte della rete di 36 Centri di giustizia riparativa, attivati o in corso di attivazione grazie ai protocolli tra il ministero della Giustizia e gli Enti locali. Alla struttura, competente per il distretto di Corte d’appello di Roma, si è da poco affiancata quella del Comune, mentre a breve saranno operativi gli altri due Cgr previsti nel Lazio, a Velletri e a Latina.
“Il nostro Centro è il primo del distretto, siamo partiti a settembre 2025, ed è anche il primo completamente pubblico, visto che è gestito dalla Regione Lazio tramite l’Istituto Romano di San Michele, un’azienda per i servizi alla persona”, spiega il presidente Giovanni Libanori.
Tra pareti decorate e mobili antichi – Astrea ha sede nel villino Crespi, dimora storica nel quartiere Nomentano – una persona è in attesa nella sala d’ingresso per parlare con i mediatori. Non si sa se sia la vittima o l’autore di un reato, o semplicemente un familiare: la tutela della riservatezza è essenziale. È sola, non ha accanto un legale. “Non accertiamo fatti, non irroghiamo sanzioni. Quindi non è necessario che ci siano i difensori”, dice l’avvocato Lattari. Nella stanza dove questa persona verrà accolta c’è un tavolo tondo vicino alla finestra. Di solito, la parte viene invitata a sedersi guardando il giardino fuori.

Il Centro Astrea ha attualmente in gestione 80 fascicoli, 30 dei quali già autorizzati dall’autorità giudiziaria. La maggior parte, 50, riguarda reati contro la persona. “Mettere la vittima di fronte alla possibilità di incontrare l’indicato autore è la parte più delicata del programma. Non è scontato che l’incontro avvenga”, spiega il presidente Libanori. Ma anche se lo strappo non si può ricucire, il programma segue il suo corso. La Cassazione ha recentemente riconosciuto che il mancato consenso della vittima non impedisce all’autore del reato di accedere al percorso.
I casi nuovi a settimana sono circa una decina. “La maggior parte è in una fase informativa: i legali ci chiamano per capire come si accede ai programmi di giustizia riparativa. Prima di arrivare alla presa in carico effettiva c’è tutto un lavoro dietro”, dice l’avvocata Venerandi.
Nato con il decreto legislativo 150 del 2022, il sistema della giustizia riparativa è oggi agli inizi del suo cammino. Gli addetti ai lavori – magistrati, avvocati, ma anche operatori dei penitenziari, degli uffici di Servizio sociale per i minorenni – si stanno man mano attrezzando. “Vista la mole di richieste, ci aspettiamo che ne arrivino sempre di più. A quel punto dovremo anche aumentare i mediatori, che attualmente sono 5”, dice Libanori.
Il programma di giustizia riparativa può essere avviato in qualsiasi momento, addirittura non appena un reato è stato commesso, prima ancora della presentazione della querela; durante l’esecuzione della pena, e anche dopo. Al di là dell’utilità sociale, l’avvio di questi percorsi costituisce una risorsa anche per deflazionare i processi penali. Per esempio, per tutti quei reati perseguibili a querela soggetta a remissione, come la diffamazione, il danneggiamento, le lesioni personali lievi: “Questi casi possono essere eliminati dalla scrivania dei magistrati, che si dedicano così a fascicoli più impegnativi”, spiega Venerandi.

La giustizia riparativa diventerà sempre più importante anche durante l’esecuzione della condanna. Garantire ai detenuti, specie giovani, l’accesso a questi percorsi significa permettergli di rielaborare l’accaduto, responsabilizzarli. Astrea ha in carico alcune persone recluse. “I penitenziari non sono per loro natura deputati all’inclusione sociale. Mentre i percorsi di giustizia riparativa nascono per favorire un graduale reinserimento”, dice l’avvocata e mediatrice Maria Guidone.
Non c’è un disposition time, nella giustizia riparativa. A volte gli incontri di mediazione richiedono un lungo lavoro di ascolto, non compatibile con i tempi della giustizia tradizionale. Giorgia Venerandi porta l’esempio di un caso in carico al Centro, che riguarda una persona detenuta per un reato grave intra-familiare. “I mediatori hanno impiegato 10 mesi, facendo la spola tra il carcere e la nostra sede, dove ascoltavano le vittime secondarie, cioè i familiari”, racconta l’avvocata. La persona direttamente offesa dal reato, in un primo momento, non se la sentiva di incontrare l’autore. “Con un lavoro certosino di ricucitura delle relazioni familiari – prosegue la referente di Astrea – i parenti sono riusciti a far venire la vittima qui al Centro, che ora si sente pronta a incontrare l’indicato autore. Abbiamo assistito ad abbracci e lacrime. Questo è il miracolo della giustizia riparativa”.
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Raffaella Tallarico
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