In occasione del recente incontro del Laboratorio Europa dell’Eurispes, svoltosi il 25 giugno 2026, è stata presentata la proposta progettuale che sarà discussa nella Conferenza internazionale sulla Politica europea di Difesa programmata a Bruxelles per il prossimo primo ottobre. L’iniziativa, realizzata con la collaborazione del Comitato Economico e Sociale Europeo CESE/EESC, vedrà la partecipazione di numerosi esperti e rappresentanti di Think Tanks europei e italiani, tra i quali Eurispes e il Centro Jean Monnet. Il fulcro del dibattito preparatorio, svoltosi a Roma nella sede dell’Eurispes, è stato l’intervento del professore Umberto Triulzi, coordinatore del Laboratorio Europa, che ha meticolosamente illustrato i termini della proposta contenuti nel documento che sarà presentato il prossimo autunno a Bruxelles.
Operare dal basso per superare le polarizzazioni
L’obiettivo è, innanzitutto, di invitare la comunità dell’Unione a quella che è stata definita come la normalizzazione del dibattito sulla difesa comune della Ue. Ad oggi nel continente europeo, come evidenziato da Triulzi, non c’è un’idea condivisa al 100 per cento; piuttosto assistiamo a una spaccatura totale dell’opinione pubblica: tra chi crede ciecamente nella difesa e chi è radicalmente contrario. Ma è anche vero che l’assenza di una posizione intermedia è conseguenza della scarsa informazione: si sposa uno dei due approcci senza mai entrare in profondità, della questione difesa, alimentando in tal modo la polarizzazione. Finora i canali diplomatici non hanno prodotto nulla di concreto sul tema, ma tramite una spinta che provenga dalle società civili e quindi dal basso si può apportare un reale valore aggiunto alla discussione. In quanto cittadini votanti, sostiene il Triulzi, siamo noi a scegliere quale politica dovrà essere portata avanti dai governi ed è nostra responsabilità rendere attuale una materia così imprescindibile. Le questioni aperte della difesa e della sicurezza non possono rimanere appannaggio esclusivo di politici e dei militari, ma devono coinvolgere tutti.
Il Comitato Delors della difesa e la strategia di pace sul lungo termine
Ma come si può creare una politica europea di difesa integrata che rispetti contemporaneamente le idee di peace building, di diritti umani e di cooperazione globale? Seguendo la linea dettata dal pontefice Leone XIV, il quale ha affermato che dobbiamo essere “costruttori di pace”. Non dobbiamo discutere di riarmo, perché l’orizzonte resta sempre il ripudio della guerra. Quello della difesa è a tutti gli effetti un progetto di pace, e non potrebbe essere altrimenti. Per raggiungere questo obiettivo, va alzato il livello della discussione immaginando di avere una proposta che sia operativa nel breve, medio e lungo periodo. Un obiettivo così ambizioso non si improvvisa in poco tempo ma richiede un programma istituzionalmente e temporalmente strutturato.
Jacques Delors, europeista convinto e Presidente della Commissione Europea per un decennio, intuì come sbloccare il percorso dell’unione economica e monetaria
A questo riguardo, durante la conferenza di ottobre sarà rilanciata con forza una proposta: quella dell’istituzione di un Comitato Delors della difesa. Con ciò si fa riferimento alla strategia vincente che fu promossa ad Hannover nel giugno 1988 e che aprì la strada alla nostra moneta unica, l’euro, realizzatasi a Maastricht 4 anni più tardi. L’obiettivo è replicare quel modello di successo per sostenere la svolta decisiva nell’ambito della sicurezza comune. Jacques Delors, europeista convinto e Presidente della Commissione Europea per un decennio, intuì come sbloccare un percorso, quello dell’unione economica e monetaria, di cui si discuteva infruttuosamente già dal 1969. Prima di Delors, l’Europa aveva collezionato trent’anni di tentativi falliti ed errori dettati dall’immaturità dei tempi; la svolta arrivò proprio grazie a quel tavolo di lavoro che in soli dieci mesi redasse il piano operativo capace di portare al lancio dell’euro nel 1999.
Il metodo Delors per la politica di difesa comune: il progetto affidato a un comitato composto da esperti di altissimo livello e con una visione pragmatica
L’idea maturata nell’ambito del Laboratorio Europa e che sarà discussa a Bruxelles è quella di mutuare lo stesso metodo per la politica di difesa comune, affidando il progetto a un comitato composto esclusivamente da esperti di altissimo livello e con una visione pragmatica. Peraltro, la tabella di marcia Delors ci mostra come pianificare le tappe di breve e medio termine in tempi certi. E proprio come allora, l’iniziativa non potrà fare a meno del contributo e della guida strategica della Francia, nel solco di quella lungimiranza che permise a Delors di trasformare un’utopia in realtà.
L’Ucraina al centro dell’architettura
Consapevoli che in Europa gli Stati membri non sono ancora pronti a cedere pezzi di sovranità in un settore così delicato, lo step successivo sarà partire da un nucleo ristretto di Stati membri. Per superare lo scoglio dell’unanimità tra i 27, è proposto l’avvio di una cooperazione rafforzata. Italia, Francia, Germania, Spagna, Polonia e Svezia potrebbero essere i paesi prescelti, ai quali si affiancherebbero Gran Bretagna e Norvegia tramite rapporti bilaterali strategici. Da aggiungere che il progetto non si limiterà solo ai suddetti Stati, ma si proporrà come uno schema differenziato da cui partire e che ci si augura verrà poi allargato a tutti gli altri Stati membri della Ue. Un altro punto di forte impatto politico all’interno di questa proposta progettuale riguarda l’Ucraina, la quale non dovrà essere semplicemente aiutata, ma posta proprio al centro di una nuova architettura. A fronte della resistenza all’occupazione russa che dura ormai da 4 anni, la regione ha dimostrato una capacità di reazione e anche di difesa militare estremamente avanzati per i nostri tempi. Si tratterebbe dunque di un’integrazione a doppio senso: da un lato, questa soluzione assicurerebbe una partnership strategica; dall’altro uno scambio di conoscenze nell’àmbito della difesa militare utili per costruire la coalizione di paesi volenterosi.
Difesa europea: economie di scala e riforme strutturali
La sfida della difesa comune non si esaurisce nella dimensione militare, ma richiede profonde riforme strutturali nell’industria, nella ricerca tecnologica e nell’integrazione dei mercati dei capitali. Attualmente, l’Europa è frammentata in 27 sistemi difensivi autonomi e inefficaci. Per invertire la rotta non serve aumentare la spesa o alimentare il debito pubblico, bensì razionalizzare e standardizzare le produzioni attraverso concrete economie di scala. Concentrare le risorse su tecnologie chiave, come droni e sistemi missilistici avanzati, consentirà di abbattere i costi di produzione garantendo ugualmente efficienza e vantaggi per tutti i partner, sia per chi sviluppa tecnologie sofisticate sia per chi realizza apparati tradizionali.
Metodo Delors per restituire all’Europa una voce solida e autorevole nello scenario globale
L’appuntamento di Bruxelles di ottobre, per il quale è stato invitato anche Björn Seibert, capo di gabinetto della Commissione Europea, non sarà dunque un mero esercizio accademico, ma un laboratorio politico e istituzionale. L’obiettivo finale di questa integrazione, inizialmente limitata all’avanguardia di un ristretto numero di paesi ma aperta a future adesioni sollecitate dalle esigenze del risparmio di risorse e dell’efficienza dei sistemi da promuovere, è restituire all’Europa una voce solida e autorevole nello scenario globale, rimanendo rigorosamente fedeli ai valori storici e pacifisti dei trattati fondativi dell’Unione.
*Giovanna Imbesi, ricercatrice, Economia Internazionale. Eurispes, Laboratorio sui BRICS.
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