l’abitazione venduta con un trucco all’insaputa del proprietario


All’inizio del mese di ottobre, Francisco Rodríguez Marín si trovava nel suo appartamento nel quartiere Teatinos, a Málaga, in Spagna, dove vive da oltre vent’anni, quando si è visto recapitare una comunicazione inaspettata. Un requerimiento notarial, ossia un atto formale, lo invitava a presentarsi dal notaio il 21 ottobre per formalizzare l’atto di vendita e consegnare le chiavi della sua casa. Il problema? Francisco non ne sapeva nulla, non aveva deciso di vendere l’immobile e non aveva firmato alcun accordo. Il tutto mentre una coppia di acquirenti aveva già versato una caparra da 128mila euro per un immobile che in realtà non era in vendita.

La casa in vendita

Il raggiro è stato denunciato in tempo e la firma per il passaggio di proprietà non ha avuto luogo, ma il caso ha portato a galla una complessa truffa che ha come vittime sia il proprietario dell’immobile che gli acquirenti, inconsapevoli di essere finiti all’interno di un “ingranaggio” criminale. Francisco, come raccontato al quotidiano El Mundo, è caduto dalle nuvole quando ha ricevuto la citazione formale del notaio, ma la vera situazione surreale è emersa dopo aver consultato la scheda informativa del catasto di Malaga. Dai documenti, la casa del professore universitario risulta avere altri due proprietari privati che detenevano delle “opzioni d’acquisto” rispettivamente pari al 35% e al 65% delle quote. Stando alla convocazione, il professore avrebbe dovuto incontrare gli altri due individui per la firma sul trasferimento della proprietà.

In realtà, nei mesi precedenti Francisco aveva ricevuto due comunicazioni “sospette”: una raccomandata che sembrava un’offerta commerciale e una seconda contenente una presunta offerta d’acquisto. Segnalato il caso alla polizia, gli agenti avevano individuato il nome del notaio indicato sul documento, già noto alle forze dell’ordine per precedenti legati a frodi immobiliari. Nonostante il campanello d’allarme, i poliziotti avevano tranquillizzato il docente: “Mi hanno detto: se non hai firmato nulla, non preoccuparti, non ti porteranno via casa – ha spiegato al quotidiano spagnolo -. Pensavo che la questione fosse chiusa, poi è arrivata la convocazione”. Inoltre, l’accordo originario risultava depositato nella sede del notaio a Barcellona, a centinaia di chilometri da Malaga, dove si trovava Francisco. Tuttavia, di mezzo c’erano i suoi documenti.

I documenti rubati

Ma come hanno fatto i truffatori a mettere le mani sulla casa di Francisco? Come ricostruito dal docente, per capirlo è necessario fare un salto indietro fino al 14 marzo del 2025. In quel periodo, suo figlio Guillermo, di 25 anni, stava cercando disperatamente un appartamento in affitto a Madrid, dove si stava trasferendo per motivi di lavoro. Dopo aver trovato un annuncio su Idealista, il giovane ha contattato il presunto locatore che, dicendo di essere sommerso dalle richieste, ha chiesto con urgenza i documenti del garante per bloccare l’appartamento. 

Il 25enne ha così inviato la carta d’identità di suo padre Francisco, la sua busta paga e l’ultima dichiarazione dei redditi. Una volta fissato l’appuntamento per vedere l’immobile, il presunto proprietario è sparito nel nulla: silenzio totale, telefono spento e messaggi cancellati. “L’annuncio era molto allettante – ha spiegato Guillermo -. E sai che se non ti sbrighi, qualcun altro potrebbe arrivare prima. Non ti lascia molto tempo per pensarci”. “Tutta la faccenda era molto sospetta – ha aggiunto Francisco -, ora la vedo così. Ma in quel momento pensavo solo ad aiutare mio figlio”.

Il piano criminale

Una volta ottenuti i documenti del professore, i truffatori hanno messo in moto il loro piano criminale. Appena una settimana dopo, il 21 marzo 2025, avviene la presunta firma dell’atto di “diritto di opzione di acquisto” presso lo studio del notaio di Barcellona. In quella sede si era presentato un uomo che affermava di essere Francisco Rodríguez Marín, il quale portava con sé i documenti rubati e poi falsificati, insieme ai due acquirenti: un dirigente residente a Barcellona e un medico di Palma di Maiorca.

L’accordo, della durata di 36 mesi, fissava un prezzo di vendita inferiore del 40% rispetto al valore attuale di mercato dell’immobile di Teatinos. Il notaio, che inizialmente si era trincerato dietro il segreto professionale, dopo l’esplosione del caso mediatico ha sporto una denuncia formale alla polizia catalana per possibile furto d’identità e falsificazione di documenti, perché il volto del docente, mostrato dai quotidiani spagnoli, non corrispondeva a quello della persona che si era presentata nel suo studio. La denuncia riguarda in particolare i due acquirenti registrati, i cui nomi coincidono con i proprietari delle quote del 35% e 65%, un avvocato e due agenti immobiliari. Tutte le prove e i documenti falsi sono adesso nelle mani della polizia, che sta cercando di ricostruire nel dettaglio tutti i movimenti bancari.

Il bonifico misterioso

Infatti, uno dei dettagli chiave nel piano dei criminali riguarda una misteriosa caparra. Dopo essersi recato personalmente in banca, il professore ha scoperto che i truffatori avevano aperto un conto corrente online presso La Caixa utilizzando i suoi dati d’identità rubati nel 2025 e applicando una fotografia falsa di un’altra persona. Su questo conto i presunti acquirenti avevano depositato 50mila euro come acconto, e la ricevuta di questo versamento era stata esibita al notaio di Barcellona per validare l’opzione d’acquisto. Subito dopo la stipula dell’atto, i criminali hanno prelevato l’intera somma in contanti, facendola sparire.

“Com’è possibile che io porti il mio atto di proprietà, lo registri e paghi, convinto che questo garantisca che nessuno si approprierà della mia casa… e poi accada esattamente il contrario?”, ha chiesto il docente ai funzionari, sentendosi rispondere: “Se l’ente riceve un atto ufficiale da un notaio di Barcellona che soddisfa apparentemente tutti i requisiti legali, non abbiamo altra scelta che registrarlo”.

L’acconto da 128mila euro

Ma in questa storia non c’è soltanto una vittima. Nei giorni scorsi, infatti, l’avvocato del docente, terrorizzato dall’idea di poter perdere la sua casa, è stato contattato da una coppia: i due presunti acquirenti che erano realmente interessati ad acquistare l’immobile e che già avevano versato una cospicua caparra per bloccarlo. 

Uno dei compratori ha scritto anche a El Mundo per spiegare la loro situazione: “Eravamo completamente all’oscuro dell’esistenza di un possibile furto d’identità, falsificazione di documenti o attività fraudolenta legata a questa operazione. Comprendiamo profondamente il disagio che questa situazione sta causando. Anche noi siamo vittime dirette di questa sofisticata frode. Nell’ambito di questo accordo, avevamo già effettuato in buona fede un significativo esborso finanziario, nello specifico la somma di 128.100 euro a titolo di acconto sul prezzo totale di 210mila euro. Una cifra che dimostra come questa transazione sia stata manipolata da criminali che hanno agito contro le nostre reali intenzioni e che riflette il danno finanziario subito da questa parte”.

Anche la coppia di acquirenti ha attivato i propri legali per fare chiarezza sulla vicenda e recuperare il capitale perso: “Siamo stati raggirati – si legge nella lettera -. Vogliamo portare i veri colpevoli davanti alla giustizia e ci impegniamo a sospendere qualsiasi tipo di rivendicazione o lavoro sulla proprietà di Teatinos fino a quando non ci sarà una sentenza definitiva del tribunale che chiarisca la situazione”.

Le procedure di controllo

Nel frattempo i truffatori sembrano svaniti nel nulla, così come i soldi, mentre le autorità di Malaga hanno confermato che la vendita è da considerarsi nulla. Sulla vicenda è intervenuto anche il Collegio notarile della Catalogna: “Può capitare che un atto venga registrato e che in seguito si scopra che la procura utilizzata era falsa o che si è verificato un furto d’identità”. 

Il sistema opera attraverso due controlli: il notaio certifica i poteri del proprietario, mentre i funzionari del registro si limitano a verificare che i documenti siano in regola, senza poter richiedere una propria revisione. Adesso si attende l’intervento del giudice: “Ho accettato il fatto che ci vorrà del tempo prima che venga emessa una sentenza – ha concluso il docente -, ma la cosa più importante è che la proprietà della mia casa sia fuori discussione. La giustizia è lenta e non ha agito con la dovuta rapidità”.


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