Carceri: promuovere testate e redazioni giornalistiche
3 Luglio 2026
Rafforzare il ruolo dell’informazione come strumento di crescita culturale, responsabilizzazione e reinserimento sociale delle persone detenute. È questo l’obiettivo del protocollo d’intesa tra il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (DAP) e il Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, presentato oggi a Roma nella sede del CNOG. Alla conferenza stampa sono intervenuti il ministro della Giustizia Carlo Nordio, il viceministro Francesco Paolo Sisto, il presidente del CNOG Carlo Bartoli e il capo del DAP Stefano Carmine De Michele. Presente anche il capo di Gabinetto di Via Arenula Antonio Mura.
L’intesa, sottoscritta nell’aprile scorso, nasce dalla volontà condivisa di valorizzare e sostenere le 37 esperienze di redazioni giornalistiche attualmente attive negli istituti penitenziari, realtà che negli anni hanno dimostrato di rappresentare un’importante occasione di formazione, partecipazione e responsabilizzazione per le persone detenute. Obiettivo comune di DAP e CNOG è quello di consolidare una collaborazione che riconosce nell’informazione uno strumento di crescita personale e civile, valorizzando esperienze già consolidate e favorendo la nascita di nuove redazioni giornalistiche all’interno degli istituti penitenziari, nel quadro del principio costituzionale della funzione rieducativa della pena.
È la consigliera e membro della segreteria del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti Daniela De Robert a fornire la fotografia della situazione attuale. Dei 37 giornali che si producono in carcere, 29 sono testate giornalistiche regolarmente registrate e con un direttore responsabile; solo una testata ha una redazione completamente al femminile, mentre sono 10 quelle che ospitano sia uomini che donne detenute; 31 giornali sono realizzati da detenuti appartenenti al circuito detentivo della media sicurezza, 2 da ristretti dell’alta sicurezza e 4 in reparti ‘protetti’. Nove testate hanno una distribuzione esclusivamente interna, 19 (di cui 7 in formato cartaceo) una diffusione mista, mentre 4 vanno solo all’esterno; 2 pubblicazioni sono inserti di altre testate, 3 quelle che hanno la doppia caratteristica di giornale interno e inserto di pubblicazione esterna. La distribuzione delle testate tocca 14 regioni: 5 al nord, 6 al centro e 3 al sud. Il primato del maggior numero di giornali all’interno di istituti penitenziari spetta alla Lombardia con 10; seguono il Lazio (5), l’Emilia-Romagna e la Toscana (4), le Marche e il Veneto (3).
Nel corso della conferenza stampa è stato sottolineato come il giornalismo, praticato nel rispetto delle regole deontologiche e con il supporto di professionisti dell’informazione, costituisca uno strumento capace di sviluppare capacità di analisi, competenze di scrittura e lettura della realtà, favorendo una revisione critica del vissuto della persona condannata e, al tempo stesso, il dialogo tra il carcere e la società civile.

Il protocollo prevede una collaborazione stabile tra Dipartimento e Consiglio nella progettazione e realizzazione di attività formative rivolte in primo luogo ai redattori delle testate presenti negli istituti penitenziari, ma aperte anche ad altri gruppi impegnati in iniziative culturali e di scrittura. I percorsi formativi riguarderanno temi come le tecniche di redazione giornalistica, la deontologia professionale, l’intervista, la lettura critica dell’informazione, il contrasto alle fake news e incontri con giornalisti specializzati nei diversi settori dell’informazione.
L’accordo – che avrà la durata di tre anni e potrà essere rinnovato – prevede inoltre che il progetto venga sviluppato sul territorio attraverso la collaborazione tra i Provveditorati regionali dell’Amministrazione penitenziaria e gli Ordini regionali dei giornalisti, così da adattare le iniziative alle esigenze delle singole realtà penitenziarie.
Tra gli aspetti più significativi dell’intesa, infine, figura anche la donazione da parte del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti di circa 100 personal computer, già utilizzati per le prove scritte dell’esame di idoneità professionale e riconfigurati senza accesso a internet, che saranno distribuiti dal prossimo settembre alle redazioni giornalistiche operanti negli istituti penitenziari.
Nel corso della conferenza sono intervenuti inoltre, in collegamento, rappresentanti di alcune significative esperienze editoriali realizzate negli istituti penitenziari: Ornella Favero, direttrice di Ristretti Orizzonti, e Salvatore, un detenuto redattore della Casa di reclusione di Padova; Susanna Ripamonti, direttrice di Carte Bollate, giornale della Casa di reclusione di Milano Bollate; Nicoletta Siliberti, direttrice della Casa di reclusione di Turi, dove si pubblica Senza confini. Con loro anche i presidenti degli Ordini dei giornalisti di Veneto, Andrea Buoso, Puglia, Maurizio Marangelli, e Lombardia, Riccardo Sorrentino. Testimonianze che hanno evidenziato il valore educativo e sociale dell’informazione prodotta all’interno degli istituti, capace di favorire percorsi di responsabilizzazione personale e di offrire una rappresentazione più consapevole della realtà penitenziaria.
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Marco Belli
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