«I lefebvriani sono ipocriti. Hanno voluto lo scisma»


Ieri la Fraternità sacerdotale San Pio X, fondata da monsignor Marcel Lefebvre nel 1970 in aperta opposizione con alcune decisioni del Concilio Vaticano II, ha ordinato a Ecône, in Svizzera, quattro vescovi senza mandato papale, incorrendo di conseguenza nella scomunica (che dovrebbe arrivare questa mattina). Papa Leone XIV, in una lettera, aveva implorato i lefebvriani di fare un passo indietro. Ma così non è stato. Anzi, ieri il superiore generale della Fraternità, don Davide Pagliarani, ha detto nell’omelia della messa di ordinazione: «Siamo pronti a pagare qualunque prezzo per salvare la Chiesa. Il sacrificio che Dio ci chiede oggi è essere trattati da ribelli ma noi vogliamo servire la Chiesa come una madre in difficoltà». Ma se i lefebvriani vogliono tanto servire la Chiesa, perché ignorano le sue indicazioni sulle ordinazioni episcopali? «Perché sono ipocriti, si comportano proprio come Lutero», dichiara a Tempi in un’intervista Matteo Matzuzzi, vaticanista del Foglio.

Perché i lefebvriani sono in uno stato di perenne conflitto con Roma?
Non è soltanto per la nuova messa di Paolo VI, come pensano in tanti. Sono tanti i documenti che rifiutano, come quelli sulla separazione tra Stato e Chiesa, sul dialogo interreligioso e sul dialogo ecumenico. Sostanzialmente, i lefebvriani rifiutano tutto ciò che è stato fatto dal 1962 all’interno della Chiesa cattolica, però continuano a dichiararsi figli della Chiesa e in piena comunione con il Papa. Anche oggi (ieri – ndr) nella messa hanno citato il “nostro papa” Leone XIV.

Riconoscono il Papa ma non lo seguono. Leone XIV aveva chiesto a don Davide Pagliarani di fermarsi e di non provocare uno scisma.
La Fraternità sacerdotale San Pio X è ipocrita: da un lato dice di essere in comunione con il Papa, e lo diceva anche nel 1988 al tempo della prima scomunica di quattro vescovi, dall’altra sostiene che per stato di necessità, cioè per garantire la successione apostolica, deve ordinare nuovi vescovi. Il problema è che nella Chiesa non si possono ordinare vescovi senza il mandato papale. E questo ha dato luogo a una situazione molto particolare durante la messa in Svizzera.

Quale?
Il celebrante, come avviene di solito, ha chiesto: “Avete il mandato apostolico per poter procedere?”. A questo punto di solito viene letta la bolla papale. Loro invece, non avendola, hanno letto una dichiarazione nella quale c’era scritto, tra le altre cose, che “in circostanze del tutto eccezionali è la Chiesa cattolica e romana che esige da noi che provvediamo alla salvaguardia di queste tradizioni”. Nella dichiarazione c’era anche scritto che “dal Concilio Vaticano II fino a oggi le autorità della Chiesa sono state animate da uno spirito contrario alla fede e hanno agito contro la santa tradizione”. In sintesi: loro dicono di essere in unità con il Papa, ma se il Papa non fa quello che dicono loro, allora agiscono in modo indipendente. Ha detto bene al Corriere il cardinale Gerhard Ludwig Müller: sono come Lutero. È 40 anni che vanno avanti con lo stesso copione.

Il dialogo con Leone XIV parte in salita. In passato, i rapporti tra lefebvriani e Roma sono stati migliori?
Paradossalmente il rapporto migliore è stato con papa Francesco, che li vedeva quasi come un gruppo folkloristico. Bergoglio per il Giubileo della misericordia li autorizzò ad amministrare i sacramenti, ad esempio. E qual è stata la risposta dei lefebvriani a queste aperture? Una porta chiusa.

Anche Benedetto XVI nel 2009 andò incontro ai lefebvriani.
Lui arrivò a rimettere le scomuniche, compiendo un gesto di paterna misericordia auspicando ovviamente che i vescovi non più scomunicati obbedissero al Papa e accettassero il Vaticano II. Così non è stato. Pure Giovanni Paolo II si era mostrato molto disponibile, dopo le chiusure di Paolo VI, arrivando a concedere un vescovo alla Fraternità. Ma loro ne volevano quattro e procedettero con l’ordinazione episcopale illegittima del 1988. Due ore dopo arrivò il comunicato di scomunica.

Centinaia di fedeli seguono l'ordinazione episcopale dei lefebvriani in Svizzera
Centinaia di fedeli seguono l’ordinazione episcopale dei lefebvriani in Svizzera (foto Ansa)

Rispondendo alla lettera di Leone XIV, il superiore generale della Fraternità don Davide Pagliarani ha rimproverato al Papa di non averlo ricevuto. Perché non gli ha dato udienza?
Non lo so. Un’ipotesi è che il Papa abbia pensato che ai lefebvriani interessasse solo la photo opportunity e per prudenza non abbia voluto concedergliela. Un’altra ipotesi è che Leone XIV, essendo un agostiniano, soffra della ferita portata alla Chiesa da Martin Lutero, che apparteneva allo stesso ordine, e che quindi sentendo parlare di rotture e scismi, si sia chiuso a riccio. Al di là di tutto, non so quanto un incontro avrebbe potuto aiutare visto che alla messa don Pagliarani ha detto che “le autorità della Chiesa sono animate da uno spirito contrario alla fede”. È una affermazione davvero pesante. C’è solo una cosa che non capisco.

Quale?
Che senso ha ignorare la richiesta di un incontro per 11 mesi e poi mandare una lettera a due giorni dalle ordinazioni episcopali? È stato un assist ai lefebvriani.

Papa Leone XIV saluta i fedeli riuniti in Piazza San Pietro per la solennità dei santi Pietro e PaoloPapa Leone XIV saluta i fedeli riuniti in Piazza San Pietro per la solennità dei santi Pietro e Paolo
Papa Leone XIV saluta i fedeli riuniti in Piazza San Pietro per la solennità dei santi Pietro e Paolo (foto Ansa)

Che sfida rappresenta questo scisma per la Chiesa di Leone XIV?
Ovviamente questo scisma cozza con un papato che punta molto sull’unità. Molti poi potrebbero chiedersi: perché i lefebvriani non possono scegliersi i vescovi e il governo cinese, invece, può farlo?

Perché c’è un accordo segreto tra Santa Sede e Cina?
La risposta è sicuramente questa, ma è chiaro che Xi Jinping difficilmente può essere ritenuto moralmente più adeguato a scegliere un vescovo di don Davide Pagliarani. Inoltre, c’è il problema della Chiesa tedesca, fortemente attraversata da correnti scismatiche.

A che punto è il dialogo su questo fronte?
Non c’è dialogo per il momento. La Chiesa tedesca ha votato questa conferenza sinodale, sostanzialmente un organismo eretico, dove i laici saranno il doppio dei vescovi e potranno quindi decidere che cosa un vescovo deve fare nella sua diocesi. Una evidente assurdità. Gli statuti di questa conferenza sinodale sono stati inviati a Roma, ma il Vaticano sta rinviando il problema in attesa che si sgonfi da solo. Io credo, però, che la Chiesa tedesca non arriverà fino allo scisma, semplicemente perché i tedeschi sono furbi e non si metteranno a consacrare i propri vescovi. Anche perché faranno fatica a trovarli, visto che nel 2026 ordineranno soltanto 30 sacerdoti.


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Mettendo per un attimo da parte i lefebvriani, sono tanti i cattolici che apprezzano la messa tridentina. Leone XIV si muoverà su questo fronte?
Io penso che su questo tema prima o poi il Papa dovrà dare qualche risposta. In Francia c’è molta sensibilità attorno a questo tema, i tradizionalisti sono tanti e soprattutto sono giovani. Qualcuno può anche ritenerli fanatici, ma il tema andrebbe posto e anche vescovi progressisti se ne stanno accorgendo. Penso anche che se venisse fatto un gesto di avvicinamento verso queste persone, molti fedeli lefebvriani si staccherebbero dalla Fraternità.


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 Leone Grotti

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