Tutto quello che c’è da sapere sul concordato preventivo biennale condensato in quattro pagine. L’agenzia delle Entrate ha pubblicato nei giorni scorsi un depliant per illustrare, con immediatezza, le novità in tema di concordato, in vista della scadenza del 2 novembre, quando si chiuderà la finestra per l’adesione o il rinnovo del biennio 2026-27.
L’attività divulgativa consta di più livelli di approfondimento. In prima battuta un documento di sintesi preparato in collaborazione con il Consiglio nazionale dei dottori commercialisti per poi scendere il campo con l’opera più ampia della circolare 8/E/2026.
In questo caso lo strumento interpretativo consta di 80 pagine che raccolgono tutti i chiarimenti disseminati in interpelli, Faq, domande in incontri specializzati. Il punto di snodo sono le novità introdotte con il quarto correttivo fiscale, il Dlgs Omnibus, dlgs 148/20206. La sua approvazione, ad agosto, ha fatto sì che la conoscenza delle nuove chance e benefici per chi è chiamato a aderire o rinnovare l’adesione e la piena valutazione non sia stata affrontata pienamente negli studi professionali chiusi per ferie.
Il concordato in futuro sarà la forma di dichiarazione delle partite Iva
Ora si entra nel vivo e l’agenzia delle Entrate, durante il webinar organizzato dal Consiglio nazionale dei dottori commercialisti, il 9 ottobre, getta nuova luce sul futuro del concordato preventivo biennale (Cpb). In un futuro prossimo il Cpb dovrebbe diventare la modalità con cui 2,7 milioni d partite Iva scelgono di pagare le tasse.
«Bisogna superare la logica del regime opzionale – ha indicato Vincenzo Carbone, direttore dell’agenzia delle Entrate durante il suo intervento dai commercialisti – probabilmente dobbiamo far rientrare il concordato nelle normali logiche di funzionamento delle dinamiche dichiarative». È così che, secondo Carbone, deve essere letta la scelta del legislatore di “coccolare” i circa 500mila contribuenti chiamati al rinnovo del concordato con il pacchetto di interventi del Dlgs Omnibus, guardare al Cpb non come a una nuova adesione bensì a una prosecuzione di una adesione già effettuata nel precedente biennio.
Così si spiegano anche i maggiori vincoli della prima tornata di adesioni: «Prima la volontà del legislatore -continua Carbone – era di far emergere determinati redditi imponibili che in passato erano magari non rappresentati nel modo più corretto», ora la volontà è quella di un confronto preventivo alla pari, tanto che gli errori incolpevoli compiuti nella dichiarazione – come ha ricordato anche il viceministro Maurizio Leo – non sono più considerati una sorta di cartellino rosso alla permanenza nel concordato ma possono essere emendati attraverso la dichiarazione integrativa.
I sette passi verso il concordato preventivo biennale
Venendo all’ultimo strumento comunicativo, l’Agenzia si concentra in sette passaggi a spiegare il concordato. Il target non sono tanto i professionisti, intermediari fiscali che conoscono in maniera approfondita l’istituto e la normativa ma le partite Iva, imprese, lavoratori autonomi e professionisti, non fiscali, soggetti agli Isa, in possesso dei requisiti previsti dalla normativa.
Sembra gioco facile il possesso dei requisiti: essere in regola con la presentazione delle dichiarazioni fiscali; non avere debiti tributari e contributivi definitivi pari o superiori a 5mila euro e non trovarsi in situazioni che la legge individua come “causa di esclusione dal Concordato”.
L’agenzia spiega poi sinteticamente quando e come aderire: è possibile aderire, modificare o revocare l’adesione al Cpb 2026-2027 entro il 2 novembre 2026 (per i contribuenti con periodo d’imposta non coincidente con l’anno solare, entro l’ultimo giorno del decimo mese successivo a quello di chiusura dello stesso periodo)
La proposta, ricorda il depliant, è elaborata dall’agenzia delle Entrate tramite il software “Il tuo ISA 2026 Cpb”, sulla base dei dati dichiarati e degli Isa.
Quindi, entro i termini indicati, il contribuente può accettare la proposta. È anche possibile modificare o revocare una precedente accettazione. L’adesione avviene esclusivamente con invio telematico del “modello Cpb 2026/2027”.
La procedura di quest’anno offre due modalità alternative che hanno come snodo il modello Redditi: invio congiunto al modello Isa, in allegato al modello “Redditi”; invio autonomo, unicamente con il frontespizio del modello “Redditi 2026”.
Poi un alert: chi aderisce senza possedere i requisiti richiesti dalla legge non beneficerà degli effetti, infine una specifica alle regole Iva che restano uguali: chi aderisce continuerà ad applicarle.
I cinque buoni motivi dell’Agenzia per concordare
Quello che è spiegato diffusamente nelle 80 pagine della circolare 8/2026 con riferimento ai benefici è riportato in sintetici ma esaurienti punti elenco:
• maggiore certezza fiscale (il reddito e il valore della produzione netta concordati costituiscono la base di riferimento per il biennio);
• accesso ai benefici premiali Isa;
• tassazione agevolata (sul maggior reddito concordato si applica un’imposta sostitutiva con aliquote ridotte);
• rapporto più trasparente con l’amministrazione finanziaria;
• riduzione delle situazioni di contenzioso.
Gli impegni che il Fisco chiede al contribuente
L’impegno per il contribuente si articola in tre passaggi:
• continuare a rispettare tutti gli obblighi contabili e dichiarativi;
• indicare nelle dichiarazioni gli importi concordati;
• trasmettere i dati necessari per l’applicazione degli Isa, ricordando che quest’anno eventuali errori dichiarativi, anche sui dati comunicati per la definizione della proposta di concordato, possono essere regolarizzati attraverso il ravvedimento operoso.
Quando ci si lascia, cessazione e decadenza
Cessazione e decadenza Il CPB può cessare, per esempio:
• se cessa l’attività;
• quando si passa al regime forfettario;
• per modifiche sostanziali dell’attività o della struttura societaria;
• in caso di eventi eccezionali che incidono significativamente sui risultati economici. In presenza di gravi violazioni fiscali (omessi versamenti, ipotesi di accertamento) può verificarsi la decadenza dal concordato.
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