Chi va in pensione nel 2027, a parità di contributi versati, otterrà un assegno di importo più basso dichi esce nel 2026. Dal Ministero del Lavoro arrivano i nuovi coefficienti per la liquidazione delle prestazioni. Il montante contributivo viene rivalutato a ribasso
I lavoratori e lavoratrici che andranno in pensione nel corso del 2027 riceveranno un importo minore, a parità di contribuzione, rispetto a chi è uscito dal mondo del lavoro nel 2026.
Non si tratta di una nuova restrizione ma dell’effetto dell’aggiornamento biennale dei coefficienti di trasformazione del montante contributivo.
Un aggiornamento che peserà sul calcolo dell’assegno per chi si appresta ad andare in pensione.
La revisione sfavorevole, legata all’aumento della speranza di vita, comporterà riduzioni e si somma all’aumento dei requisiti anagrafici per l’accesso alla pensione, che scatterà sempre dal 1° gennaio, che allontana l’assegno.
Assegno più basso per chi va in pensione nel 2027
Chi andrà in pensione nel biennio 2027/2028 riceverà un importo minore rispetto a chi è andato in pensione entro il 2026.
Il calo è una diretta conseguenza della revisione biennale dei coefficienti di trasformazione del montante contributivo, che come evidenziato nel decreto del Ministero del Lavoro del 16 ottobre 2026, risultano più sfavorevoli.
A parità di contribuzione versata nel corso della vita lavorativa, dunque, chi andrà in pensione nel 2027 riceverà un importo più basso rispetto a chi è andato nel 2026.
Come previsto dalla cosiddetta riforma Dini, legge n. 335/1995, per calcolare l’importo della pensione bisogna applicare i coefficienti al montante contributivo, cioè il totale dei contributi accumulati. Questi coefficienti variano in base all’età anagrafica del lavoratore e alla speranza di vita registrata dall’ISTAT.
Secondo tale sistema di calcolo contributivo, infatti, l’importo della pensione annua si ottiene moltiplicando il montante individuale dei contributi per il coefficiente di trasformazione.
In sostanza, più è elevata l’età del lavoratore, maggiore sarà l’importo della pensione, dato che avrà un’aspettativa di vita minore. Dal 2019 questi valori sono aggiornati sulla base della speranza di vita dei cittadini con 65 anni d’età.
Dopo la risalita dei valori nel 2023/2024, dovuta all’abbassamento della speranza di vita per via della pandemia, per il secondo aggiornamento consecutivo (dopo quello per il 2025/2026) si registra una flessione, dato che la speranza di vita è tornata a salire. Un dato che, come vedremo più avanti, comporterà sempre dal 2027 anche l’aumento dei requisiti anagrafici per l’accesso alla pensione.
La revisione dei coefficienti, certificata dal decreto del Ministero del Lavoro, aggiorna la Tabella A dell’allegato 2 della Legge n. 247/2007 e la Tabella A della Legge n. 335/1995. I nuovi valori sono indicati nella tabella seguente.
Se da un lato quindi la buona notizia è che in Italia si vive più a lungo dall’altro la cattiva sta appunto nella riduzione degli importi della pensione nel sistema contributivo.
La novità avrà effetto per tutte le gestioni INPS, per i trattamenti con decorrenza dal 1° gennaio 2027 al 31 dicembre 2028, sono escluse le casse professionali. In particolare, questo sistema riguarda:
- chi non ha contributi al 31 dicembre 1995;
- chi ha l’assegno determinato con il sistema contributivo;
- chi ha meno di 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995 o ha iniziato a versare dal 1996;
- chi ha più di 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995 e contributi dal 1° gennaio 2012.
Tutti i dettagli sul calcolo dei coefficienti di trasformazione sono contenuti nella nota tecnica del Ministero del Lavoro.
A parità di età di pensionamento e di montante contributivo accumulato, dunque, chi esce dal lavoro nel biennio 2027/2028 si vedrà attribuire una quota di pensione inferiore, che varia da un minimo dell’1,21% in corrispondenza di un’età pari a 57 anni ad un massimo dell’1,97% per chi va in pensione a 71 anni.
Facciamo alcuni esempi pratici. Chi esce dal lavoro nel 2026 con 68 anni d’età e un montante contributivo di 300.000 euro prende una pensione da 17.424 euro annui. Nel 2027 la stessa persona, a parità di contributi versati, otterrà 17.121 euro annui, cioè 303 euro in meno all’anno.
Dal 1° gennaio aumentano i requisiti per andare in pensione
Alla rivalutazione del montante contributivo, come anticipato, si aggiunge anche l’incremento dei requisiti per raggiungere la pensione.
Dal prossimo anno, infatti, l’età minima per la pensione di lavoratori e lavoratrici aumenterà gradualmente, in adeguamento alla speranza di vita.
L’aumento previsto è di 3 mesi, certificato prima dall’Istat, poi ufficializzato dal Ministero dell’Economia e infine recepito anche dall’INPS.
I requisiti per la pensione aumenteranno di 3 mesi ma, per effetto di quanto previsto dalla Legge di Bilancio 2026, l’incremento non sarà subito pieno. L’età minima, infatti, salirà di un mese dal 2027 e poi di altri due dal 2028, per un totale appunto di 3 mesi.
I requisiti per andare in pensione resteranno bloccati solo per alcune categorie di lavoratori e lavoratrici, in particolare chi fa lavori usuranti e gravosi.
La rivalutazione degli assegni
Per quanto riguarda gli importi della pensione, va detto che anche nel 2027, come ogni anno, ci sarà la rivalutazione degli assegni in adeguamento all’inflazione.
È ancora presto per avere il valore ufficiale. Ogni anno è il Ministero dell’Economia a fornire la percentuale esatta che dovrà essere presa in considerazione. Secondo gli ultimi dati, ricordiamo provvisori, la rivalutazione annuale delle pensioni per il 2027 sarebbe del 2,9 per cento, un valore maggiore rispetto a quanto previsto per il 2026 quando gli assegni sono aumentati dell’1,4 per cento.
A meno di sorprese dell’ultimo minuto nella Legge di Bilancio 2027, non ci saranno novità per il meccanismo di rivalutazione degli assegni che pertanto resta quello utilizzato negli ultimi anni e organizzato su tre fasce di reddito:
- 100 per cento per i trattamenti fino a 4 volte il trattamento minimo;
- 90 per cento per quelli tra 4 e 5 volte il minimo;
- 75 per cento per quelli superiori a 5 volte il minimo.
Il valore ufficiale della rivalutazione sarà comunicato dal Ministero dell’Economia. Resta da capire anche se sarà confermata la rivalutazione straordinaria delle pensioni minime, che quest’anno è stata pari all’1,3 per cento.
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