Elettricisti, idraulici e installatori non saranno più trattati come muratori ai fini della qualifica artigiana. Dal 23 ottobre si può chiedere all’Inps di cambiare inquadramento.
Le imprese artigiane di installazione impianti che non svolgono in prevalenza attività edile possono avere fino a 18 dipendenti, che diventano 22 se i lavoratori in più sono tutti apprendisti. Finora l’Inps le inquadrava come imprese edili, con un tetto molto più basso: 10 dipendenti, 14 con gli apprendisti. Superato quel numero, perdevano la qualifica artigiana. Il cambio arriva con il messaggio Inps n. 3145/2026, che recepisce l’interpello n. 4/2025 del ministero del Lavoro e chiude una questione aperta da quasi trent’anni. Il criterio ora è la prevalenza dell’attività effettivamente svolta: è edile solo l’impresa che fa soprattutto lavori edili. A partire dal 23 ottobre le imprese interessate possono inviare all’Inps una dichiarazione sull’attività esercitata e chiedere la variazione dell’inquadramento. Per un’impresa di impianti elettrici con 15 dipendenti significa poter restare artigiana, o tornare a esserlo.
Perché gli impiantisti erano trattati come imprese edili?
Il problema nasce nel 1997. Con la circolare n. 264/1997 l’Inps adottò un’interpretazione ampia delle attività edili: oltre alla costruzione di edifici, vi fece rientrare le opere di completamento e rifinitura, e quindi anche gli impianti elettrici, idraulici, termici. Un’impresa che posava cavi o caldaie finiva nello stesso settore di chi costruiva palazzi.
Nel 2020 il quadro si è complicato con l’arrivo del Durc di congruità, il sistema che verifica se la manodopera impiegata in un cantiere edile è adeguata al valore dei lavori. Le imprese impiantistiche che lavorano nei cantieri si sono trovate con nuovi dubbi sugli obblighi verso le Casse edili, gli enti bilaterali del settore delle costruzioni a cui le imprese edili versano contributi per ferie, tredicesima e altre prestazioni dei lavoratori.
Nel 2025 l’Anie, la federazione delle imprese elettrotecniche ed elettroniche, ha presentato un interpello al ministero del Lavoro. La risposta ha distinto gli obblighi delle imprese prevalentemente edili da quelli delle imprese di altri settori. Ora l’Inps ha applicato quel criterio anche ai limiti dimensionali dell’artigianato.
Come si stabilisce se un’impresa è edile?
Con l’interpello n. 4/2025 il ministero ha fissato una regola fondata sulla prevalenza dell’attività esercitata. Sono edili le imprese che in concreto svolgono in prevalenza attività edile. Non sono edili quelle che in concreto svolgono in prevalenza un’attività diversa. Conta ciò che l’impresa fa davvero, non la descrizione generica dell’oggetto sociale.
Secondo il messaggio n. 3145/2026, questo chiarimento vale anche per individuare il limite dimensionale dell’impresa artigiana e, di conseguenza, per l’inquadramento previdenziale. Un’impresa che non è edile perché svolge in prevalenza altre attività non è obbligata a iscriversi alla Cassa edile. E, ai fini della qualifica artigiana, non è più soggetta al limite delle imprese edili ma a quello delle altre imprese.
Il caso più frequente è proprio quello dell’impresa impiantistica. Un’azienda che installa impianti fotovoltaici e solo occasionalmente esegue piccole opere murarie di supporto è un’impresa non edile. Potrà applicare il limite di 18-22 dipendenti, e quindi conservare la qualifica artigiana anche con un organico più ampio.
Quanti dipendenti può avere un’impresa artigiana?
La legge quadro sull’artigianato (l. n. 443/1985) fissa soglie diverse a seconda del tipo di impresa. Superato il limite, l’impresa perde la qualifica artigiana e passa al settore industria o terziario, con effetti sull’iscrizione del titolare alla gestione previdenziale degli artigiani e sui contributi dovuti per i dipendenti.
L’impresa che non lavora in serie può avere al massimo 18 dipendenti, compresi gli apprendisti in numero non superiore a 9. Il limite sale a 22 se i dipendenti aggiuntivi sono apprendisti. L’impresa che lavora in serie, con lavorazione non del tutto automatizzata, ha un massimo di 9 dipendenti, compresi gli apprendisti fino a 5, elevabile a 12. Le imprese di lavorazioni artistiche e tradizionali e dell’abbigliamento su misura arrivano a 32 dipendenti, con apprendisti fino a 16, elevabili a 40. Le imprese di trasporto hanno un limite fisso di 8 dipendenti. Le imprese edili, infine, possono avere al massimo 10 dipendenti, compresi gli apprendisti fino a 5, con un tetto massimo di 14.
Per gli impiantisti la scelta è tra due di queste soglie: 10-14 se edili, 18-22 se non edili. Sono quattro dipendenti in più nel limite ordinario e otto in più in quello massimo.
Chi si conta nel limite dei dipendenti?
La legge n. 443/1985 detta regole precise per il calcolo, valide per tutte le imprese artigiane:
- gli apprendisti passati in qualifica e mantenuti in servizio dalla stessa impresa non si contano per due anni;
- i lavoratori a domicilio non si contano, purché non superino un terzo dei dipendenti non apprendisti;
- si contano i familiari dell’imprenditore, anche se partecipano all’impresa familiare, quando lavorano nell’impresa in modo prevalente e professionale;
- si contano i soci che svolgono in prevalenza lavoro personale nell’impresa, tranne uno;
- non si contano i lavoratori con disabilità fisica, psichica o sensoriale;
- si contano tutti i dipendenti, qualunque sia la mansione.
Un esempio: un’impresa di impianti termici con 16 dipendenti, di cui due apprendisti qualificati da meno di due anni e un lavoratore con disabilità, ai fini del limite ne conta 13. Con la vecchia soglia edile avrebbe perso la qualifica artigiana, con quella nuova la conserva.
Cosa succede alle imprese che svolgono più attività?
Alcune imprese esercitano attività diverse e hanno per questo più matricole aperte all’Inps, cioè più posizioni contributive, una per ciascuna attività. In questi casi, se ci sono i requisiti, l’inquadramento nel settore artigianato è possibile solo per la matricola relativa all’attività svolta in modo personale e professionale dal titolare o dalla maggioranza dei soci. Le altre matricole vanno classificate nei settori industria o terziario, in base all’attività effettivamente esercitata.
Per il calcolo del limite dimensionale, quando più matricole fanno capo allo stesso codice fiscale, si considerano solo i dipendenti registrati sulla matricola artigiana. Un’impresa con 15 elettricisti sulla matricola artigiana e 10 impiegati commerciali su una matricola del terziario resta sotto la soglia dei 18.
Come si chiede il cambio di inquadramento all’Inps?
A partire dal 23 ottobre i datori di lavoro che svolgono attività impiantistica, o altre attività non prevalentemente edili, e hanno una matricola Inps che li qualifica come artigiani edili (con il limite di 10-14 dipendenti) possono inviare all’Inps una dichiarazione sull’attività esercitata. L’obiettivo è ottenere l’applicazione del limite di 18-22 dipendenti, per conservare la qualifica artigiana o vedersela riconoscere.
L’Inps ha predisposto un modello che il titolare deve firmare. Si tratta di una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà ai sensi del dpr n. 445/2000: chi la sottoscrive attesta fatti sotto la propria responsabilità. Una dichiarazione falsa comporta la decadenza dai benefici ottenuti e le conseguenze penali previste per il falso (art. 76 dpr 445/2000). Prima di firmare, quindi, conviene verificare che l’attività non edile sia davvero prevalente, per esempio dalla composizione del fatturato e dal tipo di lavori svolti negli ultimi anni.
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