Pirandello incantato dalla Val Sangone


Torino

di Redazione

Sabrina Gonzatto, organizzatrice del festival dedicato al celebre drammaturgo, racconta del viaggio a Coazze del Premio Nobel.

Sabrina Gonzatto, torinese, intreccia da anni attività di scrittura e progettazione culturale. Presidente dell’associazione Linguadoc, promuove a Torino iniziative dedicate al teatro, alla letteratura e alla divulgazione del patrimonio artistico, e organizza insieme al marito, il regista e autore Giulio Graglia, il Festival Pirandello, giunto alla ventesima edizione. Lavora, inoltre, per con eCampus, dove si occupa di relazioni e attività culturali. La sua attività si muove con naturale equilibrio tra cultura e comunicazione, con uno sguardo costante alla valorizzazione dei territori e delle storie che li abitano. In questa intervista racconta il legame tra Luigi Pirandello e Coazze, viaggio e memoria che hanno ispirato il festival a lui dedicato.

Come sta andando il Festival Pirandello?

Molto bene, è arrivato ventesimo anno. Siamo davvero soddisfatti, sia per la partecipazione del pubblico, molto consistente, che per l’attenzione mediatica che sta suscitando: sono usciti numerosi servizi e articoli e il festival sta vivendo una significativa risonanza.

Qual è la genesi di questo evento iconico?

Il festival nasce nel 2007 da un’idea di Giulio Graglia e dello storico Gianni Oliva, originario di Coazze, che in quel periodo ricopriva l’incarico di Assessore alla Cultura della Regione Piemonte. Giulio è profondamente legato a quei luoghi, dove possiede anche una casa di famiglia. Da giovane ha contribuito a celebrare un importante anniversario della visita di Luigi Pirandello a Coazze, avvenuta nel 1889, quando lo scrittore raggiunse la sorella Lina, trasferitasi a Torino e solita trascorrere le estati in Val Sangone. All’epoca Pirandello era giovane e non aveva ancora ricevuto il Premio Nobel, era uno studioso molto attivo nel suo percorso intellettuale. Quel soggiorno si rivelò per lui un’esperienza di grande suggestione e ispirazione.

Quali sono i luoghi coinvolti dal festival?

Il festival si sviluppa tra la Val di Susa, la Val Sangone e Torino, attraverso spettacoli teatrali, incontri e talk. Con il tempo si sono aggiunte nuove sedi e collaborazioni, tra cui il Circolo dei Lettori, il Castello di Lucento con AIEF, il Circolo della Stampa Sporting e il Comune di Pianezza. Il pubblico ci segue con grande partecipazione e continuità, con un entusiasmo che cresce di anno in anno.

Luigi Pirandello si innamorò di Coazze e dei suoi dintorni?

Sì, fu un incontro profondo. Pirandello affrontò, per arrivare in Piemonte, un lungo viaggio: da Roma in treno fino a Torino, un’altro per Giaveno e infine in calesse fino a Coazze. Rimase colpito dall’identità e dall’umanità del luogo, tanto da trarne ispirazione per alcuni dei suoi scritti.

Da quell’esperienza nacque, infatti, il Taccuino di Coazze, un testo ricco di annotazioni, riflessioni sulla natura, frammenti poetici e osservazioni psicologiche sugli abitanti incontrati durante le sue passeggiate, tra cui il sindaco Luigi Prever, con cui amava conversare e prendere il caffè. Annotò inoltre una scritta presente sul campanile della chiesa, da lui stesso disegnata, “ognuno a suo modo”, che diventerà poi il titolo della celebre commedia Ciascuno a suo modo (1924).

Anche la novella Gioventù è ambientata a Coazze?

Sì, è un testo particolarmente delicato. Pirandello ambienta la vicenda a Cargiore, che corrisponde a una stazione del paese. Attraverso questa ambientazione emerge uno dei suoi temi più profondi: la giovinezza come dimensione che sopravvive soprattutto nella memoria, mentre il tempo e la vita trasformano inevitabilmente persone, percezioni e illusioni.

Coazze… tra i monti. Sulla fine d’agosto, tutto verde, come di maggio. Prati irrigui. Si fa la seconda falciatura del fieno. L’erba rinasce dopo due giorni. Il paese è tutto sparso a gruppi e tutto sonoro d’acque scorrenti per le zane.Taccuino di Coazze (1901)

Maria La Barbera ilTorinese.it


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